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Fabio Chiusi

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Visioni e inquietudini da un futuro presente / Specchio nero

Diverse serie televisive degli ultimi anni si sono interrogate sulle più avanzate frontiere di cambiamento delle società contemporanee, ma è soprattutto la serie britannica Black Mirror a essere interessante da questo punto di vista. Creata nel 2011 per la casa di produzione Endemol dal giornalista, produttore e sceneggiatore Charlie Brooker, che si è ispirato alla serie fantascientifica statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta Ai confini della realtà, è arrivata oggi alla quinta stagione e presenta la caratteristica di essere basata su una serie di episodi concepiti come storie totalmente autonome.  Uno schermo di un’apparecchiatura elettronica spento sembra uno specchio nero, un “black mirror”, e questo è il titolo scelto per una serie televisiva che vuole presentarsi come un vero e proprio specchio in cui vedere riflessa la nostra condizione attuale, vuole cioè mostrare come i media stanno rendendo sempre più problematico il nostro rapporto con la realtà.     Ad esempio, Ricordi pericolosi, l’ultimo episodio della prima stagione di Black Mirror, è incentrato su come i media modifichino radicalmente il nostro rapporto con il tempo in conseguenza del loro...

Critica della democrazia digitale

Nel 1997 Norberto Bobbio concludeva con queste parole la sua autobiografia:    «Altrettanto incerto è se sia benefico o malefico l’influsso che sulla democrazia può esercitare il progresso tecnico, che pone nelle mani degli uomini strumenti di trasformazione e di manipolazione della natura e del mondo umano sinora sconosciuti. Può, per un verso, favorire la volontà di potenza, per un altro sollecitare progetti irrealistici di soluzione dei problemi di cui l’umanità soffre dalle origini della sua storia. Del resto, come ho detto tante volte, la storia umana, tra salvezza e perdizione, è ambigua. Non sappiamo neppure se siamo noi i padroni del nostro destino.»   La cautela del filosofo torinese – nella preistoria del web sociale – è la lezione che Fabio Chiusi ha appreso e messo in pratica nel suo Critica della democrazia digitale, da poco pubblicato da Codice Edizioni. E Bobbio appare spesso nel libro come una voce misurata che, dal passato pre-internet, ammonisce sui pericoli insiti nelle “visioni” (termine che in questo caso va inteso nel suo senso lisergico) di una...

Il web non esiste

Una delle cose più sconcertanti di questi giorni è il parlare della rete. Grillo, partendo da un blog, è arrivato al 25%, e quindi tutti giù adesso ad analizzare “il web”, come lo chiamano quelli che non lo frequentano.   Alcuni hanno fatto analisi molto precise, e acute (Vincenzo Cosenza, Serena Danna, Fabio Chiusi, Evgenij Morozov). Altri, considerazioni giuste, ma di routine (Gianni Riotta e Riccardo Luna, per dire). I più, però, tendono a una ottusa (e fuori tempo massimo) generalizzazione su “il web” (uno fra i tanti, Michele Serra).   “Il web vince le elezioni”, cosa si è detto “sul web”, “il web influenza il voto”, “non si fa politica sul web”, “la comunicazione sul web”, eccetera eccetera. Oceani di righe generaliste, che hanno tutte un unico problema principale, e un presupposto sbagliato: la rete è un mass medium.   Chiunque minimamente la frequenta, capisce che il punto di partenza è insensato. La rete non è la tv, o i giornali, o i libri, la rete è una tecnologia in cui si trovano...