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Colson Whitehead

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Parole per il futuro / Entusiasmo

Con Rosa ancora ci si scrive. Da quando parla inglese ha smesso di pulire case. Lavora in una mensa, corre la maratona e sogna un lavoro d’ufficio. Se qualcuno può farcela è lei, ha una volontà di ferro. Ci siamo incontrate in un’aula di periferia, le pareti macchiate di umido e il ruggito dell’autostrada in sottofondo – un corso d’inglese per stranieri. Ed è stato lì che per la prima volta ho assaggiato il sapore che ormai associo all’America: un mix di ottimismo, fantasia e voglia di futuro.  Quella classe, stipata di adulti e tutte le ragioni per disperare, vibrava di entusiasmo. C’erano giorni in cui l’energia nell’aria faceva girare la testa. Soprattutto a me, perché negli ultimi anni in Italia quella frequenza ormai stentava a ingranare e sembrava roba da pazzi, visionari o sprovveduti.   E parlo del tempo che precede la pandemia, quando i motivi per guardare al futuro con entusiasmo non mancavano. In quei mesi il mio cinismo ha iniziato a sciogliersi ma l’ho liquidata come una faccenda da immigrati. Speranza e ottimismo sono il bagaglio necessario di chi se ne va. “Per ricostruirsi una vita, si deve essere forti e ottimisti. E dunque siamo molto ottimisti”, scrive...

Il romanzo del due volte premio Pulitzer / Whitehead. Quando arriva l’estate a Harlem

Atto primo. Esterni-Giorno. Panoramica. Colson Whitehead, voce fuori campo: “Quel primo caldo dell’anno era una prova generale dell’estate in arrivo. All’angolo due poliziotti bianchi rimettevano il coperchio all’idrante, imprecando. Da giorni i bambini correvano dentro e fuori dagli spruzzi. I gradini davanti agli ingressi brulicavano di uomini in canottiera che bevevano birra: qualunque cosa pur di rimandare il rientro nelle stanze soffocanti con i lavandini rotti, la carta moschicida incrostata. Al Chock Full o’Nuts, Sandra faceva la ronda con la caraffa del caffé. Da giovane danzava nei migliori varietà, al Club Baron e al Savoy, prima ballerina all’Apollo. Era una che sapeva come comportarsi con le attenzioni impetuose dei clienti. Dopo tutto fare la ballerina all’Apollo era un corso sull’animale maschio. Una volta il commerciante di mobili Ray Carney le aveva chiesto perché avesse smesso di ballare. “Tesoro” gli aveva risposto “quando Dio ti dice che è ora di smettere tu lo ascolti”. Era scesa dai tacchi e aveva infilato un grembiule da cameriera ma non era riuscita ad andarsene dalla 125esima strada: dalla vetrina si vedeva l’Apollo. Carney aveva un’inclinazione un tantino...

Martina Testa, editoria e nuvole

Martina Testa ha lavorato per molti anni come redattrice, traduttrice e direttore editoriale a Minimun Fax. Domani, venerdì 23 maggio, alle ore 22, sarà a Macao, per partecipare a InEdito Festival dell'editoria indipendente.   Insieme a Paolo Cognetti e Alessandro Raveggi, autore del nostro ultimo Starter dedicato a David Foster Wallace, animerà un incontro sullo scrittore americano.       Fare editoria in un'epoca di crisi (non solo economica) cosa vuol dire? Il problema è avvertito da tutto il settore editoriale; in questi anni hai individuato delle modalità che le case editrici dovrebbero sviluppare per far fronte alla contrazione del mercato librario e assicurarsi una ragionevole sostenibilità economica?   No, io non le ho individuate affatto. Ho lavorato per 14 anni in una casa editrice indipendente, minimum fax, che ha estremamente a cuore la qualità della propria proposta e dei propri prodotti: ho sempre scelto i libri con la massima cura, e con la massima cura li ho tradotti o fatti tradurre, e ho fatto in modo che tutte le fasi della lavorazione redazionale, sia quelle di cui mi...