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Claudio Parmiggiani

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Food e Fotografia al Mast / A Bologna il cibo dà da pensare

A Bologna, la V Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro è dedicata quest’anno al cibo o, per essere più precisi, all’industria e alla cultura alimentare. Anziché mostrarci piatti fotogenici che sollecitano illusoriamente il palato e lustrano gli occhi, ha scelto infatti di concentrarsi su come il nutrimento di più di 7 miliardi di persone che vivono sulla terra sia divenuto un problema e una sfida scientifico-tecnologica che tocca questioni complesse, ma anche imprescindibili aspetti culturali e politici. «Il cibo è un fondamentale indicatore per analizzare e comprendere intere civiltà. Le modalità attraverso cui gli alimenti vengono prodotti, distribuiti (venduti e acquistati) e consumati, ovvero i meccanismi alle spalle di questi tre passaggi cruciali, sono in costante cambiamento e racchiudono pertanto alcuni caratteri distintivi di un’epoca, un periodo storico o un ambito culturale e sociale» – sottolinea il curatore Francesco Zanot nel catalogo, arricchito con tanto di ricette in stile futurista (a cura dello chef e scrittore Tommaso Melilli), che accompagna le ben undici grandi mostre promosse e organizzate dalla Fondazione Mast, importante centro di ricerca e...

21 dicembre 1934 – 22 giugno 2021 / Le tante vite di Giulia Niccolai

Con Giulia Niccolai se ne va uno dei personaggi più straordinari della cultura italiana, uno dei meno noti e appariscenti, ma certamente uno dei più originali e curiosi. Giulia è stata fotografa, scrittrice, poetessa, monaca buddista, traduttrice, saggista, biografa di sé stessa, voce singolare e unica nel panorama letterario italiano dominato da poeti e scrittori per lo più maschi. La sua vita si è svolta tutta in punta di piedi e sui margini della società letteraria. Figlia di un italiano e di un’americana, era nata a Milano nel 1934. Inizia a fotografare giovanissima legandosi al circolo che si ritrovava al bar Jamaica a Milano: Ugo Mulas, Mario Dondero, Alfa Castaldi, ovvero i fotografi che hanno fatto la fotografia italiana del secondo dopoguerra, legati ad artisti come Piero Manzoni, Roberto Crippa, e a scrittori come Luciano Bianciardi, Germano Lombardi, Nanni Balestrini. Ha diciotto anni e se ne va in giro per l’Italia con una macchina fotografica e su un’autovettura; scende dal Nord al Sud per comporre un ritratto del Paese che è appena uscito dalla guerra. Sono fotografie pubblicate da aziende e industrie legate al padre, una possibilità che diventa un’occasione unica...

Artpod / Caspar David Friedrich | Claudio Parmiggiani

L’opera di Parmiggiani ci permette di distinguere due forme del sentimento religioso. La prima forma definisce il sentimento religioso come una fuga dal mondo, aspirazione a un mondo al di là del mondo, a un mondo trascendente il mondo, più vero del mondo in cui noi viviamo, a un “mondo dietro al mondo”, come direbbe Nietzsche. Esiste, cioè, una forma del sentimento religioso che ha come suo presupposto la miseria di questo mondo, la povertà di mondo di questo mondo e che manifesterebbe l’aspirazione a un mondo non corrotto dal tempo, eterno, beato, a un mondo, paradossalmente, libero dal mondo; un mondo che non conosce più la morte, il tempo, la vita, il divenire; un mondo, dunque, al di là di questo mondo. In questo senso la prima forma del sentimento religioso concepisce la spiritualità come un rifugio trascendente rispetto all’atrocità dell’immanenza del mondo. Da questa prima forma del sentimento religioso deriva un certo modo di intendere la spiritualità nell’arte. Si pensi, per esempio alla stagione storica dell’astrattismo come viene codificata teoricamente in Lo spirituale nell’arte di Kandinsky: l’opera d’arte si realizza come emancipazione dalle strettoie della materia...

Vedere doppio, vedere oltre / Iconico e icastico di Paolo Fabbri

Barbara Kruger, Federico Fellini, Matthew Barney, Luigi Ghirri. Maurizio Cattelan, Filippo Tommaso Marinetti, Christian Boltanski, Alberto Savinio. E ancora Nanni Balestrini, Giorgio De Chirico, Mimmo Rotella, Bruce Nauman. Sono solo alcuni degli artisti che Paolo Fabbri, semiologo tra i maggiori e non solo in Italia, professore a Bologna, a Venezia, a Palermo, allievo di Algirdas Julien Greimas, collega di Umberto Eco, amico di Italo Calvino, ha attraversato con il suo sguardo a partire dall’inizio degli anni Novanta. Ai saggi a loro dedicati, che scandagliano, insieme alle loro opere, i territori più diversi – dalla pittura alla performance, dalla fotografia alla videoarte, dal futurismo all’arte concettuale – è dedicato il suo ultimo volume, Vedere ad arte. Iconico e icastico (Mimesis). Un denso e ricchissimo compendio, pubblicato in occasione del suo ottantesimo compleanno grazie alle cure di Tiziana Migliore, delle sue riflessioni e delle sue analisi sulle arti e sugli artisti, che però, a ben guardare, è molto più di questo.   Per chi ha avuto la fortuna di conoscere Paolo Fabbri, da poco scomparso – di conversare con lui, di ascoltarlo fare lezione o prendere la parola...

Note sulla poetica di Claudio Parmiggiani / Dentro la tavolozza, la cenere…

Il trauma dell’opera: “urlo”, “incendio”, “Sfinge”   Non esiste opera d’arte che non sia in rapporto a un trauma, all’insistenza di un incontro che sovverte il nostro rapporto abituale con la realtà e che non si lascia dimenticare. Il reale del trauma impone lo scompaginamento dell’ordine della realtà. Il suo statuto è quello di un’alterità irriducibile che frantuma l’inquadramento simbolico del mondo. Allo stesso modo la forza poetica di un’opera d’arte resiste ad ogni tentativo ermeneutico di decifrazione; essa non può mai essere assorbita da una significazione univoca, definita, stabilita o da una traduzione ritenuta legittima, ma si spalanca anarchicamente a un universo plurimo di significazioni, ogni volta mai compiuto, inesauribile, intraducibile. Per questo la cifra ultima dell’opera d’arte per Claudio Parmiggiani è quella del silenzio e dell’enigma. Lo segnalava a suo modo anche Freud quando ricordava lo sfasamento e la sproporzione che sussistono sempre tra l’intenzione dell’artista e l’opera che essa realizza. Non a caso Parmiggiani ci ricorda che ogni opera d’arte resta un enigma innanzitutto per il suo autore il quale sta di fronte a ciò che ha creato come un uomo...

Atmosfera / Dürer. Melencolia I

L’autoritratto deve proprio coincidere con il volto dell’artista? Dopo tutto, un ritratto è qualcosa di molto più incerto di quanto sembri; come sostiene Hans Belting, il ritratto è immagine di un’altra immagine, cioè del volto, una superficie di per sé instabile, impegnata com’è nelle alterne fasi dello scambio sociale e, per questo, continuamente mossa dalla dinamica della mimica facciale. Erwin Panofsky e Fritz Saxl hanno scritto che Melencolia, I – una delle più celebri incisioni del Rinascimento – è l’“autoritratto spirituale” del suo autore, il pittore tedesco Albrecht Dürer. È una delle tesi portanti del saggio che essi dedicarono all’opera nel 1923, La «Melencolia I» di Dürer. Una ricerca storica sulle fonti e i tipi figurativi; il libro viene ora per la prima volta pubblicato in Italia da Quodlibet con un’introduzione di Claudia Wedepohl e uno scritto finale di Emiliano De Vito, che è anche il curatore dell’edizione.   Il sottotitolo dell’opera è più che una semplice anticipazione del contenuto del libro; come ribadiscono essi stessi nell’introduzione, i due studiosi si sono messi da “giovani esploratori” sulla strada aperta da altri – Karl Giehlow e Aby Warburg –...

Il suo Atlante al MAXXI / Luigi Ghirri: memoria e infanzia

Il primo Atlante è un poema visivo concepito da Claudio Parmiggiani insieme a Emilio Villa e Nanni Balestrini nel 1970. Si tratta di un mappamondo di plastica sgonfiato, accartocciato e stirato, che Luigi Ghirri fotografa in una sequenza d’immagini incluse nel volume di Ennery Taramelli Memoria come un’infanzia. Il pensiero narrante di Luigi Ghirri (Diabasis, 2017). In quel periodo il fotografo abita a Modena dove lavora come geometra. Ha un vicino di casa, Franco Guerzoni, un artista che l’ha introdotto nel giro dei poeti e degli operatori visivi che ruotano intorno alla neoavanguardia e alle piccole riviste stampate tra Modena e Reggio Emilia come “Malebolge”, che annovera tra i suoi animatori Adriano Spatola e Corrado Costa. Poco lontano, a Bologna, c’è poi Luciano Anceschi con il suo “il Verri”, deus ex machina del rinnovamento letterario e poetico. Tra gli artisti modenesi Ghirri conosce ben presto Giuliano Della Casa, inventivo autore di performance visive legate al libro. Luigi realizza per lui una serie di scatti; saranno parte importante di un volume intitolato Della casa (1971), che ritrae in successione l’androne e le scale dell’abitazione di Della Casa, fotografie che...

Atlanti e fantasmi. Georges Didi-Huberman curator

L’interesse per il pensiero di Georges Didi-Huberman – lo storico dell’arte francese più influente degli ultimi trent’anni – è senza tregua nel nostro paese. Lo dimostrano le raffiche di traduzioni e i primi tentativi d’interpretazione, come la monografia di Daniela Barcella (Sintomi, strappi, anacronismi. Il potere delle immagini secondo Georges Didi-Huberman, Milano 2012), uno strumento utile per orientarsi. Curioso, per inciso, che Massimo Recalcati vi sia citato 34 volte (mi limito alle note), secondo solo a Didi-Huberman; comprensibile, pertanto, quando si apprende che l’autrice è un’allieva di Recalcati e che la collana nel quale appare il libro è diretta da Recalcati stesso.   Didi-Huberman è un autore prismatico quanto prolifico. Il suo ultimo libro rischia sempre di diventare, proprio mentre lo si tiene tra le mani per leggerlo, il penultimo. Un aspetto ancora poco conosciuto della sua attività è quello di curatore di mostre, da L’Empreinte, ospitata al Pompidou nel 1997 pochi mesi dopo L’Informe, in cui Rosalind Krauss e Yve-Alain Bois polemizzano con...

Roger Caillois

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Roger Caillois è uno dei grandi sconosciuti della cultura europea. Il suo nome aleggia nei libri e nei discorsi a proposito di molti e differenti oggetti e temi: il gioco, il mimetismo, le pietre, la teoria della letteratura, l’antropologia, il romanzo poliziesco, il sogno, il fantastico, Borges e altro ancora. A parecchi è capitato di leggere almeno un suo libro, ma quasi nessuno riesce a formarsi un’idea completa del suo lavoro, della sua complessa personalità letteraria. Non può che essere così, data la vastità degli interessi e dei temi da lui trattati nel corso della sua vita. Ma anche a causa del particolare stile...