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Claudio Magris

(14 risultati)

Dolore e bellezza del mondo / Gli ottant'anni di Claudio Magris

“Il mondo è ciò che accade”, scriveva Ludwig Wittgenstein, prigioniero di guerra a Cassino, nel Tractatus Logico-Philosophicus, il libro che segna il punto di crisi del sogno di ordinare la realtà. Mi ha sempre incuriosito e commosso la capacità di Claudio Magris di sorprendersi davanti ai fatti che accadono nel mondo: gli episodi di cronaca spicciola, truci e ridicoli, che leggiamo distrattamente sui quotidiani, le piccole epifanie che illuminano le nostre giornate, e soprattutto le goffe disavventure di cui lui stesso è stato protagonista. Episodi apparentemente insignificanti, minime odissee quotidiane a lieto fine di cui lo stesso Magris è vittima e insieme colpevole, attore e spettatore, e soprattutto straordinario affabulatore, in racconti spesso epici ed esilaranti. È un'ingenuità che affonda le radici nell'adolescenza: l'era felice in cui si scopre l'incanto del mondo, l'età della libertà spensierata e senza tempo, la stagione delle beffe innocenti e crudeli che ama raccontare, anche queste con scanzonata leggerezza.   Questa dote può sorprendere, in uno studioso dalle letture sconfinate e profonde, in uno dei rari intellettuali sopravvissuti al crollo della ragione e...

Martin Pollack / Il morto nel bunker, indagine su mio padre

Che succede se fin dall’adolescenza il quadro famigliare in cui vivi è dominato dal silenzio, un silenzio che tuttavia, come intuisci, non serve ad altro che a erigere una barriera che separa le cose che si possono pronunciare da quelle che appartengono alla sfera dell’indicibile?  Che succede se al di là di quella barriera avverti che la tua storia personale è intimamente legata alla Storia, in particolare a un momento tra i più brutali, scioccanti, inenarrabili del Ventesimo secolo, e a una terra, la cosiddetta Stiria Inferiore (oggi Slovenia), un pezzo dell’impero asburgico che nel 1919 divenne regno di Jugoslavia, e teatro di feroci tensioni tra germanofoni e sloveni, l’humus in cui attecchì il seme del nascente nazionalsocialismo?    E che succede se in età adulta decidi poi di affrontare l’enorme spettro di un padre che non hai mai conosciuto e che scopri essere stato un ufficiale della Gestapo, a capo del Sonderkommando 7° di stanza nel 1944 nella Slovacchia centrale con il compito di combattere gli slovacchi rivoltosi, i partigiani (i Banden, banditi) e di stanare gli ebrei che ancora si nascondevano nei villaggi e nei boschi?  Che succede se poi un...

Una storia che continuiamo a scrivere / Trieste, le foibe e Quarantotti Gambini

Pier Antonio Quarantotti Gambini fu uno degli autori più noti del Dopoguerra, caduto nella dimenticanza qualche anno dopo la morte, avvenuta nel 1965. È stata Bompiani nel 2015 a togliere una polvere spessa di decenni dalle sue opere attraverso una scelta, curata da Mauro Covacich. E oggi Mondadori, riproponendo l’opera politica più cara allo scrittore, Primavera a Trieste (pagg. 344, euro 15), con una prefazione di Claudio Magris e un’introduzione di Elvio Guagnini, tra i maggiori conoscitori del capoluogo giuliano dal punto di vista letterario, storico e umano.  Nato a Pisino d’Istria nel 1910 da una famiglia irredentista di origini nobili, Quarantotti Gambini godette sin da ragazzo della benevolenza di Umberto Saba, Richard Hughes ed Eugenio Montale, che credettero  da subito nel suo talento letterario. “Tu sei fra i giovani,” gli scrisse Saba nel 1930, “una delle poche persone delle quali è lecito sperare un po’ di bene: e la novella che hai scritta (sic) è di questa speranza un’indimenticabile conferma”. Trasferitosi a Trieste a 19 anni, Q. G., come lo chiamavano gli amici, tra il 1929 e il 1932 pubblicò sulla rivista “Solaria”, dietro la spinta di Eugenio Montale,...

Accudire quel che resta / L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni

Partire dalla fine, è il punto di avvio del libro fortemente empatico di Vito Teti, Quel che resta. L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni, con l’introduzione di Claudio Magris, editore Donzelli. Partire, non semplicemente fermarsi a “quel che resta”, perché l’abbandono mette in questione la struttura stessa del mondo che si lascia (aggiungerei anche quello che si va a cercare) mette in tensione le relazioni, cambia la morfologia dell’abitare, il senso stesso dei luoghi (come recita il suo libro precedente, divenuto ormai un classico). Mentre ciò che appartiene al tempo trascorso può essere invece riscattato, oltre le cesure, e le discontinuità del tempo come un mondo carsico di potenzialità sì sommerse ma, al tempo stesso, capaci di esprimere potenzialità diverse, incompiute eppure “suscettibili di future realizzazioni”.   Ecco, allora, filtrare, al di sotto della trama dolente del libro, fatta di vuoti, schegge e ombre di un abitare divenuto buio (riecheggiano, nelle pagine accorate, voci, suoni ormai inerti di tanti paesi, un Sud apparentemente perduto) gli interrogativi, i dubbi di quella sorta di alter-ego che per l’autore è Corrado Alvaro: se sia possibile cioè...

Progetto Jazzi / Il cammino. Un altro tempo

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Il concorso è terminato e 15 sono i progetti finalisti.   Quando ci si mette in cammino, scrive Frédéric Gros, fin dal primo passo le notizie perdono rilevanza. Perdono peso i casi di cronaca, precipitano fuori dallo spazio della prima pagina, si oscurano le news h24, non ci facciamo più ammaliare da chi ci chiede con insistenza «la sapete l’ultima?». Ci troviamo, dice, d’innanzi a ciò che «assolutamente dura». Lì, in quel quotidiano, la parola effimera; qui, nel quotidiano del cammino, la montagna che ci porge il silenzio del proprio tempo geologico. «Quando io cammino, cammina un bisonte» scrive Werner Herzog, «quando mi fermo, si riposa una montagna». Herzog percorre la sua strada di ghiaccio con la fragilità di chi accorre al capezzale di un’amica malata e con la possanza dello sciamano e del combattente, sa che i suoi passi sono progetti scagliati in un tempo vasto, che la sua marcia può traslare i destini, rifare il mondo. Mentre si muove è un grosso...

Scuola e mondo digitale

Tra i libri che si occupano del rapporto tra scuola e mondo digitale, Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi, di Manfred Spitzer, Corbaccio 2013 è di gran lunga il più critico e il più allarmante. Spitzer dirige la Clinica psichiatrica e il Centro per le neuroscienze e l'apprendimento dell'Università di Ulm: è uno psichiatra che cura le patologie correlate al consumo di media digitali tra giovani e giovanissimi, ma anche un neuroscienziato che ragiona in termini epidemiologici sui rischi di diffusione delle demenze future in relazione ai danni cognitivi che si possono presumere partendo dai dati a disposizione.   La sua critica non è quella di un intellettuale che proviene dalla grande tradizione umanista, come il discorso recentemente fatto da Claudio Magris sulle pagine del «Corriere della sera». Spitzer conosce e usa la tecnologia, ha introiettato paradigmi cognitivi tipici delle scienze 'dure' al punto che gli si potrebbe imputare un eccesso di fiducia nei protocolli sperimentali in uso nelle valutazioni dei sistemi scolastici e nella recente ondata di studi neuropsicologici, con...

Claudio Magris: l’Europa dei diritti

A pochi giorni dalle elezioni francesi che hanno visto l’avanzata del Front National di Marine Le Pen, abbiamo incontrato Claudio Magris. Le elezioni europee sono alle porte e l’ondata populista sta attraversando il continente. Una vittoria dei populismi potrebbe aprire inedite politiche conservatrici di matrice antieuropea. Abbiamo chiesto a Claudio Magris quali sono i segni su cui deve poggiare un’idea d’Europa aperta e condivisa.   Europa sembra sempre più un termine generico,capace solo di evocare restrizioni economiche e burocrazia. Qual è per lei il senso più profondo di questa parola? Cosa le evoca e cosa dovrebbe a suo parere rappresentare? Con l’Europa, succede quello che succedeva a S. Agostino col tempo: quando non si chiede cosa sia, si sa cos’è, ma quando lo si domanda, non lo si sa più. Se per Europa s’intende non solo un’espressione geografica o un progetto politico, bensì una civiltà, un modo di essere, un’appartenenza culturale, un’affinità tra i suoi abitanti aldilà delle frontiere, è difficile e forse pure retorico e...

Claudio Magris. Segreti e no

“Solo politica, sulla vita privata non rispondo”: così François Hollande ha dichiarato durante la prima conferenza stampa dopo le foto pubblicate da Closer in cui veniva indicato come amante dell’attrice Julie Gayat. Un appello alla vita privata, quando una volta si sarebbe detto che il privato è pubblico e quindi politico. Ed è proprio in questa dichiarazione che si misura la mediocrità di un leader che non è tale, perché pretende di separare la propria immagine agli occhi dei francesi: la distinzione tra vita privata e vita pubblica è propria delle star, non di un presidente che si voleva normale e che finisce suo malgrado con  l'evidenziare più ancora di Sarkozy la propria diversità di status che è prima di tutto diversità di classe.     Nelle pruriginose foto di Closer non c’è lo svelamento di un segreto, piuttosto quello di un ruolo che François Hollande non sembra mai stato in grado d’interpretare dal giorno della sua elezione. Come  ricorda Claudio Magris nel suo ultimo breve saggio, Segreti e no, il ruolo di un leader...

Maturità 2013: tracce di contraddizione

Il video del ministro che in diretta legge una password di 25 cifre per accedere alle prove di maturità, postato dai principali quotidiani nazionali in rete, è davvero un interessante indizio, una spia dell'esistenza, di quanto sia surreale il rumore che si fa attorno alla scuola. Per quel che ne sono io, che ho ritirato, fotocopiato e distribuito le prime prove di lettere questa stamattina, la password arriva altrimenti, ogni scuola ha almeno due addetti di segreteria che sono stati addestrati con simulazioni per questo momento.   Poi, che le tracce dell'esame di prima prova scritta siano attese alla stregua di un oracolo è un mistero che continuo a non spiegarmi: sarà che chi non lavora nella scuola e ne parla senza saperne più niente ha bisogno di mitizzare momenti come questo, per ricordare la sua esperienza e per sociologizzare sulla base del proprio osservatorio?   Le tracce ancora in questo momento sono disponibili in versioni illeggibili, sfocate e mal scannerizzate (ecco, amici di «Repubblica», perché le mettete visto che tanto non si legge niente? In ogni caso avete sbagliato l'ordine...

Tavoli | Claudio Magris

Più che un tavolo, un mare. Lo sparso ordine delle cose sembra seguire il flusso di onde continue. Non c’è disordine, piuttosto uno sciabordare che supera i confini del tavolo mischiandosi con una cassettiera e sfumando i confini con il pavimento fino al cassetto spalancato colmo di carte e appunti. Una medusa tendente al verde con in corpo un CD lambisce un’agenda e qualche cartolina, mentre una musicassetta e una videocassetta riaffiorano da un passato lontano, da abissi di un archivio imprevedibile. Tre pinzatrici, o piuttosto pesci martello, nuotano compatte vicino allo scoglio di un barattolo Illy nel cui coperchio guizzano graffette come gustosi pesciolini. E poi forbici e francobolli, carte e penne, una scrittura continua dello spazio che si sovrappone su più piani in una confusione obbligatoria, ma chiarissima, perché non c’è scampo e altre strade non sono possibili. I portapenne, come una barriera corallina, limitano il frusciare di carta oltre il quale le pile si fanno precise. Si stagliano sull’angolo estremo due schedari la cui fine dichiarata è ferma alla Q. Oltre, il pavimento, e una lampada che...

Dieter Schlesak. L’uomo senza radici

Dieter Schlesak con L’uomo senza radici (traduzione di Tomaso Cavallo, Garzanti, Milano 2011, 462 pagine) dissolve la forma romanzo nella storia privata della propria famiglia riuscendo a raccontare il Novecento della Shoah e delle ideologie attraverso un romanzo composito, che muta pagina dopo pagina quasi biologicamente. Schlesak maneggia letterariamente il sogno e l’allucinazione dando senso e spazio alle illusioni e alle esaltazioni che furono il motore di terribili tragedie. Le parole si fanno così briciole cadute da un tempo che ritroviamo oggi, con angoscia, sulla nostra tavola. Dieter Schlesak scioglie nel suo romanzo una sorta di canto funebre che partendo dalla morte della madre lo riporta nei luoghi dell’infanzia. Esule da sempre, come tedesco in Romania in un impero ormai dissolto, come razza occupante e poi come minoranza sotto scacco della dittatura comunista, Schlesak si ritrova così straniero ai luoghi della sua stessa infanzia e ai suoi stessi ricordi che rievocano litanie scomparse, canzoni perdute. Il ricordo si mischia al sogno, i brevi capitoli, anche di una sola pagina, sono veri e propri vaneggiamenti (Il titolo originale...

Claudio Magris ... e anche la logica non si sente troppo bene

Livelli di guardia (Garzanti) in uscita in questi giorni raccoglie una serie di riflessioni pubblicate sul Corriere della Sera da Claudio Magris tra il 2006 e il 2011. Sono pezzi dedicati alla Costituzione italiana e alla sua messa in discussione, alla laicità e al rapporto con la Chiesa cattolica, fino ai grandi fatti di cronaca che hanno diviso il paese come il caso Englaro e la vicenda di Welby. Un libro ricco e indignato che libera dagli stretti confini dell’attualità e aiuta a riflettere sul cambiamento di un mondo che oggi più che mai ha bisogno di profondità e di memoria per non perdere l’equilibrio. Claudio Magris prende così spunto dall’attualità per darle il respiro del tempo storico: una distanza necessaria per degli scritti che sono sì figli dell’indignazione, ma che non tradiscono il bisogno di una riflessione che vada oltre l’angusto terreno della contingenza. Obliquo ad un mondo spesso incomprensibile, il professore di Trieste ci racconta con lucidità le contradizioni di una società e di un tempo che con la memoria sembra aver smarrito anche l’ironia. Lo...

Barcellona: la Trieste di Magris

  Domenica pomeriggio, caldo afoso. Vado a bere un caffè al CCCB, museo di arte contemporanea di Barcellona. Mi aspetta un amico, Claudio Magris. È lì seduto ai tavolini del Caffè San Marco. Claudio, triestino doc, prende per mano i visitatori e li porta a fare una passeggiata per la sua città, Trieste. È un lungo giro quello della mostra, che abbraccia buona parte della vita novecentesca di una Trieste mitteleuropea, al confine tra Italia e Jugoslavia, crocevia di artisti, scienziati e pensatori dell’Europa che si andava formando prima e dopo le guerre mondiali. E che ancora oggi si propone come città di integrazione, di melting pot culturale.     All’ingresso soffia un vento forte e gli schermi mandano video di folate micidiali: sono cappelli che volano via, storie di destini che si incrociano sui corrimani. È naturalmente la bora, amore e odio dei triestini. Superata la prima, terribile prova, si passa per il Carso, montagna di rilassanti passeggiate domenicali tra le rocce di calcare, ma anche luogo di trincee della prima guerra mondiale. Trieste è, infatti, terra di...

Orizzonte in Italia / Friuli

Continua Orizzonte in Italia, il giro in bicicletta lungo le coste della nostra penisola: con l'ultima tappa ci porta in Friuli.     Faccio pausa ad Eraclea.     Gent.mo Professore Claudio Magris.     Grande Cirro friulano.      Non ancora Trieste.     Orizzonte commosso.     Orizzonte fiero.     Sarvignan.     Scherzi a parte ad Aquileia.     Una rete al centro.     Verso la fine recupero anni.