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Julio Cortázar

(14 risultati)

Eric Chévillard / Il coraggio dello scrittore

Gregor Samsa nel celebre racconto kafkiano si svegliava trasformato in uno scarafaggio, il carapace convesso, le antenne tremolanti; per poi ritrovarsi, conficcate sul dorso, le mele che i suoi parenti, raggelati dallo spavento, gli scaglieranno contro appena sarà scivolato fuori dalla sua stanza, dando corpo a una delle scene più narrativamente incisive dello scrittore praghese. L’autore di Sul riccio non riemerge dal sonno in qualche grottesca trasfigurazione, ma si ritrova davanti, in piena crisi creativa, come personificazione della pagina bianca, un riccio «naïf e globuloso». Ho avuto la fortuna di incontrare Eric Chévillard al Festival della Lettura di Mantova e di intervistarlo il giorno prima del suo intervento di sabato 7 settembre, mediato da Marcello Fois. Il suo nuovo libro, dopo l’uscita di Palafox, pubblicato pochi mesi fa per Del Vecchio Editore, è questa volta disponibile ai lettori grazie all’iniziativa di una neo casa editrice coraggiosa, Prehistorica, la quale dedicherà un’intera collana, chiamata appunto Chevillardiana, alla traduzione e all’uscita di tutti i libri del prolifico scrittore francese non ancora comparsi in Italia.   Chévillard ha un modo di...

Elisa Sighicelli / Storie di Pietròfori e Rasomanti

È un hortus conclusus quello che accoglie il visitatore presso Villa Pignatelli – Casa della Fotografia, un giardino che ospita ricercatezze botaniche ed elementi architettonici di gusto eclettista. Al centro del parco la villa, con il suo candore neoclassicheggiante, che dopo essere appartenuta agli Acton e poi ai Rotthschild è diventata di proprietà statale nel 1952 ed è oggi una delle poche case-museo e uno dei luoghi più significativi di Napoli. È questa sontuosa architettura a ospitare la seconda tappa del progetto itinerante di Elisa Sighicelli, Storie di Pietròfori e Rasomanti.   Untitled (9074), 2018 100 x 80 x 4 cm Fotografia stampata su marmo Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Con una scelta coerente, Elisa Sighicelli opta per proseguire il discorso inaugurato con la mostra a Palazzo Madama di Torino, sede nobiliare di fattura squisita, dimora di specchi e di fantasmi dello sguardo, e torna a indagare il tema della materialità della fotografia, muovendosi nella zona liminale che separa images e pictures, l’elemento immateriale dalla sua incarnazione fisica. Il tentativo di far corrispondere il...

Ece Temelkuran, Soffiano sui nodi

Chi sono le donne che soffiano sui nodi? Da Lilith a Didone, dalle sirene a Circe, da Medea alle streghe e allo splendido personaggio dell’Arte della Gioia di Goliarda Sapienza, Modesta, da Cibele a Fatima e a Kahina: le donne che soffiano sui nodi sono le Maghe, direbbe forse Cortázar. Lilith, figura proveniente dal mondo babilonese e mesopotamico, nella Bibbia fu la prima moglie di Adamo e venne ripudiata e cacciata per essersi rifiutata di sottomettersi all’Uomo. Da allora è un demone, una tempesta.  Cibele, o Madre Idea, è la divinità anatolica della natura, di animali e luoghi selvatici, creatrice e distruttrice. Didone fu la sovrana di Tiro e poi, grazie a un acuto artificio, divenne regina di Cartagine e ne fece una delle più importanti città del Mediterraneo. Kahina, che in arabo significa maga, sacerdotessa e indovina, fu regina di diverse tribù berbere ebraiche e cristiane.    Tutte rimandano a un unico archetipo che si incarna in mille figure e tradizioni diverse – sono le donne che “praticano sortilegi”, che conoscono e usano i segreti di un certo arcano potere dell’energia femminile e ne fanno arma di libertà e arpione verso l’“arte della gioia” – e...

Vite istantanee / Microracconti, teoria e pratica

Andrés Neuman pubblica con Vite istantanee (Sur 2018) una raccolta di microracconti alla cui coda pone un'ampia riflessione sui fondamenti di questo sotto-genere narrativo, permettendo quindi, grazie a tale abbinamento, una verifica immediata della teoria; e più indicando, tra i numerosi sudamericani, anche qualche autore italiano, induce a un ampliamento del canone nazionale in questo specifico ambito. Il quale, se il racconto è sintesi linguistica e strutturale (con “niente di troppo, nessuna scena, nessuna digressione, nessun particolare”), dovrebbe esserne con ragione la quintessenza. La tentazione prima di circoscrivere il microracconto dentro il racconto sulla base del numero di pagine è ovvia: devono essere meno. Di quanto però resta aleatorio, e lo stesso Neuman, autore peraltro di racconti tradizionali e di romanzi, presenta esempi che vanno dalle dieci pagine alle quattro, otto righe (Sproporzione, L'appuntamento della vita). Il microracconto d'apertura, che dà anche il titolo alla raccolta, è infatti a sua volta fatto da una serie di altri microracconti potenzialmente autonomi. “Signore distinto, non grasso, cerca donna semplice, preferibilmente di classe, laureata,...

Sulle alture / Federico Falco, Silvi e la notte oscura

Ha senz’altro ragione Lucas, un parente argentino del signor Palomar, quando, dopo avere rilevato il “ritorno sfrenato e turistico alla Natura”, manifesta tutta la sua diffidenza verso l’atteggiamento diffuso di chi guarda “alla vita di campagna come Rousseau guardava al buon selvaggio”. Lucas, nato negli anni ‘70 dalla fantasia di Julio Cortázar, sempre teso verso la riflessione sul rapporto tra realtà circostante e la sua comprensione filosofica e scientifica, è infastidito dalla nouvelle vague del naturismo da weekend promossa da gente che saltella con lo zaino in spalla e la barba lunghissima. Non tarda dunque a schierarsi a favore di ciò che, ottenuto dall’uomo con i mezzi della tecnica, reca sollazzo: sceglie uno scotch on the rocks, per esempio, come antidoto contro i suddetti amatori occasionali del diporto agreste, i beoni in braghe corte convinti che fuori dalle mura cittadine tutto possa rientrare in un progetto esistenziale di promozione armonica dello sviluppo fisico e culturale, dai wafer ai solstizi.    In Silvi e la notte oscura, pubblicato da SUR nella bella traduzione di Maria Nicola, l’elemento naturale ha sì un ruolo importante ma non vi è traccia...

Tempo di libri – incipit / Fine del gioco, Julio Cortázar

Oggi è l'ultimo giorno di Tempo di Libri, ma il nostro speciale doppiozero | Tempo di Libri resta: continuiamo oggi con gli incipit dei romanzi più amati.   «Con Leticia e Holanda andavamo a giocare sui binari del Central Argentino nelle giornate calde, aspettando che mamma e zia Ruth cominciassero la loro siesta per scapparcene via dalla porta bianca.»   Questo è l’incipit di “Fine del gioco”, un racconto di Julio Cortázar contenuto nella raccolta omonima pubblicata la prima volta nel 1956 da una casa editrice messicana e che qui citiamo dal volume italiano dei racconti completi a cura di Ernesto Franco.     In questo racconto Julio Cortázar narra la storia di tre sorelle cui piace uscire di casa all’insaputa della mamma e della zia per andare a giocare a quella che si potrebbe definire una variante da viaggio del gioco delle belle statuine: «Aprivamo lentamente la porta bianca, e nel richiuderla era come un vento, una libertà che ci prendeva per mano, per tutto il corpo, e ci lanciava in avanti. Allora correvamo dandoci la spinta per arrampicarci con un balzo sulla breve scarpata della ferrovia, e appollaiate sul mondo contemplavamo silenziose il nostro...

Charlie Parker, Julio Cortázar / Dietro la maschera

In esergo al racconto che vi accingete a leggere c’è una citazione dal poeta Dylan Thomas : «O make me a mask», fatemi una maschera, in cui l’evocazione della maschera potrebbe intendersi come desiderio di estraniarsi dal mondo nascondendo la propria identità nel tentativo di difenderla, dello scivolare tra le pieghe di un autre rimbaudiano per cercare di salvaguardare la più intima essenza di se stessi, attraverso un continuo scambio di ruoli.   Del resto, il musicista Charlie Parker (cui Julio Cortázar si è dichiaratamente ispirato per il personaggio principale del Persecutore), durante la sua breve e incandescente esistenza, aveva realmente utilizzato un gran numero di pseudonimi, da quelli che gli avevano attribuito i suoi colleghi musicisti, come “Bird” e “Yardbird”, a quelli imposti dal music business: in occasione di alcune incisioni discografiche realizzate assieme a Charlie Mingus, Parker dovette adottare il nome di “Charlie Chan”, non potendo apparire con il proprio a causa di un contratto che lo legava a una casa discografica differente da quella del contrabbassista. A sua volta, come in un gioco di scatole cinesi, questo pseudonimo evocava una maschera ulteriore,...

Il nuovo romanzo della scrittrice messicana / Guadalupe Nettel: Quando finisce l’inverno

Guadalupe Nettel è una scrittrice dell’anomalia. Se è vero, se cioè una definizione può mai riassumere un autore, lo è alla stessa maniera in cui lo è per quello che potrebbe essere considerato il suo lontano maestro, ovvero Julio Cortázar: nel mondo c’è qualcosa che non quadra, ed è proprio lì che comincia il racconto. Si potrebbe parlare di genere, e di genere fantastico, in particolare, ma sarebbe un modo per mettersi al sicuro: da un lato la realtà diurna, e dall’altra un ghigno sinistro, notturno, che mette in allarme. Basterebbe metterebbe la notte tra parentesi, per vivere bene. Ma quello che l’autore di Cronopios y Famas e di Rayuela ci ha insegnato una volta per tutte è che il ghigno non solo non si presenta dopo il tramonto, ma sta tutto il giorno dentro le cose, si annida negli oggetti, nei corpi. È l’anomalia che si presenta nella forma di una crepa. La partita, dal punto di vista della letteratura, si gioca tutta lì: ignorare la crepa, fare i conti senza l’oste, e giocarsela con il mondo statisitico, oppure tenerla dentro il racconto, lasciare che quella crepa ci guardi. Oltre quella crepa, c’è un vento inquietante che soffia: la morte. Il punto non è tanto guardare...

Campiello alla carriera 2016 / Intervista a Ferdinando Camon

Abbiamo incontrato oggi un “grande vecchio”, l’ottantunenne Ferdinando Camon (classe 1935) e lo abbiamo interrogato, in particolare, sul suo libro Un altare per la madre. A lui domani sera verrà assegnato il Campiello alla carriera 2016, al Gran Teatro La Fenice di Venezia durante la serata finale dell’edizione numero 54 del Premio Campiello.     Com’è nato l’Altare? Quanto tempo ha impiegato a scriverlo?   L’Altare è un libro sul lutto, l’elaborazione del lutto: una persona è morta nella famiglia, la famiglia non si rassegna alla morte, vuole resuscitare quella persona e farla vivere per sempre. L’eterno sogno umano. Vuole sostituire la morte con l’immortalità. La persona che muore è la madre. Mio padre e mio fratello erano venuti a trovarmi in città, a Padova, per espormi l’idea di realizzare un piccolo altare in memoria della madre. Mio padre e mio fratello spiegavano cosa volevano, come doveva essere, e io intanto pensavo a come descriverlo. Tuttavia, il mio lavoro fu molto complesso, ne feci 19 stesure, durante i tre anni che mi occorsero per arrivare alla versione finale. Il manoscritto s’intitolava Immortalità, ma Livio Garzanti e Gina Lagorio (che di lì a...

Guadalupe Nettel, Il corpo in cui sono nata

La giovane protagonista de Il corpo in cui sono nata, di Guadalupe Nettel (Einaudi, traduzione di Federica Niola), ha qualcosa in comune con la voce narrante di uno tra i racconti più celebri di Julio Cortázar. È la certezza di non appartenere alla specie umana, quanto piuttosto a una millenaria categoria di bestiole che è sopravvissuta perché ha saputo fare della dissimulazione un’arte. I trilobiti della Nettel bambina condividono con gli axolotl dello scrittore argentino la natura acquatica e il proposito di abolire il tempo attraverso una tenace quietezza che può vincere la sofferenza, nel caso dei primi, e ingannare il tedio di un’esistenza nel meschino spazio di un acquario, nel caso dei secondi.   Tuttavia, a differenza dell’anonimo protagonista di “axolotl”, lei non fatica a trovare analogie tra il suo aspetto e la forma degli artropodi da cui ha deciso di discendere, perché è proprio sua madre a ricordarglielo quotidianamente: “– Scarafaggio! [...] raddrizza le spalle! – Scarafaggino, è ora di mettere l’atropina! –” (p. 9) Se le blatte...

Il tempo di leggere prima di partire

Si parte, si chiude, si prende tempo, si smette di lavorare e si sta all’aria aperta. E soprattutto si legge. I libri appena usciti, quelli che abbiamo in casa, quello appena comprato o quelli consigliati e accumulati.     Sono geloso delle mie letture, almeno tanto quanto spio sempre quelle degli altri, i libri sui loro tavoli e perfino quelli che stanno leggendo i vicini sui mezzi pubblici, per non parlare di quelli nelle conversazioni delle serate con persone che non conoscevo prima. Le ragioni della gelosia sono sempre un po’ insondabili un po’ sempre le stesse, in questo caso anche inutili, quindi non mi dilungo. Giocherò quindi il gioco mescolando sincerità ed altro, i libri e sé.   Anch’io prima di partire per una vacanza di una certa lunghezza e che immagino piena di tempo per leggere mi agito per la scelta da fare, ma sono metodico: due romanzi, un libro di poesie, tre di saggi, uno di arte contemporanea che è il mio campo, uno di musica che mi piace tanto, il terzo di teoria, se così si può dire. È già troppo, so che non ce la farò a leggerli tutti – leggo...

L'universo di Julio Cortázar

Pubblichiamo un estratto dall'intervista di Joaquín Soler Serrano a Julio Cortázar pubblicata in L'altro lato delle cose (Mimesis) a cura di Tommaso Menegazzi     J. S. S.: Tu ci hai svelato un universo – l’universo di Cortázar – nel quale senza dubbio sei riuscito a cogliere e mostrarci cose che noi non saremmo stati capaci di vedere. J. C.: Se, tra le cose che ho scritto, qualcuna è servita per mostrare l’altro lato delle cose ai miei lettori e ai miei amici, è facile intuire che ciò costituirebbe la più grande ricompensa cui possa ambire. Personalmente continuo ad avvertire la presenza di qualcosa che si trova dall’altra parte delle cose, per questo non smetterò mai di cercare. J. S. S.: Allo stesso tempo le tue idee, che hai esposto già molte volte (per esempio circa il realismo, il surrealismo e il fantastico) sono enormemente lucide. Perché non ci spieghi brevemente questa tua teoria su ciò che è reale, sul realismo? Credo che sarebbe magnifico poter ascoltare la tua spiegazione. J. C.: Mi mette un po’ in difficoltà che...

Carlos Fuentes, pensatore del boom latinoamericano

Il Messico è stato a lungo e per molti di noi la terra dei sogni della prima infanzia. Fino a mezzo secolo fa, era famoso non tanto per i suoi poeti quanto per la sua cinematografia e la sua musica. Chi, da ragazzino, non si vedeva attraversare deserti e praterie a fianco di Pedro Infante, diventare uno dei giustizieri impersonati da Jorge Negrete o essere fortunato con le ragazze come Miguel Aceves Mejía? Chi non desiderava svegliarsi tra le braccia sensuali della stupenda María Félix o ascoltare solo per sé le parole sussurrate da Agustín Lara o Toña la Negra quando interpretavano Solamente una vez, Vereda tropical e i migliori boleros della storia?   Fortunatamente per la mia generazione il cinema e la musica messicani si trascinarono appresso bravi scrittori. E tra questi uno giovane e assai dotato che sembrava uscito dalla macchina dei sogni. Di primo acchito la sua immagine non corrispondeva a quella di un poeta. Assomigliava più agli eroi dei nostri nonni, anche se presto avrebbe fatto parlare e discutere di sé e della sua opera in aule e salotti, bar e bettole frequentate da persone di ogni et...

La vera storia di Linus

Pubblichiamo di seguito l’introduzione di Alberto Saibene al libro Storie sparse. Racconti, fumetti, illustrazioni, incontri e topi di Giovanni Gandini ( Il Saggiatore, 2011, € 25.00).   Scarica la copertina.   Leggi la prefazione in pdf.     “Non c’è mai stato bisogno di telefonarsi”, così Anna Maria Gandini ricorda i primi anni della Milano Libri, la libreria che ha fondato nel 1962 insieme a Laura Lepetit, Vanna Vettori e Franco Cavallone. È lì, in via Verdi, accanto alla Scala, che un gruppo di amici comincia a ragionare di libri e fumetti attorno alle novità che arrivano da New York, Londra e Parigi.     Nel 1957 Anna Maria,figlia di Guido Gregorietti, direttore del Museo Poldi Pezzoli (“le prime notti a Milano, era il 1949, arrivavamo da Roma senza una casa, abbiamo dormito nel Museo ancora chiuso per i danni della guerra”), aveva sposato Giovanni Gandini, famiglia d’origine di Fontanellato, laureato in Giurisprudenza, un lavoro alla Ricordi di Nanni Ricordi, ma già con la vocazione dell’irregolare. Gli amici di Giovanni...