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Franco Cordelli

(15 risultati)

Caryl Churchill a Roma / L’imponderabile ronde dell’Impero

Trovare la maturità, la sicurezza, la disinvoltura dove ci si aspettavano le esitazioni o le iperboli di un apprendistato è sempre un’esperienza disorientante. Ma sul palcoscenico questa nascita artistica tutta d’un pezzo è più frequente di quanto si immagini: alla fine di Settimo Cielo, uno dei pezzi di teatro più famosi di Caryl Churchill che Giorgina Pi ha portato in scena con la sua compagnia al teatro India di Roma, viene da pensare che la regista romana, rendendo onore al proprio pseudonimo, sia appena uscita dalla mente di Zeus e subito abbia cominciato a esercitare la propria sapienza. Non è tanto da un segno che lo si capisce, quanto dal suo contrario: dal fatto che tutto è passato al pubblico senza un intoppo, a cominciare dalla demoniaca ars combinatoria dell’autrice britannica che trasforma i neri in bianchi, gli uomini in donne, le bambine in bambole e l’Africa del colonialismo ottocentesco in un déjeuner sur l’herbe vittoriano, pieno di caustiche e pungenti rivelazioni, o in una cena di Natale degna dei Morti di Joyce.   Non si sente alcuna contraddizione nel ritrovare i protagonisti della prima parte dello spettacolo un secolo dopo, in un parco della Londra del...

«La Lettura»: chiacchiere in libertà / Il teatro che non c'è

Domenica “la Lettura”, il settimanale culturale del “Corriere della sera”, ha dedicato cinque pagine allo stato del teatro italiano, con un forum guidato dal critico del giornale, Franco Cordelli. Era intitolato, con pretenziosità mista a una strizzatina d’occhio giornalistica, Manifesto per un teatro sexy. Abbiamo chiesto ad alcuni collaboratori di Doppiozero di reagire all’articolo riflettendo sulle questioni principali che ne emergono: lo stato del teatro italiano e il suo il futuro. Hanno provato a dipanare o a moltiplicare qualche filo Oliviero Ponte di Pino, Attilio Scarpellini, Roberta Ferraresi, Rossella Menna, Massimo Marino. Buona lettura.   I sette vizi capitali della scena italiana (Oliviero Ponte Di Pino)   Che bello! Finalmente sei pagine dedicate al “teatro sexy” aprono il supplemento culturale del più autorevole quotidiano italiano! Che bei nomi chiamati a dibattere! Peccato che dalla tavola rotonda sulla “Lettura” emerga una scena sempre intrappolata in un'eterna discussione, come quella che rischiamo di aprire oggi su Doppiozero.  Per cominciare, ci sono i mali storici del teatro italiano. È una litania che ci ripetiamo da tempo e che riecheggia...

Emma Dante, Ulisse e Polifemo

È pieno il Teatro Franco Parenti per la prima di Io, Nessuno e Polifemo di Emma Dante: è pieno di un pubblico ben disposto, curioso, pronto ad applaudire un altro trionfo della regista considerata una delle voci più talentuose del nostro teatro. Eppure chi ha ancora negli occhi la bella prova de Le sorelle Macaluso non può che rimanere spiazzato.   Nell’ironica conversazione che la Dante intreccia con Odisseo e il Ciclope e che ha aperto, al Teatro Olimpico di Vicenza, il nuovo ciclo di spettacoli classici diretto dalla regista palermitana, ci sono almeno due anomalie. La prima: diversamente dalle precedenti partiture drammaturgiche asciutte, dove ogni parola pareva scaturire da un’urgenza sotterranea e non razionale, con Io, Nessuno e Polifemo ci troviamo invece di fronte a un testo straordinariamente verboso, al limite del didascalico (“La tua maschera semantica con me non funziona”, esclama, per esempio, l’intervistatrice dell’eroe omerico).     Le riflessioni sulla permanenza del mito, sul rapporto tra durata della vicenda e persistenza nella storia non sono certo inedite; e non sorprende...

Krypton, il teatro e la critica

La critica teatrale è la ricerca di una presenza che si riverbera dalla scena al suo racconto. Devi uscire dalla casa sicura delle certezze, sfidare il viaggio in un luogo altro, entrare in comunicazione con l’ascolto. Gli occhi diventano lo specchio della memoria. “È una continua, viva illusione, di fermare qualcosa che ti sta scappando via – racconta Simone Nebbia – la materia continua a evolversi. In quanto tale, però, si poggia solo sulla testimonianza, fa le persone responsabili di ciò che passa nel loro tempo. Siamo ambasciatori di esperienze”.   Il tempo e il vissuto Un passo da storico del presente, dunque, “attraverso” fermate temporali e artistiche, non solo geografiche, come quello tenuto da Nebbia per scrivere Teatro Studio Krypton – Trent’anni di solitudine (edito da Titivillus). Krypton, gruppo di ricerca teatrale multimedia fondato dal regista e attore Giancarlo Cauteruccio con Pina Izzi, è approdato quest’anno al terzo decennio di residenza creativa nella sua città d’elezione, Scandicci, in provincia di Firenze. Di formazione interamente letteraria...

Un fiocco rosa al Valle occupato

È nata! Un fiocco rosa appeso alla porta di ingresso testimonia la venuta al mondo della Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Lo scorso 18 settembre una affollata platea ha salutato la nascita di questo nuovo soggetto che avrà il compito di occuparsi del futuro di uno dei più antichi teatri della città. Una platea colorata e sorridente, fatta di partecipanti differenti per età e mansioni, giovani, giornalisti e addetti stampa, una classe accompagnata dall’insegnante, cittadini e cittadine, abitanti del quartiere tra cui un anziano figlio di antifascisti romani che, dalla seconda fila, ha dato la sua benedizione al Valle con commoventi parole.     Dopo ventisette mesi di occupazione, una conferenza stampa dalle insolite forme ha voluto raccontare l’esito di un percorso che giunge oggi a un approdo istituzionale unico nel suo genere e piuttosto originale. Numerosi gli interventi in programma: tra questi il giurista Stefano Rodotà e l’attore Fabrizio Gifuni che fin dall’inizio ha seguito da vicino con “amore e passione” l’evoluzione di questo esperimento culturale e sociale....

Giulio Ferroni, l’importante è finire

Alla fine dello scorso maggio, dopo molto tempo, ho rimesso piede all’Università dove vent’anni fa studiavo (e dove non ho mai lavorato): alla Facoltà di Lettere della «Sapienza» di Roma. L’occasione cui non ho resistito è stata la lezione di congedo di quello che è uno degli ultimi suoi grandi docenti, Giulio Ferroni. Che non è stato il mio “maestro”, come si dice in termini accademici, ma dal quale certamente ho imparato molto.   Il 14 agosto ha compiuto settant’anni, ed è stata l’occasione di una bellissima festa a casa sua. Ma non poteva non colpirmi, piuttosto, l’ultima lezione di quello che è stato anzitutto un grande docente. Ci penso solo ora, ma in un’altra occasione solamente non sono voluto mancare all’ultima lezione di un maestro: e fu la volta di Edoardo Sanguineti, a Genova nel 2000. Il comportamento dei due è stato opposto, a chiasmo: l’algido, il tagliente Sanguineti si emozionò sino alle lacrime; il passionale, l’irruente Ferroni è stato lieve, lesto, quasi giulivo. Ma il titolo scelto, Come si finisce...

Tavoli | Franco Cordelli

Il tavolo circolare, inscritto dentro un tappeto, è rivestito di panno verde. Quattro sedie, una per ogni quadrante. La superficie può apparire spoglia, o laconica: un barattolo con un cespo di penne e matite, fra di essi una forbice, circondato alla base da un orologio da polso; un libro di tela azzurrata, rilevato dal fondo, che lascia intravedere un emblema sul dorso; un telefono senza fili, la linea di una sveglia, alcuni taccuini con una gomma Staedtler, una pezzuola per pulire gli occhiali, quindi degli occhiali; una o più scatoline arabescate. Questi oggetti sono distribuiti in tre quadranti, mentre uno rimane vuoto.   Non sappiamo quale posizione vi occupi il proprietario, salvo immaginarne lo spostamento, su ciascuna sedia, per brevi o lunghi archi di tempo, visitando ora il libro ora i taccuini, o se più spesso è seduto al margine di quello spazio vuoto. Non già un tavolo di lavoro, quindi, affollato di oggetti, un campo stabile che colleghi i pensieri alla scrittura, bensì l’astrazione di un tavolo, un’idea per metà abbandonata.   Con il suo panno verde, la sua regolarità...

Esilio stile tardività

Pubblichiamo di seguito una conversazione inedita di Andrea Cortellessa con Franco Cordelli in occasione del suo settantesimo compleanno.   Doppiozero ha dedicato inoltre a Franco Cordelli l’ebook Declino del teatro di regia, accompagnato da una conversazione con Andrea Cortellessa e da una teatrografia di Simone Nebbia.       AC: È un caso, ma un caso eloquente, che escano in contemporanea – per festeggiare i tuoi settant’anni, il 20 febbraio – due libri che possono ben rappresentare gli estremi di un percorso. Partenze eroiche, ripubblicato da Gaffi con una postfazione di Andrea Caterini, è un libro del 1980 (dunque sette anni posteriore al primo, Procida) ma è il tuo primo libro di saggi e raccoglie pagine degli anni Settanta e, in qualche caso, della fine dei Sessanta. Declino del teatro di regia, che abbiamo realizzato per il momento come e-book con doppiozero, raccoglie invece una selezione dell’ultimo quindicennio della tua attività di critico teatrale. E sono libri a specchio rovesciato, sin dai rispettivi titoli: non solo in questo, ma nel taglio che hai dato ai materiali coi...

Franco Cordelli. Declino del teatro di regia

Il 20 febbraio 2013 Franco Cordelli, autore, saggista, critico tra i maggiori intellettuali italiani, compie 70 anni.   In questa occasione, la libreria di doppiozero si arricchisce di un nuovo ebook, Declino del teatro di regia,che raccoglie ottanta “cronache teatrali” di Cordelli, attraversate dal sentimento di cosa sia il teatro di regia degli ‘anni Zero’. Qui il link per scaricarlo gratuitamente.    Il libro raccoglie ottanta articoli usciti sul Corriere della Sera tra il 1998 e il 2012, tutti dedicati a registi contemporanei italiani o stranieri, prendendosi la responsabilità di indicare gli spettacoli più significativi degli anni Zero. Grazie al ricco schedario teatrografico allestito da Simone Nebbia, il testo è anche uno strumento indispensabile per chiunque nel teatro lavori o il teatro studi. Dedicati come sono a figure di registi dal più o meno accentuato tratto demiurgico, questi articoli parrebbero contraddire il declino del titolo gibbonsiano scelto dall’autore, ma – come egli scrive nella premessa – nel loro insieme rappresentano appunto il tramonto di una grande stagione...

Il teatro oscuro di Massimo Castri

Il regista Massimo Castri (morto pochi giorni fa a Firenze all’età di 69 anni) è stato il mio Maestro di teatro. Era figlio dell’ossuta e nervosa Dina Castri, la mia amata professoressa di Italiano alle scuole medie, e di un signore basso e tracagnotto dall’altisonante nome di Argante (nelle campagne toscane si usava imporre ai figli improbabili nomi tratti dall’Orlando furioso), magnanimo professore di Latino e Greco al Liceo Dante di Firenze. Un giorno, per non smentire mai di essere un pedante scocciatore, chiesi alla mia insegnante, nell’ora settimanale che ci aveva offerto “per parlare e domandare del mondo”, che cosa fosse il teatro.  Mi ci portavano i miei genitori, mi piaceva moltissimo, ma non riuscivo a cogliere il perché mi sembrasse una cosa così importante per la nostra vita. Ne nacque una discussione abbastanza buffa e lei ci propose di invitare, come “esperto”, quel malinconico giovanotto dalle ciglia folte che, a volte, l’aspettava all’uscita della scuola (e che noi pensavamo fosse un suo “ammiratore”). Così, suo figlio Massimo venne a tenerci...

La regia, i sofisti, la città

La filosofia si addice al teatro. Claudio Longhi fonde vari dialoghi di Platone in uno spettacolo vivacissimo, Il sofista, che inizia provocatoriamente con immagini di talk show, con un Marco Travaglio sfinge e un Giuliano Ferrara profeta cinico a dividersi lo schermo, intervistati da un ammiccante Enrico Mentana. Sofisti, opinionisti, intellettuali (TUI: Tellekt-Ual-In, li ribattezzava Brecht nelle sue cineserie metaforiche):spacciatori di false verità?   Il regista quarantenne, allievo di Luca Ronconi, salito agli onori della cronaca per una rilettura di grande intelligenza e divertimento dell’Arturo Ui di Brecht con Umberto Orsini, dimostra che i dialoghi di Platone possono essere materia pulsante per le scene, per ricercare i fondamenti della nostra etica e smascherare i meccanismi della nostra comunicazione. E soprattutto si interroga - con un gruppo di attori giovani, fedeli, entusiasti, bravi, pronti a cimentarsi con leggerezza calviniana in imprese ardue - su un teatro nuovo, che abbandoni le sicurezze di ieri e si misuri con le domande di una società che sembra poter fare a meno del teatro (dell’arte, della cultura).  ...

Sulle orme dell’Orma

Il 4 ottobre sono approdati in libreria i primi due titoli di una nuova casa editrice, L’orma, fondata a Roma da due (anagraficamente) giovani intellettuali che conosco da molto tempo, Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi. Li ho incontrati più o meno a metà dello scorso decennio: dapprima leggendoli in Rete, su un sito di Letteratura comparata (entrambi sono transitati dalla scuola senese di Antonio Prete), Sguardomobile, che si distingueva per ricercatezza grafica e di scrittura; e poi incontrando un paio di volte Lorenzo, e la sua facondia appassionata, in qualche occasione direi convegnistica (entrambi da tempo emigrés e giramondo, in Italia venivano nell’unico modo in cui sia dato godersela: cioè in vacanza). Mi colpì una sua recensione iper-virtuosistica, apparsa sul sito, a Nel condominio di carne di Valerio Magrelli: mirabile operetta in prosa della quale il critico, critico-scrittore, con finezza evidenziava come fosse intessuta – più ancora delle poesie del medesimo autore – di dissimulati endecasillabi. L’intera recensione era a sua volta – a questo punto direi ovviamente – per intero...

La democrazia magica. Un’intervista con Franco Cordelli

Che cos’è la “democrazia magica” di uno dei più bei titoli della saggistica contemporanea? Titolo, questo di Franco Cordelli, di una raccolta di scritti variamente dedicati al romanzo (o, come da sottotitolo, al “narratore”, al “romanziere” e allo “scrittore”, in un ordine evidentemente non casuale), alla fine di un secolo (il libro fu stampato per Einaudi per la prima volta nel 1997, e lo scorso febbraio è stato riproposto per i tipi di Fandango) che ne aveva visto, in Italia, tanto l’esplosione che l’interdetto. E allora: che cos’è il romanzo, di cui il libro, fuor di metafora, parla? Un luogo, un territorio, una cifra? O, dicendolo in modo più tipico e al tempo stesso più seducente: in cosa consiste “la magia del romanzo”?   Cordelli non ama addentrarsi in questioni teoriche, non del tipo da manuale di letteratura, comunque (se si pensa almeno all’Asor Rosa del noto saggio sull’ “anomalia” italiana, ovvero sulla presenza di una minor tradizione romanzesca nostrana, a petto degli altri paesi europei e, piuttosto, di...

Franco Cordelli racconta Sebastiano Vassalli

Lo scrittore Sebastiano Vassalli compie settanta anni. Lo festeggia la rivista “Microprovincia”, edita da Interlinea, con numero tutto dedicato a lui. Franco Cordelli gli ha dedicato questo scritto che pubblichiamo, testimonianza di amicizia e ammirazione nel corso degli anni.     Ci fu l’amore cortese, l’amore da lontano. Ci fu e, travestito, non più reso celebre, c’è ancora. A volte, per chiarire le cose, lo si chiama amore platonico. Lo si dice, quasi sempre, a un altro che potrebbe avere, su un rapporto di cui non sa nulla, idee diverse dalla realtà, così com’è. Comunque, sempre di amore si parla. Mai d’amicizia. Può mai un’amicizia esser detta platonica? Sembrerebbe, forse, pleonastica - una simile definizione; o rumorosa; o fuor di luogo. Ma non è vero. Io penso, seriamente, solennemente, che tra Sebastiano Vassalli, lo scrittore, e me, vi sia un’amicizia platonica. Che tra due scrittori, per di più della stessa generazione e di diversissima fortuna, vi sia amicizia è raro, è difficile. Ancora più difficile che, come gli...

"Politiche dell’irrealtà" di Arturo Mazzarella

Pubblichiamo in anteprima un estratto del libro Politiche dell'irrealtà di Arturo Mazzarella, in uscita presso l'editore Bollati Boringhieri il 19 maggio, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Andrea Cortellessa.   L’opera del fantasma Questo libro si presenta uno e bino. Il libro numero Uno – che contrappone la poetica di Roberto Saviano (la poetica, si badi, più che l’effettivo esito testuale di Gomorra) a quella di altri autori di non-fiction di lui meno condizionati dalle retoriche della testimonialità (dal prototipo di Capote, A sangue freddo, ai più recenti esempi del Franchini dell’Abusivo e del Balestrini di Sandokan, passando per un’innovativa lettura di Sciascia – giustamente indicato quale archetipo italiano del genere) – animerà senza dubbio le discussioni più virulente e, c’è da scommettere, meno interessate alla prospettiva teorica che spinge l’autore, invece, almeno quanto la sua vis polemica e il suo gusto per la provocazione intellettuale (entrambi indubbi). Il libro numero Due, che si annida all’ombra del pamphlet con...