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Italo Calvino

(206 risultati)

Se il cardellino diventa un tacchino

Italo Calvino, nelle sue Lezioni Americane (Garzanti 1988) ci indicava nel 1985 sei valori per il nuovo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza. Il nuovo millennio è cominciato da quattordici anni e quindi si può cominciare a vedere se ha portato, nella propria bombaiola bisaccia, qualcuna di questa virtù.   I miei sono poco più che malumori ma se una cosa mi sembra di rilevare, sotto molteplici versioni, è una generale ridondanza, petulante e fine a se stessa, che nulla ha a che fare con la ridondanza di cui pure Calvino parla, quella delle fiabe raccontate ai bambini, quella della triplicazione delle prove in Propp, quella dei ritmi ciclici dell’etnoletteratura. Il nuovo millennio sembra aver portato con sé una ridondanza che è più dell’ordine dell’ottimizzazione (e già la parola è brutta) della buona trovata, dello sfruttamento intensivo dell’occasione espressiva, dell’estensione della performance oltre i ragionevoli limiti, nell’ottica di spremerne il succo dell’idea creativa fino all’ultima...

Svegliatevi compagni!

“Svegliatevi da questo sogno, compagni!” A parlare, ne La cosa di Nanni Moretti, film-documentario del 1990, è un giovane comunista della sezione di Testaccio, un quartiere popolare di Roma. Il giovane incalza: “C’è mai stato il comunismo?”. Interrogativo fino a qualche mese prima impronunciabile, almeno in quella sede. Ora, sono crollati i muri, e rovesciati gli idoli. (“Siamo stati idolatri”, dice un altro compagno in ossequio forse a una lontana, ma resistente memoria biblica).   Mentre viene sancita la fine del “socialismo reale”, si chiude anche la parabola del comunismo italiano: il 24 novembre del 1989 il Comitato Centrale del PCI, su proposta del suo segretario, Achille Occhetto, vota, con una maggioranza del 67,7%, a favore del cambiamento del nome del partito e per l’avvio di una nuova stagione politica. Colti di sorpresa dall’iniziativa del segretario (“un pugno in faccia” ), i militanti non si accontentano di dibattere attorno al nome da dare alla nuova formazione politica. Si chiedono che cosa ha significato il nome che si dispongono ad abbandonare. Guardano indietro...

Calvino. Un ottimista in America

In tutte le note biografiche calviniane, all’altezza del 1961, un paio di righe accennano a un libro mai uscito dal titolo Un ottimista in America, che l’autore decise di ritirare quand’era già in bozze. A oltre mezzo secolo di distanza quella lacuna è stata colmata: il libro, riemerso dalle carte di Calvino e ricostruito con impeccabile acribia editoriale da Didi Magnaldi, ora esiste, si può leggere come un’opera autonoma, dall’inizio alla fine, così com’è stata concepita, confezionata, voluta – e poi, inopinatamente, disvoluta.   Curioso è a volte il destino dei testi letterari. Di norma, è solo dopo che un autore ha licenziato un volume che arriva il momento di andarne a ricercare gli antefatti: anticipazioni, presagi, uscite parziali, prime stesure inedite. In questo caso è accaduto il contrario: avevamo il tragitto, non il traguardo. Sul viaggio in America compiuto fra il novembre 1959 e il marzo 1960 Calvino aveva pubblicato prima una serie di corrispondenze, in particolare sul periodico «ABC», quindi un testo intitolato Diario americano 1960 sulla rivista...

Garage

Nel suo recente viaggio in California Matteo Renzi non è andato in pellegrinaggio al 2066 Crist Drive di Palo Alto per scattarsi un selfie davanti all’ingresso del bianco garage della famiglia Jobs. Lì, in questo luogo molto americano, West Coast, è sorta la leggenda di Apple, una delle marche più famose del mondo, il brand più prestigioso dell’età del personal computer. La mancata visita non ha nessuna importanza, perché nel brand-Renzi la parola garage probabilmente c’era già: rimanda all’idea di due ragazzi californiani, Steve Jobs e Steve Wozniak, che hanno cambiato il mondo nella autorimessa dei genitori, progettando e assemblando i primi cinquanta esemplari dell’Apple I, usando come progettisti, operai e promoter, se stessi, la sorellina di Jobs, Patti, e i figli dei vicini. Una sorta di bricolage casalingo che è diventata una delle icone del XXI secolo, con i suoi annessi e connessi di leggende metropolitane.   Trasformando la Leopolda.05 in un garage, Renzi prosegue la sua politica di marketing, dove il messaggio vale più di ogni altra cosa, quasi avesse mandato a...

Oltre ogni folle idea di redenzione

Le persone, soltanto le persone (Minimum Fax, 2014) è una raccolta di nove racconti. Diversi lo stile, i personaggi, la struttura, il ritmo e la focalizzazione, comune l'ambientazione capitolina, una Roma vissuta o evocata come luogo del ritorno, scenografia di bar fatiscenti, parchi vuoti, scomodi appartamenti di periferia, notturni in autostrada e motel con la moquette sporca e l'odore acido della colla della carta da parati. Comune è anche l'universo umano, sempre in qualche modo orfano, mutilo, mancante di qualcosa: il denaro, la lucidità, un arto, un'occasione, l'amore, la parola, il perdono.   E comune è la difficoltà di comunicazione, diffusa nei diversi racconti come una malattia, l'incolmabile distanza tra le persone che le parole, i gesti, il sesso e le promesse non riescono quasi mai ad accorciare (“Che cos'è che non riesce a uscire mai? Che cos'è che non ci sembra importante, e che finiamo col tacerci?”). Pulsa tra le pagine una tensione logorante, la sanguinosa guerra con gli spettri delle occasioni perdute e i protagonisti, tutti maschili, percorrono lo spazio del...

Ludus, realtà e mondo: Julio Cortázar (1914 – 2014)

A quanti hanno letto Julio Cortázar (e anche a chi non lo abbia fatto ancora) le celebrazioni di questi giorni del centenario di un cronopio con corpo da gigante e faccia da bambino, sembrano più una delle tante diafane invenzioni di qualche suo famas. Non solo perché è ormai probabile che si trovi nell’angustioso regno degli uomini, la qual cosa potrebbe provocare l’esplosione di una nube verde, ma per quell’ingrediente in più che l’humour degli argentini portegni hanno che gli permette di prendere in giro se stessi e superare di cinque lunghezze quello degli inglesi. Humour nero, nero-nero, quello dei portegni, pieno di luci e così trasparente che gli permette, come a cronopioCortázar, oltre a duplicare il suo fascino personale e triplicare il potere di seduzione delle sue fantasticherie, di inventare la loro stessa morte e di indire le celebrazioni del centenario, di questo vivo e ammirevole fantasista delle lettere mondiali contemporanee.   Ieri, con Juliofama, redattore di uno dei capitoli di quella grande finzione spuria e meticcia chiamata per imposizione spagnola Nuovo Mondo (come se fossimo di un altro pianeta), per errore America Latina e per il capriccio di un...

La società della trasparenza

High Person è il protagonista di un breve, ma fulminante, romanzo di Vladimir Nabokov. S’intitola Cose trasparenti (Adelphi). Qui lo scrittore russo-americano mette alla berlina con la sua corrosiva arte narrativa la pretesa tutta moderna di rappresentare in modo perfettamente trasparente i moti interiori dell’animo umano, di vedere con nettezza dall’esterno l’intimità stessa delle persone, e non solo degli altri, ma anche di se stessi.   Ora la trasparenza è diventato uno dei miti del contemporaneo, come spiega Byung-Chul Han in La società della trasparenza (Nottetempo), filosofo d’origine coreana, che insegna in Germania, a Berlino. Il libro inizia con la citazione di un altro scrittore, l’austriaco Peter Handke, che vive seminascosto in Francia: “Io vivo di ciò che gli altri ignorano di me”, mentore di alcuni dei suoi recenti libri. Perché la trasparenza, virtù così a lungo evocata, dall’epoca in cui era una delle parole chiave del riformatore Gorbaciov (“glasnost” si diceva, e sembra un secolo fa), per poi trasformarsi nella parola d’ordine...

Fortuna e storia di un titolo

Quando alla fine del 1963 Umberto Eco porta a Valentino Bompiani, suo editore, il dattiloscritto di quello poi che sarà Apocalittici e integrati, non sa ancora di aver coniato uno dei titoli più fortunati del secondo dopoguerra, una vera e propria formula, che dominerà in tutte le discussioni a seguire sui mass media: fumetti, televisione, computer, web. Un’endiadi che funziona ancora oggi per descrivere il campo dei pessimisti e degli ottimisti, dei critici e degli entusiasti.   In verità, quel titolo non è proprio opera del giovane studioso di estetica; se ne stava annidato in una piccola sezione finale. Eco vuole intitolare il libro Psicologia e pedagogia delle comunicazioni di massa. Bompiani, che di editoria se ne intende, lo guarda e gli dice: “Ma lei è matto”. Eco prova a correggere: “Diciamo allora, Il problema della cultura di massa”. Bompiani sfoglia il dattiloscritto e trova quel titoletto finale. “Eccolo!”. Eco replica. “Ma non c’entra nulla con il resto del libro”. “C’entra, c’entra”, risponde l’editore. Così l’autore...

Tutto Sottsass

Il 18 settembre 1981 Ettore Sottsass e Barbara Radice arrivano in taxi alla Design Gallery di Milano. Sono emozionati e anche un poco terrorizzati. S’inaugura nel pomeriggio la mostra di Memphis, il gruppo di designer fondato nel dicembre dell’anno precedente nel loro appartamento milanese, che comprende Martine Bedin, Aldo Cibic, Michele De Lucchi, Matteo Thun e Marco Zanini. Non credono ai loro occhi: oltre duemila persone occupano lo spazio dello showroom. Dentro ci sono: trentun mobili, tre orologi, dieci lampade, undici ceramiche.   La folla dilaga per le strade attorno bloccando il traffico. Ettore e Barbara non capiscono cosa stia succedendo; pensano a un incidente. Nessun evento di design ha mai radunato tanta folla, e soprattutto nessuno sa dire come abbia fatto ad arrivare sin lì tutta quella gente. Sull’invito della mostra c’è un Tyrannosaurus Rex con la bocca spalancata, i denti bianchi ben in mostra e l’occhio vivo. Una promessa suggestiva, quasi una provocazione: Memphis come un dinosauro divorerà il design moderno? Quel giorno di settembre degli anni Ottanta rappresenta il punto culminante nella popolarit...

Gian Arturo Ferrari. Libro

Non stupisce, per chi ha seguito le vicende professionali di Gian Arturo Ferrari, ritrovare in Libro (Bollati Boringhieri) innanzitutto una dichiarazione di amore. “Dobbiamo molto al libro. La vita intellettuale degli uomini ha avuto nel libro il suo utensile più versatile e insieme il suo emblema più glorioso” (p.14). Come dargli torto? dobbiamo molto ai libri: come persone pensanti e come società. E quindi capire che cosa è successo e che cosa sta succedendo ai libri è un ottimo motivo per cui suggerisco caldamente di leggere questo volume   Ho particolarmente apprezzato l’inquadramento storico di 5.000 anni: tecnicamente il libro è ben più giovane certo, ma il respiro lungo ci permette di capire quali sono le premesse che hanno determinato la nascita e l’affermazione dei libri: attraverso la storia del libro, da manoscritto, a volume stampato con i caratteri mobili, all’ebook, l’autore ci parla estensivamente delle funzioni del libro, dei mestieri dell’editoria, delle crescenti possibilità di accesso alla conoscenza che le innovazioni nei modi di scrivere, leggere e...

Luigi Di Ruscio. Romanzi

La mattina del primo aprile 1969, Italo Calvino era negli uffici Einaudi. Nei giorni precedenti aveva letto un romanzo inedito, intitolato Il verbalizzatore. L'autore trentanovenne aveva alle spalle alcune pubblicazioni di poesia; la prima in particolare, risalente al 1953, intitolata Non possiamo abituarci a morire, era stata ben accolta da Fortini. Il romanzo inedito era la storia del verbale di una riunione, redatto da un verbalizzatore così ossessivo da far entrare all'interno del testo qualsiasi cosa, "dando fondo se non all'universo", aveva scritto Calvino, "a una visione del mondo". Calvino aveva apprezzato il libro e tuttavia ne era rimasto quasi spaventato dalla "cupa aggressività" che gli ricordava Céline. E così, pur ammirando l'opera, aveva rifiutato di pubblicarla, motivando la sua scelta in modo coerente non solo con la propria idea di letteratura, ma anche con se stesso e le proprie fissazioni personali. "La verità è che io sono un maniaco dell'ordine e della geometria, e nel Suo eroico disordine mi raccapezzo poco".     Il giudizio finale...

Davide Ferrario La luna su Torino

Davide Ferrario ricomincia da Torino. A ogni nuovo film del regista bergamasco, ma cittadino torinese da parecchi anni, si ha la sensazione che cambi registro, che torni al punto di partenza per un nuovo slancio. Eppure Ferrario è sempre uguale a se stesso. Possiede due registri poetici: uno serio, meditabondo, riflessivo, quasi “pesante”, e uno “leggero”, agile, veloce, rapido. Con il primo ha fatto film-documentari, che sono riflessioni sul presente e sul passato, film insieme ideologici e post-ideologici, a partire da Lontano da Roma, uno dei primi film dedicati alla Lega in anni non sospetti, o l’ultimo Piazza Garibaldi, sull’identità italiana nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità del Paese, che unito non lo è per niente, ma neppure è diviso. Cerca, scandaglia, esplora.     Con il secondo registro spiazza continuamente, da Guardami e a Tutti giù per terra, sino a questo ultimo La Luna su Torino (produzione Rossofuoco), che ritorna con un altro atteggiamento, rinnovato e più sottile, a Dopo mezzanotte, il suo film di finzione più famoso e di successo. Le due...

La Emme delle meraviglie

Anche se nel febbraio 1972 non ero alla Rotonda della Besana per seguire “Milano dagli 8 ai 12”, una manifestazione dove l'arte era spiegata ai bambini da Giuliano Briganti – d'altronde avevo solo 7 anni – crescere in quella Milano è stato bellissimo. Non credo sia solo nostalgia, è anzi un sentimento condiviso da molti coetanei e il ricordo è diventato un incitamento ai tempi della riforma Gelmini, per chi tra noi era genitore, a non mostrarsi troppo passivi, a dimostrare perché non si perdessero diritti così faticosamente acquisiti.   Ci siamo allora ricordati che negli anni Settanta i nostri genitori – nati negli anni del fascismo, cresciuti nei tempi bacchettoni della chiesa di Pio XII – si erano riconosciuti ribellandosi a molte istituzioni che avevano ereditato fino a quel momento senza troppe discussioni. A scuola era il tempo dei decreti delegati e dell'introduzione del tempo pieno, in casa c'era spesso baruffa, ma per noi figli era una pacchia: gli ordini non erano più perentori, le nonne erano finalmente un po' in disparte, anche se al momento giusto non rinunciavano...

La scala delle temperature

Pubblichiamo la prefazione dal volume di Luca Trevisani, Water Ikebana Stories About Solid & Liquid Things pubblicato da Humboldt Books     I feel emotional landscapes they puzzle me State of Emergency 
 nihil est toto, quod perstet, in orbe. cuncta fluunt, omnisque vagans formatur imago […]; nam quod fuit ante, relictum est, fitque, quod haut fuerat, momentaque cuncta novantur. […] Nec species sua cuique manet, rerumque novatrix ex aliis alias reparat natura figuras […] Sono parole di Ovidio, nelle Metamorfosi (XV, 177-8, 184-5, 252-3: «In tutto il mondo non c’è cosa che duri. Tutto scorre, e ogni fenomeno ha forme errabonde […]: quello che è stato si perde, quello che non era diviene, ed è tutto un continuo rinnovarsi […]. E anche la forma non dura, a nessuna cosa, e la natura, che tutto rinnova, ricava dalle figure altre figure»). A volte viene da pensare che le forme dell’immaginario contemporaneo, in apparenza fra loro distanti e l’una all’altra irriducibili, possano invece essere ricondotte a un numero limitato di archetipi comuni: infinite varianti di ben...

Per un teatro “leggero”

Il teatro dei Sacchi di Sabbia sembra fragile, ed è delicato, antiretorico. Ha qualcosa che ricorda le esili figurette tutte segni di Paul Klee o i fumetti; agisce in controtempo svagato, in sospensione. Sembra che gli spettacoli brevi, aforistici di questa compagnia pisana, che dichiara già nel nome di voler ergere una barricata per difendersi dalle mitragliate di una vita banale e omologante, abbiano fatte proprie le qualità che Calvino invocava nelle Lezioni americane, la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità.   Nati negli anni Novanta, i Sacchi sono tra i pochi gruppi di quel periodo che hanno mantenuto una propria coerenza senza scadere nella ripetizione. Forse perché hanno vissuto e creato in modo defilato, senza mai fare grandi proclami, senza cavalcare le mode, anzi ritraendosi in una dimensione casalinga, minore. Hanno raccontato il mito di Orfeo ed Euridice con il silenzio, con la mancanza di ossigeno, come un destabilizzante precipitare nel vuoto pneumatico. Hanno, da bravi toscani, affrontato l’agiografia del protettore della loro città, San Ranieri, con ironia...

La fine del potere

Il potere è finito, così scrive nel suo ultimo libro, La fine del potere (Mondadori), Moisée Naìm, politologo, ma anche banchiere, nonché in passato ministro dell’Industria e del Commercio in Venezuela. L’illustre ex direttore di “Foreign Polity” spiega nel suo saggio come e perché il potere detenuto un tempo da uomini politici e di governo, da aziende multinazionali, stati e centri economici, non sia più tale. Oggi non si sa bene chi comandi davvero. Non siamo più alla catena di comando individuata da Marx, quella del “comitato d’affari”, per cui l’economia detta alla politica le proprie scelte, e neppure alla SIM (Sistema Imperialistico delle Multinazionali) delle Brigate Rosse. Il potere, almeno quello d’interdizione o di contrasto, sembra risiedere sempre più in piccoli gruppi, siano terroristici internazionali o centri di pressione, delle lobby.     Tramontata l’epoca delle maggioranze, spiega Naìm, è la volta delle minoranze. Sono le azioni di piccoli gruppi, che si muovono grazie alla Rete puntando a obiettivi intermedi, su...

Bernard Quiriny. La biblioteca di Gould

Un odioso rompicapo affligge il lettore dell'ultimo libro di Bernard Quiriny La biblioteca di Gould (traduzione di L. Di Lella e G. Girimonti Greco, L'orma 2013) che voglia cimentarsi in accaniti smontaggi e rimontaggi dei racconti matrioska punteggiati di Borges, Perec, Queneau, Calvino, Bolaño e chi più ne sa più ne metta, in una vertiginosa parabola di attraversamenti letterari: “i libri (soprattutto quelli che non sono mai stati scritti) possono diventare metafore assai duttili per parlare del mondo sfuggendo all’assillo del realismo e confessando l’origine cartacea della propria intelligenza” (Carlo Mazza Galanti su Alias, poi in minima&moralia).   Quiriny sembra sfidarci a duello con un'operazione che ricorda per certi versi quella di Gonçalo M. Tavares in Lor signori (2002, rist. 2014 nottetempo). Ma se là Calvino, Kraus, Walser e Valéry sono personaggi reali che si muovono in un quartiere (“o barrio utópico”), qui ci sono i fantasmi, che se pure evocati rimangono sulla soglia, dove il signor Gould (un bibliotecario di Babele?), racconta a uno scrittore (o...

Giulio Paolini. Essere o non essere

C’è una foto. Un uomo è affacciato alla ringhiera di un balcone. Il parapetto è in ferro battuto. L’uomo è distante. Se ne scorgono appena le sembianze. L’artista fotografa se stesso, poi, nello stesso punto, la sua immagine. La porta finestra è così chiusa e impedisce lo sguardo sull’interno: lo studio d’artista.   Giulio Paolini Essere o non essere, 1994-95 Allestimento Salone della Ragione, Padova, 1995 Foto Attilio Maranzano   L’autore è dentro e fuori l’opera. L’opera, Delfo IV (1997), è la quarta di una serie nata nel 1965 ed è la prima mostrata nella personale di Giulio Paolini, Essere o non essere, curata da Bartolomeo Pietromarchi e in corso al macro fino al 9 marzo. L’esposizione raccoglie una quindicina di opere, principalmente degli anni novanta e duemila, esplorando un aspetto centrale nella poetica dell’artista: l’atto creativo.   Giulio Paolini Segni particolari, 1996-2013 Courtesy l’artista   Cosa significa per Paolini creare immagine? I primi due lavori riassumono subito il concetto e il movimento della...

Filosofia antica per spiriti moderni

Si moltiplicano di anno in anno le pubblicazioni e le iniziative divulgative dedicate alla filosofia: libri, blog, seminari, incontri, festival. L'ultima operazione, in corso in questi giorni, è quella condotta dall'editore UTET e la Domenica del Sole 24 ore. Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande ad Armando Massarenti, responsabile dell'inserto settimanale di cultura del Sole e curatore della collana Classici Compact – Filosofia Antica per spiriti moderni.   La Domenica del Sole 24 ore, insieme a UTET, ha lanciato una nuova iniziativa. Per quindici settimane insieme al quotidiano verrà distribuito un testo di un antico filosofo. Si è cominciato con Epicuro e si arriverà a Maimonide. Nel concept di collana, riproposto sulla quarta di copertina di ogni libro, si legge “15 esempi di vite che sono al contempo esercizi di pensiero. 15 percorsi segreti per raggiungere la felicità e conservarla, custodirla, coltivarla”. 15 filosofi bastano a raggiungere la felicità?   Sono una "promessa di felicità". Non un fine acquisito o da acquisire, ma un percorso. Questo...

Tavoli | Giulio Paolini

Non poteva esserci immagine più eloquente di questa fotografia per descrivere il tavolo di Giulio Paolini: una visione perfettamente prospettica, con il punto di fuga centrale, sottolineato dalle linee della lampada e dei termosifoni, che trascina vertiginosamente il nostro sguardo al centro del tavolo. Come in Disegno geometrico, la sua prima opera da cui derivano tutte le successive, la squadratura geometrica rappresenta, o meglio “presenta”, il quadro che contiene tutti i possibili quadri. A ben guardare la foto, la squadratura e la visione prospettica sono presenti anche nei disegni appoggiati in ordine sparso sul piano di lavoro, come a voler suggerire un rispecchiamento, una doublure tautologica del nostro guardare che raddoppia lo spazio reale nello spazio rappresentato. Lo scrittore, dice Italo Calvino nella sua introduzione al primo libro di Paolini, Idem, ammira molto il pittore nel suo sforzo per arrivare a un’impersonalità assoluta, ma lo fa comunque sempre attraverso un accenno all’autobiografia, all’autoritratto. Anche qui la presenza del pittore si percepisce dalla seggiola lasciata vuota, in bilico tra l’...

L'architettura italiana oggi

Pubblichiamo un estratto da Storia dell'architettura italiana 1985-2015 (Einaudi) di Marco Biraghi e Silvia Micheli da oggi in libreria.       La cultura architettonica italiana dagli anni ottanta a oggi – in misura forse maggiore rispetto a qualsiasi altra disciplina – ha attinto in maniera instancabile all’opera di Italo Calvino: in modo particolare alle Città invisibili e alle Lezioni americane. E se nel caso del primo la quantità dei rimandi, benché spesso pretestuosi, poteva lasciarsi spiegare sulla base di ragioni meramente “tematiche”, nel caso del secondo presupponeva invece l’esistenza di una corrispondenza, di un “piano analogico” tra letteratura e architettura: un’analogia certo non impossibile o impensabile, e tuttavia ben lungi dall’essere verificata.   Vero è che i valori per il “prossimo millennio” indicati da Calvino nel 1985 erano più degli obiettivi futuri che non delle mete raggiunte. Ma nelle trasparenti pagine scritte in previsione del ciclo di conferenze da tenere alla Harvard University, tali obiettivi erano...

Chi è davvero Barack Obama?

Chi è davvero Barack Obama? La questione dello spionaggio ai danni degli alleati europei, dei capi di stato, ma non solo loro, da parte della agenzia di sicurezza americana, Nsa, fa emergere un problema: chi è davvero il Premio Nobel per la pace? Prima di tutto Obama è un capo di governo e come tale fa gli interessi del proprio paese, com’è ovvio che sia, che si tratti di garantirne la sicurezza contro gli attacchi terroristici o che invece voglia mantenerne inalterato il suo primato militare ed economico.   Su questo piano sono semmai gli europei a essere ingenui nei confronti del capo di un paese che ha la leadership politica attuale e utilizza il suo potenziale tecnologico per restare tale. L’America non ha nessuna intenzione di cedere questo primato. In politica, come disse una volta il leader cinese Den Xiaoping, “Non importa se il gatto è bianco o nero, basta che prenda i topi”.   La Realpolitik in tempi di globalizzazione non è dunque calata, anzi, se si guarda bene, è pure aumentata. Una cosa è evidente in questo Datagate, com’è stato chiamato: gli Stati Uniti...

Che Fare², una volta non basta

Una buona notizia, una novità. CheFare oggi riapre i battenti. Per il secondo anno di fila  proponiamo questo strumento di ricerca, dibattito e finanziamento dedicato ai nuovi modi di far cultura in Italia. Da oggi, quindi, iniziamo a raccogliere i progetti per il premio da 100.000 euro.     Con la prima edizione abbiamo imparato che si stanno diffondendo sempre più modi diversi di creare valore. Nel momento in cui le convenzioni che stanno dietro all'economia sono in difficoltà, ecco che gruppi, singoli, imprese e movimenti si attivano per generare e mettere in circolo valore sociale e culturale. Il valore delle buone idee ora si trova anche nel consenso che queste riscuotono nei pubblici produttivi, tra le comunità e i territori. L'industria culturale tradizionale, fondata  sul consumo di massa, fatica a interpretare adeguatamente le esigenze e le aspirazioni delle persone e delle comunità nell’accesso alla cultura. Per questo è necessario immaginare nuove formule basate sulla creatività, l’innovazione, la collaborazione. È da questa situazione che nascono pratiche diverse...

L'amnistia e la formica argentina

“così fu un triste ritorno, ed era prevedibile. Ma a me spiaceva soprattutto aver visto come quelle donnette s’erano comportate. E mi venne un fastidio per chi va in giro a piagnucolare delle formiche che non l’avrei più fatto in vita mia, e mi veniva voglia di chiudermi in un orgoglio straziato come quello della signora Mauro, ma lei era ricca e noi poveri, e non trovavo la via, la maniera per continuare a vivere in questo paese, e mi pareva che nessuno di questi che conoscevo e che pure fino a poco prima mi erano parsi così superiori, l’avesse trovata o fosse sulla strada di trovarla” Italo Calvino, La formica argentina Il protagonista del romanzo di Calvino deve combattere, assieme agli altri abitanti del villaggio, l’invasione della formica argentina. C’è chi cerca di utilizzare insetticidi, chi le tortura, chi come il signor Baudino le nutre con una melassa leggermente avvelenata. “ Avevamo di fronte un nemico come la nebbia o la sabbia, contro cui la forza non vale”.   La cattiva gestione dell’emergenza della formica argentina, che affronta il protagonista del...