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Gabriella Giandelli

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Domani, Galleria Nuages / Storie di Gabriella Giandelli

Gabriella Giandelli non illustra, racconta. Ogni volta che appare un suo disegno sul quotidiano “La Repubblica” è come se un altro testo s’affiancasse allo scritto dell’autore, un testo composto d’immagini e non di parole e frasi. Più che una disegnatrice Gabriella Giandelli è infatti una narratrice. Le sue tavole si compongono di elementi organizzati in forma di novella secondo una propria precisa sintassi.        Si osservi, ad esempio, la prima tavola di questo libro. C’è una casa di legno, con il tetto spiovente, di colore rosso e il camino che fuma. Si trova in una radura, intorno ci sono degli alberi, un muricciolo, sullo sfondo le montagne. Sul fianco della casa si nota anche un’apertura rabberciata con delle assi; davanti c’è una sedia, una sola sedia abbandonata, e un alberello dentro un contenitore, forse una latta. Un albero in primo piano impedisce la visione di una parte dell’edificio, ne occlude una porzione. Cosa nasconde il tronco? L’ingresso alla casa? Come si farà a entrare nell’abitazione? O forse la porta è dall’altro lato dell’edificio? Non lo si può sapere. Quella che sembrava una scena idilliaca, si trasforma in qualcosa di spaesante....

Sei domande a... / Gabriella Giandelli: il disegno della scrittura

C’era un’atmosfera festosa all’inaugurazione di Gabriella Giandelli/ Il disegno della scrittura/ works 1984-2019 (28 settembre-13 ottobre 2019, Fondazione Benetton, Treviso, nell'ambito di Treviso Comic Book Festival) e non solo perché l’artista milanese spargeva il suo evidente buon umore tra seguaci, il petit monde del fumetto e dell’illustrazione, amici e curiosi, ma perché la mostra, a cura di Giovanna Durì, è proprio bellissima e rende conto di un percorso coerente ma sempre aperto a nuove suggestioni.     Chi la visita non trova solo illustrazioni, storie inedite, albi, disegni, ma anche le collaborazioni col mondo del cinema, gli arazzi, che dimostrano la disponibilità della Giandelli a sperimentare, a mettere a confronto la sua disciplina quasi maniacale con altri mondi. Non turbava l’atmosfera festosa il fatto che il mondo dell’illustrazione e del fumetto italiano, ora consacrato internazionalmente, fatichi sempre più a trovare spazio nei nostri media, così come c’è il rimpianto che Milano non abbia ancora ospitato una grande mostra di un’artista così urbana, così legata all’eredità culturale (la moda, il design, il cinema “alla milanese”) della sua città...

Leonardo Di Costanzo, “L'intrusa” / Storie di ordinaria estraneità

Negli anni del primo dopoguerra, il riscatto di una nazione sconfitta arrivò inaspettatamente dal cinema, che divenne proprio in quegli anni un fenomeno globale, la principale fonte di svago di un mondo che ricominciava a vivere. Nessuno però aveva mai sentito parlare di quello italiano, che di svago ne offriva ben poco. I film di Rossellini, De Sica, Zavattini e di tutti quelli che seguirono, aprirono la strada a una nuova idea dell'Italia dopo vent'anni di fascismo. Fu chiamato neorealismo, un cinema girato tra città distrutte e campagne sconvolte dal passaggio del fronte, con attori presi dalla strada e che raccontava storie di vita quotidiana: bambini lustrascarpe, operai disoccupati ladri di biciclette, le vicende della guerra e le macerie morali da cui ripartire. L'urgenza di dire è il motivo per cui continuiamo a rivedere quei film che hanno fatto scuola in tutto il mondo e che hanno ispirato tante declinazioni del neorealismo.   È inevitabile richiamare quel modo di fare cinema quando si parla del lavoro di Leonardo Di Costanzo, che nasce documentarista ed è passato al cinema di finzione (categorie in verità un po' logore) con L'intervallo, acclamato in giro per il...

La ragazza Carla. Intervista a Gabriella Giandelli

Carla è una giovane donna milanese. Figlia della vedova Dondi, piccolo borghese che fabbrica pantofole, vive nella prima periferia insieme alla madre, e frequenta la scuola per dattilografe. Priva di una vera spinta interiore, Carla passa subito dopo l’apprendimento scolastico sulle tastiere a lavorare presso una ditta, la Transocean Limited Import Export Company, situata in Piazza Duomo. Il poemetto di Elio Pagliarani è uno dei capolavori della poesia italiana della seconda metà del Novecento. Scritto dall’autore, un romagnolo arrivato a Milano nell’immediato dopoguerra, quale risposta all’impatto con la città lombarda, dove si era trovato a vivere e lavorare, è la perfetta descrizione dell’anima di questa città. Pubblicato in forma definita nel 1960, è in origine un soggetto cinematografico che Pagliarani aveva pensato di sottoporre a Zavattini e De Sica nel 1947.   Elaborato lentamente, comparve in rivista con l’avvallo di Elio Vittorini verso la fine degli anni Cinquanta. Il ritmo del racconto è dato dalla voce narrante, che spinge in avanti la storia aggiungendo dettagli e...

Tavoli | Gabriella Giandelli

Il tavolo di Gabriella assomiglia un po’ a un suo disegno: molti colori, un’armonia delicata di fondo, un ordine un po’ inconsueto con piccoli dettagli imprevisti qua e là, una bella luce. Qualcosa a cavallo tra il familiare e il leggermente perturbante. Le matite colorate sono organizzate in bicchieri e divise per aree di colore: c’è il bicchiere dei blu, quello dei rossi, quello dei celesti, dei bruni, dei verdi, dei grigi. Non me l’aspettavo, ma è ovvio. Da non disegnatore quale sono, per me le matite si trovano organizzate per colori solo nelle scatole: quando ne escono, si disperdono nel vasto mondo dell’uso… Ma qui c’è evidentemente una logica, un metodo non improvvisato. Le matite sono tutte perfettamente temperate (a destra, in basso, a fianco di un cellulare inaspettatamente arcaico, c’è l’atteso contenitore dei trucioli del temperino – intonato con il colore del libro a destra, e persino con le finestre dell’edificio sulla copertina del libro di Gabriella stessa, subito sotto), e lo sono perché evidentemente non devono farsi aspettare nel momento del...