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Michel Foucault

(118 risultati)

La grande straniera. A proposito di letteratura / Scrivere per divenire-folli

Quando scrivo è come se non mi appartenessi mai, come se mi perdessi in quella terra di niente e di nessuno, in quel suolo letterario in cui la vita si precipita da sé. E se mi capita la bizzarra esperienza di rileggermi, raramente mi commuovo. E se pure mi commuovo è perché non mi appartengo, non mi appartengo più, perché non mi sono mai appartenuto. Perché la parola scritta disconosce la mia paternità ricacciandomi in quel puro candore dell’innocenza da cui ho cominciato a scrivere il mio deplorevole senso di colpa. Parola straniera, parola di una lingua distante, a cui tornare per ricominciare ad appartenersi, ma solo nell’abbandono del proprio, per risalire alla fonte di quel linguaggio originario che fa la sua comparsa nella soglia tra la notte trascorsa e il giorno a venire. E allora si tratterà di un linguaggio letterario in senso stretto. Un linguaggio che richiamerà in sé le competenze aleatorie della letteratura, della filosofia e della critica, come in un continuum che donerà loro l’identità della differenza che le connota. Sarà un linguaggio aurorale, che nascerà dal futuro di un’alba che attendiamo e si realizzerà in un presente che non ci è dato vivere....

Critica del pasolinismo

Non di Pier Paolo Pasolini vorrei parlare ma del pasolinismo, vale a dire di un'ideologia diffusasi a macchia d'olio nell'Italia dei quarant'anni successiva alla sua morte. Questa ideologia si è nutrita, ripetendola come un ritornello, della concettualità prodotta dal Pasolini “corsaro” in articoli e interventi pubblici che non hanno certo bisogno di essere qui ricordati. Se il poeta Pasolini, il cineasta Pasolini, lo scrittore Pasolini possano poi essere effettivamente ridotti al pasolinismo è questione aperta sulla quale è perlomeno prudente non pronunciarsi. Noto soltanto che in tempi non sospetti, siamo nel 1965, quando Pasolini era ancora bel lungi dal diventare la santa icona dell'intellettualità italiana, Alberto Asor Rosa, tenendo conto della produzione poetica, dei romanzi e delle primissime esperienza cinematografiche, aveva scritto pagine mirabili nelle quali aveva colto il tratto specifico della poetica pasoliniana in un certo populismo estetizzante e decadente, così coerente con l'italica tradizione. Ma non è questo il punto. Ciò che mi interessa – anche per ragioni...

Rete

«L’ipotiposi della catena delle cause va emendata e guarita […] con quella di una maglia o rete: ma non di una maglia a due dimensioni (superficie) o a tre dimensioni (spazio-maglia, catena spaziale, catena a tre dimensioni), sì di una maglia o rete a dimensioni infinite. Ogni anello o grumo o groviglio di relazioni è legato da infiniti filamenti a grumi o grovigli infiniti».     1928. Carlo Emilio Gadda, ingegnere con la passione per la scrittura, turbato dal demone della filosofia e dalle “tentazioni dissolutrici dell’Enciclopedia” (L’Adalgisa), lancia il suo proclama ontologico e di metodo. Mentre abbozza la sua tesi di laurea, dedicata a Leibniz – il filosofo della modernità cui più si è richiamato il Novecento –, il Gran Lombardo procede alla stesura della Meditazione milanese: testo esemplare dell’emergere di un “rivolgimento” del modo di pensare rispetto al procedere analitico della scienza moderna. La transizione dalla catena alla rete è traduzione in figura del passaggio da Cartesio a Leibniz: da un pensiero ancora dominato dall’...

Elvio Fachinelli: il clinico che ridefinì l'osceno

Tempo fa William Buckley rimproverava Allen Ginsberg di comporre opere oscene per via del suo linguaggio; invitato a una trasmissione televisiva gestita dallo stesso Buckley, Ginsberg rispose che oscene non sono le parole, ma le morti durante l'allora guerra del Viet-Nam.   La biografia culturale di Elvio Fachinelli (1928-1989) sembra una genealogia Biblica. Il suo analista fu Cesare Musatti (1897-1989), il quale – considerato uno dei Padri della psicoanalisi italiana – si formò con Edoardo Weiss (1889-1970), il primo psicoanalista  italiano. Weiss era, a sua volta, in supervisione dallo stesso Sigmund Freud. Nonostante le sue origini nobili e ortodosse, Fachinelli fu tra gli psicoanalisti che più cambiarono la psicoterapia in Italia.   In primo luogo rifiutò l'idea di “resistenza del paziente” a favore dell'accoglienza della “persona che frequenta l'analisi”, spostando la responsabilità della terapia sull'"esperto”. Negli anni Settanta nacque e si diffuse la strana idea che se c'è fallimento nella relazione tra il professionista e il suo utente, la...

José Revueltas. Le scimmie

Nel 1791, Jeremy Bentham immagina e progetta il panopticon, versatile struttura disciplinare di correzione a visibilità totale in cui alloggiare i reprobi, i corrigendi o gli agitati lungo il perimetro di un cerchio fatto di celle soggette al vigile sguardo di un gabbiotto posto invece al centro del cerchio stesso, là dove un’occulta e forse illusoria sentinella, per mandato del potere anonimo e onnipresente che la dirige, agisce una continua opera di controllo tramite uno sguardo evanescente che vede ma non è visto. Come noto, il panopticon venne poi discusso nelle sue ragioni, in tempi più recenti, da Michel Foucault. Questi, in Sorvegliare e punire (trad. it. di Alcesti Tarchetti, Einaudi 1993), ne parla come un luogo ideale in cui si condensano i mutamenti nelle teorie dell’amministrazione punitiva dell’Europa sette-ottocentesca: "Tante gabbie, altrettanti piccoli teatri, in cui ogni attore è solo, perfettamente individualizzato e costantemente visibile. Il dispositivo panoptico predispone unità spaziali che permettono di vedere senza interruzione e di riconoscere immediatamente. Insomma, il [vecchio] principio...

Come si diventa psicoterapeuta

La raccolta di Nicole Janigro mi ha ricordato un altro libro di una dozzina d'anni fa: Chi sono i vostri analisti [Astrolabio-Ubaldini 2003], firmato da Jaques-Alain Miller e ottantaquattro amici. Il più bel saggio di quel libro denso oltremisura (cinquecentodieci pagine fitte) sostiene che dopo la lettura delle maggiori figure della psicoanalisi – che, in Francia, noblesse oblige, annoverano anche la Principessa Marie Bonaparte – era meglio tenersi i propri sintomi piuttosto che “aderire a una psicologizzazione moralizzante 'delle donne' alla quale gli analisti avevano ridotto l'enigma ereditato da Freud”. L'autrice di queste parole è Marie-Hélène Brousse, che di clinica se ne intende.   Il lavoro di Nicole Janigro è meno pretenzioso di quello di Miller, raccoglie il contributo di soli dodici terapeuti e di pagine ne conta circa duecento; tuttavia è molto più godibile, anche perché raccoglie dodici punti di vista tra loro eterogenei e mostra che si può diventare terapeuta attraversando vie differenti, piuttosto che una sola.   La rassegna si presta a possibili...

Su Foucault e le genealogie del dir-vero

Dopo la pubblicazione dei corsi tenuti da Foucault al Collège de France tra il 1979 e il 1981, dedicati rispettivamente a Soggettività e verità e al Governo dei viventi, si va completando un quadro genealogico dischiuso anni fa con la pubblicazione del corso del 1981-82 su L’ermeneutica del soggetto e via via arricchito da quella delle lezioni tenute a Berkeley nel 1980 Sull’origine dell’ermeneutica del sé e del corso tenuto a Lovanio nel 1981 su Mal fare, dir vero; si tratta di un affresco complesso e sfaccettato col quale Foucault, insieme alla metamorfosi delle tecniche del sé ereditate dal pensiero tardo-antico, ha ricostruito – ma sarebbe forse meglio dire de-costruito – la dimensione pastorale del processo di soggettivazione moderno, e quindi delle pratiche di veridizione operanti nei vari campi del potere-sapere (giuridico, economico, medico-psichiatrico, ecc.). Utilizzando come ‘attrezzi’ e così attualizzando alcuni geniali spunti presenti in tale quadro (soprattutto nel corso del 1980-81 sul governo dei viventi, come pure in quello di Lovanio e in La verità e le forme giuridiche del...

Sloterdijk, Macho, Byung-Chul Han

La filosofia è morta, viva le scienze della cultura!   Un rapido sguardo ai nomi delle cattedre, ai programmi delle lezioni, alle monografie pubblicate dai docenti afferenti ai dipartimenti di filosofia delle università tedesche è sufficiente a rendere evidente quello che ai più potrà sembrare a prima vista un dato stupefacente: la filosofia intesa come teoria e produzione di teoria sulla realtà, e analisi critica della stessa, in Germania, nei dipartimenti di filosofia, è scomparsa.   Resta al suo posto la storia della filosofia (una filosofia trattata come bene museale, come un oggetto in sé conchiuso, immutato e immutabile, e per questo oggettivamente analizzabile), dunque – nel migliore dei casi – l’analisi storica di un oggetto concettuale cristallizzato in uno spazio e tempo altri, del tutto separati dal presente e dalla sua interpretazione. Accanto ad essa la filosofia analitica, di matrice anglo-sassone. Ma della filosofia come interpretazione critica dell’esistente, analisi e produzione di immagini del mondo, non resta praticamente (fatte salve le dovute, rare ma presenti,...

Discesa nelle apocalissi queer

Apocalissi queer: Elementi di teoria antisociale di Lorenzo Bernini (àltera. Collana di intercultura di genere, ETS, Pisa 2013) è un testo composito e tuttavia organico, in grado di restituire la complessità della riflessione maturata all’interno di quel vasto campo di sapere che dagli Stati Uniti abbiamo ormai imparato a chiamare  “Queer Theories”. L’approccio multidisciplinare che l’autore adotta mette in dialogo la filosofia politica con la psicoanalisi e i Cultural Studies, in un’analisi sempre attenta alla contingenza storica. Tra i meriti del lavoro di Bernini va innanzitutto messo in evidenza quello di aver colto e interpretato l’assenza rumorosa delle cosiddette “teorie queer antisociali” dal panorama italiano, aprendo da un lato la strada a un campo di ricerca finora poco esplorato e dall’altro invitando a rileggere autori più noti che in Italia siamo soliti associare alle teorie queer. Infatti, mentre i nomi di studiosi come Michel Foucault o Judith Butler sono immediatamente riconoscibili quali voci influenti dell’odierna produzione intellettuale sui temi del genere, della...

Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

Cinquanta sfumature di intimo

San Valentino. Lego. Lingerie. Basic Bitch. BDSM. Non è un mal riuscito tentativo di haiku, ma è una sintesi dei temi dominanti dell'agenda mediatica che intervengono sotto forma di concrete opere di manipolazione dell'immagine finalizzate al dover-essere di un corpo in una cultura, o meglio alle sue molteplici sfumature. È indubbio che le pratiche significativamente rilevanti per una data cultura plasmano i tratti stilistici del sistema moda e le forme del corpo per costruire una data struttura valoriale e ciò emerge in modo preponderante nella comunicazione della lingerie, ovvero la trasposizione visiva e patinata di ciò che è nascosto o “sotto”. Nelle campagne pubblicitarie dei maggiori brand di intimo a distribuzione mondiale si rilevano dei motivi invarianti rispetto al setting o alle pose, e i singoli capi sono accomunati da texture e formanti plastici che asservono alla modellizzazione “corretta” del corpo di moda. Indubbiamente ogni brand si rivolge a un target e a uno “stile di vita”, sia per valori critici dovuti in prima istanza al prezzo che per valori utopici dovuti al “chi si...

Basaglia, storia di una rivoluzione contro le masse

La "Repubblica dei Matti" di John Foot racconta l'impresa di Franco Basaglia e di tutte le persone con cui ha combattuto, interagito, litigato, collaborato nelle fasi della sua formazione. Una formazione che sembra un romanzo, comincia prima della nascita e non termina dopo la morte. Come il Napoleone a cavallo di Hegel – cavallo che, in questo caso, sarebbe matto e si chiamerebbe Marco – Basaglia è stato lo spirito del mondo psichiatrico, la sua antitesi, che ha subito prodotto sintesi: Gorizia. Il testo di Foot torna sulla questione “antipsichiatria”, in particolare sull'idea “la malattia mentale non esiste”. Penso che la questione “malattia mentale” sia, in primo luogo, linguistica. Chi pone la questione “malattia mentale”, a cinquant’anni di distanza da quel dibattito, si trova stritolato nella dimensione neo pubblicitaria e neo liberale. Non riesce a distinguere più il significato. Chi dice “la malattia mentale non esiste” è il DSM-5 – l'ultima versione internazionale del manuale psichiatrico, su cui siamo più volte intervenuti a doppiozero....

Rosario Dello Iacovo. Curre curre guagliò

Il nome di Rosario Dello Iacovo sulla copertina del libro è una mera formalità burocratica, quell'imputazione di una responsabilità legale che identifica la funzione autoriale secondo Foucault: a qualcuno bisognava pur pagare le royalties. In realtà “Curre curre guagliò. Storie dei 99posse” è un libro collettivo, o più precisamente polifonico, in cui la somma delle voci – esattamente come in una band musicale – orchestra un discorso d'insieme che va molto al di là della biografia di un gruppo famoso. E il primo segnale che non siamo di fronte al lavoro compilativo e cronologico di un cronista è proprio quel titolo plurale: storie.   Il lettore che cerchi il pettegolezzo salace, la storiella sfiziosa, il backstage, il buco della serratura da cui guardare la vita dei membri della band non resta deluso: con tantissima ironia – spesso schietta, talvolta virante al sarcasmo, qui e lì amara – vengono raccontati molti episodi personali, le tappe, la vita della band e alcune avventure – come quando, arrivati in macchina in una piazza di Reggio Calabria, presidiata...

La sopravvivenza delle immagini al cinema

Giotto, Pontormo, Velázquez, Ėjzenštejn, Hitchcock, Rossellini, Godard, Pasolini, Herzog, Moretti: questa breve lista potrebbe continuare pressoché all'infinito, all'indietro o in avanti. E nonostante possa apparire una combinazione vertiginosa, è possibile rinvenire un principio unitario di coerenza? È a tale quesito che La sopravvivenza delle immagini al cinema. Archivio, montaggio, intermedialità di Francesco Zucconi prova a fornire una risposta, proponendo di identificare questa unità di senso nel concetto di “archivio”.   Strutturato secondo un prologo e tre parti, il libro interroga lo stato di salute del panorama audiovisivo contemporaneo attraverso il confronto con una lunga tradizione di pensiero che attraversa il Ventesimo Secolo. Considerando i film come oggetto e allo stesso tempo soggetto del pensiero, il volume intende così delineare una teoria che scaturisca da una rigorosa analisi testuale e sia inoltre dotata di un valore politico: «l'archivio, la memoria delle immagini viste e subite, incalza, inquadra, dispone la messa in forma del presente e definisce le forme di...

Atrocità strategiche e terrorismo di stato

Lo spettro della Cura Ludovico aleggia più che mai. L’antifrasi farmacologica che da decenni porta con sé – veleno e rimedio – non cessa di inquietare uomini e cose. Costretti dinnanzi a uno schermo che ci rimanda immagini ultraviolente, finiamo per diventare imbarazzanti vittime di generalizzato voyeurismo. Trovandoci nella curiosa condizione d’essere doppiamente costretti, proprio nel momento in cui qualcuno, infido, pretende di prendere in carico, attraverso il nostro corpo, la nostra anima. L’apologo di Arancia meccanica, per quanto irriverente possa apparire, torna utile per provare a comprendere un po’ meglio i meccanismi di senso che, velandosi, costituiscono la tragedia annunciata del cosiddetto Stato islamico e delle atroci strategie che, con calcolata maestria, sta da qualche tempo perseguendo. Facendo proseliti, posizionandosi sul mercato del terrorismo, e perseguendo soprattutto l’obiettivo istituzionale di autocostituirsi, appunto, come Stato nel senso più proprio del termine.   Ne parlo con Paolo Fabbri, da sempre attento osservatore delle forme del conflitto, delle logiche mediatiche e, soprattutto, della loro costante interrelazione. I  media, ripete da...

La Vegetazione come agente politico

Il modo in cui oggi si fa esperienza del mondo vegetale è ancora legato all’ordine di discorso che si apre con le scienze naturali. Il metodo scientifico moderno, che nelle scienze naturali ha trovato il primo campo di applicazione, è caratterizzato da una ricerca di costanti e leggi con le quali ridurre e catturare la molteplicità del reale, dal dominio del quantitativo sul qualitativo e dalla costruzione di un apparato di senso normativo e necessitante. Nate in contemporanea all’emergere del capitalismo e all’accumulazione originaria, le scienze naturali agiscono per classificazione e distinzione (seguendo le cartesiane idee chiare e distinte), sono vere e proprie scienze del dominio, precondizione per l’utilizzabilità generale del reale da parte del soggetto borghese moderno. La botanica in particolare si è rivelata un sapere importante per l’organizzazione delle piantagioni all’interno del sistema coloniale, a partire dal XVII secolo quando si ridefinirono nuovi sistemi di controllo e tecniche di sfruttamento per il monopolio delle spezie. Con l’avanzare dello sviluppo capitalistico, il metodo...

Attualità di Lacan

Ogni lettore che si rispetti lo sa bene: ci sono libri che si limitano ad aggiungere semplici didascalie e libri che producono concatenamenti, aprendo nuovi e imprevedibili orizzonti di ricerca. Questo secondo è certamente il caso di Attualità di Lacan (a cura di Alex Pagliardini e Rocco Ronchi per Textus edizioni, 2014), un libro imperdibile per chi non sia allergico a quella fondamentale passione dell’essere che lo psicoanalista francese definiva ignoranza.   L’ignoranza è, non a caso rispetto a ciò che ci interessa sottolineare, quella passione che secondo il Lacan del Seminario I si situa sulla linea di giunzione del simbolico con il reale e che, in quanto terzo che introduce un’asimmetria tra amore e odio, fonda l’atto analitico. D’altronde, quando si prova a ricercare la verità in quanto tale, come negli intenti di questo volume, è, statene certi, perché ci si situa per intero nella dimensione appassionata dell’ignoranza (del desiderio di sapere), cioè proprio dove simbolico e reale confondono i loro confini.   Attualità è una parola che si declina al...

Raffaele La Capria

«Dove comincia l’opera di La Capria?». Terminando la sua memorabile introduzione alla prima edizione del «Meridiano» di Raffaele La Capria, Silvio Perrella aveva trovato una risposta dal sapore vagamente taoista, privilegiando il movimento e la metamorfosi ai danni di un’idea tradizionale di «opera» lineare nel suo progresso e raggelata in una successione di titoli. L’opera di La Capria, infatti, a parere del critico, «comincia da dove finisce, e da lì riparte da capo».   Era il 2003, e il «Meridiano» in questione festeggiava degnamente gli ottant’anni appena compiuti dello scrittore napoletano. Tutto sommato, poteva sembrare una partita chiusa, e chiusa in bellezza. Non perché, ovviamente, non si possa scrivere ancora, e scrivere cose importanti, dopo gli ottant’anni e la pubblicazione di un «Meridiano». Si dice che Giorgio Caproni considerasse un segno di malaugurio la raccolta delle sue poesie complete. E rimise tutto in questione con un ultimo capolavoro, capace di modificare il senso di tutto quello che aveva fatto.   Ma il caso di La Capria, meno...

Cosa è l'umano?

Aut Aut è una rivista di prestigio internazionale e pur presentando argomenti filosofici, ha trattato argomenti molteplici, dalla sociologia, alla linguistica, fino ad alcune puntate nell'arte. La cura del numero 361 sul Post Umano, è stata affidata a Giovanni Leghissa, che pone la questione se disponiamo di definizioni dell'umano per arrivare a chiedere se siamo sicuri di sapere che cosa sia l'umano?   Il punto di partenza è un ripensamento della tradizione dell'umanesimo. Come sostiene Rosi Braidotti (Braidotti, 2014)[i] l'umanesimo, sta di fronte a noi con la sua autorevolezza oggi aumentata dalle nuove forze gravitazionali del senso: l'eurocentrismo è un sistema normativo ed egemonico, tutti gli umanesimi sono stati imperialisti, e questo paradigma eurocentrico implica una dialettica binaria tra il sé e l'altro. Vi è quindi l'urgenza di progettare ulteriori schemi sociali, etici e discorsivi della formazione del soggetto per affrontare i profondi cambiamenti cui andiamo incontro (Ibidem).   Da qui scaturisce il mio personale interesse per l'altro differente da me, che mi ha portato a...

L'onestà e i suoi miti

Poco dopo l'uscita del mio saggio Onestà (Cortina Raffaello, 2014) ricevo l'invito a partecipare a un dibattito sull'omonimo tema, da inserire all'interno di un tal calendario di iniziative. «Quando?» chiedo io. «Ah, pensavamo nel 2015» è la risposta che ricevo, «tanto l'argomento non passa di moda».   No, non passa proprio di moda il tema dell'onestà, davvero un evergreen, almeno in alcuni paesi, mi dicevo qualche tempo dopo ancora, vedendo e ascoltando, ai primi di giugno, i notiziari della CCN e della BBC nei quali scorrevano immagini di Venezia, non sott'acqua ma sotto corruzione, immagini in cui comparivano palazzi, canali e gondole, nonché la laguna, con quei grandi cassoni gialli che dovrebbero impedire l'ingresso dell'acqua in città, e infine un uomo con la barba bianca e la fascia tricolore. Ancora un caso di disonestà e corruzione, anzi di grande corruzione, se vale, come vale, l'equazione: grandi opere = (rischio di) grande corruzione.   Di questi temi ho parlato nel libro, non con intento omiletico quanto descrittivo, e in parte anche...

La deriva del dopo-morte

Il rovescio del ricamo è l’esorcismo della parola, un esorcismo che non attesta, come in Sartre, l’inconsistenza della nominazione degli enti, ma che al contrario vuole rendere conto, nell’intimo del suo processo, di una densità effettiva propria del discorso. Ed è proprio per perseguire tale obiettivo che ne Il bel rischio. Conversazione con Claude Bonnefoy (Cronopio, Napoli 2013, Traduzione di Antonella Moscati), il critico d’arte Claude Bonnefoy propone a Michel Foucault, all’interno di un incontro vivace e cordiale, di mettere tra parentesi – senza tuttavia scordarsene – la costitutiva vacuità della parola umana, ed offrire così, al filosofo francese, l’occasione per rovesciare quella prospettiva ingenua nella quale spontaneamente si colloca chi scrive, incarnandosi in uno degli innumerevoli possibili medium del logos: ecco, invece, in questo modo apparire fulminea la scaturigine della parola, per mezzo di una lucida autobiografia svolta innanzi alla vigile e imparziale autorità della penna di Foucault.     È chiaro che, per un filosofo, strappare ad un ingenuo senso...

A cosa servono le “competenze”?

Da qualche anno ormai gli insegnanti italiani si confrontano con la nuova didattica per competenze: del gennaio 2010 è il Decreto ministeriale n. 9, che rende vincolante tale pratica, frutto di un percorso più che decennale delineatosi a livello europeo, oltre che italiano. Il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha infatti inaugurato una serie di incontri relativi al problema della formazione, volti essenzialmente a delineare un quadro europeo di competenze in grado di fronteggiare le sfide della globalizzazione e di sviluppare nuove abilità per la società della conoscenza.   Nell’Istituto scolastico paritario in cui svolgo l’attività di insegnante si percepisce una grande enfasi relativa alla didattica per competenze, poiché la dirigenza, così come d’altronde alcuni colleghi, ritiene che essa introduca una vera rivoluzione nell’ambito educativo e che una sapiente pubblicizzazione delle attività scolastiche improntate a tale didattica possa richiamare numerosi studenti/clienti interessati a un approccio educativo diverso dal tradizionale. In questo contesto normativo e lavorativo, dopo...

Teoria del drone

Ore 0:45 GMT – 5h15 in Afghanistan Il pilota: Cazzo, quello è un fucile?! L’operatore: Boh, è solo una macchia calda dove sta seduto, non posso dirlo, comunque sembra proprio un oggetto. Il pilota: Ah, speravo saltasse fuori un’arma, vabbè. Ore 1.05 L’operatore: Sto camion sarebbe un bel bersaglio. È un 4x4 Chevrolet, un Chevy Suburban. Il pilota: Sì. L’operatore: Eh, sì. Ore 1.07 Il coordinatore: Lo screener dice che c’è almeno un bambino vicino al 4x4. L’operatore: Vaffanculo… dov’è? L’operatore: Mandami una cazzo d’immagine, ma non credo che ci siano bambini a quest’ora, lo so che sono strani, ma insomma... … L’operatore: Boh, sarà un adolescente, comunque non ho visto niente di piccolo e sono tutti raggruppati là.   Questa che avete appena letto è la trascrizione di una parte della conversazione tra i membri dell’“equipaggio” che guida un drone Predator in volo sull’Afghanistan il 20 febbraio 2010. Sono tranquillamente seduti sulle loro poltrone nella base di Creech, negli Stati...

Falcinelli. Dentro il visual design

“In quanto rappresentazione, una mappa significa […] e allo stesso tempo mostra che significa”, scriveva Louis Marin, teorico dell’arte e semiologo, a proposito della mappa come ritratto della città. Come un ritratto racconta tanto della persona che è immortalata quanto della mano che ha contribuito a tracciarlo (e così dello stile dell’autore e del suo punto di vista sulla scena), così ogni immagine porta su di sé, per chi la sa guardare, l’impronta di chi l’ha prodotta. E questo indipendentemente dal fatto che l’immagine si trovi in un museo, nel lembo strappato di un manifesto pubblicitario o sullo scaffale di un supermarket. O, ancora, sulla copertina di un libro. Intorno al potere delle immagini – e di quelle immagini che sono, per loro natura, seriali – ruota Critica portatile al visual design, l’ultimo lavoro di Riccardo Falcinelli, graphic designer in prima linea in campo editoriale oltre che studioso e docente di grafica. Il saggio, com’è chiaro sin dal titolo, propone un approccio al visual design nella sua globalità attraverso oggetti e prospettive...