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Duchamp

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Gianfranco Baruchello / Una pecora per entrare nel gregge

Una delle domande che viene spontaneo porsi nell’osservare la carriera di un artista come Gianfranco Baruchello è: «Chi abbiamo veramente di fronte a noi?» La sua opera ci pone davanti un’immagine caleidoscopica in cui è difficile distinguere la figura dell’artista da quella dell’imprenditore. Il manager dal regista. Chi è Gianfranco Baruchello? Toscano di nascita e con formazione giuridico-economica, inizia la sua carriera come dirigente aziendale. Ruolo esercitato almeno fino alla metà degli anni Cinquanta quando, trentenne, lascia progressivamente spazio alla sua inclinazione creativa. Ha inizio così la sua seconda vita, prima di una serie di svolte decisive che segneranno anche le tappe della sua carriera artistica. La biografia di Baruchello è infatti un camaleontico e invidiabile susseguirsi di momenti cesura tra professioni e linguaggi creativi, di pari passo con i cambiamenti sociali, culturali, politici e privati.    L’interesse di Baruchello per le diverse tecnologie è immediato. Il suo primo film è del 1960, si intitola Molla e precede Il grado zero del paesaggio (1963) e Verifica incerta (1964-1965), realizzato in collaborazione con Alberto Grifi. Di questi...

Su Visti&Scritti di Ferdinando Scianna

Chi si confronta con l’atto del ritrarre o dell’essere ritratto è assalito da dilemmi, suggestioni e esitazioni che coinvolgono alcuni dei temi fondamentali del nostro esistere: io-l’altro-identità-somiglianza-sguardo-presenza-ricordo-tempo-spazio-luce-vissuto e così via (quasi fino all’infinito). Allo scopo, forse, di fare che il soggetto-oggetto ri-Tratto (lei, lui, loro) torni a sé, ricompaia in sé, e possa toccare con mano la propria realtà, la propria verità. Perché (dicono) nel ritrarre si trova (forse) l’essenza più remota, misteriosa e meno conosciuta dell’arte. Il ritratto, da sempre dipinto, immaginato e scritto è divenuto da meno di due secoli terreno fertile anche della fotografia e, da poco, dei nuovi media. Per avere sempre presente l’Altro, anche se di un autoritratto si tratta. Sembrerebbe fatto, il ritratto, allo scopo di eternizzare un istante.   Di fronte all’immagine ri-Prodotta, la domanda scatta da sé (come un click): premere l’otturatore di un apparecchio, fotografare il soggetto, riprodurre l’oggetto (lui, lei, loro...

Santarcangelo dei Teatri infrasottile

Sono stato invitato al Festival di Santarcangelo dal collettivo Tipografia Testamento all’interno di un suo progetto che si articolava in dieci interventi di altrettanti invitati sparsi in giorni diversi del Festival sul tema dell’effimero, dell’appena visibile, della traccia minima. Hanno pensato a me a partire dalla lettura del mio libro sulla polvere in arte e io ho raccontato loro della mia ricerca attuale intorno all’idea di “infrasottile” che ne è per molti versi lo sviluppo.                                              Il marchio del collettivo Tipografia Testamento   L’infrasottile, vi ricordo, è un’idea di Duchamp che indica quei fenomeni, materiali, caratteri, che sono appena percepibili ai sensi, al limite delle categorie e delle distinzioni, eppure reali. Gli esempi che ne fa sono il vetro, naturalmente, la polvere appunto, il fumo, l’odore della bocca che “si sposa” con...

1913. L’anno prima della tempesta

Bella idea, di quelle che fanno invidia, scrivere un libro su un anno, e un anno d’effetto come quello che precede una grande guerra, abbastanza lontano da essere ammantato di storia, ma anche abbastanza vicino da evocare situazioni che interessano a tutti, cento anni fa, così è anche un anniversario tondo.   È l’idea di 1913. L’anno prima della tempesta di Florian Illies (trad. it. Marsilio, Venezia 2014). Un libro piacevolissimo, scritto con eleganza, senza pedanteria, pieno di fatti, narrazioni, aneddoti, citazioni, curiosità, incentrato sui fatti artistici, letterari e visivi, ma anche storici naturalmente e con finestrelle che aprono su ogni altro aspetto del vivere sociale. Un anno fantastico: la Vienna di Freud, Schnitzler, Kokoschka, Krauss, Trakl, Hitler e Stalin; la Parigi di Picasso, Duchamp, Diaghilev, Proust; la Monaco di Marc, Macke, Kandinskij; la Berlino di Kirchner, Corinth, Liebermann, Benn, i Mann, Jünger, e delle esitazioni di Kafka con Felice, il girovagare di Rilke, il viaggiare di molti altri. Capolavori di ogni genere, avanguardia e no, psicanalisi e impero, nevrastenie e grandi amori...  ...

Francis Picabia

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Famoso come campione del dadaismo e inventore del “macchinismo”, Francis Picabia è abbastanza ignorato nel dettaglio e per tutto il resto della sua carriera artistica e importanza storica. Eppure alcuni gli attribuiscono anche l’invenzione dell’astrattismo ei suoi Mostri e le sue Trasparenze hanno avuto un periodo di grande rivalutazione grazie alla cosiddetta pittura postmoderna.   Il fatto è che il personaggio Picabia è ampiamente discusso, sfuggente e imprendibile. Non si riesce a racchiuderlo in una formula, come hanno tentato coloro che lo ritengono tutto “dadaista”, anzi dadaista anche contro il dadaismo,...