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Giulio Einaudi

(18 risultati)

Nuto Revelli e quel cavaliere di Marburg che non amava la guerra

Cent’anni fa, il 21 luglio 1919, nasceva Nuto Revelli: alpino, partigiano, scrittore di etica civile                       Il disperso di Marburg, pubblicato da Einaudi nel 1994, segue le fila di un’inchiesta condotta da Nuto Revelli nell’arco di ben otto anni e, come altri suoi libri, ha la struttura di un diario. Revelli aveva detestato per tanti anni i tedeschi, identificandoli con l’ideologia disumana che li aveva condotti in una guerra terribile. Tenente del battaglione Tirano, aveva conosciuto la durezza e la protervia dell’esercito germanico durante la ritirata di Russia, e poi durante la Resistenza, da comandante partigiano nelle fila di Giustizia e Libertà. Nell’ultima parte della sua vita era venuto a sapere di un tedesco forse gentile d’animo, forse comprensivo, che amava cavalcare da solo, ucciso dai partigiani senza un serio motivo. Questa morte lo colpì; cercò di saperne di più. Nella speranza di scoprire un alter ego, un altro uomo che ha sofferto e che ha poi capito, e che non ha seminato dolore.  “Quando la fantasia mi prendeva la mano, mi immedesimavo pericolosamente in quel «disperso», e lo vedevo...

Come Piero consigliava e stroncava / Piero Sraffa. Ritratto del grande economista attraverso le lettere editoriali

Il libro. Einaudi ha pubblicato 97 lettere editoriali di Piero Sraffa: la gran parte spedite a Giulio Einaudi, le restanti a Raffaele Mattioli e altri intellettuali italiani. Le lettere vanno dal 1947 al 1975 e consentono di fare qualche passo in avanti per affrontare quello che Luigi Pasinetti ha chiamato l’“enigma Sraffa”.   Chi era Piero Sraffa alla fine degli anni Quaranta del Novecento. Come ricorda Tommaso Munari nell’introduzione, quando inizia la corrispondenza qui raccolta Sraffa aveva una fama leggendaria. Il mito era il frutto dell’intrecciarsi di esperienze personali e scientifiche uniche. Dell’opera di Sraffa sappiamo sempre di più grazie ai lavori di Nerio Naldi, Cristina Marcuzzo, Alessandro Roncaglia e altri, nonché alla disponibilità dei suoi archivi custoditi al Trinity  College di Cambridge. Sraffa, nato nel 1898, si era laureato nel 1920 con Luigi Einaudi, con una tesi su “L’inflazione in Italia durante e dopo la guerra”. Nel 1919 aveva conosciuto Antonio Gramsci, che sarebbe diventato il suo più grande amico. Dal 1921 Sraffa aveva pubblicato articoli su “Ordine Nuovo”, la rivista di Gramsci, e su “Rivoluzione liberale”, la rivista di Piero Gobetti....

Arrivare a baita / Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern

«Nell’inverno del 1944 ero prigioniero dei tedeschi in un paese verso il mar Baltico. Nevicava fitto, nevicava sempre. Io guardavo attraverso le piccole finestre della baracca ricordando la mia felice libertà nel paese lontano. E nel silenzio, tra il nevischio, mi ritrovai a ricordare compagni che la guerra aveva portato via. Improvvisamente mi tornarono veri, come stessi rivivendoli, i fatti che mi erano capitati l’anno prima […]. Presi allora un mozzicone di matita che conservavo nello zaino per quella mania che avevo di scrivere il mio diario, e su pezzi di carta racimolati in fretta incominciai a scrivere». È in questa maniera che il sergente maggiore degli Alpini Mario Rigoni Stern decide di trasformare la stesura del suo diario personale nel racconto di una testimonianza, di ciò che vide in Russia durante la Seconda guerra mondiale, a cominciare dalle sponde bianche di neve di un Don immobilizzato dal ghiaccio. Lì, dove il fiume devia improvvisamente verso est e sembra avvicinarsi fatalmente al Volga per poi ritornare in direzione del mar Nero. È in questa maniera che degli appunti presi su blocchi di fogli numerati divengono l’ossatura di quel libro che sarà pubblicato nel...

Il commento al Pasticciaccio di Carlo Emilio Gadda / Gadda. Sfogliare il carciofo

Gran parte della critica gaddiana ha dovuto affilare le sue armi all’estero, soprattutto in Svizzera. A lungo svolse il suo magistero all’università di Friburgo Gianfranco Contini, a cui si deve nel 1934 il primo saggio sul pastiche linguistico in Gadda. Dante Isella, curatore delle Opere nell’edizione Garzanti, per lunghi anni fu docente a Zurigo; la preziosa edizione commentata della Cognizione del dolore (Einaudi, 1987; una nuova se ne annuncia per Adelphi) è opera di Emilio Manzotti, che insegna a Ginevra. In Scozia, Federica Pedriali ha dato vita all’Edinburgh Journal of Gadda Studies, un sito ricchissimo che include la Pocket Gadda Encyclopedia, dove decine di voci ricostruiscono per frammenti il multiverso del Gaddus. A dirigere a Basilea il dipartimento di Italianistica è Maria Antonietta Terzoli, che ci consegna ora il mirabile commento a Quer Pasticciaccio brutto de via Merulana, due volumi di 1200 pagine, per l’editore Carocci. Apparso una prima volta a puntate sulla rivista “Letteratura” nel 1946 e composto in contemporanea al pamphlet anti-mussoliniano Eros e Priapo, il Pasticciaccio è edito in volume nel ’57, con notevoli varianti e dopo un faticoso lavoro di...

I libri pubblicati da Giulio Einaudi in mostra a Milano / Il libro al centro: l'Einaudi e la grafica

Non solo la Einaudi ma tutte le case editrici di cultura hanno “potuto crescere e irrobustirsi perché i principali collaboratori erano disposti a molti sacrifici, e a correre i rischi che un lavoro difficile impone. Dico difficile, perché finché un'editoria del genere non si è affermata sul mercato non attrae capitali, e deve costruire un suo futuro solo attraverso il favore del pubblico. Quindi è questa difficoltà a rendere ancora più forti gli stimoli a far bene, e a far bene non solo nella scelta dei testi, ma anche nella veste tipografica, nell'arte di far conoscere quello che pubblichi e nell'arte delle relazioni sociali”. Così Giulio Einaudi – nel colloquio con Severino Cesari pubblicato nel 1991, che citeremo spesso – riassume il compito di un'editoria del “sì”, quella che non si preoccupa solo dell'oggi, di pubblicare in gran quantità frivole novità ritenute vendibili.  Il catalogo storico dell'Einaudi ne è ancora un'attuale testimonianza, in primo luogo nel configurare il lavoro editoriale tenendo il libro al centro. Questo tenace assunto è stata la bussola e il collante per coagulare intelligenze, capaci di scelte di lunga durata e di abbracciare il difficile...

Africo di Corrado Stajano

Africo di Corrado Stajano è un libro paradigma: senza Africo non ci sarebbe stato Gomorra ha detto Roberto Saviano. Perché? Provo anch’io a dare una risposta. Certo perché ha inaugurato un certo tipo di letteratura di denuncia mafiosa. Non solo. Direi piuttosto perché ha inventato quello che Italo Calvino nelle sue quarte di copertina avrebbe potuto definire un Libro-paese (qui, a proposito, nella riedizione per il Saggiatore è riportata quella che nella edizione einaudiana del 1979 è firmata da Giulio Bollati).   Un libro-mondo che a un paese emblematico del Sud più misero – abbandonato nel 1951 in seguito a una violenta alluvione e poi ricostruito in un’area anonima del territorio di Bianco sulla costa calabra col nome di Africo Nuovo – Stajano ha ridato una forma, un volume storico, volti e parole. Tutti aperti al dubbio. Ambivalenti. Così che Africo, questa la forza dirompente del libro ancora a tanti anni di distanza, assurge, si può dire, a emblematico equivoco italiano. Un paese-mondo fuori dal mondo si può dire (“out of Joint”, fuori dai cardini, è l...

Chichita Calvino. L'altra metà di Italo

Chichita Calvino è un'opera d'arte vivente. Si può stare a sentirla per ore, come ipnotizzati davanti al getto inesauribile di una cascata. Ma è un'opera d'arte di tipo particolare: di quelle che cambiano ogni giorno e non puoi sperare di portarti via impacchettata. Non puoi sperare di fermarne il flusso continuo, appendendola a una qualche parete della tua testa o della tua casa.   Quanto sia disperante per noi questa particolare forma d'arte, quanto lontana dalla nostra cultura e dalla nostra mente, ci vuole poco a capirlo. Basta andare una volta nel suo appartamento in Campo Marzio, a due passi da Montecitorio a Roma. Salire le scale, entrare nella casa che lei e il marito comprarono all’inizio degli anni Ottanta, sedersi vicino a questa donna argentina nata a Buenos Aires nel 1925 e cominciare ad ascoltarla. Poi raccogliere le proprie cose, quando è l'ora del congedo, uscendo beati nel crepuscolo romano. Beati e disperati.   Di non aver preso carta e penna, di non aver portato un computer, un registratore, fermato un'immagine, una scena, una frase. Di aver perso tutto questo ben di Dio. Ti viene l'...

L'era glaciale dei grandi editori. Livio Garzanti

Sembra trascorso molto tempo (un’era geologica) da quando l’editoria era in mano agli editori (anche se etimologicamente tra i due termini non sembrano esserci contraddizioni). Al proposito intervenendo a un incontro di Nazione indiana sostenni, suscitando un po’ di ilarità nei presenti, che se era vero che gli editori erano al più scomparsi, noi editor (guadagnando una coerenza etimologica recente, prima eravamo redattori) ci ritrovavamo, al contrario, onnipresenti, nel Grand tour fine Novecento delle case editrici. In parte, non posso negare, vivevamo l’epoca d’oro della fine della schiavitù, in parte eravamo consapevoli di star per entrare nei gironi semi infernali del valzer delle Proprietà. Uscivamo intimoriti, almeno i più, dallo sguardo raggelante degli Editori: Livio Garzanti certo, teorico dell’Amore freddo, Giulio Einaudi ancor più glaciale, la pupilla azzurrognola limpida di un perfetto Husky). Stavamo per metterci alla prova, allievi più volte rinnegati e poi talvolta riabilitati, di quei Grandi. Snob tutti e due (inconsapevolmente parlavano con un tono nasale, e spesso sprezzante),...

Bianca Guidetti Serra, avvocato di tutte le buone cause

Bianca Guidetti Serra era stata una donna della Resistenza, ben più che una staffetta partigiana, e in quel biennio tragico e glorioso aveva combattuto al fianco di colui che divenne suo marito, Alberto Salmoni, e di tanti compagni e compagne destinati a un futuro importante (un nome fra tutti, Primo Levi). Era come tanti di quei combattenti iscritta al Partito comunista italiano, da cui, con tanti altri, uscì nel 1956, in seguito al trauma dell’Ungheria. Ma rimase una donna di sinistra, e, anzi, non smise di essere una militante comunista, sia pur diversamente declinando la sua fede politica e la sua passione civile. Fu davvero Bianca la rossa, come recita il titolo della sua “biografia autorizzata” (firmata da Santina Mobiglia, per Einaudi, nel 2009). Del resto era nata nel 1919, nel fuoco del biennio rosso, nella Torino che Gramsci vedeva come la “Pietrogrado d’Italia”, la capitale della futura possibile rivoluzione proletaria. Seguì invece la controrivoluzione, e la lunga notte fascista. Bianca studiò nel mitico Liceo D’Azeglio, quello di Augusto Monti, e della sua “Banda” di cui furono parte...

La Emme delle meraviglie

Anche se nel febbraio 1972 non ero alla Rotonda della Besana per seguire “Milano dagli 8 ai 12”, una manifestazione dove l'arte era spiegata ai bambini da Giuliano Briganti – d'altronde avevo solo 7 anni – crescere in quella Milano è stato bellissimo. Non credo sia solo nostalgia, è anzi un sentimento condiviso da molti coetanei e il ricordo è diventato un incitamento ai tempi della riforma Gelmini, per chi tra noi era genitore, a non mostrarsi troppo passivi, a dimostrare perché non si perdessero diritti così faticosamente acquisiti.   Ci siamo allora ricordati che negli anni Settanta i nostri genitori – nati negli anni del fascismo, cresciuti nei tempi bacchettoni della chiesa di Pio XII – si erano riconosciuti ribellandosi a molte istituzioni che avevano ereditato fino a quel momento senza troppe discussioni. A scuola era il tempo dei decreti delegati e dell'introduzione del tempo pieno, in casa c'era spesso baruffa, ma per noi figli era una pacchia: gli ordini non erano più perentori, le nonne erano finalmente un po' in disparte, anche se al momento giusto non rinunciavano...

Incontrare un editore

È diventato sempre più raro incontrare un editore. Non il capo di un'azienda editoriale, di quelli ce ne sono molti, ma uno che discuta i libri con i suoi autori, che si preoccupi della qualità dei programmi editoriali e che governi la sua impresa a tutti i livelli, dalle scelte editoriali a quelle economiche. Uno il cui nome si possa quasi sovrapporre a quello della casa editrice. Queste figure stanno scomparendo perché la logica economica che oggi domina le attività editoriali non le tollera più. Troppo imprevedibili nelle loro scelte, non inquadrabili in quella razionalità strumentale che sovrintende alle imprese che competono sul mercato della cultura. Troppo idiosincratiche perché accettino di sottoporre le loro scelte al vaglio argomentativo.   Oggi gli organigrammi delle case editrici sono costruiti sulla misurabilità a breve termine delle prestazioni aziendali e chi vi lavora è assoggettato a questa logica quantitativa.   C'è chi pensa che questo sia un bene perché così si garantisce la solidità economica dell'impresa e la si mette al riparo da rischi...

Editoria senza André Schiffrin

L’editore americano André Schiffrin è morto a Parigi in questi giorni. È uno strano destino, Schiffrin infatti era nato nel 1935 proprio a Parigi non lontano da dove è morto. All’eta di 5 anni insieme alla madre Simone e al padre, il grande editore, fondatore della Bibliothèque de la Pléiade, Jacques Schiffrin, erano dovuti scappare difronte all’invasione nazista e Jacques Schiffrin che nelle sue lettere mostrava tanta nostalgia per la Francia morì a New York senza riuscire a rivedere l’Europa. Padre e figlio erano dei “passeurs” di cultura, dei veri e propri ponti tra la Russia, dove era nato Jacques Schiffrin, la Francia e poi l’America.   André Schiffrin aveva pubblicato alla Pantheon Books Jean-Paul Sartre, Michel Foucault, Simone de Beauvoir, Gunther Grass  ma anche Noam Chomsky e Art Spiegelman. Nei suoi racconti estremamente discreti ma appassionati descriveva gli incontri nei suoi viaggi nell’Europa del secondo dopoguerra con Giangiacomo Feltrinelli, Giulio Einaudi, François Maspero, Pierre Bourdieu.   Poi nel 1990 ci fu lo scontro con la...

Roberto Cerati: un venditore di libri in maglietta nera

Oggi è un giorno triste, oltre che per gli amici di Roberto Cerati, per tutti coloro che amano i libri. Forse si chiude un’epoca: la sua casa editrice Einaudi ha appena compiuto (il 15 novembre) ottant’anni e lui, il suo Presidente, se n’è andato, avendo compiuto, da poco, i novanta.   La vita di Roberto Cerati è stata tutta legata all’Einaudi, in un rapporto di profonda affinità e fedeltà con il suo fondatore. Il primo incontro con Giulio Einaudi, nel 1945, avvenne quasi per caso: “Accompagnavo Ajmone che doveva mostrare a Einaudi dei lavori di incisione per Lavorare stanca di Pavese. In corridoio Giulio mi disse "Lei che fa?" "Niente". "Allora venga qui".’’   Cerati fece da prima lo strillone del Politecnico di Elio Vittorini (“Lo vendevo in Galleria gridando più forte degli altri venditori di quotidiani”); poi l’instancabile e appassionato venditore di libri a giro per l’Italia; infine, il Direttore commerciale, sempre al fianco del principe Giulio, da cui nel 1999 (dopo la sua morte) raccolse il testimone, diventando il...

Credevamo che fosse una commedia

Nessun libro è antico. Ovvero: storie su come i libri sopravvivano a chi li ha scritti, a chi li ha letti e a chi li ha posseduti (anche senza leggerli).     Appena entriamo io e lei, Paolo, che ha lavorato per quasi quarant’anni alla Deutsche Rundfunk su commissione di RadioRai, ci guarda con un sorriso. Tedesca, no?, chiede a Raffaella. Sì, ma del nord. Ah, io stavo a Colonia, e per quasi due anni con Strehler non abbiamo fatto altro che andare avanti e indietro tra la Germania e l’Italia. Era il sessantuno, o forse un po’ più avanti. Aspettavamo che morisse Brecht, ma che morisse davvero una volta per tutte, mentre qui era tutto un fiorire di santi e santini brechtiani. Posso dirvelo, no? Due palle. Poi una risata spenta di nostalgia, giusto per farci capire da che parte eravamo arrivati. Tre piani di casa in cui i libri sono divisi per mucchi accatastati a terra, per montagne che dal pavimento entrano quasi strisciando negli scaffali, dai ripiani più bassi fino al secondo o al terzo al massimo. Cominciamo a guardare.   C’è un corpo moribondo davanti a noi. Un corpo rosicchiato che non si...

Einaudi, 80 candeline

Nel 1933, quando comincia la sua attività d’editore, Giulio Einaudi pubblica una rivista, “La Cultura”, fondata da Cesare de Lollis. È lì, intorno al mensile, che si forma il gruppo che si trova in via dell’Arcivescovado, a Torino, al civico 7, nello stesso palazzo dove aveva avuto sede “Ordine Nuovo” di Antonio Gramsci. Ci sono Leone Ginzburg, Cesare Pavese e Massimo Mila, tutti usciti dal liceo D’Azeglio. Come se non bastasse, l’anno seguente, il giovane Giulio prende a carico la rivista del padre, l’economista e futuro presidente della Repubblica, Luigi Einaudi: “La Riforma Sociale”.   Da questo nucleo di collaboratori, amici e studiosi, nasce la casa editrice che porta il suo nome, un aspetto spesso sottovalutato nella genesi del più importante editore italiano del secondo dopoguerra, di certo il più prestigioso e carico di cultura. Essere un editore di riviste vuol dire privilegiare due aspetti: l’interventismo culturale e il gruppo. Che Einaudi sia stato ben presto un editore “militante”, nel senso forte del termine, è evidente anche all...

L'occhiolino di Einaudi

Il racconto storico di fatti editoriali è il luogo per eccellenza dove la cultura si salda con l’economia, dove le parole si trasformano in cifre, dove l’impresa che persegue l’utile è la stessa impresa che produce la ricerca più disinteressata di tutte. I testi che appartengono a questo genere letterario (memorie, conversazioni, epistolari, diari di lavoro firmati da grandi editori o redattori di case editrici che molto spesso furono o sono grandi scrittori) tanto più sono avvincenti quanto più sanno servire al lettore una pietanza di documenti d’archivio e quanto più sanno condirla in maniera sobria e rotonda, con un gradiente di gusto storico-estetico così bilanciato da convertirsi senza residuo in nutrimento materiale: dove, con l’ultimo aggettivo, si intende la completezza delle informazioni necessarie, la lezione morale e pratica offerta da ogni racconto di lavoro, il puro piacere del leggere che ti fa scordare la presenza di quella lezione, infine l’angostura dell’economia che ti riporta alla realtà, che ti riscuote dal mezzo sonno postprandiale proiettandoti verso la tua...

Il mio Corallo

In occasione della mostra Giulio Einaudi. L'arte di pubblicare, aperta fino al 13 gennaio 2013 a Palazzo Reale a Milano, vi invitiamo a raccontarci con una fotografia e una didascalia (max 1000 battute) il vostro corallo Einaudi preferito, quello letto tanti anni fa o che fu importante in un momento della vostra vita.     I Coralli dunque, ma soprattutto il Corallo, quello comprato o dimenticato, quello preso in prestito o regalato, magari anche quello rubato o quello ritrovato, dopo anni, su una bancarella o ricomprato su ebay.   Inviate la fotografia e il breve testo a ilmiocorallo@doppiozero.com I pezzi migliori verranno publicati su doppiozero   L'iniziativa è in collaborazione con la fondazione giulio einaudi

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...