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Delio Tessa

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Gattici / È morto il pioppo

Tremulo è aggettivo bellissimo e icastico che a tutti i pioppi si addice. Nell’onomastica botanica tuttavia se l’è accaparrato il Populus tremula, certo il ballerino dalle migliori perfomances: i lunghi piccioli appiattiti, perpendicolari alla base delle lamine, fan mulinare le foglie al minimo refolo. Sono i più montani tra i pioppi, prediligono luce e frescura, e si inerpicano fino ai 2.000 metri.  Con il Tremolo in Italia sono assai diffusi anche il Populus nigra e il Populus alba, facili da osservare lungo i corsi d’acqua e facili da distinguere all’occhio. Il bianco si presenta in forma perlopiù arborea, ha corteccia chiara negli esemplari giovani, scura e solcata di striature nerastre negli adulti. La chioma globosa è folta di foglie dalla marcata eterofillia: porta infatti lamine al contempo tondeggianti o ellittiche con orlo dentellato e picciolo breve, altre – all’apice dell’albero e sui polloni – palmate, con 3 o 5 lobi, e un più lungo peduncolo (5-8 cm). In entrambe le tipologie fogliari la pagina superiore è d’un bel verde intenso e opaco, mentre l’inferiore è tomentosa e d’un bianco argenteo lampeggiante al vento. Il nero è il più popolare (ma attenzione alle...

Novant'anni / Franco Loi: Incontrare l’angelo

Ho conosciuto di persona Franco Loi all’inizio degli anni ‘80. La mia memoria è sempre molto vaga e imprecisa, e tende a ricostruire il passato in modo soggettivo, arbitrario; per un lungo periodo mi è piaciuto retrodatare l’incontro al decennio precedente, ma a un certo punto mi sono dovuto arrendere ai dati storici: quando Tommaso Leddi e io siamo andati a trovarlo nella sua casa di Via Sambuco, a Milano, lui aveva tra le mani la prima versione di L’angel, appena uscita da S. Marco dei Giustiniani. Dunque, era il 1981.  La mia retrodatazione, per quanto tendenziosa, non era però immotivata: in effetti, già negli anni ’70 avevo letto e ammirato i libri di Loi, da Stròlegh (1975) a Teater (1978). A indicarmeli era stato il padre di Tommaso, il pittore Piero Leddi, grande amico del poeta. Tommaso, mio compagno di avventure musicali (Stormy Six), aveva frequentato Franco fin da ragazzino, e lo considerava quasi un parente; quando gli parlai della mia ammirazione per la sua poesia, decise di farmelo conoscere.  Quell’incontro mi rimane in testa come una svolta nella mia vita e nella mia idea di poesia. I libri di Loi li conoscevo già, l’ho detto, ed ero in grado di leggerli...

Il senso del ridicolo 2018 / Riso alla milanese

  Quest'anno l'attenzione de Il Senso del ridicolo è rivolta alla comicità milanese, attraverso proiezioni e incontri. Sabato 29 settembre, alle 17.15, il festival ospiterà una conversazione fra il direttore artistico Stefano Bartezzaghi, Sandro Paté (studioso di Enzo Jannacci e biografo di Guido Nicheli, il «Dogui» delle commedie milanesi), Marco Ardemagni e altri ospiti, per ripercorrere storia e caratteri di un umorismo che, soprattutto a cavallo fra gli anni '60 e i '70, ha fatto scuola nel cabaret, nella televisione e al cinema. È difficile (o facilissimo) ricostruire un albero genealogico della comicità milanese, quella che, per semplicità, porta l’etichetta del Derby Club (una palazzina liberty in via Monte Rosa 84, tra corso Sempione e San Siro, per chi non è pratico).    Delio Tessa. Il lievito dell’umorismo impasta la letteratura milanese. Per tacere dell’ironia manzoniana, bisogna almeno ricordare i due grandi poeti che scrivono in dialetto: la commedia umana di Carlo Porta e quella, più in minore, di Delio Tessa. È però una ricerca che ha il rischio di sortire gli stessi risultati di chi si rivolge a un esperto di araldica: un antenato che ha...

Delio Tessa. La bella Milano

A Palazzo Morando, nella Milano del quadrilatero, si può in questi giorni visitare una delle innumerevoli mostre fotografiche dedicata alla città tra le due guerre. Di solito la massima attrazione per i visitatori, e vale anche questa volta, è osservare le fotografie della Milano che non c'è più: quella dei Navigli, della Darsena, il glorioso sistema di trasporti via acqua che si fa risalire a Leonardo e che dava un tono da ville d'eau alla città. I Navigli vennero interrati tra il 1929 e il '30 e da allora aleggia un sentimento di nostalgia in fondo antitetico allo spirito milanese che, come tutte le grandi città, o che si credono tali, è sempre pronto ad abbracciare con entusiasmo il partito del nuovo.   I nostalgici dovrebbero rileggere Delio Tessa (1886-1939), ora che Quodlibet ripropone le sue prose apparse sui giornali milanesi e ticinesi tra il 1934 e la morte, avvenuta pochi giorni dopo lo scoppio della seconda guerra. “Quando c'erano i Navigli ogni anno, tra Marzo e Aprile, si andava incontro alla cosiddetta «sutta»; si toglieva cioè l'acqua per circa un mese allo...