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Max Huber

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Opera e personaggio / Grafica: Giancarlo Iliprandi

Giancarlo Iliprandi era uno che non buttava via neanche un biglietto del tram obliterato. Aveva cominciato già nell’adolescenza a metter via disegni, diari, piccole collezioni di oggetti, un’attività che proseguì nel corso della sua lunga esistenza. Mettere mani nel suo archivio è cosa che può spaventare chiunque, ma non Marta Sironi, la miglior storica della grafica e dell’illustrazione italiana della sua generazione, che con metodo sta passando in rassegna tutti i materiali rimasti nello studio di via Vallazze a Milano. Il primo esito di questo ordinamento sono due mostre milanesi, una in corso presso gli spazi espositivi della Cartoleria Fratelli Bonivini, serigrafie dedicate alla storia dei caratteri tipografici (1986-1992), l’altra che inaugura a metà maggio da Nuages, in corrispondenza di Orticola, il Chelsea Flower Show di casa nostra, dedicata al “profumo delle ortensie”. Inediti per avvicinare un nuovo pubblico, si spera, a quello che è stato il decano dei grafici milanesi e un personaggio molto noto in città. Quando l’ho conosciuto era considerato una leggenda vivente.     Era l’ultimo esponente della stagione aurorale della grafica italiana, poi trascolorata...

Bob Noorda Design

Se c’è una cosa davvero italiana, è la grafica. Esiste un Italian Style, inequivocabilmente elegante, efficace, moderno. Come nella moda. Ma a ben guardare lo stile grafico italiano degli ultimi sessant’anni è una sintesi di stili diversi. Dopo l’epoca delle avanguardie storiche, del Futurismo, l’Italia ha ricevuto e rielaborato una serie d’influssi provenienti da tutta Europa e anche dall’America.     Da sinsitra: Bob Noorda Design, doppia Corporate identity per Agip, 1971-1982; Packaging per Olio Cuore, Chiara & Forti. Archivio Bob Noorda, Milano   Senza il Bauhaus tedesco e poi americano, la Scuola di Chicago, senza la grafica svizzera di Max Huber, l’attenzione ad altri luoghi del mondo di Albe Steiner, non ci sarebbe questo stile, che è sintesi originale. Non a caso uno dei più eccellenti grafici italiani della passata generazione è un olandese di nome Bob Noorda. Venuto a Milano nel 1954, attratto come altri della città in piena effervescenza, con aziende quali Olivetti, Pirelli, Eni, o le piccole fabbriche della rinascente filiera del mobile, Noorda ha...

Castiglioni maestri del design

In veste di designer   Tra le pagine del catalogo per un Museo del design italiano secondo Mendini, anno 2010, si trova un vestito a colori dalla foggia bizzarra: l’abito da designer di Achille Castiglioni. Come quello di un Arlecchino futurista, deperiano, è fatto di ritagli e sfridi ricuciti: càmice da lavoro che, derogando la serietà ingessata del professionista, funziona come astuccio esteso, a cingere, ad avvolgere il corpo di tasche e taschini, ed è capace di custodire addosso al designer, pronti all’uso, gli strumenti del mestiere. Capace anche – almeno idealmente, secondo un rituale non si sa quanto atteso – di introdurci allo spirito che gioiosamente dava il tono al lavoro nello studio-bottega; di inaugurare come spazio-tempo propriamente scenico – di teatro, di spettacolo meraviglia – quello che i designer abitavano come il luogo più proprio.   Il grembiule di Achille Castiglioni, design di A. Castiglioni e Max Huber Questa divisa a colori, disegnata da Achille con Max Huber in un uggioso pomeriggio d’inverno, è quanto di più rispondente alla questione che alla...

Milano (Stazione Centrale)

Agli inizi degli anni cinquanta, all’ultimo piano di un grande palazzo, proprio davanti alla Stazione Centrale di Zurigo, c’era il prestigioso Studio di gra­fica e fotografia Heineger & Müller-Brockmann. Quel luogo era spesso frequentato dal geniale grafi­co Max Huber (1919-1992) che, dal 1940, si era stabi­lito a Milano, dove collaborava con lo Studio Bog­geri (fondato nel 1933: una sorta di Bauhaus italiano), studiando contemporaneamente all’Accademia di Brera, in contatto con Bruno Munari e Albe Steiner. Dopo aver curato la grafica dell’Einaudi e di Borsa­lino, nel 1950 Huber aveva iniziato a lavorare con la Rinascente, per il suo avveniristico Ufficio sviluppo. Dopo aver progettato il loro bel logo si occupò della pubblicità e dell’allestimento delle vetrine. Fu lui a convincere il ventiseienne fotografo polacco-svizze­ro Serge Libiszewski, che lavorava da tre anni nello studio di Zurigo, a trasferirsi a Milano, città allora apertissima a tutte le novità: «Che fai qui a Zurigo? A Milano c’è bisogno di bravi fotografi, in Rinascen­te trovi le porte aperte!...

Sulle tracce/facce di Munari

Acciuffare Munari è impossibile: l’inafferrabilità, che Paolo Fossati annotava più di quarant’anni or sono come prima connotazione di quella figura frattesa tra arte e design – fra un’arte sempre “a disagio tra le definizioni dell’attività artistica” e un design libero dalle durezze ideologiche dell’industria e dello stile – rimane intatta, oggi ancora. È come coi pezzi delle sue “macchine inutili”, strutture leggere realizzate a partire dagli anni Trenta, fatte di legno plastiche e cartoncini colorati, che fili sottili legavano in equilibri appena fluttuanti: se afferrate in un punto, o se turbate dal minimo soffio dell’aria, modificano subito la configurazione complessiva per poi tornare spontaneamente, con ostinazione serena, al primo muto equilibrio in cui tutto naturalmente si tiene. Munari non va catturato, è da accogliere intero, per non tradirlo o tacerlo tendenziosamente; è da comprendere dentro la configurazione sfaccettata degli episodi, delle parti – e il titolo della mostra che a Milano ne riprende il discorso e il ritratto accosta al nome del...

I Coralli di Giulio

Malcolm Einaudi Humes, figlio dello scrittore americano Harold “Doc” Humes e di Elena Einaudi, presiede da quasi dieci anni la fondazione dedicata a Giulio Einaudi, voluta e sostenuta (pur sulla soglia dei novant’anni) dall’indimenticabile “ingegner Roberto”, fratello maggiore di Giulio. Malcolm “nipote e figlio” di Giulio (adottato dai nonni dopo la scomparsa della madre) porta avanti un lavoro di organizzazione delle memorie sul grande editore torinese. Lontano da riflettori e dai chiacchiericci che dalla morte di Einaudi si diffondono ciclicamente più per evidenziarne (e più spesso deformarne) i vezzi che per indagarne le competenze. La fondazione tenta invece di indagare, conservare e raccogliere la parte più complessa e profonda dell’eredità di un editore che incarnò un’impresa culturale unica ed irripetibile, in un paese culturalmente maldestro, quando non addirittura ottuso. Per il decennale della morte, insieme all’editore Nottetempo, la Fondazione Giulio Einaudi ha pubblicato una nuova edizione del libro autobiografico di Giulio Einaudi, Frammenti di memoria. Ora per il...

Grafica italiana, lo stile della modernità

La grafica fa parte di quelle cose che tutti guardano senza davvero vederle. Eppure senza la grafica gran parte della comunicazione nel nostro mondo contemporaneo non esisterebbe: dai libri al computer, dalla pubblicità al packaging, dai quotidiani alle caramelle. I grafici, poi, sono considerati delle semplici appendici, strani operatori dell’immagine, che devono dare forma ai prodotti, oltre che ai sogni e alle ambizioni di scrittori, filosofi, editori, imprenditori, politici, e perfino contestatori. Tutti hanno bisogno dei grafici, ma nessuno li reputa davvero importanti. Forse per questo si è dovuta attendere la quinta mostra del nuovo museo del design della Triennale di Milano per vedere finalmente scorrere davanti ai nostri occhi un concentrato del “paesaggio dei segni”, che vediamo ogni giorno percorrendo in automobile le strade delle nostre città, oppure sedendoci su una panchina di un parco con un giornale o un libro in mano. Finalmente la grafica è entrata nel tempio del design e l’ha fatto in modo discreto eppure eclatante.   Il gran mascherone rosso di Leonetto Cappiello, che pubblicizza Oxo, brodo...