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David Lynch

(8 risultati)

1990-2020 / Trent’anni di Twin Peaks

L’8 aprile 1990, esattamente 30 anni fa, la rete televisiva americana ABC mandò in onda la prima puntata di Twin Peaks. Fu una rivoluzione, almeno parzialmente involontaria, nondimeno radicale: è ragionevole dire che nella storia del piccolo schermo esiste un prima e un dopo Twin Peaks. Sono molti i modi in cui si potrebbe raccontare lo show di David Lynch e Mark Frost, scandagliando le ragioni di un’influenza rintracciabile ancora oggi nella produzione televisiva più avanzata. Qui ne propongo uno quasi visivo, che organizza la materia attorno a quattro episodi iconici delle due stagioni storiche. Quattro quadri (o, se si preferisce, quattro mini puntate!) grazie a cui illustrare altrettante tesi sulla rilevanza storica di questa serie e sui modi in cui ha cambiato per sempre il panorama del piccolo schermo. Le tesi: la tv poteva essere complessa; poteva cessare di essere rassicurante; poteva forzare i limiti espressivi e tematici del piccolo schermo, avvicinandolo al cinema; poteva ambire ad essere un medium pienamente artistico.      Benvenuti nella “complex tv”: Northwest Passage (episodio pilota)   Un’alba brumosa. Un pescatore, sulla riva del...

Una relazione sorprendente / Cinema e pubblicità

Il cinema e la pubblicità moderna sono nati insieme alla fine dell’Ottocento. Certo, la pubblicità si esprimeva già da parecchio tempo attraverso gli annunci che comparivano sui giornali e soprattutto con i manifesti che riempivano le strade delle città. Ma è con le possibilità offerte dalla comunicazione di tipo audiovisivo, resa possibile dalla comparsa del cinema, che la pubblicità si è trasformata in quello che è ancora oggi: un linguaggio potente della modernità. Un linguaggio cioè che, esattamente come il cinema, fonde insieme la tradizione dello spettacolo con le tecnologie produttive dell’industria. Perciò, grazie ai fratelli Auguste e Louis Lumière e alla loro storica proiezione avvenuta il 28 dicembre 1895 al Grand Café di Boulevard des Capucines a Parigi, si è dato inizio allo spettacolo cinematografico, ma si è dato inizio nel contempo anche a uno stretto rapporto tra cinema e pubblicità. Non a caso, in quella stessa proiezione del 1895 i Lumière hanno mostrato L’uscita dalle officine Lumière, che presentava i dipendenti della loro fabbrica che uscivano dal lavoro e che può essere considerato un filmato di propaganda commerciale. Addirittura, questo è stato il primo...

Mondi intermediali / Identità e variazione nell’universo di Lynch

È in uscita presso l’editore FrancoAngeli il volume David Lynch: mondi intermediali, curato da Nicola Dusi e Cinzia Bianchi. Nel volume,  saggi di vari autori analizzano l’universo intermediale di Lynch, che spazia dai film alle serie televisive come Twin Peaks, dai videoclip agli spot pubblicitari. Pubblichiamo un’anticipazione dall’introduzione dei curatori.   1. Identità visiva in progress    Regista visionario, surrealista, onirico; narratore di storie spesso inquietanti e bizzarre, ambientate in luoghi sperduti dell’America o in angoli inusuali delle grandi città; creativo poliedrico, amante di tutto ciò che porta lo sguardo e la mente in un’altra dimensione cognitiva e percettiva; sperimentatore di nuove tecniche artistiche, molto personali e singolari. Queste sono alcune delle definizioni più comuni per descrivere il talento originale di David Keith Lynch (Montana, 1946). Tutti conoscono almeno uno dei suoi film a partire da Eraserhead (1977), The Elephant Men (1980) e Dune (1984), passando per Velluto blu (1986), Cuore selvaggio (1990), e Strade perdute (1997), per arrivare a Una storia vera (1999), Mullholland Drive (2001), Inland Empire (2006). Per...

Venticinque anni dopo / Lasciate ogni speranza, o voi che rientrate in Twin Peaks

Venticinque anni dopo, torna Twin Peaks, di David Lynch regista e Mark Frost sceneggiatore; sì può vedere su Sky Atlantic, in Italia, in contemporanea all’emissione Usa della casa di produzione Showtime. La serie tv andò in onda nel 1990 e nel 1991, in due stagioni che sconvolsero la visione mediatica, dimostrando che la televisione poteva raccontare, con la qualità, profondità e artisticità del cinema un film lungo decine e decine di ore; nel 1992 uscì nelle sale Fire Walk With Me, in cui Lynch fece un altro dei suoi coraggiosi salti mortali: portare al cinema il prequel di una serie tv appena finita. 1992-2017: venticinque anni dopo ciò che Laura Palmer aveva vaticinato a Dale Cooper nella Loggia Nera si materializza: «ci rivedremo tra 25 anni». La potenza di David Lynch si fonda su questa espansione della sua psiche creativa, dei suoi incubi sin dentro il nostro inconscio, che riattiva le sue angosce più sprofondate, le aggalla, e ci porta in uno stato di trance sonora e visiva che va ben oltre il cinema, la televisione, la stessa letteratura.   Questi 25 anni sono passati nella nostra vita e nel nostro corpo, e sono passati nel corpo degli attori Sheryl Lee e Kyle...

Imm'

Imm’ è una collana che intende occuparsi di cultura dell’immagine perché si basa sull’assunto di partenza che l’immagine non è solo un oggetto di studio, ma influisce sugli strumenti e i modi con cui si fa cultura. Quando Lazslo Moholy-Nagy lanciò, ormai novant’anni fa, il famoso monito secondo cui l’analfabeta di domani – per noi dunque di oggi – non sarà chi non sa leggere la scrittura ma chi non sa decifrare le immagini, profetizzava la società dell’immagine, come oggi la chiamiamo abitualmente, ma anche la necessità di un’altra “lettura”. Da qualche parte la chiamano “svolta iconica”, da altre parti “cultura visuale”, secondo approcci e intenti diversi. Per noi è un modo di guardare, di vedere e di pensare.   L’immagine è infatti un fenomeno complesso, viene trattata come un documento, come se questo fosse un fatto scontato, ma al tempo stesso l’immagine non rappresenta, non sta al posto di altro, non testimonia, ma indica, lascia intravedere, deforma, porta al limite, introduce pensiero, svela lo...

Sorrentino: Youth

Come sempre bisogna fare la tara a Sorrentino. Chiedersi come costruisca il suo immaginario, cosa ci metta dentro, come lo utilizzi, come lo svilisca e al tempo stesso lo elevi, in un modo spudorato e osceno al quale non può rinunciare. Sorrentino è sempre davanti al suo film, dietro le sue immagini, sopra e sotto il suo mondo, è il verme sotto le rose di Lynch, il paracadutista che atterra sulle montagne svizzere. Invece di nascondersi o di stare a distanza, come forse la fagocitazione del visivo oggi richiederebbe, Sorrentino schiaccia, sottolinea, trapassa il foglio a forza di calcare la mano, e forse converrebbe nemmeno andarli a vedere, i suoi film, se fin dal principio non si ha la voglia o la curiosità di stare al gioco.   una scena del film Youth, regia Paolo Sorrentino, 2015   Quanti registi, oggi, fanno ancora così? Quanti registi, oggi, non sanno rinunciare al loro immaginario, ma anzi lo ribadiscono a ogni passaggio? Pochi, pochissimi, e tutti a rischio di abuso della pazienza (Malick, per dire, volenti o nolenti si è infilato nello stesso pertugio). E Sorrentino, che di certo non ha paura di confrontarsi con i...

Pipilotti Rist. Sip my Ocean

Prima delle immagini è l’audio malinconico e sensuale di Wicked Game di Chris Issak a raggiungere i nostri sensi nel buio dello spazio di proiezione. Pipilotti Rist ha imprigionato la sottolineata ondulazione sonora del suo refrain al percorso chiuso di un vinile inceppato nell’eterno ritorno di un’unica frase: I don’t want to fall in love, una formula magica che incatena a ciò che nega, capace di restituire al verbo inglese to fall la forza originaria dell’immagine che contiene, quel cadere, quello scivolare inesorabilmente all’interno di una diversa dimensione. La musica di Wicked Game aveva già accompagnato nel 1990 le immagini di David Lynch, del suo allucinato Wild at Heart, omaggio per iniziati alla fiaba del Mago di Oz. Nel ’96 l’artista svizzera identificatasi con Pippi Calzelunghe, un altro personaggio di racconti per l’infanzia, la sceglie come ossessiva colonna sonora del suo personale acquario Sip My Ocean, una doppia proiezione ad angolo, con cui amplifica la naturale capacità del video di divenire spazio, di espandersi oltre la parete, per forza di suono e di luce, nell’intera...

Quello che ho capito su DFW

Quello che ho capito su DFW attraverso la lettura dei suoi libri e altre cose più o meno divertenti che non saprò mai più.   0. La Storia delle Storie. Succede questo: che la prima volta che consegno un mio manoscritto a un editore – in realtà, si tratta di un dattiloscritto; o, meglio: di una stampata; ma le parole hanno anche questo, di bello, la capacità di garantirsi talvolta una vita minerale sottotraccia – succede, insomma, che proprio quel giorno, con un tempismo da ultime bozze, sono arrivate le copie di un libro appena stampato. Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace. E l’editore – buon augurio? Pietra di paragone a futura memoria? – me ne regala una. Descrivendomi la figura e l’opera (ancora fortunatamente in fieri) di questo trentaquattrenne di Ithaca. E succede che, di ritornoa casa, l’ansia consapevole di una prima consegna messa colpevolmente in secondo piano, io legga la storia di David & della Crociera. E capisco, già alla seconda nota di pagina nove, che David Foster Wallace è diventato, all’improvviso, una mia...