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Leon Battista Alberti

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L'ideologia della richiesta neutralità / Velature

Una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha posto per l’ennesima volta il velo islamico al centro della ribalta mediatica. L’istituzione con sede a Lussemburgo si è infatti da poco pronunciata a favore del divieto di indossare l’hijab sul luogo di lavoro: le imprese che ne vietino l’uso, recita la sentenza, non sono in linea di principio tacciabili di discriminazione, in quanto perseguono la legittima finalità di garantire un ambiente lavorativo “neutrale” incompatibile con qualunque “segno visibile di appartenenza politica, filosofica e religiosa”.   Hijab, ciò che “rende invisibile, cela allo sguardo, nasconde, copre”, e più in generale “qualsiasi barriera di separazione posta davanti a un essere umano, o a un oggetto, per sottrarlo alla vista o isolarlo”: lungi dal limitarsi a svolgere una funzione di isolamento e separazione, il velo rappresenta la propria stessa azione di nascondere. La sua funzione di proteggere non dagli agenti ostili ma dagli sguardi estranei obbliga a portare l’attenzione su un genere di legalità che non riguarda direttamente i corpi in qualità di forze agenti ma in quanto rappresentazione, spettacolo di sé forzatamente...

Piero della Francesca e i video games

La città di Reggio Emilia ha dedicato una mostra al disegno tra arte e scienza nell'opera di Piero della Francesca. La mostra porta l'attenzione sulle sue opere grafiche e teoriche: il famoso De prospectiva pingendi composto intorno al 1475, il Trattato d'abaco commissionatoli da un suo amico mercante e il Libellus de quinque corporibus regularibus dal quale Luca Pacioli attinse a piene mani per il suo De divina proportione. In esposizione anche un rara copia delle opere di Archimede recentemente attribuita a Piero.   Da sinitra: Piero Della Francesca, De prospectiva pingendi, 1472-1492, manoscritto Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia; San Ludovico do Tolosa, 1460 affresco staccato, Museo Civico di San Sepolcro, San Sepolcro, Arezzo   Il De prospectiva pingendi è il primo manuale di prospettiva lineare ad uso dei pittori. Il precedente trattato De pictura, composto da Leon Battista Alberti tra il 1435 e il 1436, non è un manuale ma un trattato teorico nel quale l’autore formula la fortunata definizione posta a fondamento concettuale della prospettiva rinascimentale: “il quadro è una intersezione piana della...

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo, come suggerisce Lina Bolzoni nel suo saggio Poesia e ritratto nel rinascimento (2008). Tuttavia Franca Franchi compie un deciso cambio di rotta: distoglie lo sguardo dal mito onnipresente di coloro che non riescono ad abbracciare la propria immagine e lo rivolge verso un altro mito: l’androgino. Perché? Cosa rappresenta?   Un sogno, l’illusione dell’autosufficienza divina che si materializza...

Mantova / Paesi e città

I romantici la elessero tra le città preferite e “vi trovarono lo stimolo a immaginare intrecci, retroscena, intrighi. I decadenti vi cercarono il disfacimento. Uno dei luoghi poetici della città, sono le logge del Palazzo Ducale da cui si contempla il lago d’acque stagnanti derivante dal Mincio. Servì come sfondo alla Morte della Vergine di Andrea Mantegna che si vede al museo del Prado. Così ha scritto Piovene, nel suo Viaggio in Italia, e aggiunge: “la fantasia può partire di qui”, per rievocare una lunga storia che il visitatore di oggi può ritrovare scolpita nelle strade e nei palazzi del centro storico.   Un turista distratto che attraversi Mantova, può restare tuttavia inconsapevole delle bellezze che racchiude. I servizi turistici non sono adatti ad accontentare una massa enorme di visitatori; le bellezze naturali e il cibo buoni, gli odori e i profumi spesso crudi (cruda è proprio l’aggettivo che usa Dante quando parla di Manto, fondatrice leggendaria della città) improntati alla natura agricola e schiva della città, favoriscono il perdersi in un pasto abbondante...