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Frank Gehry

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Conversazioni con artisti e architetti / Da Plinio il Vecchio a Hans Ulrich Obrist

Il 24 agosto del 79 d.C. le pendici del Vesuvio furono investite da un flusso piroclastico composto da detriti e da un vento caldissimo che spazzò ogni cosa a una temperatura di oltre duecento o trecento gradi centigradi. Tegole, travi, pietre e corpi ne furono travolti. Ai corpi umani scoppiarono i timpani e s’incendiarono i capelli.  È quanto avvenne con l’eruzione del Vesuvio che seppellì Ercolano e Pompei sotto cenere e lapilli. Prima del terribile flusso di magma e gas, Plinio il Vecchio comandante della flotta stanziata a Capo Miseno fece approntare delle navi quadriremi per soccorrere la popolazione in fuga e al tempo stesso per osservare da vicino il fenomeno dell’eruzione. Lo racconta suo nipote Plinio il Giovane in una lettera indirizzata allo storico Publio Cornelio Tacito divenuta famosa perché in essa si descrive per la prima volta un flusso piroclastico. Plinio il Vecchio morirà soffocato a causa delle esalazioni, ma i libri della sua monumentale opera Naturalis Historia perverranno ai posteri, ponendo le basi per la nascita di una storia e di una didattica dell’arte che assegnò al disegno il primato sulle altre arti figurative.  La ricezione che i libri...

Necessità dei ponti

Che cos’è un ponte (o meglio, un Ponte, con l’iniziale maiuscola)? Il libro di Alberto Giorgio Cassani, Figure del Ponte. Simbolo e architettura (Pendragon 2014) fornisce risposte articolate ed esaurienti a questa domanda. Non tanto in direzione di un’illustrazione dei suoi aspetti tecnico-costruttivi, quanto piuttosto in quella di una piena immersione nei suoi significativi simbolico-figurativi. Il titolo del libro, da questo punto di vista, rende perfettamente l’idea dell’approccio adottato e dei contenuti trattati.   Il Ponte è analizzato da Cassani sotto molti punti di vista diversi: il Ponte che unisce, il Ponte che divide, il Ponte sospeso, il Ponte abitato, il Ponte isolato, il Ponte che crolla, il Ponte che si muove: tanti “stati fenomenologici” differenti, corrispondenti ad altrettante figure, appunto. Ogni “stato”, o condizione, del Ponte è accompagnato da un’adeguata collocazione all’interno della sfera mitologica, simbolica o letteraria, e da un altrettanto esauriente corredo di esemplificazioni architettoniche, vuoi semplicemente immaginate nei disegni e nei progetti degli...

Innovazione o rivoluzione culturale?

Un anno fa, collaborando a un'inchiesta sui Bandi per la Cultura, concludevo che l'innovazione sociale nella Cultura è una storia ancora da scrivere. Dopo qualche tempo mi trovo ancora a sostenere questa posizione. Sono almeno nove anni che sento dire che la Cultura è un driver economico e di innovazione. Nel 2005 mi sono iscritta a uno dei primi master di specializzazione che combinava due parole allora confliggenti: arte e management. Sono cresciuta fra altri spunti, con la letteratura di Richard Florida e l'ascesa della classe creativa, che aveva trasformato i connotati di città ex industriali americane per rivitalizzarle completamente. Già da allora si parlava di partner e non sponsor. Già allora professori e manager illuminati tuonavano che bisognava interrompere la logica del bancomat e del big-logo, per dare spazio all'integrazione e co-progettualità con gli sponsor. Nel tempo sono fioriti cataloghi didattici come funghi e programmi di master su tutto il territorio, con pacchetti di modelli manageriali e di marketing applicati al Patrimonio, ai beni intangibili. Ho visto così tanti power point con il...

Brian O’Doherty. Inside the White Cube

È uscito in libreria il libro di Brian O’Doherty, Inside the White Cube. L’ideologia dello spazio espositivo (traduzione italiana di I. Inserra e M. Mancini, Johan and Levi editore, Milano 2012, pp. 146, € 20). Il volume raccoglie e traduce per la prima volta in italiano i saggi pubblicati dall’artista irlandese sulla rivista Artforum a partire dal 1976. Presentiamo qui il testo attraverso due contributi di Alessandra Sarchi e Riccardo Venturi e ne anticipiamo la postfazione.       Lo spazio dell’arte   “Una scena ricorrente dei film di fantascienza mostra la Terra che si allontana dall’astronave fino a diventare un orizzonte, un pallone, un pompelmo, una pallina da golf, una stella. Questo cambiamento di scala si accompagna a un passaggio dal particolare al generale. All’individuo si sostituisce la razza, rispetto al quale noi siamo un’inezia, un brulicare di bipedi mortali ammassati quaggiù come un tappeto steso per terra. Vista da una certa altezza, generalmente la gente appare buona. La distanza verticale favorisce questa generosità, mentre l’orizzontalit...

La solitudine dell’architetto

Recentemente Stefano Boeri, per spiegare alcune sue prese di posizione in merito a diverse questioni riguardanti la città di Milano non in linea con quelle del sindaco Giuliano Pisapia e della sua giunta, ha avuto modo di affermare: “Nel modo in cui faccio politica ho portato molto del mio lavoro: un progettista lavora spesso in solitario”.   A prima vista l’affermazione può apparire paradossale, o forzata. Chi meno solitario dell’architetto? Ovvero, chi più dell’architetto è – verrebbe da dire “per antonomasia” – inserito all’interno di un tessuto relazionale, è immerso nel corpo vivo della società? Chi è più teso – e a volte addirittura conteso – tra committenti, amministratori, finanziatori, costruttori, esecutori, semplici cittadini, abitanti, utenti? Per non parlare dei suoi stessi collaboratori, degli eventuali allievi, ammiratori, lettori – uno stuolo di persone che, letteralmente o metaforicamente, affiancano pressoché in ogni circostanza l’architetto. Insomma, chi è più “pubblico” dell...

Deyan Sudjic. Architettura e potere

Si fronteggiano a breve distanza, meno di un chilometro in linea d’aria. Il primo ha la forma di due grandi parentesi contrapposte nella parte convessa, una più alta e una più bassa; il secondo è invece una sorta di nastro di vetro che si srotola partendo da una cuspide posta più in alto. Si tratta delle nuove torri milanesi. In quella edificata su progetto di Henry Cobb ha sede la Regione Lombardia, nell’altra, opera di Cesar Pelli, si trasferirà tra poco UniCredit, la più grande banca italiana.   La torre di Henry Cobb, Milano.                                                          La torre di Cesar Pelli, Milano.   Come ha notato Silvia Micheli in un testo dell’atlante di architettura contemporanea MMX Architettura Zona Critica (a cura di M. Biraghi, G. Lo Ricco, S. Micheli, Zandonai, pp. 297, € 26), le nuove architetture evidenziano i due poteri della capitale morale: il...