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John Hull

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Vedere, una patologica necessità

Il mondo esteriore è un flusso continuo di immagini e di parole e la loro fisiologica ricezione rappresenta una continuità, assunta come tale e, proprio per questo motivo, leggera, quasi impalpabile. Allo stesso tempo, il mondo ottico esteriore sembra avere un peso infinitesimale e questo è dovuto alla trasparenza della vista, meccanismo incastonato nella perfetta macchina del corpo umano. Ma le immagini esteriori non sono eternamente condannate alla leggerezza, poiché subiscono effrazioni, graffiature, bruciature, terremoti e mancanze che si limitano, però, alla semplice sfera soggettiva. Lo stesso può essere detto per il linguaggio. Le incrinature sono quasi consustanziali all’essere-nel-mondo dell’individuo, sono già, in qualche modo, in attesa di una loro attivazione. Gi stessi sensi sembrano essere privi di un peso fino a quando qualcosa in loro inizia a scricchiolare, qualcosa sembra aprire una nuova modalità esperienziale, in bilico tra l’autarchia e l’autismo. L’uomo prende così coscienza del suo modo di stare al mondo quando l’aspetto patologico ridona peso al suo corpo,...