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Letizia Battaglia

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Venezia, Tre Oci / Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita

In questi giorni, a Venezia, presso la Casa dei Tre Oci,  si può vedere “Fotogafia come scelta di vita”, una mostra dedicata a Letizia Battaglia. Trecento immagini raccontano una città, Palermo, per una volta non sovrastata dal marchio “mafia”. Piazze, mercati, parchi, quartieri, talvolta affollati, talvolta deserti, si susseguono di immagine in immagine, mostrando le contraddizioni di una città che la fotografa ha scelto come luogo in cui vivere e lavorare. “Consiglio di fotografare tutto da molto vicino, a distanza di un cazzotto o di una carezza”, afferma convinta.    Il suo sguardo non ammette esitazioni. Fotografare per il quotidiano l’Ora, dal 1974 al 1992, ha significato correre sul luogo del delitto, essere tempestiva, non avere il tempo per prepararsi allo scatto. I corpi senza vita che stavano sull’asfalto o che venivano estratti dalle auto crivellate di colpi, dovevano essere fotografati immediatamente. È davvero questo l’istante perfetto di Letizia Battaglia?  Per capirlo bisognerebbe guardare un’immagine, che il compagno e fotografo Franco Zecchin le scatta nel 1976, sul luogo di un omicidio. È vestita di nero, accucciata di fronte a un cadavere....

Costruire la vita con le immagini: Lee Miller e Inge Morath

In apparenza non c’è alcun legame fra Lee Miller e Inge Morath, se non che alle due fotografe, nate a distanza di circa vent’anni, l’una austriaca cresciuta in una famiglia di scienziati e l’altra americana con la passione per Parigi, sono dedicate due mostre, la prima a Bologna, a Palazzo Pallavicini (Surrealist Lee Miller), l’altra a Treviso presso la Casa dei Carraresi (Inge Morath, La vita. La fotografia). Non sono le uniche mostre, in Italia, in cui protagoniste sono delle fotografe: Berenice Abbott a Lecco, Eve Arnold ad Abano Terme, Tina Modotti (conclusa una mostra da poco a Parma, se ne aprirà un’altra a Jesi), mentre a Milano, presso i Frigoriferi Milanesi, “Il soggetto imprevisto” celebra un periodo in cui l’arte e il femminismo dialogano intensamente; il Brescia Photo Festival è interamente dedicato alle donne, mentre a Venezia Letizia Battaglia viene celebrata, finalmente, non più solo come fotografa della mafia.   Cosa sta accadendo? Si tratta soltanto di una tendenza à la page, o la domanda che si pose nel 1971 Linda Nochlin, “perché non ci sono state grandi artiste?”, torna ad abitare i dubbi di critici e curatori? Le risposte meriterebbero uno spazio a sé....

Femminismo e crisi della modernità / Soggetto nomade

La mostra “Soggetto nomade”, composta da più di cento immagini, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini inizia proprio nel momento in cui si intuisce che ogni immagine è un luogo di sosta temporanea e per questo ogni immagine deve essere liberata dalla sua natura sedentaria. Rosi Braidotti, a cui si sono ispirate le curatrici, essa stessa nomade e poliglotta, nell’introduzione alla sua raccolta di saggi intitolata proprio Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità (Donzelli, 1995) riassume così l’essenza del suo lavoro: “in esso si susseguono una serie di traduzioni, spostamenti, adattamenti a condizioni in continuo mutamento. Per dirla in altri termini, quel nomadismo che sostengo come opzione teorica si rivela essere anche una condizione esistenziale”. E inoltre: “il soggetto nomade è un mito, un’invenzione politica e mi consente di riflettere a fondo spaziando attraverso le categorie e i livelli di esperienza dominanti: di rendere indefiniti i confini senza bruciare i ponti”.    Proprio questo accade mentre si guardano le immagini: pensiero ed esistenza si confondono, anzi l’esistenza e l’esperienza coincidono con il pensiero. Tutto è in movimento. Lungo...

24 novembre 2016. Roma | MAXXI / Intervista a Letizia Battaglia. Fotografia e vita

Da tempo avevo deciso che volevo conoscere Letizia Battaglia, ma non trovavo il coraggio di scriverle. Mi è sempre sembrato uno di quegli appuntamenti che si rimandano per mantenere viva la speranza che non finisca tutto nel preciso istante dell’incontro. Tuttavia qualcosa mi diceva che non potevo farle un’intervista senza prima aver visto la sua città. Così sono stata a Palermo alcuni giorni, insieme a mia sorella. Ho cercato di carpire i segreti del luogo, di entrare in sintonia con ciò che mi circondava: i rumori delle strade, gli odori, i mercati, le periferie, i luoghi dei morti fotografati da Letizia. È strana Palermo. Ti avvolge in una morsa di contraddizioni, è insieme culla e tomba, mare e asfalto, bellezza e morte. La città lascia qualcosa di nuovo nel mio sguardo, un velo umido che resta incollato alla pelle come le voci che mi sfiorano per strada e che assorbo con il timore di perdere qualcosa, di non capire tutto quello che mi passa accanto. Non c’è modo di abbandonarla. E così decido: strappo i fogli con l’intervista che avevo scritto prima di partire, leggendo i libri e guardando le fotografie sui cataloghi. Non hanno più senso. Riscrivo tutte le domande di notte,...

Triennale di Milano, 5 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017. / L’altro sguardo

“L’altro sguardo. Fotografe italiane 1965-2015” non è solo il titolo di una mostra organizzata alla Triennale di Milano, è la dimensione prospettica di una collezione e dello sguardo che l’ha costruita, o meglio di colei che l’ha voluta e ideata: Donata Pizzi. Nasce da un bisogno, una spinta interiore costituita da scelte e incontri, che è divenuta l’elemento costitutivo della collezione e della volontà di renderla pubblica, come patrimonio per la collettività. Vi sono esposte più di centocinquanta immagini scattate da molte fotografe dagli anni Sessanta ad oggi.   Se è vero che molte delle conquiste più importanti degli ultimi quarant’anni sono state promosse e ottenute dalle donne: la lotta per il diritto di abortire, che oggi si rinnova in Polonia, per il diritto di divorziare e decidere del proprio corpo, la macchina fotografica è stata per tutte un’alleata inseparabile. Fotografare non solo significa testimoniare, ma è anche un gesto che costringe a “esserci fisicamente”, a stare in un luogo, a capirlo, a fondersi con esso o a metterlo in discussione. La macchina diviene l’estensione del proprio corpo, del proprio sguardo, della propria sensorialità, ed anche uno...

Letizia Battaglia / Let (it) B

Non è facile scrivere su Letizia Battaglia. Sul suo modo di fotografare, su quello che ha ritratto e sui risultati che ha ottenuto. Specialmente dopo aver visto la mostra dal titolo Anthologia (fino all’8 maggio ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo) che raccoglie 140 fra le sue fotografie migliori. Bisognerebbe essere oggettivi, entrare nel merito del livello estetico dei suoi scatti, della composizione, dell’uso sapiente del bianco e nero, ma anche del loro valore politico e sociale: finestre su un’umanità spesso inquietante e terribile in cui magicamente l’occhio del fotografo riesce a scoprire lampi di bellezza e di verità. Ci sono gli anni terribili delle guerre di mafia a Palermo, quelli di Falcone e Borsellino, che Letizia immortala lavorando come reporter per il quotidiano L’Ora, e c’è la città, con i suoi eterni, stridenti contrasti, ma soprattutto ci sono le persone, le donne in particolare, come si è potuto vedere in un'altra sua mostra, Qualcosa di mio, a cura di Laura Barreca e Alberto Stabile, conclusasi qualche settimana fa al Museo Civico di Castelbuono e centrata appunto su figure femminili colte nei loro scenari quotidiani (un consiglio, se...

Sguardo di donna

«Mi chiederai tu, morto disadorno,/ d’abbandonare questa disperata/ passione di essere nel mondo?», scriveva Pier Paolo Pasolini. A questa disperata necessità ognuno prova a rispondere a modo suo. Dopo quarant’anni dalla morte, c’è chi Pasolini l’ha amato, chi l’ha odiato, chi lo legge in  silenzio come una preghiera, chi se lo porta dentro senza dire una parola, forse c’è anche qualcuno che non lo conosce. E poi c’è chi prova a rispondere a quella domanda attraverso il proprio lavoro, il proprio essere nel  mondo, il proprio sguardo. Ogni individuo in maniera diversa: con coraggio, tenacia, ironia, leggerezza, sofferenza o dolore. Così sono le opere delle venticinque fotografe esposte nella mostra Sguardo di donna: tanti diversi modi di essere nel mondo. Passioni.   Le loro sono immagini in limine, verrebbe da dire evocando un’immagine montaliana, riflessi dove i confini vacillano, l’identità non ha più un volto stabile o un’unica dimensione, la normalità e la mostruosità si sovrappongono, oppure le immagini hanno il potere di...

Restituire lo sguardo

Tempi strani quelli che stiamo vivendo in Italia. Disattivata l’immaginazione, sembra che tutto converga verso una sorta di regressione forzata. Le donne, per esempio, sono chiamate di nuovo femmine e l’unico discorso ‘politico’ in materia è, non a caso, all’insegna del ‘femminicidio’. Dall’alto delle istituzioni – governo, presidenza della Camera – e dei media e dal basso di molte aree femminil/femministe chi appartiene al cosiddetto secondo sesso (e pensare che già nel 1949, nel suo celebre saggio Il secondo sesso - Gallimard, 1949; il Saggiatore, 1961 -, la scrittrice francese Simone De Beauvoir scriveva: “Donne non si nasce, si diventa”) è letteralmente schiacciata alla propria essenza biologica e chiamata a identificarsi solo con i rischi che quell’identità ‘naturale’ comporta in un habitat culturale dominato dai maschi.   Ebbene, poiché non tutte/i noi pensiamo che sia conveniente adottare un punto di vista così univoco e – ammettiamolo – così depressivo, mi piace iniziare questa corrispondenza su Doppiozero con la...

Letizia Battaglia. Spiazzamenti

Roland Barthes chiamava punctum, quel mistero in bilico tra razionalità e mistero che rende ogni fotografia unica e irripetibile. A volte pare che anche le immagini ne siano consapevoli, sembra che dicano: “Io sono questo: un corpo, un occhio, uno strumento. Io mi chiamo Francesca Woodman, io sono Letizia Battaglia”, come si può udire dalle fotografie delle due artiste, esposte nella mostra in corso presso la galleria di Massimo Minini a Brescia.   Se è quasi impossibile scindere l’opera di Francesca Woodman dalla sua sorte, silenzioso segreto che resta intimo e illeggibile, con Letizia Battaglia ho parlato. O meglio è stata lei a parlare con me. Io ho saputo dire solo il mio nome. Poco prima di uscire dalla galleria con un catalogo e la sua firma, mi ha detto: “Inizia a fotografare. Non per gli altri, per te stessa”.   Letizia Battaglia, Il gioco del killer, Palermo 1982 e Rielaborazione (Il gioco del Killer, Palermo 1982), 2012.   È così che ho cominciato a cercarla nelle sue immagini: fra i muri con i segni dei proiettili, tra i visi delle madri in lacrime ai funerali dei loro...