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Knut Hamsun

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9 agosto 1920 - 9 agosto 2020 / Enzo Biagi, Disonora il padre

Sono passati trent'anni. Nel 1948, dopo le famose elezioni, mi sposai. Nessun rapporto, evidentemente, tra i due fatti: il mio matrimonio e il trionfo della Democrazia cristiana. Feci il viaggio di nozze a Venezia: ho un certo gusto per le cose banali; d'agosto dico spesso: “Che caldo”; d'inverno, quando qualcuno si lamenta per la neve, ricordo il 1929.     “Senti,” diceva il Pompierino “mi pare impossibile che adesso uno si svegli e vada a lavorare, che a mezzogiorno si mangi, che la sera si chiuda la porta, poi a dormire.” “Si è combattuto” dissi “soprattutto per questo.”   Non so perché dei momenti epici io ricordo particolari quasi trascurabili. C'è in me evidentemente, la deformazione del cronista.    Tre citazioni per presentare il carattere del narratore di Disonora il padre, la scelta della Resistenza, il suo stile. Chi scrive questo romanzo autobiografico è Enzo Biagi e le parole d'ordine sono dunque understatement ai limiti della scomparsa di sé, pragmatismo non ideologico (venato da incertezze), occhio attento ai particolari curiosi e rivelatori. Quest'ultimo aspetto appare evidente soprattutto nella parte iniziale, legata alla prima...

Grecia per tutti

Una volta un mio amico si ritrovò sul conto sessanta miliardi, e andò a restituirli. O meglio: fece presente l’errore alla banca, visto che quei soldi in verità non esistevano, erano un bug del sistema, evidentemente. Nella vulgata mediatica però il gesto fu considerato eroico e il mio amico intervistato dai tigì. A un giornalista che gli chiedeva se non avesse pensato di tenerli, invece, e di farne qualcosa, ribadì serenamente di no, e solo dietro molte insistenze arrivò a confessare che ove mai avesse voluto tenerli, il primo pensiero sarebbe andato ai suoi affetti: «Grecia per tutti», così disse il mio amico ai tigì.   In Grecia io non ci sono mai stata, a dispetto dei miei studi liceali classici, del primo viaggio di mia madre ragazza, di cui mi mostrava nostalgica le foto nelle notti di insonnia comune, e dell’esordio universitario con l’esame di Drammaturgia antica. Sono stata a Siracusa, al Festival tragico, ma in Grecia no. Ci voglio andare, prima o poi: e ci andrò quando nel mio conto agonizzante transiterà il prossimo stipendio, possibilmente non per un bug,...

Ernest Jones e il quislinguismo

Al convegno Tipi umani particolarmente strani, tenuto presso l’Università di Bergamo lo scorso novembre, Marco Dotti, durante un suo intervento su Knut Hamsun, ci ha ricordato il fenomeno del quislinguismo. Che cos’è? Ne parla Ernest Jones (1879 - 1958) in un breve saggio, quattro paginette, pubblicato per la prima volta nel 1940 e riapparso nel 1951 sul primo di due volumi - Ernest Jones Essays on applied psychoanalysis (London, Hogarth) - che ancora si possono trovare, stravecchi e gualciti, in vendita online, benché il libro sia da tempo fuori stampa.   In molti sanno che Jones è stato il primo biografo di Freud, qualcuno ha letto che fu tra i sostenitori della permanenza in Inghilterra di Melanie Klein, che lavorò per far ottenere a Freud il trasferimento a Londra durante l’avvento del nazismo in Austria. Le parti eroiche dell’uomo sono abbastanza note. Nessuno, o quasi nessuno, ricorda il Jones che gestì, negli anni Trenta, le pagine più inquietanti riguardanti l’espulsione di Wilhelm Reich dalla società di psicoanalisi, accusato di marxismo, e le sue manovre parallele per...