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Giorgio Agamben

(80 risultati)

Sloterdijk, Macho, Byung-Chul Han

La filosofia è morta, viva le scienze della cultura!   Un rapido sguardo ai nomi delle cattedre, ai programmi delle lezioni, alle monografie pubblicate dai docenti afferenti ai dipartimenti di filosofia delle università tedesche è sufficiente a rendere evidente quello che ai più potrà sembrare a prima vista un dato stupefacente: la filosofia intesa come teoria e produzione di teoria sulla realtà, e analisi critica della stessa, in Germania, nei dipartimenti di filosofia, è scomparsa.   Resta al suo posto la storia della filosofia (una filosofia trattata come bene museale, come un oggetto in sé conchiuso, immutato e immutabile, e per questo oggettivamente analizzabile), dunque – nel migliore dei casi – l’analisi storica di un oggetto concettuale cristallizzato in uno spazio e tempo altri, del tutto separati dal presente e dalla sua interpretazione. Accanto ad essa la filosofia analitica, di matrice anglo-sassone. Ma della filosofia come interpretazione critica dell’esistente, analisi e produzione di immagini del mondo, non resta praticamente (fatte salve le dovute, rare ma presenti,...

Politica a colpi di tweet

Twitter sta vivendo da tempo un momento di notorietà e celebrazione nella comunicazione politica italiana, sia nel dibattito pubblico che in quello degli addetti ai lavori. Le possibilità di disintermediazione che ha introdotto, la capacità di aggregare conversazioni, l’immediatezza del linguaggio e la velocità di propagazione dei contenuti ne fanno uno strumento adatto ad una politica post-partitica, a quella “democrazia ibrida” – così la definisce Ilvo Diamanti – che predispone la sua messa in scena dissolvendo i confini tra Rete e mass media.   Twitter diventa così un interessante luogo di osservazione della rappresentazione della politica, capace di mettere a fuoco il mutamento sia delle dinamiche della rappresentanza che della funzione dei media nel costruire rappresentazioni in un’epoca di narrazione rete-centrica del rapporto politica-cittadini, come quella introdotta dal Movimento 5 Stelle.   Il vero problema è quale sguardo adottare per analizzare questa realtà senza confondere le potenzialità – come la disintermediazione – e le caratteristiche...

Guantanamo e i nuovi Lager

Tra i commenti ai recenti attentati di Parigi alcune voci si sono soffermate sulle possibili conseguenze che una risposta securitaria potrebbe portare in termini legislativi nelle società europee. L'uso isterico dei pronomi personali dopo la strage nelle redazione di Charlie Hebdo è anche una spia linguistica della logica dell'identità che all'indomani dell'attentato alle Torri gemelle del 2001 ha accompagnato le retoriche dello scontro di civiltà; retoriche che hanno giustificato gli interventi di polizia internazionale e le guerre chirurgiche. Intervistato da Repubblica il 15 gennaio Giorgio Agamben ha invitato «a mantenere la lucidità» e non commettere lo stesso errore l'«equivoco tra terrorismo e guerra che ha permesso a Bush dopo l’11 settembre di scatenare quella guerra [...] che è costata la vita a decine di migliaia di persone e senza la quale forse non avremmo avuto la strage che la Francia sta oggi piangendo». Il rischio – continua Agamben – è quello del lento scivolamento «in quello che i politologi americani chiamano Security State, cioè in uno...

Su Piero Manzoni / L’artista? Il brand che crea un’atmosfera

Cosa succede se si consacra un grande dissacratore? La recente retrospettiva milanese per i cinquant'anni dalla morte di Piero Manzoni ha dimostrato che da un paradosso non possono che seguire paradossi. Se era giusto far scoprire anche al grande pubblico che l'artista “milanese, ma geniale” (copyright Skiantos) non era solo “quello della merda d'artista”, le celebrazioni fin troppo ufficiali e il contorno di pubblicazioni uscite per l'occasione (come Piero Manzoni. Vita d'artista e Breve storia della merda d'artista di Flaminio Gualdoni; Diario (1954-1955), di Piero Manzoni a cura di Gaspare Luigi Marcone; Piero Manzoni e Albisola. Una visione internazionale di Francesca Pola; Il ribelle gentile. La vera storia di Piero Manzoni di Dario Biagi e Su Piero Manzoni di Germano Celant) hanno finito per imbalsamarne l'immagine e seppellirla nell'archivio dei classici dell'avanguardia italiana.   È insomma successo a lui quello che è successo a una delle sue opere meno commentate e meno glamour, la Base magica, posta al centro di un'aulica sala di Palazzo Reale. Manzoni la chiamò così perché “qualunque persona, qualunque oggetto vi fosse sopra era, finché vi restava, un’...

Sudafrica: minatori di pil

Il 18 giugno scorso, è finito lo sciopero minerario più lungo della storia del Sudafrica. Con fatica i primi tre produttori mondiali di platino: Anglo-American Corporation (AAC: il cui brand diamantifero è De Beers, ma quello del platino è Amplats, che da solo vale il 38% del platino mondiale), Impala Platinum (brand: Implats) e Lonmin (partecipata del colosso svizzero Xstrata) hanno raggiunto un accordo con il sindacato egemone del settore, cioè l’AMCU (Association of Mineworkers and Construction Union). Fondato nel 1998 da una scissione del NUM (National Union of Mineworkers), branca della potente centrale sindacale COSATU (cioè le Trade Unions sudafricane, con circa due milioni d’iscritti). Anche se giovane, l’AMCU è rapidamente diventato il sindacato egemone tra i minatori del settore estrattivo, con una partecipazione di oltre il 70% dei lavoratori della Lonmin e maggioritario (oltre il 50%) anche nelle altre due società.   La decisione di approvare l’accordo, è stata espressa dalla maggioranza dei 70.000 minatori africani (in Germania li chiamerebbero gastarbeiter, nel senso che...

Animalità: nostalgia delle origini o concetto-progetto?

Straniamento è parola filosofica. Anzi, per certi aspetti può essere considerata cifra essenziale dell'atteggiamento filosofico. Si filosofa sul serio solo se si opera un'azione straniante – rispetto al mondo, al senso comune, alla doxa, alle tradizioni, all'autorità, alle credenze. Di più: solo quando ci si torce fino al limite estremo del domandare – perché qualcosa e non il nulla? perché sono qui? chi sono? donde viene quel chi che domanda? – solo allora l'avventura filosofica assumerà un senso (drammatico) di vita vissuta.   Di questo tipo di torsioni è costellata la storia della filosofia (dalla periagoghé platonica all'epoché fenomenologica), ma soltanto di recente lo straniamento ha potuto raggiungere ulteriori livelli di consapevolezza e drammaticità. La “detective-story” filosofica che Jim Holt conduce con arguzia nella propria indagine ontologica intitolata Perché il mondo esiste? [di cui abbiamo scritto qui NdR], non sarebbe forse stata possibile senza la cosmologia novecentesca (ma anche senza le turbe...

Kafka nelle mani di Charlie Chaplin

Kafka e Chaplin, cos’hanno in comune? Un’intelligenza dei margini della vita, dove l’esclusione dal mondo, dalla storia squarcia il velo della dissimulazione e si apre alla cognizione del dolore come destino. Un paragone improbabile? Per Benjamin i mondi della rappresentazione hanno sottili fili che li legano; al di là delle differenze- tempi, luoghi, forme artistiche- esistono affinità misteriose che consentono accostamenti e prospettive ermeneutiche imprevedibili:    “la vera chiave per interpretare Kafka è nelle mani di Chaplin. Come Chaplin crea situazioni nelle quali il reietto e il diseredato, la sofferenza umana eterna, si incontrano in modo eccezionale con le circostanze più straordinarie del nostro esistere odierno, così anche in Kafka ogni circostanza è bifronte come Giano, del tutto immemorabile, senza storia, eppure della più recente attualità giornalistica”. Questo accostamento fulminante compare in una delle molte annotazioni  raccolte nel volume VIII delle Opere di Benjamin, uscito recentemente da Einaudi (W. Benjamin, Opere complete Vol.VIII,. Frammenti e...

Giorgio Agamben. Il fuoco e il racconto

Parola di filosofo: le classifiche dei libri più venduti sono «infami» («sì, infami», ribadisce). Osservate dalle alture spirituali che sono la dimora abituale di Giorgio Agamben, molte altre cose, com’è facile intuire, potranno apparire ancora più detestabili ed inutili. Tacciabile d’infamia è soprattutto quell’immane e universale degradazione che ha trasformato l’arte, la letteratura, la religione e la stessa filosofia in «spettacoli culturali» privi di ogni «efficacia storica».   Per non parlare, aggiungo io, di una critica letteraria capace di risultare, con eccezioni sempre più rare, nello stesso tempo vacua ed asfissiante, e cronicamente incapace di intuizione. Anche per questo la lettura dei saggi raccolti in Il fuoco e il racconto equivale a un atto salutare di liberazione. Ebbene sì, proprio perché sappiamo che la vita è breve, e i suoi possibili significati sempre incerti e caduchi, tanto vale concedere a se stessi le maggiori ambizioni, e puntare dritto nella direzione delle cose supreme.     Si può non essere d’accordo su molti singoli giudizi, certamente, ma la fiducia che volentieri si concede alle argomentazioni di Agamben discende dal fatto che, per...

Campioni # 2. Gherardo Bortolotti

  05. diverse dalle scarpe che abbandoni in un angolo, dalle tracce sbiadite che hanno lasciato all’ingresso, decifrabili ancora, alle tue spalle, come prove di una stagione precedente del tuo essere vivo, del fatto che altrove hai solcato il presente, disfacendoti in parte, in superficie, sprecandoti nel processo del tuo futuro imminente.   03. differenti dalle belle mattine di sole, dalle occasioni, dalle piccole coincidenze che si innestano nel moto del giorno, come anime in fil di ferro, sottili, raggiate, filiformi, in grado di rimanere, nel tempo, dopo il crollo dei minuti, delle ore, in piedi come resti di muri in cemento armato, alzati in anni passati, consegnati al futuro, al disfacimento.   Qualche anno fa Agamben rifletteva sul fatto che «contemporaneo è chi riceve in pieno viso il fascio di tenebra proveniente dal suo tempo»; il contemporaneo, quindi, è un genere speciale di relazione con il proprio tempo che prevede insieme un’adesione e uno scarto, ovvero una dialettica tra vicinanza e lontananza che, a ben vedere, è l’unica che permetta di cogliere l’oscurità del presente. Il...

Potenza di un no

Nelle storie come nelle vite, c’è sempre un preciso momento in cui tutto potrebbe cambiare. Ciascuno sa quanto è difficile essere all’altezza di un momento così, basta un nulla ed esso svanisce. Nell’ultimo film di Scorsese, The Wolf of Wall Street, accade quando il protagonista convoca i collaboratori della sua società per annunciare il proprio ritiro dal mondo della speculazione finanziaria. Nel momento in cui la bocca è già sul microfono, pronta a parlare, Jordan Belfort si tira invece indietro. Rinuncia a rinunciare, si potrebbe dire. Sennonché la questione è qui complessa e si gioca tutta sulla domanda: rispetto a cosa si definisce una rinuncia? Ci sono naturalmente molte soluzioni possibili. Quella affaristica incarnata da Belfort risponde che l’unica vera rinuncia sarebbe consistita nell’allontanarsi dall’irrinunciabile possibilità di continuare a fare soldi e d’inventare nuovi modi per convincere i clienti a partecipare alla grande fiera dell’arricchimento.   Vedendo il tracollo al quale il film conduce ad assistere, si può però azzardare un...

Sfuggire al capitalismo neo-liberale

Con una piccola esagerazione (tale solo a causa dei giganti che ci accingiamo a portare come pietre di paragone) si potrebbe sostenere che uno dei più interessanti eredi del pensiero critico francese, dopo la morte di Deleuze, Debord e Baudrillard, sia un italiano, Maurizio Lazzarato. Dopo La fabbrica dell’uomo indebitato (DeriveApprodi, 2013), Lazzarato continua la sua indagine sui modelli filosofici e antropologici sottesi alla nostra attuale condizione di “uomini indebitati”. Il lavoro precedente del filosofo e sociologo post-operaista da anni emigrato in Francia, era incentrato – a partire da Nietzsche e Deleuze – sulla ricostruzione di un modello antropologico che potrebbe essere definito come quello dell’ “uomo indebitato”: di quel particolare tipo di soggettività che gli apparati mediatici e di potere promulgano a viva voce quotidianamente a partire dallo scoppio della bolla economica degli immobili negli USA. Rispetto a quel testo i saggi che formano Il governo dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista /DeriveApprodi, 2013) rappresentano sicuramente un passo in avanti, per lo meno dal...

Giorgio Agamben: la democrazia è un concetto ambiguo

Cos’è la politica? Questo, con sguardo ottimista, Agamben suggerisce di chiedersi nell’intervista greca che presentiamo, a ridosso delle elezioni europee (22-25 maggio) in cui il radicale greco Tsipras sarà il candidato della Sinistra. Le questioni su cui il filosofo ci invita a riflettere sono molteplici. Il filo conduttore è rintracciabile in un richiamo a quei dispositivi che, pur assoggettando la materia biologica, investono la nostra capacità di attivare processi di soggettivazione che vi oppongano resistenza. La crisi che stiamo vivendo può allora diventare ricerca di nuove forme. Queste non sono né giuridiche, né morali, ma innanzitutto politiche. Sulla scia del migliore insegnamento foucaultiano, più che un gesto di liberazione, noi dobbiamo costruire una pratica della libertà, non un altro esistenzialismo ma un’etica del sé non ridotta a individualità. Che politica? è, peraltro, una domanda non posta in una dimensione statale. Il problema non è quello di liberare l’individuo dallo Stato – direbbe Foucault – ma di liberare noi stessi da esso e...

Il bene della pubblicità

Potrà disturbare molto Il bene nelle cose. La pubblicità come discorso morale di Emanuele Coccia (Il Mulino, 2014), ma anche suscitare uno schietto entusiasmo in chi non ne può più di sentir parlare con toni apocalittici o da crociata moralizzatrice del mondo in cui viviamo. Come se in questo mondo, l’unico che ci è dato, non ci fosse niente di buono e non vi trovassero casa né il godimento né l’inventiva, materia prima di cui sono fatti il desiderio e l’immaginazione che annunciano il nuovo. Come se fossimo approdati a una tappa troppo avanzata nella degenerazione della specie umana per concepirne la reversibilità o la correggibilità. Ebbene, a chi scambia la fase attuale – una delle tante, e neppure la più sinistra – per un capolinea storico e si diletta a elencarne (e dunque ad alimentarne) quotidianamente i punti di non ritorno, Coccia contrappone una sapiente visione ‘dal basso’ o ‘di strada’ che stimola e rincuora, proponendosi come antidoto metodologico ai depressivi menù che ci vengono imbanditi senza sosta dagli chef dell’economia,...

Umano, ma no

Tanti odiano la sabbia che sgrincia tra i denti. Anch’io un po’. Un giorno quest’estate, in spiaggia, mentre spostavo l’asciugamano, il vento l’ha mandata proditoriamente anche tra le pagine di un grosso libro caduto ai piedi del lettino dell’ombrellone davanti al mio. Nessuno se ne curava, la gente dell’ombrellone stava in acqua tutto il tempo, e il libro, un volume di almeno mille pagine, era caduto aperto, e la linea di lettura era disposta sull’asse est-ovest, proprio quello lungo il quale soffiava  un vento insistente e impetuoso che faceva schioccare le sue pagine.   Il vento portava anche qualche goccia salata che condiva il libro come un’insalata. Mille pagine di parole esposte a fronteggiare le furie del mare. Io volevo leggerlo. Era una cassa piena di parole (di chi?), che stavano  per consumarsi, che sarebbero sparite in mancanza di un soccorso, come un antico papiro, stavano per andarsene, senza di me se ne sarebbero andate. Ho avuto un trasporto affettivo per quel libro (chissà di chi era?).   Così come avevo un trasporto affettivo per la mia pelle, perché non mi...

Generazione Letta

In giacca e cravatta, in piedi davanti alla tribuna, con dietro l’albero di Natale e le lucine sfavillanti a intermittenza, Enrico Letta ha proclamato il 2013 l’anno della svolta generazionale. Di colpo, ha detto, l’Italia ha recuperato trent’anni nel calendario. Parlava, naturalmente di se stesso (classe 1966), di Angelino Alfano (classe 1970) e Matteo Renzi (classe 1975).     Da qualche tempo il tema della generazione è diventato un refrain in molti discorsi, visto il permanere di un blocco lunghissimo nel ricambio della classe dirigente. Punto e a capo? Forse sì, anche se resta da capire cosa sia esattamente una generazione, e di quale generazione parli Letta nel suo orgoglioso discorso di fine anno.   Una prima risposta la possono fornire i dizionari etimologici. La definizione canonica è: “atto del generare fondamentale per far proseguire la presenza degli umani nel mondo”, ovvero “la discendenza di padre in figlio”; cui segue: “l’insieme di coloro che hanno all’incirca la medesima età”; e infine una terza definizione: “tutti coloro che pur...

La polis in danza di Virgilio Sieni

La città e il corpo. Virgilio Sieni disegna con la sua prima Biennale Danza una polis utopica, dove si ritrovi spazio per l’ascolto, per la relazione, per i tempi lunghi della conoscenza, per la bellezza che nasce dall’incontro e dallo scontro, dalla solitudine e dal rapporto con gli altri, in un’idea nuova di cittadinanza opposta alla fretta furiosa del consumo. “Abitare il mondo” l’ha chiamata, mescolando coreografi di fama internazionale e allievi danzatori, bambine delle scuole di ballo, mamme e figli di diverse età, interpreti giovani e affermati, persone anziane e abitanti di luoghi speciali del Paese marchiati da qualche superfetazione del reale, come le donne del rione che vive e muore sotto l’Ilva, protagoniste del bellissimo Visitazione Taranto. La danza per Sieni è maestria, scavo, perfino virtuosismo, ma anche ricerca di bellezza nei gesti quotidiani, liberazione delle potenzialità espressive della gente comune. È cammino, attraverso il movimento, verso una coscienza individuale e sociale più sensibile.   Madri e figlie   “College” si chiamava questa...

Maria Lassnig e Marisa Merz: il corpo e la grazia

Il premio alla carriera di questa 55a edizione della Biennale di Venezia è stato assegnato a Marisa Merz (Torino, 1931) e Maria Lassnig (Kappel am Krappfeld, 1919), due artiste europee che pur nelle relazioni con i movimenti dei rispettivi paesi hanno seguito percorsi autonomi e altamente individuali. Un'importante selezione di loro opere è ora esposta all'interno della mostra curata da Massimilano Gioni, Il Palazzo Enciclopedico, dove Lassnig e Merz condividono una sala divisa da un tramezzo centrale, interfaccia al tempo stesso di separazione e di incontro.   Senza andare troppo a ritroso nella storia delle due artiste, Gioni ha posto da un lato le pitture ossessive dalle reminiscenze espressioniste di Maria Lassnig, dove colori fluorescenti e dissonanti calcano i profili e scavano le carni di corpi straziati da un disagio interiore più che fisico; dall’altro il cripticismo sensuale ed evanescente dell’artista torinese, Marisa Merz, che sfoggia una libertà compositiva oscillando dal disegno alla scultura, dall’oggetto alla materia, dalla carta allo spazio.   Maria Lassnig, Feistritz 2001. Foto: Sepp...

Vice Versa

Nel Padiglione italiano alla Biennale di Venezia attraversiamo luoghi individuati con precisione: una vecchia piazza di paese che si specchia senza mescolarsi in un anonimo spazio urbano; un ambiente interamente in laterizio che ha il volume monumentale e l’umidità antica di un pezzo di archeologia industriale; le macerie di un terremoto o di un enorme crollo su cui ci arrampichiamo guardinghi. Ci sono anche un barbiere di quelli di una volta e un paese intero, Casale Monferrato. Vice Versa, la mostra curata da Bartolomeo Pietromarchi, è un omaggio all’antinomia, uno dei tratti distintivi (e positivi) dell’antropologia e della cultura italiane. Ispirandosi alle Categorie Italiane di Giorgio Agamben (1996), il curatore ha individuato sette coppie di concetti e quattordici artisti che li rappresentano, interpretano, evocano. Dopo l’orgia additiva e claustrofobica del Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni, Vice Versa – che troviamo alla fine delle infinite Corderie – è uno spazio arioso, dove le opere finalmente respirano. Il cambio di passo è netto: gli artisti di Vice Versa creano spazi che attivano altri sensi...

Da Benjamin a Baudelaire, sulle rovine della Storia

“Ci sono libri che hanno un destino assai prima che essi esistano come libri” scriveva  Rolf Tiedeman introducendo l’edizione del 1982 del Passagen Werk (I «passages» di Parigi) presso l’editore Suhrkamp. Il lavoro su Baudelaire, progettato inizialmente come quinto capitolo dell’opera, e successivamente come un libro indipendente, non vide mai la luce e il suo ‘destino’ fu oscurato da quello dell’opera maggiore. I suoi frammenti finirono così per disperdersi nel mare magnum del grande libro incompiuto sui passaggi parigini. Un’incompiutezza nell’incompiutezza. A questa esigenza di ricostruzione, filologica e insieme ermeneutica, del progetto Baudelaire, risponde ora un’impresa colossale, a cui si sono  dedicati con tenace acribia Giorgio Agamben, Barbara Chitussi e Clemens-Carl Härle: sotto il titolo Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato (Neri Pozza, 927 pp. €23) i curatori pubblicano per la prima volta in un’edizione “storico-genetica” l’intera massa di documenti oggi disponibili, ivi compresi i manoscritti...

Danzando il giro del mondo

Oggi ci vogliono poco più di due ore per raggiungere l’Oriente, almeno quello più vicino: le capitali incantate della letteratura esotica sono a portata di mano, così come le mete più remote delle isole vergini e quelle che sono state raccontate come le esperienze di viaggio più estreme, dal safari in giù. Si può mangiare un sushi a San Francisco, vedere il kathakali a Parigi e comprare una maglia batik a Mosca. Dice il World Tourist Organization che nel 2011 circa 990 milioni di persone hanno scelto di valicare i propri confini nazionali per viaggiare, circa un sesto della popolazione mondiale. Chissà cosa ne penserebbe Jules Verne, a più voci chiamato padre del prototipo del turista moderno col suo Phileas Fogg, eroe impegnato nella straordinaria impresa di compiere un intero giro del mondo in soli (!) ottanta giorni. Forse niente di che, visto che pochi anni più tardi venne a complimentarsi con Nellie Bly, giornalista americana che impiegò soltanto 72 giorni per la stessa impresa. E fu soltanto la prima di una serie sterminata di record, rilanciata a ogni giro di boa del vertiginoso progresso...

Venezia danza per tre anni con Sieni

Virgilio Sieni è il nuovo direttore artistico della Biennale Danza di Venezia. La nomina, arrivata qualche giorno fa, per la prima volta a un italiano, riconosce al coreografo fiorentino la statura di artista completo, capace di invenzioni estetiche sorprendenti, tese tra la bellezza e la ferita dei corpi, autore di ricerche che rompono i confini professionali della danza per indagare il movimento insieme a bambini, anziani, cittadini.   Sieni si è ispirato alle favole, ha condotto gli spettatori in percorsi nella natura, in case e orti, davanti ai Cenacoli rinascimentali fiorentini, sui palcoscenici dei teatri. Con Osso ha trasposto in scena in modo essenziale il rapporto con l’anziano padre.Con la sua compagnia, con sede negli spazi di CANGO Cantieri Goldonetta di Firenze, ha esplorato immaginari teatrali e filosofici, ultimamente in collaborazione con Giorgio Agamben, e si dedicato alla trasmissione pedagogica fondando l’Accademia sull’arte del gesto. Ha messo in danza il De rerum natura di Lucrezio, ha fatto ballare performer non vedenti, ha elevato a segno artistico i gesti quotidiani di vecchie signore, il premere un interruttore...

Sulle orme dell’Orma

Il 4 ottobre sono approdati in libreria i primi due titoli di una nuova casa editrice, L’orma, fondata a Roma da due (anagraficamente) giovani intellettuali che conosco da molto tempo, Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi. Li ho incontrati più o meno a metà dello scorso decennio: dapprima leggendoli in Rete, su un sito di Letteratura comparata (entrambi sono transitati dalla scuola senese di Antonio Prete), Sguardomobile, che si distingueva per ricercatezza grafica e di scrittura; e poi incontrando un paio di volte Lorenzo, e la sua facondia appassionata, in qualche occasione direi convegnistica (entrambi da tempo emigrés e giramondo, in Italia venivano nell’unico modo in cui sia dato godersela: cioè in vacanza). Mi colpì una sua recensione iper-virtuosistica, apparsa sul sito, a Nel condominio di carne di Valerio Magrelli: mirabile operetta in prosa della quale il critico, critico-scrittore, con finezza evidenziava come fosse intessuta – più ancora delle poesie del medesimo autore – di dissimulati endecasillabi. L’intera recensione era a sua volta – a questo punto direi ovviamente – per intero...

Being Luigi Ontani

Il 27 maggio si chiude alla Kunsthalle di Berna la mostra “BernErmEtica”, terza incarnazione ­ dopo il Castello di Rivoli e Le Consortium di Digione del progetto “CoacerVolubilEllittico” curato da Andrea Bellini. Per le edizioni JRP Ringier di Zurigo è appena uscito il catalogo curato da Marianna Vecellio, dal quale riproduciamo il testo di Andrea Cortellessa.     Quella della dischiusura, cui invita Andrea Bellini col suo progetto delle Scatole viventi, mi pare l’immagine più calzante per tentare di definire quella strana cosa che pratico ormai da quindici anni senza mai averci riflettuto, temo, a sufficienza. Parlo della critica. E non è un caso che questo stimolo venga da una “situazione” per me, per così dire, extraterritoriale: dall’ambito delle arti visive, cioè, e non da quello in cui mi sono formato – che è la letteratura. Come se muovendoci in un territorio che non ci è famigliare non potessimo evitare di interrogarci su quanto in esso vi sia in comune con casa nostra – oltre che, com’è ovvio, su quanto ne differisca (secondo la...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...