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Gerda Taro

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Il fiore del primo maggio / Mughetto

È fiorellino compunto, gentile, squisito all’olfatto, eppure chiamiamo mughetto anche una sgradevole infezione fungina delle mucose. Gli capita anche di essere classificato come Convallaria majalis, ma con il grugno del simpatico porcello nulla ha in comune. A chi non sia digiuno di lingua latina la denominazione botanica evoca all’istante le convalli e i pendii ombrosi nel momento dell’anno dai verdi più smaglianti: il maggio lussureggiante, il mese del rinnovamento da sempre e ovunque atteso e celebrato.  In Francia le muguet (da noix musquette, a sua volta derivato da musc, muschio) è il fiore del primo di maggio, ben prima che vi cadesse anche la festa dei lavoratori (Chicago1886, Parigi 1889). Fu Carlo IX di Valois nel 1561 a dare avvio alla tradizione di regalare in questo giorno un rametto delle bianche odorose campanelle come augurio di bonheur. Da allora i cugini d’oltralpe, se non lo colgono nel bosco o in giardino, lo acquistano dai fiorai o dai venditori improvvisati, che lo esibiscono ad ogni angolo di strada perché – una tantum – non v’è bisogno di alcun permesso. È d’obbligo portarlo al bavero, donarlo in segno d’amicizia o come pegno d’amore.  Insieme all...

Due libri, due storie / Gerda Taro e Vivian Maier

“Cosa mi fa sentire forte?” si domandava Susan Sontag in un’annotazione del suo diario. “Essere innamorata e lavorare”. E, ancora, descriveva la “vita della mente”, con le parole: “avidità, appetito, desiderio, voluttà, insaziabilità, estasi, inclinazione”. Ci sono analogie tra amare e conoscere, “tra il modo in cui l’Eros agisce nella mente di chi ama e quello in cui la conoscenza agisce nella mente di chi pensa”, scriveva la poetessa e grecista Anne Carson. È, questo, a mio parere, il punto di vista che hanno scelto Helena Janeczek e Francesca Diotallevi per raccontare le vite di Gerda Taro e Vivian Maier. La prima con il romanzo La ragazza con la Leica (Guanda, 2017), la seconda con l’altro romanzo Dai tuoi occhi solamente, (Neri Pozza, 2018). Entrambe le fotografe prestano attenzione al mondo e al loro tempo, ma il loro sguardo si pone a distanze diverse dalla realtà che rappresentano.   Per Gerda la fotografia ha origine nel centro delle cose, della sua vita e degli avvenimenti storici e politici. Gerta Pohorylle, nata nel 1910 a Stoccarda da una famiglia di ebrei polacchi, si trasferisce a Lipsia nel 1929 per frequentare la Gaudig Schule. Nel 1933 viene arrestata per...

Oh Mexico

It sounds so sweet with the sun sinking low The moon's so bright like to light up the night Make everything all right (James Taylor)   Messico e nuvole, il tempo passa sull'America il vento insiste con l'armonica, che voglia di piangere ho (Enzo Jannacci)   Da qui il Messico è parte dell'America, quella latina. E non è dove si parla il latino, come incautamente dichiarava, convinto, il vice di George Bush padre, che si scusava, non ricordo in che luogo, appunto, dell'America latina, per non saper parlare il latino. Come noto ai non-repubblicani Nord-americani, in Messico si parla spagnolo o, come si scriveva un tempo, la lingua spagnuola. Insomma, il castigliano; in una variante, diversa da quella della madrepatria, dall'argentino, dal cubano, dal colombiano, dal cileno, dal portoricano, ecc.   Qui la differenza consiste nella presenza dell'azteco, con tutte quelle t e tl: Náhuatl, Toltechi, Teotihuacan. Così mi dicono i miei ospiti Ricardo Rosas e Gerardo Residenz che, peraltro, parlano anche un bellissimo italiano. Quando ti rendi conto che è la prima volta, nel Nord-America, che si pu...

Robert Capa e il miliziano

Mario Dondero Lo scatto alla cieca di Capa   Come si sia svolta e che cosa abbia significato la guerra di Spagna, conclusasi nel modo più tragico per l’intervento decisivo dei nazisti tedeschi e dei fascisti italiani, è relativamente poco conosciuto in Italia e del tutto ignorato nei programmi scolastici: come accade, del resto, per qualcosa che avvenne e ci riguarda ancor più da vicino, e cioè la Resistenza italiana durante la Seconda guerra mondiale.   Rievocata generalmente a livello di curiosità, specialmente negli ambienti che si interessano alla fotografia, è la questione, diventata un’annosa querelle, sulla foto di Robert Capa del Miliziano che muore. Muore o non muore? È caduto veramente, perdendo la vita in quel combattimento, o è stato il fotografo a fargli recitare, talento insuperabile, una finta morte? Eppure, ormai da molti anni, tutta la vicenda è stata chiarita. Richard Whelan l’ha raccontata nella sua attendibile biografia di Capa, con tanto di nome e cognome del soldato caduto, Federico Borrell Garcia, detto Taino, di 24 anni, della columna anarquica di Alcoy (...

Parigi: la Valise Mexicaine e Manifesto

Quando Lucio Fontana squarciò il teatro della tela aprì nuove dimensioni. Dentro a quei tagli c’erano cose nuove, come delle intimità ancora inedite che potevano finalmente sprigionarsi, uscire alla luce. Ma anche il fuori poteva entrare da quei nuovi pertugi a esplorare qualcosa di sconosciuto. Viene effettivamente da collegare l’operazione di Fontana all’extime lacaniano, quel luogo dove interno ed esterno si rimandano l’un l’altro.     Camminando per Parigi pochi giorni fa, ho avuto la precisa sensazione di stare ficcando la testa dentro a uno di quei tagli, il fuori entrava in un dentro che poi sarebbe uscito con me. Davanti al Musée d’art et d’histoire du Judaisme c’era la locandina, ben visibile ma per nulla altisonante, della mostra ospitata al suo interno La Valise Mexicaine - Les négatifs retrouvés de la guerre civile espagnole, organizzata dall’International Center of Photography di New York, fino al 30 giugno.       4500 foto mai viste sulla guerra civile spagnola, materiali inediti a lungo celati in una valigia e rinvenuti in...