Categorie

Elenco articoli con tag:

Ezra Pound

(8 risultati)

Un verso / Guido Cavalcanti. Perch’i’ no spero di tornar giammai

È il verso che apre una delle più note ballate di Guido Cavalcanti, verso ripreso e rimodulato da Eliot ad apertura di Mercoledì delle ceneri. Amante degli studi e della speculazione filosofica, guelfo bianco attivo nell’agone politico fiorentino, Cavalcanti è figura rilevantissima nella cerchia dei poeti che condivisero, in amicizia, quello che uno di loro, Dante Alighieri, definì “dolce stile”: una lingua della poesia che insieme era teoresi d’amore e figurazione fantastica del desiderio. Una lingua che nel verso congiungeva meditazione e canto, pensiero e ritmo, sapere e melodia : un meraviglioso “legame musaico” – per usare l’espressione del Convivio dantesco – che sarebbe stato un modello per il costituirsi di una tradizione lirica italiana, da Petrarca a Leopardi. Il rapporto profondo – di scambio intellettuale, e di dissenso teorico – che Cavalcanti ebbe con Dante appartiene alla storia animatissima delle dottrine d’amore come si disegnarono sul finire del Duecento, tra presenza teologica d’impianto tomistico, fisica dei sensi e razionalismo averroista. Le Rime di Cavalcanti sono, in questa grande scena, l’esperienza singolare e strenua di tensioni diverse che danno alla...

Poemetti / Furio Jesi, L’esilio

Nelle ultime righe dell’introduzione a Esperienze estatiche, Martin Buber, un autore molto caro a Furio Jesi, scrive: “Ma è davvero un fantasma, il mito? Non è invece disvelamento della realtà ultima dell’essere? Non è forse l’esperienza dell’estatico l’emblema dell’esperienza originaria dello spirito del mondo? Non sono queste entrambe esperienze viventi? Noi ascoltiamo attentamente ciò che è dentro di noi – e non sappiamo di quale mare stiamo udendo il mormorio”.  Lo Jesi mitologo non avrebbe probabilmente esitato a rispondere che sì, il mito è in certa misura un fantasma e che la mitologia è “la scienza di quello che non c’è”. E che no, il mito non è disvelamento della realtà ultima dell’essere. Buber si poneva lungo una linea di pensiero sul mito che risale al romanticismo tedesco. La sua frase riecheggia una celebre affermazione di Friedrich Creuzer secondo cui il simbolo, che traspare attraverso il mito, è come “un raggio che giunge dalle profondità dell’essere e del pensiero”.   Nella fase più matura della sua riflessione attorno al mito, quella inaugurata nei primi anni ’70 con l’elaborazione del modello della macchina mitologica, Jesi non solo si rifiuta di dare...

Roma, 15 ottobre 1969 / Robert Smithson: “Let Asphalt Flow!”

Qui, nei paraggi di Roma, sembra estate sebbene il calendario segni 15 ottobre 1969. In cima a questa collina abbandonata fa caldo a causa delle macchine di cottura con le loro materie prime, i gas caldi e un fumo nero che incenerisce il cielo. La puzza di catrame è forte quanto il rumore prodotto dalla macinazione. Non si vede un granché da questo pendio brullo – un vero e proprio nonsite. Lontana è la Roma che ho visitato nel 1961, la Roma storica, la Roma dei monumenti dove storia ed eternità si rincorrono in un gorgo senza fine. L’idea di venire fin qui è stata del gallerista Fabio Sargentini, quando ha realizzato che dentro le mura cittadine non avremmo mai trovato uno spazio adatto alla mia idea, neanche nel suo garage, una galleria d’arte underground che ha chiamato L’Attico.  Il mio intervento si è chiarito poco a poco: all’inizio c’era giusto un’immagine, una colata di lava, un fluido viscoso e nero che scivola verso il basso. Qualcosa che cade e la cui conformazione finale è data solo dalla forza di gravità, in assenza di qualsiasi intervento umano. Una scultura che si fa da sola o meglio che è fatta dal – e assieme al – paesaggio. Ridotto al minimo è il mio...

Cos’è la cultura di destra?

Cos’è, oggi, la cultura di destra? La domanda non è poi peregrina. Quando Furio Jesi, nel 1979, compilava il suo Cultura di destra (ripubblicato dall’editore Nottetempo in un’edizione ottimamente curata da Andrea Cavalletti), poteva rispondere indicando un panthéon di scrittori, filosofi e intellettuali di riferimento che avevano declinato questa cultura.   Oggi invece avremmo qualche problema in più. Allora erano vivi e vegeti alcuni valori, gridati ad alta voce e scritti con l’iniziale maiuscola: Tradizione, Cultura, Giustizia, Rivoluzione, Libertà. Come disse lo stesso Jesi in uno dei testi acclusi alla nuova edizione, “una cultura, insomma, fatta di autorità, di sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire”. Esser di destra significava poter contare sul passato, sulla sua autorità – che è poi autorità del Padre. Oggi invece pare essersi compiuto l’omicidio rituale di quel padre: al Passato si è sostituito il Futuro. La cultura di destra non è più tradizionale, conservatrice,...

Tonino Guerra. Ultimo canto

Santarcangelo di Romagna ha festeggiato il novantaduesimo compleanno di Tonino Guerra il 16 marzo. Il Museo MUSAS per l’occasione gli ha dedicato una piccola mostra raccogliendo opere scelte tra le tante (disegni, ceramiche, stoffe, sculture) che Guerra ha realizzato con artisti e artigiani soprattutto della Romagna. Il confronto tra grafica, pittura e opere tridimensionali parla di una spinta creativa che non si accontenta della doppia dimensione e cerca una diversa trasformazione delle cose nello spazio quotidiano. Sia le ceramiche, che realizzano fantastiche forme animali e interpretano antiche formelle devozionali, che le sculture, che dallo spunto figurativo transitano nella ricerca dell’oggetto funzionale (la lampada, il portavasi, i cuscini), rinviano alla radice della formazione dell’artista, sceneggiatore e poeta che nell’immediato dopoguerra iniziava la sua avventura con il dialetto scritto in versi e con il cinema della nuova realtà.   Il dialetto di Guerra, con quello di Pasolini, è stato la lingua sacra e libera che, dopo la catastrofe mondiale, permetteva ancora di nominare le cose e la vita senza contaminazioni...

Alberto Arbasino, America Amore

Inseguendo se stesso da un decennio all’altro, Alberto Arbasino ha finito per comporre la geografia della nostra memoria culturale.Da Parigi o cara a Trans-Pacific-Express, si può dire che non ci sia parte del globo, quasi, che non abbia confitta la sua bandierina. A completare la fodera del mappamondo, però, mancava ancora un tassello (e che tassello!): quello ora uscito col bellissimo titolo America amore (Adelphi, pp. 867, € 19.00). Vi è compresa gran parte d’un libro, già nel ’68 composito, come Off-Off (quella appunto dedicata ai gruppi teatrali dell’off off Broadway scoperti nel ’66: estranei sia alle convenzioni del teatro “borghese” che a quelle dell’avanguardia “ufficiale”), un po’ di reportage sciolti (“Altri luoghi” rispetto all’East Coast – direttrice Harvard-New York – e alla California – lungo la “mitica” Road 101), una corposa sezione dello “zibaldone” teatrale del ’65, Grazie per le magnifiche rose, e per sovrammercato “Trenta posizioni”, delle quali undici prelevate dalle mitiche Sessanta del ’71: a Hemingway, Bellow, Salinger e Roth affiancandosi Woody Allen e Bret Easton Ellis, Gore Vidal e Truman Capote. Con addirittura un ricordo del millenario Ezra Pound che...

La macchina per scrivere

Poco più di centocinquanta anni è durata la macchina per scrivere. Da quando un novarese, Giuseppe Ravizza, l’aveva pensata e realizzata per aiutare la scrittura dei non vedenti. Adesso la sua invenzione, contestata da un altro creatore americano, si è estinta. L’ultima fabbrica, localizzata in India, chiude: non ci sono più ordini. Tutti, o quasi tutti, oggi scrivono con il computer. Oppure a mano, con la penna o la matita, dal momento che l’unico vero concorrente della videoscrittura è il quaderno, o piuttosto il moleskine. Il mondo meccanico viaggia verso l’esaurimento.   L’immaterialità ha avuto la meglio. Ma cosa ci abbiamo guadagnato con la fine della tastiera meccanica? Di sicuro ora si fa meno fatica. Chi ha avuto modo di imparare a scrivere sulle macchine tradizionali – spesso con solo due dita – sa quanta energia occorresse per battere sui tasti, per sollevare il carrello, per imprimere le maiuscole, per dare alla riga un ritmo accettabile: la scrittura mentale seguiva, almeno inizialmente, il ritmo dei colpi dei polpastrelli sui tasti, e la fine della riga, vera unità...

Merano / Paesi e città

Ritenuta a torto una città turistica, Merano è da sempre (anzi da un paio di secoli) una città di cura. Luftkurortera la definizione corrente nelle guide di inizio Novecento, ossia luogo dall’aria curativa. Oggi, naturalmente, la definizione non risponde più al vero; a volte, d’inverno, l’aria è irrespirabile; anche qui sono costretti a bloccare il traffico. Ciò nonostante permane quest’associazione d’idee, fra la città o cittadina e la malattia. Sarà forse per questo che molti turisti (non tutti, certo) hanno un aspetto sofferente, debilitato, spento e paiono trascinarsi per i viali e le promenades, ansimando, sbuffando, lenti come gottosi? Sarà per questo che l’età media dei medesimi si aggira tra i settanta e gli ottanta, al punto che un poeta sudtirolese, N.C. Kaser, la definì, alcuni anni orsono, casa di riposo della Germania federale?   Merano vanta tra i suoi ospiti scrittori illustri. Bisognerebbe specificare: scrittori malati illustri. Benché spesso lo siano diventati dopo, illustri. Dopo che la malattia che li aveva portati a Merano, in...