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George Steiner

(12 risultati)

Razionalità e contesto / Carola Rackete, lo spazio e il mare

Il comportamento della comandante della Sea Watch ha prodotto una vera e propria “aria variata all’italiana”, per dirla in termini musicologici. Resta però ancora da decifrare davvero il sottile, segreto sorriso di Carola Rackete, che s’indovina sulle sue labbra ma quasi mai si vede. Nessuno l’ha ancora fatto perché nessuno ha ancora riconosciuto in lei la potentissima entità da cui dipende l’intero senso della modernità, di cui costituisce la faccia normalmente nascosta ma allo stesso tempo fondativa, la versione in grado di rimetterne in asse, ribaltandolo, il percorso. Il dato più tragico dell’episodio in questione consiste proprio in tutto quel che esso, al riguardo, rivela: la fine della coscienza della nostra cultura, la perdita di memoria delle proprie origini, l’incapacità di continuare a riconoscere il senso degli “arcani maggiori” che ne reggono la vicenda. Di qui la perdita di vista dell’autentica posta in gioco.    A molti il gesto della comandante ha richiamato la storia di Antigone. Per un verso si comprende: dalla tragedia di Sofocle in poi Antigone, che difende le ragioni della giustizia degli uomini contro quelle della legge della città, è la...

Appennini / Caffè. Conversazioni e solitudini

In quello straordinario piccolo libro che è Una certa idea di Europa di George Steiner, i caffè insieme alle vie con nomi propri, alle strade e ai territori percorribili a piedi (all’essere la sua civiltà “figlia” di Atene e Gerusalemme), sono un’idea di Europa aldilà di ogni confine, lingua, religione. Ne sono un tratto essenziale, elemento del panorama e del vivere comune in cui riconoscersi. I caffè del resto sono differenti dai pub inglesi dove la birra, il cibo, gli orari, le luci e altro segnano una diversa convivialità e ancora i caffè appaiono profondamente estranei ai bar americani dove solitudini e super alcolici possono essere presenze abituali. Non che nei bar-caffè italiani o europei non si bevano alcolici, ma almeno a partire dal Settecento, quando il caffè e il resto delle bevande nervine entrano nell’uso comune, almeno in molte città, una convivialità non alcolica diventa possibile, diventa disponibile un’alternativa al vino, alla birra, al sidro, all’idromele, ai liquori... insomma una alternativa all’alcol secondo lo stato sociale, il gusto, la geografia e le consuetudini.   È stata di fatto una rivoluzione silenziosa: la convivialita alcolica, disinibente...

Esiste un’educazione al bere? / In vino veritas

Tra le trasformazioni silenziose che avvengono nella pancia delle nostre città, il chupito e la sua diffusione come bevanda delle notti giovani ad alto tasso alcolico, è stata minimale quanto recente, veloce quanto strisciante, velenosa quanto indecente... Anche un solo euro per un bicchierino di superalcolico aromatizzato da tracannare d’un fiato. Cinque euro – valore infimo a disposizione del fine settimana di ogni adolescente – e l’ubriacatura, se cercata, è assicurata. I venditori? Nei vicoli della movida genovese, commercianti poco in regola, extracomunitari o meno con licenza indefinita. Possibile che in altre città il mercato sia simile, ma comunque anche per i maggiorenni, anche per locali perfettamente in regola, il chupito è diventato rapidamente un nuovo possibile consumo. Senza la dolcezza del suono latino, rende di più nel suo equivalente anglofono – shot – vale a dire colpo, tiro...sì un tiro diritto al cervello. Elementi che appartengono di fatto ai consumi e al panorama dello sballo facile, forse il più facile, e, inutile girarci intorno, a un uso molto simile a quello delle droghe. Un tiro diritto al cervello come una tirata di cocaina, come una pillola di...

Morte dell'alimentazione mediterranea / Corpi

Ancel Keys, nutrizionista, docente universitario, medico a seguito dell'esercito americano, negli anni del dopoguerra "riscoprì" la dieta mediterranea diventandone per sempre il padre putativo. Una "verità" consegnata agli annali della storia della medicina e del costume, sebbene una verità conosciuta soprattutto nel mondo di chi legge, guarda la televisione, compra al supermercato, cena al ristorante... A una verità meno celebrata ma forse più importante per le sue conseguenze appartiene il fatto che Ancel Keys sia stato il ricercatore che ha posto definitivamente l'attenzione sugli effetti che l'alimentazione ha sul benessere delle popolazioni. The Seven countries study è stata l'intuizione e il capolavoro di Keys: sette paesi, sette diverse popolazioni in cui una differente alimentazione determinava una diversa incidenza di malattie cardiovascolari, inevitabilmente un diverso rapporto con l'ambiente e con le vite di quelle genti.   Che il cibo avesse effetti sul corpo, sulla salute e sull'esistenza è stata conoscenza di tutte le culture che si possono chiamare tali, giù nell'abisso dei tempi. Come negare che dieta e cibo siano stati la prima medicina e la principale...

Classico per consumatori felicemente inconsapevoli / Pane selvaggio pane bianco pane inutile

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Ci sono libri in grado di imporsi all'attenzione del lettore per molto tempo, cogliendo una esigenza profonda ben oltre le mode o le curiosità effimere. A questo tipo di libri viene associata in genere la parola "classico", non senza ragione.  Secondo l'intuizione di George Steiner classico è poi quell'opera che attraverso l'esperienza estetica riesce a parlare all'uomo indipendentemente dalle circostanze in cui egli viva. Per sua "alchimia" un classico dialoga sempre con l'"umano" sia quell'opera un romanzo, un dipinto, una pezzo musicale.     Leggendo Il pane selvaggio di Piero Camporesi (Il Saggiatore 2016 con prefazione di Umberto Eco) non si compie un’esperienza estetica – il libro è infatti un saggio, scritto sapientemente, con tematiche per certi versi magnetiche, ma sempre un saggio, un libro cioè di ricerca e riflessione. Eppure il libro potrebbe essere definito classico, anche se dopo poche pagine sarebbe stato respinto dai lettori solo due, tre secoli fa, e in molte regioni d'Italia ancora alla fine dell'Ottocento. Sarebbe...

Ricerca e rete

La tecnologia ha spesso giocato un ruolo importante nella nascita di una nuova scienza o nella morte di un’altra: l’improvvisa disponibilità di nuove tecniche di indagine e di raccolta stimola prevedibilmente la costruzione di differenti modelli interpretativi. In effetti oggi è l’intero ambito delle Humanities a essere posto in questione, sollecitato e rimodellato dalle tecnologie digitali. Lo spostamento dal supporto cartaceo al digitale ha conseguenze decisive sul modo in cui leggiamo, annotiamo, memorizziamo un testo, e influisce in modo ancora oggi scarsamente indagato sulle nostre modalità di attenzione.   Interessato all’esplorazione delle potenzialità della realtà virtuale, musicista e programmatore, Jaron Lanier si occupa da tempo di diritti d’autore e economia della Rete. In La dignità ai tempi di internet riflette sulla deriva ultraconcentrazionaria della Rete e le sue conseguenze sulla “classe media”. Sviluppatasi come luminosa utopia, la gratuità dei contenuti online si è risolta in una devastante distruzione di ricchezza per i produttori – i “creativi...

Valeria Luiselli. Carte false

In uno dei suoi componimenti in prosa, César Vallejo, tra i più grandi poeti di lingua spagnola, paragona la casa ad una tomba, perché entrambe, secondo l’autore peruviano morto a Parigi alla vigilia dell’entrata della Francia nel secondo conflitto mondiale, vivrebbero esclusivamente degli uomini, non tanto i loro passi,  “i baci, le scuse, i crimini”, il bene e il male, quanto la loro presenza, che s’attacca alle pareti d’entrambe come un gerundio ben assestato, rendendole irresistibilmente simili. Valeria Luiselli pare conoscere l’analogia, perché apre il suo libro Carte False (La Nuova Frontiera, traduzione dallo spagnolo messicano di Elisa Tramontin) con il racconto dell’incontro con Iosif Brodskij, la cui ricerca per le stradine del cimitero di San Michele a Venezia ricorda il procedere di chi, non conoscendo il numero civico della persona cui vuol far visita, sforza gli occhi sulla placca dei citofoni, trasalendo segretamente ogni volta che vede la prima lettera del cognome che sta cercando. Luiselli sa che il viaggio da Città del Messico alla laguna più celebre del mondo non andr...

Mario Soldati: un'altra enogastronomia

Nato nel 1906 a Torino e morto nel 1999 a Tellaro (Sp), Mario Soldati già anagraficamente è stato il Novecento; non troppo giovane per non vivere la prima guerra mondiale (nel 1918 aveva dodici anni) appartiene in pieno a quelle generazioni per le quali quella guerra mondiale è stata ancora "l'altra guerra", vissuta la prima da bambino e la seconda da adulto.   Giornalista, scrittore, autore televisivo, regista, sceneggiatore, poeta e (forse non per ultimo) cultore, ricercatore e scrittore di temi enogastronomici, Mario Soldati ha rappresentato una figura importante del panorama culturale del 900 italiano, attraversandone da protagonista diversi decenni prima e dopo la seconda guerra mondiale.   Nella sua multiforme attività è stato anche di fatto l'inventore di un genere giornalistico e televisivo. Il suo Viaggo nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini è stato antesignano del reportage enogastronomico, a cavallo tra cibo e territorio, tra vini e confini, tra tradizioni e cultura alimentare o semplicemente cultura...     Sì perché per Mario Soldati (come subito...

Il teatro oscuro di Massimo Castri

Il regista Massimo Castri (morto pochi giorni fa a Firenze all’età di 69 anni) è stato il mio Maestro di teatro. Era figlio dell’ossuta e nervosa Dina Castri, la mia amata professoressa di Italiano alle scuole medie, e di un signore basso e tracagnotto dall’altisonante nome di Argante (nelle campagne toscane si usava imporre ai figli improbabili nomi tratti dall’Orlando furioso), magnanimo professore di Latino e Greco al Liceo Dante di Firenze. Un giorno, per non smentire mai di essere un pedante scocciatore, chiesi alla mia insegnante, nell’ora settimanale che ci aveva offerto “per parlare e domandare del mondo”, che cosa fosse il teatro.  Mi ci portavano i miei genitori, mi piaceva moltissimo, ma non riuscivo a cogliere il perché mi sembrasse una cosa così importante per la nostra vita. Ne nacque una discussione abbastanza buffa e lei ci propose di invitare, come “esperto”, quel malinconico giovanotto dalle ciglia folte che, a volte, l’aspettava all’uscita della scuola (e che noi pensavamo fosse un suo “ammiratore”). Così, suo figlio Massimo venne a tenerci...

Mantieniti vivo

“Tradiscono i decenni” recitava il refrain di una canzone di successo del 1998; un’espressione riuscita per registrare come anche lunghi archi di vita possano essere ridotti a sensazioni più che a memoria. Sembra essere stato così per gli anni ottanta e la loro esteriorità, diluitasi nella “melassa” degli anni novanta, così come - scomparso ogni ottimismo - in quella del decennio da poco concluso. Per molti l’impressione è stata quella di vivere una lunga stagione concentrata sull’individuo, alla ricerca di un ombelico del mondo difficile da trovare, inesistente oppure polverizzato in miriadi di interessi, soprattutto personali.   Il cibo non è stato forse una perfetta metafora di questi anni? In questo lungo arco di tempo c’è stata un’attenzione spasmodica e quasi ossessiva per l’alimentazione, inimmaginabile fino a solo due generazioni prima. Per la prima volta il cibo è stato “pensato” almeno quanto consumato.   La dietetica, la storia, l’arte, la letteratura, ma anche la moda o lo sport hanno contaminato il cibo e da questo...

Madrid - Jorge Semprún

  Qualche giorno fa all’Istituto Francese di Madrid si è tenuta una serata dedicata alla memoria di Jorge Semprún. La sala era non molto grande, perciò parte del pubblico è rimasta fuori, mentre alcuni amici spagnoli parlavano dello scrittore. Seduti al tavolo le autorità francesi. Ricordi personali e discorsi sull’identità di questo scrittore che è stato una delle memorie di un secolo tragico, il XX: lo sguardo della memoria. “Este país no tiene solución”. Non c’è niente da fare, la Spagna non ha soluzione, aveva detto alla scrittrice Rosa Regás, l’ultima volta che si erano visti. Una frase che ha fatto ricordare ai presenti le parole pronunciate da Felipe  Gonzáles a Parigi, pochi giorni dopo la morte di Semprún, il 31 maggio di quest’anno, quando l’ex presidente e politico socialista ha messo in rilievo il modo ingiusto con cui la Spagna aveva sempre trattato lo scrittore.   Semprún aveva lasciato scritto di esser sepolto a Biriatu, un piccolo paese basco-francese, sulla riva del Bidasoa, la linea di frontiera...

Antica

Non è casuale se una riflessione non retorica su cosa sia ancor oggi “la patria” ci possa arrivare da un ebreo, da un ebreo italiano quale era Primo Levi. Almeno in parte ebreo per cultura, italiano per nascita da generazioni; uno di quei ragazzi e di quegli uomini – e come lui milioni di uomini – letteralmente travolti dalle conseguenze delle idee di nazione, patria, destino, razza, negli anni trenta ancora spettatori increduli di tutto ciò che sotto i loro occhi si stava adempiendo. Cosa è, sembra chiedersi Levi , che rende un luogo degno di essere vissuto fino alla fine? Cosa rende un luogo diverso da un punto su una cartina geografica, da un nome segnato da confini, semplicemente da una nazione? In un luogo ci si può vivere, lavorare, fare figli ma può essere ancora poco per riconoscerla come casa, come focolare comune di un’intera comunità, tanto meno patria… Manca una dimensione, che Levi non nomina ma che sembra aver ben guardato in quell’Europa ancora contadina, abbracciata saldamente alle tradizioni e alla terra più che ai moti vorticosi di una modernità ancora da venire....