Categorie

Elenco articoli con tag:

Marcovaldo

(4 risultati)

Matteo Terzaghi / La Terra e il suo satellite

“In quegli anni io avevo delle difficoltà con i temi in classe, che mi venivano sempre troppo corti. Cioè, in brutta erano lunghi, ma quando poi li ricopiavo in bella rimanevano poche righe, per via che cancellavo troppo”. Il consiglio del professor Rossini allo studente Terzaghi fu: “il segreto del tema in classe, ma questo vale più in generale per la vita, è la divagazione”. Matteo Terzaghi, ticinese, classe 1970, dopo Ufficio proiezioni luminose (Quodlibet, 2013) torna a intrattenerci e a farci riflettere con La Terra e il suo satellite (Quodlibet, 2019). La lezione del professor Rossini è stata appresa, ma il libro, seppur denso, resta magro, poco più di cento pagine, e verte intorno alla forma del tema in classe e alle sue variazioni. Ufficio proiezioni luminose lo aveva fatto conoscere ai lettori di lingua italiana, le sue riflessioni sulle immagini (il libro aveva parecchie fotografie che venivano commentate), in particolare su come si formano le immagini nel nostro pensiero e come si alterano nella realtà.   Un’attività proseguita nella pubblicazione di piccoli libri semiclandestini, costruiti con la complicità di Marco Zuercher, che raccolgono e montano fotografie...

Testo argomentativo e scrittura / Il nuovo esame di scuola media

Viviamo immersi nella scrittura. Paradossalmente, però, la parola scritta, parte consistente del nostro universo comunicativo, finora non è stata oggetto di un percorso insegnabile e strutturato di apprendimento scolastico, in alternativa al tema. Ben vengano quindi le indicazioni precise di un autorevole gruppo di lavoro, istituito dalla Ministra Fedeli, coordinato da Luca Serianni, allo scopo di fornire “un contributo tecnico che potrà essere utile per la redazione ‘delle tracce della prova di italiano per l'esame conclusivo del primo ciclo d'istruzione’, così come è stata prevista dall'art.7 del DM 741/2017”, in attuazione del DL.vo 62/2017. Come interpretare le nuove indicazioni?   Le due premesse del “documento di orientamento per la redazione delle tracce” (17/01/2018) credo siano ampiamente condivisibili, sia nel richiamo alla libertà di scelta dei docenti, sia nell'indicazione di far svolgere, in tutti i tre anni della secondaria di primo grado, l'esercizio del riassunto. In questo suggerimento della pratica sistematica del riassunto si può vedere indicata la prima tappa di un percorso propedeutico irrinunciabile, frutto di una stretta interdipendenza di lettura e...

Progetto Jazzi / Che cos’è il paesaggio fragile?

  Paesaggio perduto, paesaggio fragile. I villaggi travolti dalle cascate d’acqua delle dighe o dai fiumi di parole di tanti romanzi che li raccontano (il più celebre, La pioggia gialla dello spagnolo Julio Llamazares) disegnano emblematicamente le figure limite del paesaggio fragile, quando non perduto appunto, come orizzonte estremo di un’esperienza contemporanea dello spazio colto nel suo spingersi sempre faustianamente oltre: in un al di là, apparentemente senza fine. Lasciando indietro, nella fuga, i paesaggi del tempo, con le loro forme esplose sotto la pressione di acque di dighe incontinenti, o più prosaicamente, spopolati, sfatti, invasi dai labirinti vegetali dei tanti borghi che si van perdendo. Quasi a ricalcare i giochi fantasmagorici del Marcovaldo di Italo Calvino.   [...] il caseggiato davanti al quale passava tutti i giorni gli si rivelava essere in realtà una pietraia di grigia arenaria porosa: la staccionata d’un cantiere era d’assi di pino ancora fresco con nodi che parevano gemme; sull’insegna del grande negozio di tessuti riposava una schiera di farfalline, di tarme addormentate. Si sarebbe detto che appena disertata dagli uomini, la città fosse...

Torino / Paesi e città

  Torino è molto cambiata in questi ultimi due-tre anni. Sguardi stranieri s’incrociano di continuo, spesso ruvidamente comunicano fra loro, in tram, nei supermercati oppure a scuola nelle ore di ricevimento con i genitori. Provate a immaginare come i nipoti dei meridionali arrivati negli anni Cinquanta cercano di spiegare agli immigrati di seconda generazione il significato di una parola come “autogestione”. Il modo migliore per osservare il mutamento è quello di sempre: “l’occhio straniero”. Gli stranieri a Torino hanno sempre gli occhi di Marcovaldo: “Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città”. Gli extracomunitari, come i meridionali respinti o derisi perché si costruivano un piccolo orto nella vasca da bagno, con il loro sguardo riescono talvolta a perforare la scorza ruvida di chi è nato qui. L’occhio di questi Marcovaldi multietnici continua a essere l’occhio della nostalgia. In altre città non accade in eguale misura.   La letteratura è piena di esempi. Un milanese trapiantato per qualche anno a Torino, Francesco Cataluccio,...