Categorie

Elenco articoli con tag:

Konrad Lorenz

(13 risultati)

Cani, topi e scarafaggi / L’animale nazista

La distruzione del popolo ebraico è il punto d’arrivo. Ma la weltanschauung che lo ha consentito si è formata nel tempo, ha ricevuto impulso dal darwinismo e si è pienamente configurata quando, con il nazismo, la presenza ebraica ha definitivamente assunto la fisionomia di una minaccia biologica, contro cui era indispensabile intervenire con misure estreme. Ma un aspetto è fondamentale. Nel momento in cui la violenza nazista si è manifestata, la sua logica era costruita attorno a un processo di animalizzazione della società. Uomini e animali non sono mai stati così vicini come nei dodici anni del nazismo trionfante. Il razzismo nazista si è costruito dentro un percorso fortemente interspecifico: agli eletti, uomini e animali superiori, si oppongono i reietti, i sottouomini e gli animali spregevoli. Tre libri ci aiutano a ricostruire questo scenario. Due di recente pubblicazione: Cani, topi e scarafaggi di Luca De Angelis (Marietti 1820) e Bestiario nazista di Jan Mohnhaupt (Bollati Boringhieri). Uno edito nel 2019: Gli animali e il nazismo di Boria Sax (Le Monnier).     Come l’annientamento del popolo ebraico sia avvenuto a partire dal processo di animalizzazione è...

Bestiario / La sapienza del corvo

Tutta la storia della civiltà umana si è sviluppata sotto l’occhio attento dei corvi. Dovunque i nostri antenati sono andati, dall’Africa verso l’area continentale europea o varcando lo stretto di Bering per scendere in quelle terre poi chiamate America, i corvi erano già lì. Avevano seguito i carnivori e gli animali di cui questi si nutrivano. I corvi sono onnivori come gli uomini, e tuttavia manifestano una spiccata preferenza per la carne e, poiché non cacciano, seguono i cacciatori, animali o uomini che siano, per nutrirsi dei resti del pasto altrui. Cinque o sei milioni di anni fa, gli antenati dell’Homo sapiens, ancora molto simili alle scimmie, erigendosi in piedi attraversarono il territorio africano in cerca di nuovi spazi. Probabilmente seguivano grandi mammiferi oggi estinti, che si trasferivano progressivamente verso Nord: mandrie enormi di megaloceri, grandi cervi scomparsi, di uri, bovini estinti, e di mammut, gli unici ancora noti forse proprio per la loro parentela visiva con gli elefanti. Nel lasso di tempo che va dall’Oligocene al Miocene, tra ventotto e sette milioni di anni fa, gli antenati dei corvi, che vivevano nelle foreste tropicali, si divisero in varie...

Origini e futuro dei quattrozampe / Attenti ai cani

Quanta storia ha alle spalle il cane. Il nostro cane, quello con cui condividiamo ogni spazio della casa? E, soprattutto, che storia ha alle spalle questo vivente che fa sempre più parte della nostra vita?  Alle domande non è facile dare risposta. O meglio, come dimostra l’etologa Paola Valsecchi in Attenti ai cani (Il Mulino), è possibile dare più risposte, fondate spesso su ipotesi destinate ad essere continuamente aggiornate.  Partiamo da quanto è sicuro. Il primo elemento è relativo all’ascendenza del cane, che è interamente da attribuire al lupo, con cui condivide il 98% del DNA mitocondriale, come ha dimostrato nel 1997 un gruppo di genetisti guidati da Carles Vilà. Ma il lupo in questione non ha nulla da spartire con il lupo moderno. Si tratta infatti del lupo ancestrale, di cui, tra l’altro, sarebbe opportuno parlare al plurale, perché i cani discendono da più di una popolazione di lupi.   Dal 1997, quindi, è caduta definitivamente la teoria di Konrad Lorenz, che attribuiva una duplice discendenza del cane dal lupo e dallo sciacallo.  Il secondo elemento sicuro è relativo all’indiscutibile primato del cane, che è stato il primo animale ad essere...

Coleotteri / Ernst Jünger, Primo Levi e gli eredi del pianeta

Tutto comincia con un regalo del padre. Ernst e il fratello Friedrich Georg ricevono nell’ordine: una rete, vari aghi, una bottiglia per contenere la preda, una cesta rivestita di torba sul fondo e foderata di carta lucida all’interno. Così potranno agire con maggior perizia e abilità nei dintorni della loro casa di famiglia a Rehburg, in Germania, posta all’interno di un distretto forestale. Da questo momento sono diventati dei “cacciatori sottili” e andranno inseguendo insetti e altri animali per boschi e prati. Sono aspiranti entomologi. Secondo quanto scriverà decenni dopo Ernst diventato sessantenne, essere cacciati, poiché chi osserva è a sua volta osservato. Nella caccia, scrive, la domanda sul senso dell’inseguimento è sempre d’obbligo.      Ernst non è altro che Ernst Jünger. Sta raccontando la storia della sua passione per gli insetti in un libro, Cacce sottili, publicato in Germania nel 1980, magnificamente tradotto da Alessandra Iadicicco per Guanda nel 1997, oggi purtroppo introvabile. Jünger è il celeberrimo autore di Nelle tempeste d’acciaio (1920), uno dei testi fondamentali sulla Prima guerra mondiale, e della Mobilitazione totale (1930), una delle...

Il circo delle pulci

Uno dei più bei libri sui parassiti domestici l’ha scritto Karl von Frisch ed è stato pubblicato in Germania nel 1976 quando l’autore aveva già novant’anni, essendo nato nel 1886 a Vienna. S’intitola Dodici piccoli coinquilini; e con ogni probabilità fa il verso al famoso romanzo di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani, uscito in volume nel 1939. Lo zoologo austriaco, vissuto gran parte della sua vita a Monaco, nel 1973 aveva vinto il Premio Nobel per le sue scoperte sul linguaggio delle api, e per questo è ricordato ancora oggi nei libri scolastici. Ma non è stato solo uno specialista di questo particolare insetto così amato per la produzione di miele e di cera. Nel 1923, quando aveva trentasette anni, von Frisch si era applicato allo studio dei pesci e aveva dimostrato che possiedono l’udito ed emettono anche suoni. Aveva addestrato in un acquario un pesce gatto cieco a uscire dal suo rifugio e a correre in superficie appena sentiva un preciso fischio. Il saggio fu pubblicato su una rivista scientifica con un titolo ben poco accademico: Di un pesce gatto che accorre quando si fischia.     Il libro sui “coinquilini” è stato tradotto in italiano nel 1981 da...

Ricordi di un entomologo / Jean-Henri Fabre, La passione degli insetti

Jean-Henri Fabre è stato il principe degli entomologi, il fondatore di questo mestiere, così strano, curioso ed emozionante. Ma prima di tutto è stato uno scrittore, e che scrittore! Chi legge Ricordi di un entomologo (tr. it. di Laura Frausin Guarino, Adelphi), capisce al volo cosa significa saper descrivere, raccontare e commentare. Basta una sola riga d’avvio d’un capitolo di quel libro pubblicato in originale in dieci volumi tra il 1879 e il 1907, per capire cosa vuol dire esporre una materia così splendida, eppure anche ostica, com’è la vita degli insetti. “Ecco come andarono le cose”, così principia Lo scarabeo d’oro, primo capitolo del primo volume dei Ricordi, per poi proseguire: “Eravamo cinque o sei, io il più vecchio, il maestro, ma soprattutto il compagno e l’amico; loro giovani dal cuore ardente, dalla fervida immaginazione, traboccanti di quella linfa che scorre nella primavera della vita e ci rende così esuberanti e assetati di conoscenza”. Fabre sta per raccontare la ricerca dello scarabeo sacro in un villaggio vicino ad Avignone nei pressi del Rodano da parte di un gruppo di osservatori guidati da lui. La sua prosa raccoglie il meglio della lingua francese dell’...

I racconti / Lo spazio vuoto di Luigi Malerba

A metà degli anni Ottanta, Luigi Malerba pubblicò su «Alfabeta» dei curiosi disegni, che in realtà disegni veri e propri non erano, non avendo l’autore, per sua stessa ammissione, particolare talento per quell’arte. Si trattava di profili, secondo la sua definizione, che ne denunciava appieno l’origine: Malerba non faceva altro che tracciare il profilo di oggetti di uso quotidiano, per esempio quelli sulla sua scrivania, e scriverci poi dentro alcune frasi. In seguito i profili sono stati raccolti, a cura di Paolo Mauri, in un bel volumetto pubblicato da Archinto nel 2012, quattro anni dopo la morte dell’autore. E questi medesimi profili possono costituire un’utile chiave di accesso alla silloge di Tutti i racconti appena edita da Mondadori e curata da Gino Ruozzi, se non addirittura all’idea di scrittura coltivata da Malerba.    Che rapporto c’è, infatti, tra un oggetto e il suo profilo? Al di là dell’ovvia perdita della terza dimensione, si verifica comunque uno svuotamento, perciò il profilo rimanda a un oggetto che magari non esiste più. Qualcosa di analogo accade nella scrittura di Malerba: assistiamo a una lenta erosione o persino a una sottrazione del...

«Sono coriaceo», diceva di sé / Remo Bodei ha lasciato andare la gomena della vita

Ogni tanto lo si incontrava a festival e congressi filosofici un po' ammaccato; una volta zoppicava un po', un'altra aveva un braccio al collo; ognuno sarebbe rimasto a casa, invece Remo no. Se Remo Bodei aveva preso un impegno, lo rispettava fino in fondo, appena possibile: «Sono coriaceo», diceva di sé, da bravo stoico; coriaceo come la suola di una vecchia scarpa. Ma questa volta non ce l'ha fatta neanche lui e se ne è andato e ci ha lasciato tutti orfani, filosofi e no. Soprattutto i non filosofi, perché più di ogni altro Bodei era riuscito a portare la filosofia nelle strade e nelle piazze, come Socrate. E l'aveva fatto con quell'invenzione geniale che fu, anche nel nome, il Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, così che dal 2001 strade e piazze e chiese e palazzi di quei luoghi ospitano le migliaia di persone che dedicano anche soltanto un poco del loro tempo alla riflessione filosofica. Viene allora da chiedersi: ma veramente anche tutte quelle persone che sono state sedute su quelle migliaia di sedie di plastica nella piazza Grande di Modena infuocata dal sole, o nella immensa spianata di Carpi in nome di Socrate, Kant e Arendt, opteranno per il verbo...

Ritratto 9 / Levi e il gufo

Chiunque ha visto questa fotografia di Primo Levi scattata da Mario Monge nel giugno del 1986 ha avuto un sussulto. Impressiona. Sembra che indossi una maschera, anche se in realtà non si tratta di una maschera. Come la farfalla appesa sopra la sua testa, è invece una scultura realizzata con il filo di rame. Il materiale lo ricavava dalla Siva, l’azienda chimica dove ha lavorato dal 1947 al 1975. Si trattava di scarti della produzione. Alla Siva si realizzavano vernici per ricoprire i cavi. Le sculture ritraggono per lo più animali: coccodrillo, canguro, formica, civetta, farfalla, camaleonte, gabbiano, pinguino, insetti e altre creature. Philip Roth, venuto a trovarlo a Torino, a casa sua, aveva notato questi animali misteriosi e gli era sembrato anche di distinguere “un ebreo che suonava il suo naso”. Possibile. I destinatari di questa attività sono stati prima di tutto gli amici e i parenti, cui le regalava, e nelle cui case mi è capitato di vederli nel corso degli anni. Gli animali sono uno dei temi ricorretti della sua narrativa e della poesia: citati, analizzati, raccontati. Ci sono tantissimi animali nelle pagine di Levi.   Era una passione giovanile, che si è...

Il cane ci precede

Il cane ci precede. Prima lui e poi noi sapiens. Il cane ci ha fatto uomini, ci ha aiutato a diventare la specie dominante (ma ha un senso questa parola?), ci ha fornito l'esempio di stili di vita fondati sulla fedeltà, ci ha sostenuto e ci sosterrà sempre nei momenti difficili, nelle zone di passaggio, nelle penombre dell'esistere. L'idea, semplice ma sconvolgente, è alla base del libro di Gian Piero Quaglino Meglio un cane (Raffaello Cortina Editore 2015), che si pone come un punto d'arrivo nella abbondante (e in gran parte stucchevole) letteratura "canina" degli ultimi anni. Perché quanto fa Quaglino è mettere da parte le "certezze" della scienza e, mandando gambe all'aria le gerarchie, rifarsi al mito, alla leggenda e alla fiaba (a largo raggio, dalle civiltà indiane del Nord America a quelle delle Hawai e della Nuova Guinea) o alle opere letterarie come il Tristan di Tommaso d'Inghilterra per trovare risposte a quello che comunemente "sente" chi trascorre la vita con i cani.    Le conclusioni, o meglio le aperture, sono sorprendenti. Non siamo stati noi a catturare lui...

Ludwig Josef Johann Wittgenstein

Lo scorso inverno mi è capitato di leggere un libro molto bello: Wittgenstein. Una biografia per immagini, curata da Michael Nedo e pubblicata da Carocci. Non leggevo più il filosofo austriaco dalla fine degli anni Ottanta, dopo il termine dell’università, quando, insieme a Walter Benjamin, Wittgenstein era lettura obbligatoria: Benjamin ai seminari con Luciano Anceschi e i suoi allievi; Wittgenstein nelle letture che ne facevano Massimo Cacciari e le persone del suo giro, Michele Bertaggia e Giorgio Franck, da cui ho imparato l’importanza di Della certezza.   In quegli stessi anni Aldo Gargagni lo traduceva e ne scriveva in modo affascinante; poi la rivista “Nuova Corrente”, da cui appresi molte cose. Prima ancora c’era stata la tesi di laurea di Mario Porro sul Tractatus, discussa con Giovanni Piana; l’ho letta alla fine dei Settanta, ma non era molto facile. L’ultimo libro del filosofo austriaco che avevo preso in mano era stato Pensieri diversi (Adelphi), che mi sono trascinato dietro per un decennio, o quasi, con letture e riletture, e annotazioni a margine (oggi del tutto incomprensibili). Poi più...

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi lascia di sasso: vecchi pneumatici. “Ex Africa semper aliquid novi...”   SAFARI. In swahili Safari vuol dire viaggio, un viaggio nel viaggio insomma, e un viaggio nella storia, perché questo ambiente è il più vicino a quello dei primi uomini. Il mio non è un safari fotografico, che ha preso piede quando sono stati banditi il bracconaggio e, in seguito, il commercio d’avorio. Certo, da quando non si deve più chiudere un occhio per guardare dentro l’obiettivo della macchina fotografica, si possono scattare foto senza distogliere lo sguardo da quanto ci sta davanti. Ma per il ghepardo adagiato sul formicaio ci vuole uno zoom professionale che non ho, e poi di immagini così ne ho viste già tante. Preferisco...

Marcel Beyer. Forme originarie della paura

Inauguriamo con questa recensione Oltreconfine, una nuova sezione sulla narrativa straniera. Ogni settimana critici e scrittori parleranno dei più significativi libri di narrativa straniera usciti di recente.       Marcel Beyer (1965) è uno scrittore tedesco di grande spessore molto apprezzato in patria e all’estero e che merita attenzione anche da noi, nonostante la prodigiosa fioritura di talenti nostrani degli ultimi tempi. Un primo romanzo di grande livello, Pipistrelli (ed or. Flughunde, 1995), tradotto per Einaudi nel 1997, è passato quasi inosservato. È facile prevedere che saranno in molti ad andarlo a recuperare dopo aver letto lo splendido Forme originarie della paura (ed. or. Kaltenburg, 2008) proposto di recente ancora da Einaudi. Il titolo italiano è quello dell'opera più nota del controverso zoologo Ludwig Kaltenburg, la cui vita viene ripercorsa da Hermann Funk, ornitologo in pensione, che la intreccia alla ricostruzione della propria in seguito alle domande di una giovane interprete che desidera apprendere i nomi degli uccelli in vista di un convegno. Funk incontra Kaltenburg (ricalcato sulla figura di Konrad Lorenz, come suggerito anche dal...