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Italo Calvino

(206 risultati)

Solo Pampers poteva pensarci

Quando vai in pensione puoi essere finalmente sincero. E questo vuol dire che libererò di un peso, perché forse finalmente non sarò più costretto a preoccuparmi delle ricadute sociali, per non dire del domino di pettegolezzi che appena si dà la stura alle confessioni, si diffonde sempre, come una di quelle epidemie di chiacchiere che specialmente l'accademia sa far circolare. Insomma vi posso confidare una storia che risale a quasi quaranta anni fa, quando ero ancora uno studente, un giovane studente di Lettere Moderne. Ho un ricordo di me che muove quasi alla tenerezza.   Uno di quei tipi che si tocca un sacco i capelli e che si guarda allo specchio indossando i cardigan bordeaux che fino a qualche anno prima schifava. Ero un ragazzo; un ragazzo un po' male in arnese, ma ero ottimista. Avevo dalla mia dei polmoni forti, evidentemente impermeabili alle tossine delle sigarette senza filtro che ciucciavo nelle pause tra una lezione e l'altra, e del resto non avevo mai sperimentato il dolore cervicale che mi ha accompagnato dai trent'anni in poi e potevo permettermi di non asciugarmi i lunghi capelli col fohn nemmeno nel...

I tre talismani di Calvino

Il 15 ottobre 2013 Italo Calvino avrebbe compiuto novant’anni. Difficile pensarlo vecchio, lui che è sempre stato l’immagine della giovinezza, dello scrittore scattante, rapido, veloce, leggero, come il suo Cosimo, Barone di Rondò, saltato dalla finestra di casa direttamente sui rami degli alberi.     Calvino è l’unico scrittore italiano della seconda metà del XX secolo a essere passato dall’età giovanile direttamente alla vecchiaia, saltando a piè pari l’età adulta, così che l’idea che abbiamo conservato di lui, a quasi trent’anni dalla scomparsa, è quello di un puer senex, un saggio dall’intramontabile aspetto giovanile. Nel lasso di tempo che è trascorso da quel giorno del 1985, in cui fu ricoverato nell’antico ospedale di  Siena, per essere operato alla testa, lui che possedeva una delle teste più sottili e fini della cultura europea, è accaduto di tutto o quasi.   Quasi niente però che lo scrittore ligure non avesse già previsto, dalla peste linguistica dell’italiano scritto,...

Tavoli | Umberto Eco

In occasione dell'uscita del nuovo libro di Umberto Eco, Storie delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani (nelle librerie da mercoledì 9 ottobre) proponiamo una versione ampliata di Tavoli, sempre a cura di Giovanna Silva.     Ci sono almeno due modi di vivere la scrivania. Il primo è quello di usarla come piano di lavoro, alla stregua di un falegname o di un sarto con i rispettivi banconi per piallare o cucire. Sopra vengono distribuite le cose che servono per scrivere; non solo la penna e il calamaio, o del computer, ma anche i documenti che si stanno consultando: libri, articoli e quant’altro si tengono sott’occhio al momento della redazione della propria opera.     Il secondo è invece quello di frequentarla come una mappa, più o meno intenzionalmente progettata, dei lavori compresenti nel medesimo periodo e soprattutto prossimi futuri, suddivisa per colonnine o gruppi di vario tipo, comprese le stratificazioni geologiche più o meno in disordine. Ci sono leggende su chi possiede più scrivanie (Pascoli, poeta e professore al contempo e anche i tre tavoli di Calvino).   Ma...

Calvino90: Doppiozero incontra i lettori

Il prossimo 15 ottobre Italo Calvino avrebbe compiuto 90 anni. Anche se ci ha lasciato da quasi trent’anni, vogliamo festeggiare il suo compleanno, perché Calvino è ancora qui con noi. La sua presenza nella nostra cultura, ancora prima che nella letteratura, è importante e significativa. Appartiene a quei tre o quattro scrittori italiani che sono entrati di diritto nel XXI secolo, anzi l’hanno annunciato con i loro libri, articoli, e soprattutto con le idee. Per questo lo ricordiamo regalando ai nostri lettori il twitterbook delle sue Fiabe italiane trascritte in twitter (scaricabile dal nostro sito) e con una piccola festa alla Libreria del Mondo Offeso a Milano (via Cesariano, ore 19), in cui parleremo di lui; lo farà Mario Barenghi, curatore delle sue opere, in particolare del bellissimo e recente volume d’interviste presso Mondadori.     Lì stamperemo in diretta su rotolo i twitter delle Fiabe prodotte da Michele Aquila e dal suo laboratorio U10. Ci sarà anche Marco Belpoliti, autore della traduzione nei 140 caratteri. Questo è il primo incontro pubblico a Milano organizzato da “...

Giulio Ferroni, l’importante è finire

Alla fine dello scorso maggio, dopo molto tempo, ho rimesso piede all’Università dove vent’anni fa studiavo (e dove non ho mai lavorato): alla Facoltà di Lettere della «Sapienza» di Roma. L’occasione cui non ho resistito è stata la lezione di congedo di quello che è uno degli ultimi suoi grandi docenti, Giulio Ferroni. Che non è stato il mio “maestro”, come si dice in termini accademici, ma dal quale certamente ho imparato molto.   Il 14 agosto ha compiuto settant’anni, ed è stata l’occasione di una bellissima festa a casa sua. Ma non poteva non colpirmi, piuttosto, l’ultima lezione di quello che è stato anzitutto un grande docente. Ci penso solo ora, ma in un’altra occasione solamente non sono voluto mancare all’ultima lezione di un maestro: e fu la volta di Edoardo Sanguineti, a Genova nel 2000. Il comportamento dei due è stato opposto, a chiasmo: l’algido, il tagliente Sanguineti si emozionò sino alle lacrime; il passionale, l’irruente Ferroni è stato lieve, lesto, quasi giulivo. Ma il titolo scelto, Come si finisce...

La trasformazione

Bunker: Fare domani dentro Bunker, La Barriera   Giocavamo alla tedesca in via Pacini, la porta era il muro dello Scalo. Prima però, c’era da preparare il campo, spingendo via le siringhe con le scarpe. A volte il pallone finiva di là. E non erano più una sorpresa per chi scavalcava i resti di un fuoco, la casetta occupata da qualche tossico, una ruspa ferma, i rifiuti e le erbacce sempre più alte. Io che abitavo in Vanchiglia la Barriera l’ho scoperta così, come i miei compagni dell’Einstein che venivano da San Mauro e Settimo, in quei pomeriggi prima del rientro, quando le uniche strutture ricreative erano una via cieca. Così abbiamo scavalcato anche i Novanta.     Lo Scalo s’è fatto deserto nel 1990 e da allora nemmeno la neve che d’inverno scaricano i mezzi serve a riempirlo. Nel frattempo dell’idea da città stato “investire per cambiare” è rimasta la coda di debiti. Ma molti non hanno perso l’ansia di riempire, sempre più in fretta, fare senza capire. Come quando al supermercato butti nel carrello e poi a casa non sai cosa...

Futuro

Nel gennaio del 1982, trentun anni fa, Primo Levi fu chiamato a dire qualcosa sul futuro, dando voce allo scrittore fantascientifico – o fantabiologico, come disse Calvino – che era in lui. Lo fece su “Tuttolibri”, insieme e accanto a James G. Ballard, autore ben più apocalittico. Levi se la cavò ricalcando le previsioni fatte vent’anni prima da Arthur Clarke, vedendo cosa si era avverato e cosa invece no. Tra le varie cose accadute c’era lo sbarco sulla Luna, un anno prima della previsione; Clarke ipotizzava poi la “radio personale”, prevista per il 1980, per Levi era allora facilmente realizzabile, ma non conveniva: meglio lasciar perdere. Ora che c’è internet e i social network, qualcosa del genere è accaduto. Ma cosa ci sarà nel 2025, o nel 2050, nell’ambito delle “invenzioni” che riguardano la cultura e il sapere? Difficile dirlo, ma una cosa possiamo azzardare: saremo sempre più primitivi. Quello che i new-media e la tecnologia portatile, aperta dai personal computer e proseguita con gli smartphone, hanno mostrato nel decennio appena trascorso, è che il...

Il tablet sfida la Medusa della realtà

Perseo, dopo aver rubato alle tre Graie l’unico occhio che hanno in comune, e il dente, lo scambia con doni magici in loro possesso: i sandali alati,  Kibisis la bisaccia, e l’elmo d’Ade che rende invisibili. Con queste armi, e una roncola d’acciaio molto tagliente, va incontro alle Gorgoni. Se le si fissa in volto, si resta pietrificati. Perseo deve decapitare Medusa e portare la testa a Polidette. Solo Medusa, dal collo coperto di squame di drago e zanne da cinghiale, è mortale; perciò sarà lei che attacca. L’aiuto definitivo glielo fornisce Atena, che regge sopra la Gorgone uno scudo levigato, che funge da specchio.   Perseo guarderà la sua avversaria in modo indiretto senza restare catturato dal suo sguardo. Con colpo secco la testa cade. Dal collo reciso esce Pegaso, il cavallo alato e un gigante, Crisaore. Riposta la testa nella bisaccia riparte, inseguito dalle sorelle di Medusa: l’elmo lo fa scomparire alla loro vista. Così il mito. Nel 1985, preparando le sue Lezioni americane, Italo Calvino ripartì da Medusa per raccontare il mondo che stava di colpo diventando leggero. Erano...

La patafisica tra letteratura, arte e gnoseologia

Uno spettro si aggira per il panorama culturale italiano. Negli ultimi tempi i suoi avvistamenti si sono fatti meno sporadici, a testimoniarne un’intensificata presenza: questo spettro risponde al nome di patafisica. Digitando tale termine o il nome del suo geniale ideatore, Alfred Jarry, nel motore di ricerca di una delle tante librerie on-line si palesa una mole di testi in aumento (tra cui la biografia di Alastair Brotchie pubblicata da Johan & Levi ndr), sicché l’interesse di pubblico pare essersi risvegliato.     In favore di chi non conoscesse ancora l’estrosa “scienza delle soluzioni immaginarie” vogliamo ripercorrerne sinteticamente la storia. Sgorgando dalla penna dello scrittore francese Alfred Jarry, individuo assolutamente sui generis, la patafisica è la specialità del dottor Faustroll, protagonista del romanzo del 1911 Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (Adelphi, 1984). In questo libro sovraccarico di citazioni dell’ambiente artistico parigino di fine Ottocento/inizio Novecento, il bizzarro personaggio compie un viaggio in una realtà trasfigurata dalla mescolanza...

Astana: la psicometropoli kazaka

Che cos’è Astana? Una città utopica? Un sogno di metallo, vetro e cemento? Un incubo post-sovietico? La sede del futuro regno massonico mondiale? O ancora: Dubai sottozero proprio nel centro della steppa asiatica? Difficile dire a cosa somigli, o cosa ricordi la capitale del ricco stato del Kazakhstan dotato d’immense ricchezze sotterranee (petrolio, gas naturale, uranio, manganese, rame, oro, acciaio, carbone) e grande più dell’Europa intera. Questa Shangri-La del XXI secolo è la capitale edificata ex novo da un visionario capo dell’ex Impero sovietico, il Presidente Nazarbaev. Indipendente dal 1991, il Kazakhstan è governato dal 1994 mediante una costituzione emanata ad hoc dal suo Sovrano democraticamente eletto, che le ha imposto un nome kazako: Astana significa infatti “la capitale”. Ovvero: “il posto dove si prendono le decisioni”; in antico persiano è invece il nome del luogo dove si adora la tomba del santo.     Nel viale centrale dell’immaginifica città s’erge una torre alta alcune centinaia di metri sulla cui sommità è collocata...

Inequilibrio: teatro come viaggio

La geografia – non solo da questi anni di iPhone, Google Maps eccetera – è qualcosa che si guarda dall'altro, che esclude l'osservatore e lo rende uno sguardo esterno, oggettivo, pacificamente onnisciente. “Un occhio extra-terrestre”, diceva Il viandante nella mappa di Calvino. Diversi dagli estremi di queste astrazioni sono la vita reale, l'esperienza, il viaggio: includendo il punto di vista, il vissuto, convertono la cartografia in “geografia interiore”, tengono a mente sussulti, stati d'animo e relazioni. Non si tratta solo di tracciare un percorso, da un punto a un altro, ma di sceglierlo, viverlo. Spazio e tempo si intrecciano nell'itinerario, qualcosa di dinamico e instabile che sa far incontrare passato e futuro, in cui gli orizzonti, non statici, si spostano sempre un poco più in là – a ogni passo compiuto o incompiuto, a ogni incontro vissuto. L'occasione di raccontare l'edizione 2013 di Inequilibrio, festival della nuova scena che si svolge a Castiglioncello a inizio luglio, al terzo anno di direzione di Andrea Nanni, rappresenta la possibilità di calarsi negli...

Bi Feiyu: il sorriso di Calvino

Incontro Bi Feiyu a Venezia, durante il festival Incroci di civiltà, promosso da Ca' Foscari, giunto quest'anno alla sesta edizione. Bi Feiyu è nato nel 1964 nella regione dello Jiangsu. Vive e lavora nella sua casa di Nanchino, circondato da nuvole di fumo. Fino a che non ha compiuto trentacinque anni, scriveva di notte; poi si è messo a scrivere di giorno e, senza pensarci, i suoi romanzi hanno preso un ritmo diverso; l'avanguardia degli anni Novanta ha ceduto il passo al realismo degli anni Duemila. Nel 1995 e nel 1996 riceve il premio Lu Xun per la letteratura, nel 2010 è insignito del Man Asian Prize con il romanzo Three Sister; nel 2011 con Tui Na riceve il prestigioso Mao Dun. La sua opera è tradotta in venti paesi. In Italia Sellerio ha pubblicato I maestri di Tuina (2012) per la traduzione di Maria Gottardo e Monica Morzenti.           A partire dagli anni Ottanta la Cina si è aperta all'Occidente, i cinesi hanno iniziato a tradurre e a leggere libri europei e italiani, dopo il silenzio imposto dalla Rivoluzione culturale. Quale significato attribuisci alla...

Speciale Gianni Celati | Camminare con Celati

Per parlare di Gianni Celati devo cominciare dal camminare. Dentro e fuori le storie, storie che camminano. E camminare e raccontare. Insomma cominciare prima e un po’ lontani dalla scrittura, in una visione del mondo in movimento che precede, per chi guarda il mondo muovendosi, qualunque storia. Ci vediamo adesso forse una volta l’anno qui in Inghilterra, e neppure tutti gli anni. Ci mettiamo a camminare lungo il Regent’s Canal, verso est, dove Londra diventa un immenso svincolo stradale tra capannoni industriali, chiuse dismesse, vegetazioni acquatiche, e parliamo di tutto, a ruota libera.     Io so bene quali sono le mie difficoltà con Gianni: vorrei riassumere la mia vita, i miei progressi ma anche  ammettere che non c’è mai nessun progresso, che sono lo stesso di quando ero un suo studente. Questa è una traccia del periodo in cui Gianni era il mio professore, ma sarebbe forse più giusto dire maestro.   All’idea di scrivere e fare della letteratura un mestiere sono arrivato al Dams attraverso Gianni e, come chiunque di fronte a un mondo sconosciuto, ho cercato di capire attraverso lui...

Progetto Grafene

Giorni fa, una trasmissione radiofonica mi ha chiesto di commentare un’immagine inedita. La curiosa fotografia a colori rappresentava, a dire il vero in maniera un po’ kitsch, un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio. Che cosa ci fa un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio? mi sono domandato ingenuamente.   Ho subito pensato a un fotomontaggio, ma la didascalia, insieme a qualche nota di contorno, ha chiarito subito ogni cosa. Si trattava di un pezzo di grafene, il più leggero materiale solido esistente, appena sviluppato in un laboratorio cinese, un materiale, appunto, così lieve da poter essere posto su un fiore senza neanche incurvarlo. Una materia grezza, rugosa, nera, immobile sui petali, senza neanche piegare lo stelo.     Le spiegazioni lo definiscono come il materiale che potrebbe cambiare il nostro futuro. A riprova di ciò, e nella speranza di riposizionare il vecchio continente al vertice della ricerca e dell'industria hi-tech, la Commissione Europea ha deciso di stanziare un miliardo di euro in dieci anni per finanziare la ricerca su questo sottilissimo foglio di grafite. Un rozzo masso...

Bagliori estremi. Microfinzioni argentine contemporanee

Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno –questa la preghiera di Dino Buzzati contenuta in un celebre frammento raccolto nello zibaldone intitolato Siamo spiacenti di – perché, alla fin fine, tra cumuli di carta appallottolata, sminuzzata o nascosta, una riga si potrà salvare, forse proprio quella scritta con i nervi a fior di pelle, digrignando i denti, rompendo la punta del lapis sul foglio sforacchiato da minuscoli asteroidi di grafite. Contemporaneamente o quasi (la cronologia diventa elastica quando le coincidenze letterarie scavalcano a piè pari gli oceani), Manuel Puig pubblicava a Buenos Aires il suo romanzo Boquitas Pintadas. Nell’edizione italiana scompare il riferimento esplicito al noto brano di Carlos Gardel perché si sceglie di pubblicare l’opera con il titolo Una frase, un rigo appena, parole prese a prestito dalla canzone Scrivimi, il cui ritornello, cantato da Luciano Tajoli, recita: amore scrivimi/ non lasciarmi più in pena/ una frase, un rigo appena/ calmeranno il mio dolor.   A distanza di qualche decennio, nel 1994, Einaudi pubblica un’antologia con i migliori racconti brevi e...

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi lascia di sasso: vecchi pneumatici. “Ex Africa semper aliquid novi...”   SAFARI. In swahili Safari vuol dire viaggio, un viaggio nel viaggio insomma, e un viaggio nella storia, perché questo ambiente è il più vicino a quello dei primi uomini. Il mio non è un safari fotografico, che ha preso piede quando sono stati banditi il bracconaggio e, in seguito, il commercio d’avorio. Certo, da quando non si deve più chiudere un occhio per guardare dentro l’obiettivo della macchina fotografica, si possono scattare foto senza distogliere lo sguardo da quanto ci sta davanti. Ma per il ghepardo adagiato sul formicaio ci vuole uno zoom professionale che non ho, e poi di immagini così ne ho viste già tante. Preferisco...

Speciale Fenoglio | Questo non è un romanzo

Per i cinquant'anni dalla morte di Beppe Fenoglio avvenuta la notte tra il 18 e il 19 febbraio 1963 pubblichiamo un estratto dal libro di Nunzia Palmieri, Beppe Fenoglio. La scrittura il corpo.     La presenza del canone verista in Fenoglio è stata data per lungo tempo come fatto acquisito, al punto che, nel numero di febbraio del 1956, la rivista “umoristico-letteraria” «Il Caffè» pubblicò un divertente apocrifo fenogliano, Alla Langa, parodiando le soluzioni stilistiche e linguistiche adottate nella Malora.   Se i lettori di professione denunciano un eccesso di letterarietà e di artificio, i lettori comuni sembrano viceversa schierarsi su posizioni opposte: nella percezione di alcuni cittadini albesi, invitati, nei primi anni Settanta, a partecipare a gruppi di lettura, La malora non era un romanzo, ma una collana di storie vere che tutti loro conoscevano. Non si trattava di un apprezzamento, ma di una condanna per malafede: chiunque di loro poteva, allora, spacciarsi per scrittore. Diverso il caso di Pavese, nei cui romanzi il filtro letterario era più scoperto: trame solide,...

Levi e la Tempesta

Nell’ultimo capitolo di Se questo è un uomo, «Storia di dieci giorni», Primo Levi racconta gli ultimi, drammatici momenti della sua reclusione nel Lager di Auschwitz-Monowitz. L’11 gennaio 1945, col tuono dei cannoni russi all’orizzonte, Primo si ammala di scarlattina e viene ricoverato nel «Ka-Be» (Krankenbau: quel luogo fra tutti paradossale che è l’infermeria del campo di sterminio). A un certo punto, a lui e agli altri, viene annunciato che l’indomani mattina dovranno lasciare il Campo: i tedeschi hanno deciso di evacuarlo, prima che la marea dell’Armata Rossa si avventi su di loro. Già da tempo i superstiti sapevano che sarebbe stato proprio quel momento a decidere della loro sorte: nelle loro condizioni, una marcia a tappe forzate nel gelo di gennaio, guardati a vista dai tedeschi in rotta, equivale a morte certa. Eppure l’istinto di lasciare quel luogo di morte è per loro irresistibile. La notte del 18 gennaio dunque, con pochissime eccezioni, i circa ventimila sopravvissuti di Auschwitz si mettono in marcia. Quasi tutti destinati a non tornare a casa. Per Primo non c’...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

Al tavolo

Quanti tavoli possiede uno scrittore? Italo Calvino, racconta Pietro Citati, ne aveva tre nella sua casa di Campo Marzio, a Roma, poiché lavorava nel medesimo tempo a diversi progetti; a detta di Giuseppe Conte le scrivanie sarebbero state invece cinque. In una foto di Ugo Mulas, scattata all’autore del Barone rampante, quando ancora abitava a Parigi, anni prima, lo si vede scrivere con la penna, una cartellina di fogli aperti davanti a sé, altre carte intorno: una confusione ben ordinata.     Anche Pasolini di tavoli ne aveva più di uno: nella casa romana, ma anche nel buon ritiro di Chia. Anche qui uno scatto, foto di Dino Pedriali (Pier Paolo Pasolini, Johan & Levi): il poeta sta correggendo un dattiloscritto a penna, la sua fedele Lettera 22, libri impilati sul tavolo di legno, una copia dell’Espresso. La concentrazione calma e fattiva dell’autore al lavoro.     Ma non c’è solo il tavolo dello scrittore. Nell’atelier del pittore c’è spesso un ripiano su cui Picasso, Miro o Henry Moore lavorano, disegnano, scrivono, e anche leggono. Uno spazio fisico e insieme...

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...

La religio mortis di Cesare Pavese

Nel breve articolo del 1964, intitolato Cesare Pavese, il mito e la scienza del mito,[1]Jesi collocò il poeta piemontese con il romanziere Thomas Mann e Károly Kerényi, sotto il vessillo di quella religio mortis nichilista che avrebbe influenzato tutti gli intellettuali post-romantici di scuola tedesca.In queste teorie mitiche si presupponeva l’esistenza autonoma del “mito che afferra” come alterità demonica radicale all’Uomo; del mito veniva caratterizzata negativamente e paradossalmente la sostanza (“qualcosa e insieme nulla”) rinunciando implicitamente alla possibilità di una storicizzazione; infine si teorizzava, la necessità della subordinazione dialettica a questa alterità negativa. Erano queste le tre fondamenta teoriche che definivano nichilisticamente il pensiero dei tre mitologi al di là delle posizioni e delle auto-esegesi ufficialmente (e genericamente) umaniste. Queste ultime, piuttosto, sarebbero state solo il tentativo estremo di mistificare la fascinazione mitica: una “mascheratura”, appunto, di quei “pensieri segreti” della cultura borghese tedesca ed europea. Se le osservazioni di Jesi possono essere estremamente utili ad illuminare i “pensieri segreti”...

Ragni e formiche

Cosa sono ragni e formiche per noi sapiens? Sui ragni ci sono pochi dubbi. Fanno ribrezzo, ci spaventano. Li guardiamo con orrore quando con le loro otto zampette sembrano muoversi dove noi non possiamo arrivare. Ci sentiamo minacciati alla loro vista, il nostro corpo potrebbe diventare una superficie da percorrere. Si temono le loro punture, li si immagina tutti come fameliche tarantole pronte a colpirci proditoriamente.   È la rapidità a spaventarci, insieme al modo furtivo in cui fanno ingresso nelle nostre vite. Primo Levi li associava alla morte: le ragnatele infatti coprono gli oggetti che abbiamo abbandonato, i luoghi dimenticati. Wells, il padre della letteratura fantascientifica, li immaginò capaci di organizzarsi per colpire gli umani. Nello splendido racconto “La valle dei ragni” (scritto nel 1903 e ora riproposto da Adelphi ) aracnidi di enormi dimensioni – la metà della mano di un uomo – si muovono in nuvole lanuginose simili a meduse, trascinate e guidate dal vento. Individuata la preda, la intrappolano con le ragnatele e la uccidono, come capita ad uno dei protagonisti del racconto, l’indiano dal...

Calvino Twitter: riassunto o commento?

  Provo a rispondere ogni quindici giorni agli interventi dei lettori circa la mia riscrittura delle Fiabe italiane di Calvino. Non sarò brevissimo (almeno qui non devo stare nei 140). Prendo di petto la questione fondamentale: riassunto o riscrittura? Me l’hanno posta in modo diversi: @iguanadan @aridomordace @matteobassioni @lugalz @orientinaDiGiov. Si tratta di riassunto o di riscrittura?   Risponderei così: entrambe le cose, poiché riscrivo riassumendo. Twitter con i suoi 140 caratteri impone una riduzione di spazi; e avendo stabilito di fare ogni fiaba, indipendentemente dalla sua lunghezza, in tre tweet, il risultato è prima di tutto un riassunto. Ma vediamo cosa sarebbe esattamente un riassunto. Per farlo uso ancora Calvino. Nel numero de “L’Espresso” del 10 ottobre 1982 Umberto Eco lancia una piccola sfida: “Elogio del riassunto”. Spiega quanto sia utile fare dei riassunti, che lui ne ha fatti molti, non solo a scuola – dove in genere si odiano –, ma anche dopo, nei primi lavori alla Rai, e poi sulla “Rivista d’Estetica”. Non ci dice cosa sia un riassunto, ma ne...