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Danilo Kiš

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Vukovar / Hotel Tito

Aveva nove anni nel 1991 Ivana Bodrožić quando, in una torrida estate, la guerra ha inghiottito la sua infanzia e ha segnato la sua vita una volta per tutte. Il ricordo trattiene qualche flash, una battuta del padre, un certo nervosismo nell'aria. Un litigio tra i genitori, la notte prima della partenza per il mare, lei, il fratello di sedici anni e una vicina, perché il padre si era rifutato di accompagnarli fino a Vinkovci per evitare che si potesse pensare a una fuga, per il timore di possibili ritorsioni. Ma tanto i serbi che i croati cercano di mettere al sicuro i figli. Per chi rimane è un conto alla rovescia, il 25 agosto inizia l'assedio di Vukovar.   Per Ivana è la prima volta su un'isola, ci sono giochi e dispetti del fratello, il soggiorno si prolunga e arriva la nostalgia di casa, mentre sta entrando in un'altra dimensione dove il domani diventerà uno stato di apprensione continua. Non si torna a scuola, si va a Zagabria, dai parenti, all'inizio affettuosi e solidali, poi, con il passare delle settimane, sempre più insofferenti.  “Era già da un po' di tempo che papà non si faceva sentire. Io e mia cugina pregavamo spesso. Ci inginocchiavamo davanti al...

Parigi Danilo Kiš / Homo poeticus, malgrado tutto

Il 15 ottobre del 1989, all’età di cinquantaquattro anni, moriva a Parigi Danilo Kiš, romanziere yugoslavo e europeo, uno degli autori fondamentali della seconda metà del XX secolo. Era nato a Subotica, da padre ebreo ungherese e madre montenegrina. Nel 1942, in seguito al massacro avvenuto a Novi Sad degli ebrei e dei serbi ad opera dei fascisti ungheresi e alla deportazione del padre, si installa in Ungheria, dove compone le sue prime poesie. Poi, dal 1947 al 1954, è in Montenegro, a Cetinje, il villaggio natale della madre. Qui frequenta il liceo, apprende a suonare il violino e comincia a tradurre versi dall’ungherese, dal russo, dal francese. Dopo il diploma va a vivere a Belgrado, dove ottiene la laurea in letterature comparate. Il suo primo viaggio a Parigi, di cui ci ha lasciato uno splendido reportage, è del 1959.    Nel 1962 escono in un unico volume i suoi due primi brevi romanzi, Mansarda e Salmo 44 (non ancora tradotti in italiano), dove si trovano in nuce i temi autobiografici e storici di tutte le opere successive. Dal 1979, dopo aver soggiornato durante gli anni ’60 e ’70 a Strasburgo, Bordeaux e Lille come lettore di serbo-croato, si stabilisce a Parigi...

Dell’ideale enciclopedico / Sull’arte della composizione di Danilo Kiš

Alla fine del 1973, un anno dopo la pubblicazione di Clessidra, riflettendo sul suo «tentativo di sostituire sul piano formale la monotonia di un determinato procedimento attraverso una strategia polifonica», Danilo Kiš afferma in un’intervista:   Il mio ideale era, ed è ancora oggi, un libro che dovrebbe leggersi non solo come si legge un libro la prima volta, ma come un’enciclopedia (lettura preferita da Baudelaire e non solo da lui), e cioè costruito secondo un’alternanza brutale e vertiginosa di concetti, un libro capace di obbedire alle leggi del caso e dell’ordine alfabetico (o altro), nel quale si succedono nomi di persone celebri e le loro vite ridotte al minimo necessario, vite di poeti, di ricercatori, di politici, di rivoluzionari, di medici, di astronomi, ecc., divinamente mescolati a nomi di piante e alla loro nomenclatura latina, a nomi di deserti e clessidre, di dei antichi, di regioni, città, alla prosa del mondo. Stabilire tra tutto ciò un’analogia, trovare le leggi della coincidenza.   Kiš propone qui il suo ideale enciclopedico. Vorrebbe scrivere un romanzo la cui organizzazione sul piano formale sia governata da una polifonia di registri e stili (...

Clara Usón. La figlia

In una nota tradotta da Massimo Rizzante, Danilo Kiš rivendica la natura squisitamente letteraria dei personaggi di origine ebraica che abitano le sue opere, nel senso che essi “non sono che letterarietà, straniamento […] questo perché il mondo degli ebrei dell’Europa centrale è un mondo scomparso, un mondo di ieri, e come tale si trova nel campo di una realtà non-reale. Nel campo, quindi, della letteratura”. Continua, qualche riga più in là: “Se le mie origini non fossero immerse nella nebbia, mi domando quali ragioni avrei di fare letteratura”(L’ultimo bastione del buon senso, in Nuova Prosa, n° 40, giugno 2004, p. 27).   E’ proprio dalla rivendicazione di questa stessa illegittimità che muove la voce di Danilo, omonimo dell’autore jugoslavo. Appassionato di Joyce, Danilo vorrebbe scrivere un saggio su Leopold Bloom, ebreo poco convincente ai suoi occhi, così come lui stesso si è sempre considerato poco plausibile: alto, curvo, vistosamente pel di carota, con la testa che sotto il sole di mezzogiorno pare un incendio, non ha mai avuto...

Nome

  Lo stuoino sulla soglia di un appartamento milanese si chiama Home. L’uomo sul trattore che attraversa i colli dell’Istria porta una maglietta con la scritta Calvin Klein. Il termine inglese valorizza, immette il locale nel globale, ci rassicura che abitiamo tutti nel glocal. Nell’era delle moltitudini il nome fa la differenza, dice la provenienza, racconta dell’appartenenza, contiene le possibilità dell’apparenza. Fammi entrare / nella tua eterna danza /fammi entrare fammi entrare fammi entrare /non lasciarmi qui, dentro un nome /dentro un piccolo cognome dice un verso di Mariangela Gualtieri.   Giorgia e Graziella sono due in una, la prima è la donna emancipata che lavora solo, saltabecca da Londra a Shanghai, l’altra è la figlia che non può confessare indoor la vita di fuori. Cambiare l’indirizzo email, firmare con il doppio nome è un coming out che promette integrazione. Il nickname permette il gioco delle proprie identità, è un ideale biglietto da visita che si offre al pubblico virtuale. L’intimità, come nei film di Chéreau, è una...