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Italo Calvino

(173 risultati)

Astana: la psicometropoli kazaka

Che cos’è Astana? Una città utopica? Un sogno di metallo, vetro e cemento? Un incubo post-sovietico? La sede del futuro regno massonico mondiale? O ancora: Dubai sottozero proprio nel centro della steppa asiatica? Difficile dire a cosa somigli, o cosa ricordi la capitale del ricco stato del Kazakhstan dotato d’immense ricchezze sotterranee (petrolio, gas naturale, uranio, manganese, rame, oro, acciaio, carbone) e grande più dell’Europa intera. Questa Shangri-La del XXI secolo è la capitale edificata ex novo da un visionario capo dell’ex Impero sovietico, il Presidente Nazarbaev. Indipendente dal 1991, il Kazakhstan è governato dal 1994 mediante una costituzione emanata ad hoc dal suo Sovrano democraticamente eletto, che le ha imposto un nome kazako: Astana significa infatti “la capitale”. Ovvero: “il posto dove si prendono le decisioni”; in antico persiano è invece il nome del luogo dove si adora la tomba del santo.     Nel viale centrale dell’immaginifica città s’erge una torre alta alcune centinaia di metri sulla cui sommità è collocata...

Inequilibrio: teatro come viaggio

La geografia – non solo da questi anni di iPhone, Google Maps eccetera – è qualcosa che si guarda dall'altro, che esclude l'osservatore e lo rende uno sguardo esterno, oggettivo, pacificamente onnisciente. “Un occhio extra-terrestre”, diceva Il viandante nella mappa di Calvino. Diversi dagli estremi di queste astrazioni sono la vita reale, l'esperienza, il viaggio: includendo il punto di vista, il vissuto, convertono la cartografia in “geografia interiore”, tengono a mente sussulti, stati d'animo e relazioni. Non si tratta solo di tracciare un percorso, da un punto a un altro, ma di sceglierlo, viverlo. Spazio e tempo si intrecciano nell'itinerario, qualcosa di dinamico e instabile che sa far incontrare passato e futuro, in cui gli orizzonti, non statici, si spostano sempre un poco più in là – a ogni passo compiuto o incompiuto, a ogni incontro vissuto. L'occasione di raccontare l'edizione 2013 di Inequilibrio, festival della nuova scena che si svolge a Castiglioncello a inizio luglio, al terzo anno di direzione di Andrea Nanni, rappresenta la possibilità di calarsi negli...

Bi Feiyu: il sorriso di Calvino

Incontro Bi Feiyu a Venezia, durante il festival Incroci di civiltà, promosso da Ca' Foscari, giunto quest'anno alla sesta edizione. Bi Feiyu è nato nel 1964 nella regione dello Jiangsu. Vive e lavora nella sua casa di Nanchino, circondato da nuvole di fumo. Fino a che non ha compiuto trentacinque anni, scriveva di notte; poi si è messo a scrivere di giorno e, senza pensarci, i suoi romanzi hanno preso un ritmo diverso; l'avanguardia degli anni Novanta ha ceduto il passo al realismo degli anni Duemila. Nel 1995 e nel 1996 riceve il premio Lu Xun per la letteratura, nel 2010 è insignito del Man Asian Prize con il romanzo Three Sister; nel 2011 con Tui Na riceve il prestigioso Mao Dun. La sua opera è tradotta in venti paesi. In Italia Sellerio ha pubblicato I maestri di Tuina (2012) per la traduzione di Maria Gottardo e Monica Morzenti.           A partire dagli anni Ottanta la Cina si è aperta all'Occidente, i cinesi hanno iniziato a tradurre e a leggere libri europei e italiani, dopo il silenzio imposto dalla Rivoluzione culturale. Quale significato attribuisci alla...

Speciale Gianni Celati | Camminare con Celati

Per parlare di Gianni Celati devo cominciare dal camminare. Dentro e fuori le storie, storie che camminano. E camminare e raccontare. Insomma cominciare prima e un po’ lontani dalla scrittura, in una visione del mondo in movimento che precede, per chi guarda il mondo muovendosi, qualunque storia. Ci vediamo adesso forse una volta l’anno qui in Inghilterra, e neppure tutti gli anni. Ci mettiamo a camminare lungo il Regent’s Canal, verso est, dove Londra diventa un immenso svincolo stradale tra capannoni industriali, chiuse dismesse, vegetazioni acquatiche, e parliamo di tutto, a ruota libera.     Io so bene quali sono le mie difficoltà con Gianni: vorrei riassumere la mia vita, i miei progressi ma anche  ammettere che non c’è mai nessun progresso, che sono lo stesso di quando ero un suo studente. Questa è una traccia del periodo in cui Gianni era il mio professore, ma sarebbe forse più giusto dire maestro.   All’idea di scrivere e fare della letteratura un mestiere sono arrivato al Dams attraverso Gianni e, come chiunque di fronte a un mondo sconosciuto, ho cercato di capire attraverso lui...

Progetto Grafene

Giorni fa, una trasmissione radiofonica mi ha chiesto di commentare un’immagine inedita. La curiosa fotografia a colori rappresentava, a dire il vero in maniera un po’ kitsch, un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio. Che cosa ci fa un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio? mi sono domandato ingenuamente.   Ho subito pensato a un fotomontaggio, ma la didascalia, insieme a qualche nota di contorno, ha chiarito subito ogni cosa. Si trattava di un pezzo di grafene, il più leggero materiale solido esistente, appena sviluppato in un laboratorio cinese, un materiale, appunto, così lieve da poter essere posto su un fiore senza neanche incurvarlo. Una materia grezza, rugosa, nera, immobile sui petali, senza neanche piegare lo stelo.     Le spiegazioni lo definiscono come il materiale che potrebbe cambiare il nostro futuro. A riprova di ciò, e nella speranza di riposizionare il vecchio continente al vertice della ricerca e dell'industria hi-tech, la Commissione Europea ha deciso di stanziare un miliardo di euro in dieci anni per finanziare la ricerca su questo sottilissimo foglio di grafite. Un rozzo masso...

Bagliori estremi. Microfinzioni argentine contemporanee

Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno –questa la preghiera di Dino Buzzati contenuta in un celebre frammento raccolto nello zibaldone intitolato Siamo spiacenti di – perché, alla fin fine, tra cumuli di carta appallottolata, sminuzzata o nascosta, una riga si potrà salvare, forse proprio quella scritta con i nervi a fior di pelle, digrignando i denti, rompendo la punta del lapis sul foglio sforacchiato da minuscoli asteroidi di grafite. Contemporaneamente o quasi (la cronologia diventa elastica quando le coincidenze letterarie scavalcano a piè pari gli oceani), Manuel Puig pubblicava a Buenos Aires il suo romanzo Boquitas Pintadas. Nell’edizione italiana scompare il riferimento esplicito al noto brano di Carlos Gardel perché si sceglie di pubblicare l’opera con il titolo Una frase, un rigo appena, parole prese a prestito dalla canzone Scrivimi, il cui ritornello, cantato da Luciano Tajoli, recita: amore scrivimi/ non lasciarmi più in pena/ una frase, un rigo appena/ calmeranno il mio dolor.   A distanza di qualche decennio, nel 1994, Einaudi pubblica un’antologia con i migliori racconti brevi e...

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi lascia di sasso: vecchi pneumatici. “Ex Africa semper aliquid novi...”   SAFARI. In swahili Safari vuol dire viaggio, un viaggio nel viaggio insomma, e un viaggio nella storia, perché questo ambiente è il più vicino a quello dei primi uomini. Il mio non è un safari fotografico, che ha preso piede quando sono stati banditi il bracconaggio e, in seguito, il commercio d’avorio. Certo, da quando non si deve più chiudere un occhio per guardare dentro l’obiettivo della macchina fotografica, si possono scattare foto senza distogliere lo sguardo da quanto ci sta davanti. Ma per il ghepardo adagiato sul formicaio ci vuole uno zoom professionale che non ho, e poi di immagini così ne ho viste già tante. Preferisco...

Speciale Fenoglio | Questo non è un romanzo

Per i cinquant'anni dalla morte di Beppe Fenoglio avvenuta la notte tra il 18 e il 19 febbraio 1963 pubblichiamo un estratto dal libro di Nunzia Palmieri, Beppe Fenoglio. La scrittura il corpo.     La presenza del canone verista in Fenoglio è stata data per lungo tempo come fatto acquisito, al punto che, nel numero di febbraio del 1956, la rivista “umoristico-letteraria” «Il Caffè» pubblicò un divertente apocrifo fenogliano, Alla Langa, parodiando le soluzioni stilistiche e linguistiche adottate nella Malora.   Se i lettori di professione denunciano un eccesso di letterarietà e di artificio, i lettori comuni sembrano viceversa schierarsi su posizioni opposte: nella percezione di alcuni cittadini albesi, invitati, nei primi anni Settanta, a partecipare a gruppi di lettura, La malora non era un romanzo, ma una collana di storie vere che tutti loro conoscevano. Non si trattava di un apprezzamento, ma di una condanna per malafede: chiunque di loro poteva, allora, spacciarsi per scrittore. Diverso il caso di Pavese, nei cui romanzi il filtro letterario era più scoperto: trame solide,...

Levi e la Tempesta

Nell’ultimo capitolo di Se questo è un uomo, «Storia di dieci giorni», Primo Levi racconta gli ultimi, drammatici momenti della sua reclusione nel Lager di Auschwitz-Monowitz. L’11 gennaio 1945, col tuono dei cannoni russi all’orizzonte, Primo si ammala di scarlattina e viene ricoverato nel «Ka-Be» (Krankenbau: quel luogo fra tutti paradossale che è l’infermeria del campo di sterminio). A un certo punto, a lui e agli altri, viene annunciato che l’indomani mattina dovranno lasciare il Campo: i tedeschi hanno deciso di evacuarlo, prima che la marea dell’Armata Rossa si avventi su di loro. Già da tempo i superstiti sapevano che sarebbe stato proprio quel momento a decidere della loro sorte: nelle loro condizioni, una marcia a tappe forzate nel gelo di gennaio, guardati a vista dai tedeschi in rotta, equivale a morte certa. Eppure l’istinto di lasciare quel luogo di morte è per loro irresistibile. La notte del 18 gennaio dunque, con pochissime eccezioni, i circa ventimila sopravvissuti di Auschwitz si mettono in marcia. Quasi tutti destinati a non tornare a casa. Per Primo non c’...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

Al tavolo

Quanti tavoli possiede uno scrittore? Italo Calvino, racconta Pietro Citati, ne aveva tre nella sua casa di Campo Marzio, a Roma, poiché lavorava nel medesimo tempo a diversi progetti; a detta di Giuseppe Conte le scrivanie sarebbero state invece cinque. In una foto di Ugo Mulas, scattata all’autore del Barone rampante, quando ancora abitava a Parigi, anni prima, lo si vede scrivere con la penna, una cartellina di fogli aperti davanti a sé, altre carte intorno: una confusione ben ordinata.     Anche Pasolini di tavoli ne aveva più di uno: nella casa romana, ma anche nel buon ritiro di Chia. Anche qui uno scatto, foto di Dino Pedriali (Pier Paolo Pasolini, Johan & Levi): il poeta sta correggendo un dattiloscritto a penna, la sua fedele Lettera 22, libri impilati sul tavolo di legno, una copia dell’Espresso. La concentrazione calma e fattiva dell’autore al lavoro.     Ma non c’è solo il tavolo dello scrittore. Nell’atelier del pittore c’è spesso un ripiano su cui Picasso, Miro o Henry Moore lavorano, disegnano, scrivono, e anche leggono. Uno spazio fisico e insieme...

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...

La religio mortis di Cesare Pavese

Nel breve articolo del 1964, intitolato Cesare Pavese, il mito e la scienza del mito,[1]Jesi collocò il poeta piemontese con il romanziere Thomas Mann e Károly Kerényi, sotto il vessillo di quella religio mortis nichilista che avrebbe influenzato tutti gli intellettuali post-romantici di scuola tedesca.In queste teorie mitiche si presupponeva l’esistenza autonoma del “mito che afferra” come alterità demonica radicale all’Uomo; del mito veniva caratterizzata negativamente e paradossalmente la sostanza (“qualcosa e insieme nulla”) rinunciando implicitamente alla possibilità di una storicizzazione; infine si teorizzava, la necessità della subordinazione dialettica a questa alterità negativa. Erano queste le tre fondamenta teoriche che definivano nichilisticamente il pensiero dei tre mitologi al di là delle posizioni e delle auto-esegesi ufficialmente (e genericamente) umaniste. Queste ultime, piuttosto, sarebbero state solo il tentativo estremo di mistificare la fascinazione mitica: una “mascheratura”, appunto, di quei “pensieri segreti” della cultura borghese tedesca ed europea. Se le osservazioni di Jesi possono essere estremamente utili ad illuminare i “pensieri segreti”...

Ragni e formiche

Cosa sono ragni e formiche per noi sapiens? Sui ragni ci sono pochi dubbi. Fanno ribrezzo, ci spaventano. Li guardiamo con orrore quando con le loro otto zampette sembrano muoversi dove noi non possiamo arrivare. Ci sentiamo minacciati alla loro vista, il nostro corpo potrebbe diventare una superficie da percorrere. Si temono le loro punture, li si immagina tutti come fameliche tarantole pronte a colpirci proditoriamente.   È la rapidità a spaventarci, insieme al modo furtivo in cui fanno ingresso nelle nostre vite. Primo Levi li associava alla morte: le ragnatele infatti coprono gli oggetti che abbiamo abbandonato, i luoghi dimenticati. Wells, il padre della letteratura fantascientifica, li immaginò capaci di organizzarsi per colpire gli umani. Nello splendido racconto “La valle dei ragni” (scritto nel 1903 e ora riproposto da Adelphi ) aracnidi di enormi dimensioni – la metà della mano di un uomo – si muovono in nuvole lanuginose simili a meduse, trascinate e guidate dal vento. Individuata la preda, la intrappolano con le ragnatele e la uccidono, come capita ad uno dei protagonisti del racconto, l’indiano dal...

Calvino Twitter: riassunto o commento?

  Provo a rispondere ogni quindici giorni agli interventi dei lettori circa la mia riscrittura delle Fiabe italiane di Calvino. Non sarò brevissimo (almeno qui non devo stare nei 140). Prendo di petto la questione fondamentale: riassunto o riscrittura? Me l’hanno posta in modo diversi: @iguanadan @aridomordace @matteobassioni @lugalz @orientinaDiGiov. Si tratta di riassunto o di riscrittura?   Risponderei così: entrambe le cose, poiché riscrivo riassumendo. Twitter con i suoi 140 caratteri impone una riduzione di spazi; e avendo stabilito di fare ogni fiaba, indipendentemente dalla sua lunghezza, in tre tweet, il risultato è prima di tutto un riassunto. Ma vediamo cosa sarebbe esattamente un riassunto. Per farlo uso ancora Calvino. Nel numero de “L’Espresso” del 10 ottobre 1982 Umberto Eco lancia una piccola sfida: “Elogio del riassunto”. Spiega quanto sia utile fare dei riassunti, che lui ne ha fatti molti, non solo a scuola – dove in genere si odiano –, ma anche dopo, nei primi lavori alla Rai, e poi sulla “Rivista d’Estetica”. Non ci dice cosa sia un riassunto, ma ne...

Lettera di Italo Calvino a Marco Belpoliti

Caro Belpoliti,   provo a risponderle per il tramite del mio follower Ernesto Ferrero. Le avessimo avute noi, le tecnologie digitali, ai tempi dell’Oulipo, il laboratorio di letteratura potenziale in cui ci scambiavamo formule di sfidecombinatorie con Perec, Queneau, il matematico Roubaud, e si giocava a chi riuscivaa liberarsi piùingegnosamentedalle contraintes, le costrizioni, le gabbie, gli impedimenti sempre più sofisticati che ci davamo. Era un oulipiano anche Dante, che riusciva a cavare un massimo di poesia dagli obblighi severi della terzina. Lavorare senza calcolatori allunga i tempi ma favorisce la sottigliezza del calcolo, l’arditezza delle soluzioni.   Le fiabe sono il regno della velocità, della densità, della concentrazione, e quindi si prestano bene alla prova delle gabbie di Twitter. Arrivo a dire che Twitter dovrebbe essere usato esclusivamente a scopi letterari. Lo scrittore guatemalteco José Monterroso ha prodotto un microracconto che nessun utente di Twitter mi risulta abbia ancora eguagliato. Esso recita: “Quando si risvegliò, il dinosauro era ancora lì”.   La concentrazione estrema, la restituzione della parola alla sua densità originaria sono...

Doppiozero riscrive le Fiabe italiane #2

Da lunedì 5 novembre lanciamo sul nostro nuovo canale twitter dedicato alla narrazione seriale (@00SerialTw) un progetto sulle fiabe italiane (#00fiabit). Marco Belpoliti riscrive ogni giorno in 140 caratteri le 100 fiabe italiane (le stesse riprese anche da Italo Calvino), per 100 giorni.   #00fiabeitaliane nasce come il primo format pensato ad hoc per questo canale. La riscrittura quindi seguirà le rigide regole della serialità mediale: 100 fiabe, 100 episodi, una fiaba al giorno per 100 giorni, trasmessa ogni giorno alla stessa ora, con una vera e propria sigla d’apertura e chiusura e qualche sguardo fotografico nei retroscena dell’officina narrativa di Belpoliti, che prima di riscrivere le fiabe le ha disegnate e riassunte su un taccuino. Il progetto è realizzato in collaborazione con Moleskine e U10.     L’idea di riscrivere per twitter le Fiabe italiane è venuta da una conversazione con alcuni amici. Nessun testo del novecento italiano mi sembrava più adatto. Poi c’era il precedente dei fratelli Grimm-Twitter del Goethe Institut italiano. Perciò mi sono messo al...

#Twitteratura?

Giorgio Gaber direbbe “Quando è moda è moda”: oggi tutti parlano di Twitter e Twitter sembra diventato qualsiasi cosa, tanto che forse prima di parlarne sarebbe meglio cominciare ad usarlo per comprenderne i limiti.   No, la twitteratura non esiste. Però ha senso chiedersi quali spazi letterari siano possibili al di sotto della misura minima esercitata da Felix Fénéon ai primi del Novecento, con i suoi Romanzi in tre righe. E, al tempo stesso, ha senso chiedersi quali elementi di sperimentazione, rottura e continuità esistano nell’ambito di un possibile uso letterario di Twitter.   Un primo metro di giudizio è rappresentato dalle Lezioni americane di Italo Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Possiamo chiederci se i cinque principi individuati da Calvino per la scrittura del terzo millennio trovino espressione su Twitter, ovvero in un contesto che si avvicina più allo scritto-parlato che alla comunicazione scritta in senso stretto.     Elementi che depongono a favore di un uso letterario di Twitter   - ...

Doppiozero riscrive le Fiabe italiane

Da lunedì 5 novembre lanciamo sul nostro nuovo canale Twitter dedicato alla narrazione seriale (@00SerialTw) un progetto sulle Fiabe Italiane (#00fiabit). Marco Belpoliti riscrive ogni giorno in 140 caratteri le 100 fiabe italiane della tradizione popolare che sono state raccolte anche da Italo Calvino, per 100 giorni.   #00fiabeitaliane nasce come il primo format pensato ad hoc per questo canale. La riscrittura quindi seguirà le rigide regole della serialità mediale: 100 fiabe, 100 episodi, una fiaba al giorno per 100 giorni, trasmessa ogni giorno alla stessa ora, con una vera e propria sigla d’apertura e chiusura e qualche sguardo fotografico nei retroscena dell’officina narrativa di Belpoliti, che prima di riscrivere le fiabe le ha disegnate e riassunte su un taccuino. Il progetto è realizzato in collaborazione con Moleskine e U10.                               La lezione americana che Calvino ha dedicato alla Rapidità comincia con una leggenda, che poi è anche una fiaba. Riguarda Carlo Magno, il Lago di Costanza, una donna morta, e soprattutto un...

Olivetti

Questo articolo fa parte di una serie di riflessioni  sulle esperienze di innovazione sociale del passato, nell’ambito del bando cheFare. Ci è sembrato interessante iniziare dall’esperienza di Olivetti ad Ivrea.   Oggi si tende a ricordare con nostalgia e rimpianto gli anni Cinquanta, radice del nostro boom economico, periodo virtuoso in cui si costruivano le autostrade, si estraeva il petrolio italiano e si passava dalla Lambretta alla 600. Tutto vero, ma si dimenticano le schedature alla FIAT, l’emigrazione che proseguiva verso il Belgio e l’Australia, la presenza ossessiva della Chiesa di Pio XII e i costi del lavoro che facevano dell’Italia quel che è oggi l’Estremo Oriente. Anni di ferro, in cui i più elementari diritti civili previsti dalla (nuova) Costituzione faticavano a trovare applicazione.     Un’aurea eccezione arrivava da Ivrea dove la Olivetti di Adriano viveva il suo periodo d’oro, esportando l’Italian style nel mondo attraverso i suoi negozi progettati da grandi architetti (BBPR, Scarpa, Albini, Gardella), in attesa di costruire fabbriche firmate da Kahn...

Renzi, il camperista

La foto che ritrae il giovane sindaco di Firenze sul podio della sua campagna per le primarie è maliziosa, ma qualcosa di vero intorno a lui lo dice comunque. Porta le mani alla testa, come a cercare un pensiero, a ricordare qualcosa, una forma di concentrazione improvvisa, un gesto da adolescente, a suo modo informale, là dove i politici del passato, ad esempio Aldo Moro, utilizzavano il gesto della disputa, ovvero il pollice e l’indice della destra che si chiudono ad anello stringendo l’anulare della sinistra, che serviva a mettere in risalto la precisione dell’argomentazione. Non si argomenta, si manifesta: Adesso!   Nello slogan con cui Matteo Renzi si presenta possiamo cogliere qualcosa d’altro. Il punto esclamativo, vero segno della sua propaganda, vale ben più dell’avverbio “adesso”. Verso questo segno d’interpunzione, divenuto un vero e proprio logo, il Novecento ha manifestato biasimo e forti riserve. Forse perché figurava nella propaganda mussoliniana, per cui l’esclamazione era la marca stessa della sua intonazione sonora e visiva. Pur nella concitazione delle campagne...

Che fare con l’innovazione sociale

Il Novecento è stato interamente fondato su grandi processi di standardizzazione. Non solo uniformità dei processi di produzione industriale, come nelle catene di montaggio della Ford, ma anche uniformità nell’accesso al welfare e all’istruzione, nella burocrazia statale, nei mezzi di comunicazione e nei modelli di consumo. Quando Castells ha scritto La nascita della società in rete molti lettori hanno preferito soffermarsi su una lettura prevalentemente tecnica della questione, secondo la quale il grande cambiamento paradigmatico, sopraggiunto con la fine del secolo passato, è stato soprattutto un problema infrastrutturale. Ma la trasformazione reticolare della società ha degli sviluppi che vanno ben oltre Internet: si tratta, infatti, di un fenomeno di vastissima portata che, proprio grazie alle possibilità di reperimento, organizzazione e ri-aggregazione delle informazioni, sta trasformando il mondo in cui viviamo in un’ecologia nella quale si affolla un numero di attori sempre più eterogenei.   È allora questo il momento per iniziare a ripensare il mondo attorno a noi come uno spazio...

8x8. Si sente la voce

Se vale la massima galileiana del “discorrere come correre”, il romanzo è una gara di fondo con distanze lunghe e spazi dilatati, che esige uno sforzo prolungato e un continuo adattamento a ritmo e resistenza. Il racconto è invece uno scatto, un lavoro anaerobico che nella breve durata concentra velocità e potenza. È allora fondamentale la partenza, la spinta sui blocchi per ottenere la maggiore propulsione, la lettura d’un fiato; “in ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo” diceva Calvino.   Così, nella prefazione all’antologia di racconti Si sente la voce (CartaCanta editore, Forlì, 2012, p. 240, € 14) la celebrazione del genere racconto, un po’ sminuito dalla tradizione, un po’ rispolverato come difficile esercizio di chiarezza e intensità, è trattata nei termini di una tensione alla “breve e sonante densità”, oltre che come campo di prova per autori esordienti o aspiranti tali.   L’antologia ne raccoglie quarantadue,...

Le anime umide

Tempo di vacanze, tempo di tuffi nelle chiare acque dei nostri mari. Seduti sulla spiaggia rincorrendo con lo sguardo l’irrefrenabile farsi e disfarsi del moto ondoso, ci accade di inseguire anche i nostri pensieri che, così come le onde, affiorano e si frangono con la medesima velocità.   L’acqua è una massa senza forma che fluisce e riempie invasi e contenitori di ogni tipo. Spinta dalla gravità precipita e scorre lungo pendii solcando il suolo terrestre con anse serpeggianti disegnate dalla massima pendenza. Quando lo scorrimento lineare dell’acqua viene devia­to da qualche ostacolo, dietro di questo si formano dei vortici che girano nel senso opposto rispetto alla direzione del­la corrente. La spirale è la forma che l’acqua prende anche quando è messa in movi­mento dalle spinte del vento che incre­spano la superficie del mare. Il piccolo appiglio di una piega è sufficiente alla forza del vento a far presa e sollevare l’acqua facendola oscillare tra cuspidi convesse econcavi baccelli aperti al cielo. Al vertice della cresta di un’onda si incon­trano, in una...