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Enzo Tortora

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Così lontane così vicine / Donne Lavoro Asia Europa

  Una delle cose che più colpisce nel paesaggio dell’Asia meridionale è la costante presenza di donne al lavoro: nei campi, nelle risaie, nelle fabbriche di mattoni che popolano la vasta fascia periurbana. Il lavoro agricolo si colloca al confine sfumato tra il lavoro domestico non retribuito e quello produttivo sottopagato. Si può dire che non sia di fatto considerato realmente come lavoro. Quando parlo con le contadine (che seminano, concimano, raccolgono, guardano il bestiame) e chiedo loro quale sia la loro occupazione, mi rispondono immancabilmente con un po’ di ritrosia ironica: casalinghe.   Firenze, 1911. Da Casa Editrice Luoghi (@dailuoghi).    Le osservo portare pesi incredibili, mentre scendono agili per i pendii himalayani, un paio di sandali ai piedi. Durante una passeggiata, chiedo indicazioni a un’anziana contadina con tre sacchi e un falcetto tra le mani, e un altro fagotto in testa. Si offre di accompagnarci per un pezzo di strada. Penso di ricambiare la cortesia portando uno dei suoi sacchi. Ricordo il peso, la fatica di quel tratto di discesa, il dolore al braccio il giorno seguente.    Quando le vedo piantare il riso durante il...

Pentito

Come un figurante, che disattende l’ordinato scorrere del copione, il primo “pentito” della storia criminale italiana sbaglia tragicamente il tempo  dell’entrata in scena. Fa la sua comparsa, in quel di Palermo, nel marzo del 1973 invece di aspettare, come dovrebbe, gli anni ottanta. Infatti il dizionario Zingarelli sancisce che solo a partire dal 1980 che, accanto al significato tradizionale morale e religioso del termine “pentito”, emerge una nuova connotazione. È quella del “terrorista o altro criminale disposto a collaborare con la giustizia ottenendo attenuanti, benefici e riduzioni di pena”.   Il primo pentito si chiama Leonardo Vitale. È uomo assai interno alla rete mafiosa e ha maturato un personalissimo percorso spirituale. Dunque, con cristallino rigore, ne tira le conseguenze: il 30 marzo 1973 irrompe nella Questura di Palermo e, senza chiedere alcuna contropartita, delinea con totale precisione l’organigramma del Gotha mafioso e ricostruisce tutte le principali imprese delittuose dell’organizzazione della quale ha fatto parte e sulla quale si sta stagliando l’ascesa dei...

Neotelevisione

Chi ricorda la giraffa? La giraffa era una specie di trespolo che, per raccogliere le voci negli studi televisivi, faceva pendere dall’alto un microfono. Il microfono doveva essere rigorosamente nascosto, e con esso tutta l’apparecchiatura tecnica, in modo da far sembrare conduttori, ospiti e cantanti non in tv ma a teatro, non di fronte a telecamere ma a un pubblico reale. Quando appariva nell’inquadratura, ci si metteva a ridere, additando la sua presenza come un terribile sbaglio dell’operatore o del regista. La televisione delle origini, per esserci, doveva sparire, a tutto vantaggio d’altri generi artistici come il teatro di varietà, l’operetta, la radio, la saga di paese. Chi ricorda la giraffa è uno che guardava i programmi della paleotelevisione, quando la tv mimetizzava i propri apparati, e con essi tutta l’ideologia che ne discende, per adoperarsi in quella che era, o avrebbe dovuto essere, la sua missione istituzionale: un servizio pubblico erogato da un ente statale, con l’obiettivo di intrattenere, informare e, pensate un po’, educare.      Ma negli anni Ottanta, con l’...

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