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Michael Jakob

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I piccoli oggetti che raccontano le città / Frammenti di tessuto urbano

Chi ricorda l’albergo diurno? Luogo tanto utile quanto ambiguo, spesso sotterraneo o comunque defilato rispetto ai normali percorsi urbani, trionfava nelle stazioni ferroviarie, dove si recavano rappresentanti di commercio per bisogni igienici, viaggiatori a cui necessitavano servizi di barberia o coppiette clandestine in cerca di un paio d’ore di insperate carezze. Paolo Conte, che di quell’epoca è un cantore fenomenale, in una melodia intitolata al gelato ha additato i bagni diurni come abissi di tiepidità, offrendo alla donna che sta entrando nella sua vita una doccia proprio in posti così. Ne veniva fuori tutto un immaginario, forse una poetica, strettamente legati alla vita in città. Sempre Conte, nello stesso pezzo, ha parlato di oceani notturni in cui rimbombano le voci della città, della tua città.    Come dire che lo spazio urbano, quando è vissuto dal basso e non rappresentato in prospettiva zenitale, è fatto di strade e di edifici, piazze più o meno monumentali e mezzi di trasporto d’ogni tipo, assembramenti e gente che corre di qua e di là, ma anche e soprattutto di soggetti non umani, apparentemente neutri, coi quali significativamente ci incontriamo e ci...

Architettura / La capanna dalle origini a Unabomber

C’è una capanna, anzi più d’una, che sembra turbare il sonno di alcuni intellettuali nella nostra vecchia Europa e che ha portato alla produzione di quattro, distinti, interventi critici apparsi con impressionante tempismo dopo la fine della prima fase pandemica del Covid 19.  In alcuni di questi casi è evidente che il periodo di sedimentazione e studio è di molto anteriore a questo annus horribilis ma la coincidenza è troppo evidente per non essere presa in considerazione. Andiamo per rigoroso ordine di uscita partendo dal volume di Leonardo Caffo intitolato Le quattro capanne o della semplicità (nottetempo, 2020) uscito nel mese di giugno, a cui segue a stretto giro il pamphlet di Michael Jakob La capanna di Unabomber o della violenza (letteraventidue, 2020), mentre in terra d’oltralpe Philippe Rahm pubblica Histoire naturelle de l’architecture. Comment le climat, les épidémies et l’énergie ont faconné la ville et les bâtiments (pavillion de l’arsenal, 2020) e, molto recentemente, sul nuovo numero della rivista Vesper, Alessandro Rocca e Jacopo Leveratto propongono un saggio intitolato “Thoreau e Kaczynski, la capanna mediatica. Costruire un manifesto”.   Essendo stati...

8 gennaio 1921-8 gennaio 2021 / Leonardo Sciascia: scrivere è curiosità

Abbiamo incontrato Sciascia il 25 gennaio del 1987, a Palermo, nel suo bell’appartamento di viale Scaduto. Aveva risposto molto simpaticamente alla lettera, in cui gli chiedevamo di rilasciarci un’intervista personale per la Radio Svizzera. Il contatto diretto lo avevamo avuto qualche tempo prima grazie all’amico comune Claude Ambroise. Avevamo specificato che parte della nostra famiglia viveva in Sicilia e che ci eravamo fidanzati a Cefalù.    Quella mattina presto, a Ginevra nevischiava ma al nostro atterraggio a Punta Raisi il sole inondava tutto. Leonardo Sciascia ci aspettava con un enorme vassoio di cannoli: era proprio come arrivare da uno zio affettuoso. Fu molto paziente perché all’epoca anche una semplice intervista radiofonica prevedeva l’utilizzo di attrezzature varie. Occorreva inserire sulla Nagra, il magnetofono professionale, una bobina; preparare l’input del microfono; posarlo su un piede, ecc. Sciascia sorrideva e ci intratteneva durante i preparativi. Era molto interessato alla vita intellettuale ginevrina e ci chiedeva in particolare dei nostri professori Jean Starobinski e Bronislaw Baczko. Aveva, è cosa nota, un vero e proprio culto per l’...

Progetto Jazzi / Desiderio di paesaggio

Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Michael Jakob è uno dei maggiori studiosi di storia e teoria del paesaggio. Insegna al Politecnico di Losanna (EPFL) e presso la Scuola di Ingegneria di Ginevra-Lullier e Lettere Comparate nell’Università di Grenoble. Un novero di discipline ampio e ricco. Collabora inoltre a “Domus”, dove ha scritto di recente un articolo sulla capanna di Unabomber. Ha fondato e dirige la rivista internazionale Compar(a)ison, nonché la collana Di monte in monte, presso l’Edizioni Tararà di Verbania, dove sono pubblicati piccoli gioielli narrativi del passato dedicato al paesaggio; e presso l’editore Infolio (Losanna) la collana Paysages. Ha pubblicato numerosi volumi su questi temi: Aqua Vulpera (Infolio, Gollion 2004); Paesaggio e letteratura (Olschki, Firenze 2005); Walter Brugger. Architecte paysagiste (Infolio, Gollion 2005); Enzo Enea Private Gardens (Schmerikon/Zürich 2006); Guide des barrages suisses (Infolio, Gollion 2006); Paysage et temps (Infolio, Gollion 2007)....

La vibrazione nascosta nel paesaggio / Giacimenti della memoria di guerra

Tra i non pochi equivoci del postmodernismo, uno dei più influenti è stato l’interpretazione del cosiddetto spatial turn quale sostituzione della geografia alla storia. Se le «grandi narrazioni» della modernità avevano peccato di fede eccessiva in uno storicismo progressivo e teleologico, il tempo a seguire sarebbe connotato da un cambiamento di paradigma in grado di rappresentare i fenomeni culturali su un piano non più inclinato in una determinata direzione, bensì disteso in uno spazio a due dimensioni, senza vettori privilegiati. Era questa che si chiamava, appunto, la fine della storia. E invece se c’è una cosa che in questi ultimi decenni ci ha insegnato la migliore geografia culturale (penso a un geografo come Franco Farinelli, a uno storico come Karl Schlögel o a un comparatista come Michael Jakob), è che intendere i fenomeni sotto la specie della loro localizzazione nello spazio comporta né più né meno che un modo nuovo di percepirne la storicità. La superficie di un piano è quella che vediamo, certo, ma essa sottende stratificazioni e dislivelli che di quel piano – il nostro presente – sono la genealogia e l’archeologia. La nostra storia, appunto.     Lo...