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Ferdinando Scianna

(17 risultati)

”Autoritratto di un fotografo” / Ferdinando Scianna, uno, due e tre

La seconda immagine che si vede nel libro ritrae la strada dove è nato a Bagheria. Scattata nel 1959, quando aveva 16 anni, è stata presa quasi rasoterra e ritrae il selciato della via con le case sullo sfondo fuori fuoco. In primo piano lo scolo che raccoglie le acque piovane e le avvia verso il basso; c’è lì ancora un poco d’acqua reflua che fa luccicare il percorso del liquido all’ingiù per la pendenza. Un punto di vista inatteso, un po’ come se un attore avesse fotografato il palcoscenico dove recita, perché la via, stando anche ai ricordi di Ferdinando Scianna è il luogo dei suoi giochi, uno spazio che ritorna spesso nelle sue immagini. La prima immagine che apre questo Autoritratto di un fotografo (Contrasto, pp.205, € 22,90) raffigura infatti il fondale di quel teatro della vita: una casa con affacci e scale esterne, una donna anziana che si sporge e un bambino appena mosso in primo piano.   Scianna è un fotografo con una spiccata vocazione teatrale: è attirato dalle scene, che fotografa quasi sempre frontalmente, come se sullo sfondo ci fosse una quinta, l’elemento scenico che definisce lo spazio dove si muovono i suoi soggetti. La scena naturalmente c’è sempre, come...

Dialogo tra due mostre / The Families of Man al MAR di Aosta

Ci sono mostre che proiettano ombre lunghe davanti a sé, e una di queste è senz’altro The Family of Man, ideata e organizzata nel 1955 da Edward Steichen al MoMa di New York. Una mostra-evento ormai leggendaria che simboleggia un certo modo di concepire la fotografia, e anche la realtà, in una precisa congiuntura storica. The Family of Man vede la luce infatti in un momento particolare: la Seconda Guerra mondiale è finita da poco, e il ricordo dei suoi orrori e delle sue atrocità è ancora ben vivido, accompagnato dalle tensioni dovute alla cosiddetta guerra fredda. Nello stesso tempo, però, negli anni Cinquanta l’Occidente vive una fase di grande progresso e benessere, che genera un sentimento di ottimismo e di fiducia nel futuro. L’intento dell’operazione di Steichen era chiaro, e dichiarato: “Siamo interessati alla coscienza umana di base più che alla coscienza sociale”, si legge in un comunicato stampa dell’epoca; e ancora: “[…] E’ essenziale tenere a mente gli elementi e gli aspetti universali delle relazioni umane e le esperienze comuni a tutto il genere umano […]”.   L’obiettivo era quello di celebrare la dignità umana nel suo complesso e i valori di pace e speranza per...

1931-2021 / Pepi Merisio

La sprezzatura, nel senso più nobile del termine, da sempre ha contraddistinto Pepi Merisio, uomo e fotografo, morto ieri a novant’anni, nella sua amatissima Bergamo. Tutto in lui sembrava accadere con grande naturalezza e disinvoltura, con una spontaneità immediata: il suo pensiero, il suo eloquio, il suo sguardo. Un grande lavoro dietro all'abilità delle sue immagini, ma ostentazione di nessuno sforzo. Questo è il tratto di Pepi Merisio che più ricorderò, insieme alla sua profonda cultura, mai esibita, dietro i suoi modi affabili. Sì, perché rispetto a molti colleghi della sua generazione, Pepi Merisio era davvero un uomo di cultura, una cultura non solo visiva, umanistica in senso ampio: laureato in filosofia alla Cattolica di Milano, all’inizio dei Cinquanta, negli anni è stata continua la sua frequentazione dei classici antichi e della letteratura. Non a caso uno dei suoi libri più belli lo ha realizzato con il poeta Mario Luzi (Mi guarda Siena) e intenso è stato il rapporto con Guido Piovene, con il quale ha esplorato e messo in luce angoli nascosti del nostro Paese, e ancora con Carlo Emilio Gadda e soprattutto Piero Chiara.   Pepi Merisio, Il gioco. Ho conosciuto...

Il viaggio di Veronica / Ferdinando Scianna, il ritratto fotografico

Leggendo Il viaggio di Veronica (UTET, pp.195, € 29.00), il percorso che Ferdinando Scianna ci invita a fare nel suo ultimo libro tra i suoi fotografi preferiti, la prima domanda che viene in mente è: siamo di fronte a un autoritratto? Tutta la carriera di Ferdinando Scianna è contrassegnata dal fotografare e riflettere sul fotografare, che lo ha portato a dialogare e ritrarre grandi autori, da Leonardo Sciascia a Jorge Luis Borges. E il ritratto è soprattutto questo, da sempre: dialogo, relazione tra soggetto e autore.  Per cercare di capire fino a che punto il titolo del saggio sia la chiave per rispondere a questa domanda, si deve percorrere la bella prosa di Scianna fino in fondo e lasciare che la domanda ritorni a interrogarci. Scianna inizia il suo racconto per lo più cronologico dal momento in cui i fotografi soppiantano i pittori. Dei 50.000 pittori ritrattisti che ci sono in Europa, in circa vent’anni, a metà del XIX secolo, 35.000 diventano fotografi. È un dato piuttosto sorprendente, siamo abituati a pensare di essere noi, nell’epoca dei selfies, gli ossessionati dalla propria immagine, invece l’industria è sempre stata fiorente. Partendo da questa constatazione,...

Due mostre a Venezia / Jacques Henri Lartigue e Henri Cartier-Bresson

A Venezia sono attualmente in corso due importanti mostre: Le Grand Jeu di Henri Cartier-Bresson e L’invenzione della felicità di Jacques Henri Lartigue. Poco distanti l’una dall’altra, offrono la possibilità di confrontare due modi completamente diversi di concepire la fotografia. Per Cartier-Bresson è vivere nel turbine degli eventi, per Lartigue vuol dire stare fuori dal tempo e vivere nel suo mondo dorato. Entrambi, tuttavia, sono uniti da un’irrefrenabile “pulsione fotografica”. “Io non ho mai mostrato le mie fotografie, salvo ai miei amici e familiari. Del resto è per loro e per me che le facevo, per gioco”: è questo il manifesto di Jacques Henri Lartigue, riproposto su una parete della casa dei Tre Oci, dove è in corso una mostra monografica. Anche la firma è giocosa, dopo l’ultima lettera del cognome appare il disegno di un sole proprio come lo traccerebbe un ragazzino: un cerchio e tanti raggi intorno. A Ferdinando Scianna, Lartigue rivela che le fotografie le aveva fatte per se stesso, come “in estate si fanno marmellate di albicocche quando sono al colmo del sapore e del profumo. Per conservare, di quel regalo della natura e della vita, una traccia”. Ma a me, ribadiva...

Sciascia Trenta / Sciascia e Gesualdo Bufalino

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Alla Nuci, con Gesualdo Bufalino.   La storia è nota. Era arrivato in casa editrice un testo di questo ignoto professore di Comiso suggerito dall’erede di un vecchio nobiluomo che aveva fatto ai primi del novecento delle interessantissime fotografie della vita del paese. Leonardo...

Sciascia Trenta / La nuova casa della Nuci

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   A un certo punto la vecchia mitica casa della Nuci cominciò a cadere a pezzi, non fu più possibile passarci le estati.  Solo dopo alcuni anni, anche a causa della insistenza nostalgica delle figlie per le vacanze alla Nuci, decise di fare costruire una casa nuova a pochi metri dalla...

Il posto, Gli anni, L'altra figlia, Memoria di ragazza, Una donna / Fotografie di Ernaux

Ferdinando Scianna una volta ha detto: «Dopo quarant’anni di mestiere e di riflessione sono arrivato alla convinzione che la massima ambizione per una fotografia è di finire in un album di famiglia». La frase la troviamo in documentario uscito per Contrasto nel 2009. Scianna lascia la frase sospesa, non la spiega perché non è necessario. La fotografia degna di finire in un album di famiglia è innanzitutto quella che vorremmo conservare, in seconda battuta è quella che ci parla, quella che dice qualcosa di noi. Un fotografo del livello di Scianna sa che quello che uno scatto include (insieme a quello che il fotografo sceglie di escludere), se riuscito, ci parla, ci racconta una storia; l’immagine è destinata a raggiungere un livello di dialogo, scambio e intimità con noi che la guardiamo, che emotivamente ci tocca così come potrebbe fare una foto in bianco e nero di nostra nonna. Non possiamo che essere d’accordo con Scianna, anche perché ci è capitato a volte davanti a una sua fotografia di provare quella sensazione. L’ambizione che Scianna ritiene debba accompagnare una fotografia prende per mano i romanzi di Annie Ernaux, che raggiungono lo stesso effetto partendo da un contesto...

Venezia, Casa dei Tre Oci. 26 Agosto 2016 - 8 Gennaio 2017 / Scianna. Il ghetto di Venezia

Come poteva fotografare il Ghetto di Venezia l’autore di quel libro fondativo che è stato negli anni Sessanta Feste religiose in Sicilia? Ricorrendo alla forma teatrale. Questo libro di Ferdinando Scianna è costruito così. Va dal giorno alla notte, in un susseguirsi di scene e di spazi; anche là dove lo scatto comprende figure singole, c’è sempre il gran teatro del mondo. In questo caso va in scena il mondo ebraico sul palcoscenico del campiello veneziano, in quel luogo che è stato prigione, rifugio, casa e vita per la comunità ebraica lungo cinque secoli. Non si è preoccupato troppo della Storia Scianna, o almeno non l’ha eretta a strumento di comprensione, anche se c’è sempre – qui nella forma della stele, della memoria di pietra e metallo, una simmetrica all’altra.   Ha preferito guardare quello che accade su quell’assito di pietra che sono i campielli e le case, le facciate degli edifici come quinte ad aprire e a chiudere, a punteggiare la scenografia, sempre per ricordare allo spettatore che questo è lo spazio dove si è mosso anche il fotografo, stando un passo indietro, per non interferire con la commedia che vi si recita da tempo immemorabile: gli attori cambiano, ma...

Un attore nell'Italia degli abatini / Il corpo di Pannella

Dopo Mussolini, Marco Pannella è il primo politico italiano del secondo dopoguerra che ha affidato al proprio corpo un ruolo determinate nella comunicazione. Dagli scioperi della fame ai sit-in, dalle candidature stravolgenti di porno star ai bei giovanotti di cui si è circondato e che ha lanciato sulla scena pubblica, il leader radicale ha messo in primo piano il corpo, a partire dal suo, e ne ha fatto uno strumento di lotta politica.   Non ha inventato nulla, perché lo sciopero della fame è una creazione precedente, viene dal Mahatma Gandhi e dalla tradizione indiana, e prima di lui l’aveva usato un antesignano delle lotte popolari e d’immagine, Danilo Dolci, che aveva importato il modello negli anni Cinquanta in Sicilia. Pannella è stato sin da subito un leader nazionale, dal 1963, quando divenne segretario del Partito Radicale. La sua fisicità ha avuto uno sviluppo dopo il Sessantotto, quando l’elemento corporeo è diventato decisivo nella lotta politica delle giovani generazioni, che lo mutuavano a loro volta dalla realtà americana, dalla contestazione californiana, dagli hippy, dalla controcultura dei “Figli dei fiori”. Pannella non ha perciò creato nulla di originale,...

Scianna e la fragilità esistenziale del selfie

Chiunque ami la fotografia ha formato il suo sguardo con le immagini di Ferdinando Scianna. Scianna è stato il primo italiano ad entrare nell’agenzia Magnum. Di lui, Leonardo Sciascia scrisse: «È il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica: quasi che tutto quello su cui il suo occhio si posa e il suo obiettivo si leva obbedisce proprio in quel momento, né prima né dopo, per istantaneo magnetismo, al suo sentimento, alla sua volontà e – in definitiva – al suo stile».     Eppure sono pochi i grandi fotografi che hanno anche scritto molto sulla fotografia e che hanno riflettuto sul suo linguaggio. C’è chi fa foto e chi scrive di fotografia, così come c’è chi fa cinema e chi ne scrive, chi suona e chi fa il musicologo. Il confine fra l’artista e il critico, non solo in fotografia, è molto discusso e lo scambio dei ruoli poco praticato e spesso deludente. Quando questo scambio di ruoli e di casacche avviene, è più facile che un...

Su Visti&Scritti di Ferdinando Scianna

Chi si confronta con l’atto del ritrarre o dell’essere ritratto è assalito da dilemmi, suggestioni e esitazioni che coinvolgono alcuni dei temi fondamentali del nostro esistere: io-l’altro-identità-somiglianza-sguardo-presenza-ricordo-tempo-spazio-luce-vissuto e così via (quasi fino all’infinito). Allo scopo, forse, di fare che il soggetto-oggetto ri-Tratto (lei, lui, loro) torni a sé, ricompaia in sé, e possa toccare con mano la propria realtà, la propria verità. Perché (dicono) nel ritrarre si trova (forse) l’essenza più remota, misteriosa e meno conosciuta dell’arte. Il ritratto, da sempre dipinto, immaginato e scritto è divenuto da meno di due secoli terreno fertile anche della fotografia e, da poco, dei nuovi media. Per avere sempre presente l’Altro, anche se di un autoritratto si tratta. Sembrerebbe fatto, il ritratto, allo scopo di eternizzare un istante.   Di fronte all’immagine ri-Prodotta, la domanda scatta da sé (come un click): premere l’otturatore di un apparecchio, fotografare il soggetto, riprodurre l’oggetto (lui, lei, loro...

Tavoli | Ferdinando Scianna

Non disordine, ma abbondanza di oggetti. Le cose sul tavolo di Ferdinando Scianna abbracciano in senso circolare chi vi si siede, con tutto ciò che serve per lavorare: dischetti, mouse, computer, tastiera, cellulare, pellicole archiviate, un catalogo di negativi, portapenne. In tanta pacata professionalità spiccano con un senso di calore una, due, quattro pipe, segno di un piacere privato. A lato, appena finito o ancora da leggere, un ritaglio di giornale su Benedetto Croce: la realtà che fa capolino da altri media.   Allargando la visuale sui negativi si intravede una sequenza quasi ininterrotta di volti, luoghi e gesti che si susseguono come in un film visto al frame. La macchina fotografica di Scianna sembra una cinepresa singhiozzante per come sembra filmare, più che scattare, ciò che vede, quasi il fotografo volesse imprimerlo su carta senza alcuna pausa. In questa attrazione magnetica verso la realtà Ferdinando Scianna deve necessariamente estrapolare dal suo personale film pochi istanti più potenti di altri, e non a caso la sua fotografia è sinonimo di presenza umana: il fotografo c'è e agisce...

Mangiare nello spazio, viaggiare nel tempo

C’è un nesso, logico e narrativo al tempo stesso, che non si finirà mai di considerare fondamentale, nella nostra come in altre culture: è quello fra mangiare e viaggiare, gustare preziose leccornie e incontrare nuovi luoghi e altre popolazioni. Certo, c’è la cucina di casa, le tradizioni gastronomiche locali, il chilometro zero. Ma sono per lo più invenzioni leggendarie, o quanto meno turistiche. E ci sono tante persone che per tutta la vita ingurgitano sempre la stessa cosa, di modo che la minima variazione di gusto le mette in crisi peggio che l’abbattersi in un idioma sconosciuto. Ma sono soggetti da guardare con allarmato sospetto, poiché sempre pronti a garantire la sedicente – e fraudolenta – superiorità genetica delle loro immense idiosincrasie. La cucina, popolare prima che aristocratica, è invece pratica civile che lotta incessantemente contro il tempo e lo spazio, destagionalizza e delocalizza a più non posso: prima ancora che il famigerato passaggio dal crudo al cotto, c’è l’assaggio di un frutto estivo in inverno o di un aroma orientale nelle steppe del...

Scianna, Mapplethorpe e lo sguardo dei ragazzi

I bambini ci guardano, scrive Ferdinando Scianna citando una celebre frase di Zavattini. Ma come i fotografi guardano i bambini? Per una strana congiuntura esce da Contrasto un libro del fotografo siciliano tutto dedicato ai bambini (Piccoli mondi), mentre nello spazio di Forma a Milano sono esposti alcuni ritratti di ragazzini realizzati da Robert Mapplethorpe nell’ambito di un’ampia mostra personale (catalogo edito da Contrasto). Due sguardi completamente diversi.                                                                                              Scianna è un fotografo delle occasioni. Con la sua macchina a tracolla percorre il mondo in lungo e in largo per il lavoro di fotoreporter, e...

Cowbird. Una comunità di cantastorie?

Il sito Cowbird si definisce una “comunità di cantastorie”. Comunità è un social network, un sito web dove si instaurano relazioni tra utenti e si condividono contenuti. Cantastorie è la traduzione dell’inglese storyteller; non apprezzo il termine perché risuona di armoniche micidiali, ma essendosi subito imposto nelle descrizioni italiane di Cowbird non provo neppure a sostituirlo con un più borghese narratore. Cos’è, però, una storia in Cowbird? Al contrario dei progettisti del sito, non ho di questo termine una comprensione “naturale” e “immediata”, e non credo se ne possa avere. Una storia in Cowbird è una foto, accompagnata da un testo scritto di lunghezza non predeterminata ed eventualmente da un contenuto audio, per lo più un testo recitato. Il sito nella sua pagina About ne offre alcuni esempi; il più noto è forse quello da cui prendiamo anche l’immagine di presentazione di questo articolo.   In che cosa è diversa una singola storia di Cowbird da un post di blog, ad esempio da Donna palestinese, Beirut, 1976 di...

Il sabato del villaggio / Somiglianze e apparenze

Due sembrano essere le modalità dello sguardo che si contrappongono da anni sulla scena pubblica italiana, quella dell’apparire e quella della somiglianza. Per un certo periodo si sono anche sovrapposte, apparire alla stessa maniera è in parte anche considerarsi simili e quindi affini, una sorta di apparenza al quadrato. Tuttavia l’imporsi della crisi con la concretezza dei suoi problemi (mancanza di lavoro, difficoltà di accesso allo studio e alla cultura, perdita di diritti) favorisce lo scambio e la collaborazione tra persone affini per modo di vivere e di pensare, tra persone quindi che si somigliano al di là delle categorie politiche ormai quasi totalmente invase dal virus decadente dell’apparenza. Doppiozero questa settimana quasi propone in un certo senso una guida alla ricerca della somiglianza, dell’affinità a dispetto del vuoto apparire. Ferdinando Scianna commenta una sua fotografia rammentando una somiglianza con l’individuo da lui fotografato con quello ritratto in un quadro da Antonello da Messina: una somiglianza che sta forse più nell’uomo che nel quadro stesso e che nasce da una...