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Michel Foucault

(118 risultati)

Storia sociale del blog in Italia

Ho avuto modo di leggere con grande curiosità The Blog Up. Storia sociale del blog in Italia di Elisabetta Locatelli, in libreria per i tipi di Franco Angeli: da tempo sento il bisogno di una storicizzazione e di una contestualizzazione di un fenomeno, come quello dei blog, che periodicamente ritorna nel discorso pubblico, e questo libro sembra offrire esattamente ciò. Con poche e felici eccezioni, i testi che si occupano di web, di analisi sociale della tecnologia, di internet studies raramente adottano uno sguardo diacronico: da una parte ciò accade perché lo sviluppo tecnologico procede a un ritmo così rapido da rendere rapidamente obsolete anche le analisi migliori, ma dall’altra assistiamo anche a un proliferare di testi che cercano di cavalcare gli hype, le diverse mode che sorgono per poi sparire poco dopo. In termini storici, Internet non è che l’ultimo nanosecondo dell’evoluzione umana: si ha scarsa memoria del web, la cui velocità di sviluppo, i cui flussi di informazione incessanti, le cui timeline in costante scorrimento impediscono spesso uno sguardo di lungo periodo.   Il libro della...

Audit versus Automation University

UGenea raccoglie/incrocia le riflessioni di studiosi, artisti, ricercatori che, grazie ad un particolare modo di osservare, indagare, rappresentare, raccontare, contribuiscono alla formulazione di un approccio GENEALOGICO alla conoscenza che, in questo primo caso, riguarda l’Università. Trasversalmente alle discipline, incontreremo autori noti e meno noti, del presente, passato recente o più remoto, che guardano criticamente alla modernità, mettendone in luce limiti e potenzialità attraverso una narrazione originale, che si fa palestra per il pensiero sul futuro: Friedrich W. Nietzsche e Michel Foucault, Friz Lang, Agota Kristof, Antonio Caronia, Edgard Morin, Humberto Maturana, Bruno Latour, Marshall McLuhan, James G. Ballard, Michael Power, Laura Maran, Francesco Monico, Alessandro Monti, Pier Luigi Capucci, Alberto Melucci, Patrizia Moschella, Paola Rebughini. E ancora Maurice Benayoun, Alexandre Joly, Rebecca Allen, Cristiano Ceccato, Golan Levin, John Maeda, Max Weber, Francisco Varela, Ignacio Matte Blanco, Galileo, Franz Kafka, Buckminster Fuller, Bertold Brecht, Ivan Illich, Rainer Werner Fassbinder, Giovanni Leghissa, Derrick de...

Critica della ragion cinica

Nella storia della cultura, a volte, ci sono episodi che appaiono come passaggi di consegne, oltre e al di là delle intenzioni dei protagonisti stessi. Nei primi mesi del 1984 Michel Foucault, pochi mesi prima di perdere la sua battaglia contro l’AIDS, teneva al Collège de France di Parigi un corso dal carattere quasi testamentario, sicuramente folgorante e a tratti commovente, dal titolo Il coraggio della verità (edito in italiano per i tipi Feltrinelli nel 2011). Qui il grande pensatore francese parlava degli antichi filosofi cinici, della loro particolarissima pratica del dire-il-vero (parresia), e del fatto che nella storia della civiltà occidentale, probabilmente, questi hanno rappresentato un unicum: caso estremo di filosofi che hanno tradotto per intero in pratica di vita il loro pensiero, non lasciando scarto alcuno tra idea e azione, tra la presa di posizione ideale e la sua realizzazione.   Muovendosi tra le pieghe del pensiero cinico, nelle enormi difficoltà poste dal reperimento delle fonti, Foucault dedica alcune riflessioni ad alcuni pensatori che – in anni più o meno coevi al suo corso – si erano...

Hervé Guibert. I miei genitori

In Italia iniziò Guanda a pubblicare Hervé Guibert, con All’amico che non mi salvò la vita, nei “Narratori della Fenice”, tradotto in italiano da Monica Martinat, nel 1991. À l'ami qui ne m'a pas sauvé la vie era uscito l’anno prima, in Francia, riscuotendo un successo deflagrante. Guibert aveva pubblicato all’epoca 18 testi. Il 1991 fu anche l’anno in cui Guibert morì, trentaseienne, il 27 dicembre. Nel gennaio del 1988 gli era stata diagnosticata la positività al virus dell’HIV. Ne All’amico… raccontò della propria malattia e di quella di Michel Foucault, riconoscibile in tralice. Altri 11 testi postumi fecero seguito. L’anno dopo, Bollati Boringhieri pubblica nelle “Varianti” Citomegalovirus: diario d’ospedale (Cytomégalovirus: journal d'hospitalisation, tradotto da Andrea Salzano, direttore della collana); nella stessa collana - il cui progetto grafico elegante, pulito, è dello Studio Cerri e Associati - uscirà nel 1993 Io e il mio valletto (Mon valet et moi, di nuovo tradotto da Salzano), nel 1994 Il paradiso (...

Sfuggire al capitalismo neo-liberale

Con una piccola esagerazione (tale solo a causa dei giganti che ci accingiamo a portare come pietre di paragone) si potrebbe sostenere che uno dei più interessanti eredi del pensiero critico francese, dopo la morte di Deleuze, Debord e Baudrillard, sia un italiano, Maurizio Lazzarato. Dopo La fabbrica dell’uomo indebitato (DeriveApprodi, 2013), Lazzarato continua la sua indagine sui modelli filosofici e antropologici sottesi alla nostra attuale condizione di “uomini indebitati”. Il lavoro precedente del filosofo e sociologo post-operaista da anni emigrato in Francia, era incentrato – a partire da Nietzsche e Deleuze – sulla ricostruzione di un modello antropologico che potrebbe essere definito come quello dell’ “uomo indebitato”: di quel particolare tipo di soggettività che gli apparati mediatici e di potere promulgano a viva voce quotidianamente a partire dallo scoppio della bolla economica degli immobili negli USA. Rispetto a quel testo i saggi che formano Il governo dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista /DeriveApprodi, 2013) rappresentano sicuramente un passo in avanti, per lo meno dal...

Della comunicazione democratica tra medico e paziente

Nell'affrontare il rapporto medico paziente è necessario, a mio avviso, partire da due premesse ineludibili. La prima fu enunciata da Michel Foucault (1926-1984). Riguarda la caratteristica costitutiva del rapporto tra vita e Potere nella società moderna. Per gli antichi “Potere” è minacciare la morte del suddito da parte del Re, in quest'epoca è mantenere la vita. Il potere si coniuga con il sapere. Si crea una relazione asimmetrica inevitabile tra il soggetto e l'esperto. Come, per esempio, tra il paziente e il medico. La seconda premessa è che la relazione medico-paziente non è più interpersonale, è relazione tra un gruppo, quello dei sanitari, e un altro gruppo, quello della comunità del paziente, che è sempre di là da ogni possibile identificazione chiara e distinta: familiari, amici, conoscenti, tutori, rappresentanti legali, ecc. (Dizard a Gadlin hanno felicemente definito questo insieme col termine minimal family, cfr. Dizard & Gadlin The Minimal Family) Da queste premesse emerge la necessità etica di accertare se, in qualche modo, per la prima o la seconda...

Giorgio Agamben: la democrazia è un concetto ambiguo

Cos’è la politica? Questo, con sguardo ottimista, Agamben suggerisce di chiedersi nell’intervista greca che presentiamo, a ridosso delle elezioni europee (22-25 maggio) in cui il radicale greco Tsipras sarà il candidato della Sinistra. Le questioni su cui il filosofo ci invita a riflettere sono molteplici. Il filo conduttore è rintracciabile in un richiamo a quei dispositivi che, pur assoggettando la materia biologica, investono la nostra capacità di attivare processi di soggettivazione che vi oppongano resistenza. La crisi che stiamo vivendo può allora diventare ricerca di nuove forme. Queste non sono né giuridiche, né morali, ma innanzitutto politiche. Sulla scia del migliore insegnamento foucaultiano, più che un gesto di liberazione, noi dobbiamo costruire una pratica della libertà, non un altro esistenzialismo ma un’etica del sé non ridotta a individualità. Che politica? è, peraltro, una domanda non posta in una dimensione statale. Il problema non è quello di liberare l’individuo dallo Stato – direbbe Foucault – ma di liberare noi stessi da esso e...

Mark Dion, The Pursuit of Sir William Hamilton

Tra la passione dell’amante e la lucida mania del collezionista, i due (opposti ?) poli attorno ai quali Susan Sontag ha costruito il suo The volcano lover: a romance, un fortunato e generoso racconto delle avventure di amore e di scienza di Lord William Hamilton, Mark Dion non ha voluto scegliere.   Stanza del collezionismo - 2013 veduta dell'installazione   Accolta con ragione nelle stanze neoclassiche della napoletana Villa Pignatelli, residenza di raffinati lussi e di colte conversazioni donata nel 1955 allo stato dalla principessa Rosina Pignatelli, casa museo incantevole ma soprattutto grato intervallo di verde e di impossibile silenzio su una Riviera di Chiaia da troppo tempo ormai devastata dai cantieri e dalla rabbia di un traffico che non trova riscatto neppure nell’indisciplina, la mostra The pursuit of Sir William Hamilton lavora infatti proprio sulla tensione che unisce l’amante e il collezionista, sul desiderio, sulla curiosità, sull’ansia del possesso che sempre li accomunano, dando vita ad un progetto seducente, erudito e assieme ironico, in grado di piegare le cronologie e di inquietare, svelandole, le consuete...

Stefano Catucci. Imparare dalla luna

Il lancio del primo Sputnik nel 1957 suscitò una grande impressione, tanto che l’impresa venne salutata da Hannah Arendt come “un vero spartiacque nella vicenda della modernità: il momento in cui gli uomini avevano cominciato a pensare di poter fare a meno del proprio pianeta”. In realtà questo non avvenne, perché la Luna rimaneva un corpo oggettivato: Körper, in termini fenomenologici. Un oggetto dato, incapace di modificare il nostro rapporto con l’esperienza e quindi di farsi soggetto di esperienza, matrice costituente. Il luogo della nostra vita continuava a essere la Terra che, per questa ragione, non poteva essere trattata semplicemente come un Körper, un’alterità inerte, essendo suolo (Boden) della nostra esperienza. Proprio questo suolo, che non può mai essere completamente oggettivato, che partecipa attivamente ai processi di costituzione dell’esperienza, è alla base dell’esperienza paesaggistica, che continua a essere essenzialmente terrestre.     Nel suo Imparare dalla Luna (Quodlibet) Stefano Catucci non si limita però a descrivere lo...

Editoria senza André Schiffrin

L’editore americano André Schiffrin è morto a Parigi in questi giorni. È uno strano destino, Schiffrin infatti era nato nel 1935 proprio a Parigi non lontano da dove è morto. All’eta di 5 anni insieme alla madre Simone e al padre, il grande editore, fondatore della Bibliothèque de la Pléiade, Jacques Schiffrin, erano dovuti scappare difronte all’invasione nazista e Jacques Schiffrin che nelle sue lettere mostrava tanta nostalgia per la Francia morì a New York senza riuscire a rivedere l’Europa. Padre e figlio erano dei “passeurs” di cultura, dei veri e propri ponti tra la Russia, dove era nato Jacques Schiffrin, la Francia e poi l’America.   André Schiffrin aveva pubblicato alla Pantheon Books Jean-Paul Sartre, Michel Foucault, Simone de Beauvoir, Gunther Grass  ma anche Noam Chomsky e Art Spiegelman. Nei suoi racconti estremamente discreti ma appassionati descriveva gli incontri nei suoi viaggi nell’Europa del secondo dopoguerra con Giangiacomo Feltrinelli, Giulio Einaudi, François Maspero, Pierre Bourdieu.   Poi nel 1990 ci fu lo scontro con la...

Follia e modernità, vent'anni dopo

Esce (finalmente!), a vent'anni di distanza, l'edizione italiana di Madness and Modernism, autore Louis Sass. Titolo italiano: Follia e modernità, sottotitolo: La pazzia alla luce dell'arte, della letteratura e del pensiero moderni. Si tratta di un lavoro che, nella sua edizione integrale in inglese, conta quasi seicento pagine, opera monumentale. L'edizione italiana, un po' ridotta, ne conta circa 490. Sono assenti alcune parti, come, per esempio, il capitolo dedicato a Schreber, in cui Sass mette a confronto il Panopticon di Jeremy Bentham – progetto illuminista di carceri modello, nella versione di Foucault – con il delirio di Schreber a proposito dei nervi, raggi di Dio: “Voglio mostrare, scrive Sass, come queste entità, strane e quasi-cosmologiche – che suggeriscono uno strano sistema planetario, esistente in un mondo esterno reificato – possano essere lette come la rappresentazione simbolica di alcuni aspetti della coscienza di Schreber, coscienza strappata e riunita presso un panottico interiore.” (edizione inglese, trad. mia p. 253).     Un’interiorità panottica...

L'ordinamento Universitario

Dopo avere seguito le mie lezioni di Teoria e Metodo dei Mass Media, che tenevo alla facoltà di Grafica e Art Direction, in un noto istituto di alta formazione italiano, molti studenti mi hanno testimoniato di non sentirsi per niente arricchiti nel loro bagaglio di conoscenze in quella Facoltà. Sostenevano d’aver arricchito il loro savoir faire, ovvero di essersi meglio attrezzati per erogare un servizio.   Questa situazione è tipica della tendenza attuale dei corsi skill-oriented che hanno colonizzato l'alta formazione nel nome di una proceduralizzazione e linearizzazione delle forme di conoscenza. Entrambe queste azioni sono assoggettate e sottoposte al dominio di uno 'scopo': il lavoro, che è trasformato nel 'fine' stesso dell'alta formazione. Non si insegna più per fare acquisire un bagaglio di conoscenze, ma si insegna il fine della managerializzazione, ovvero un obiettivo profetico.   Secondo Sergio Bologna, uno dei più interessanti e validi teorici del lavoro postindustriale, la competenza – in inglese skill – non rientra nella sfera del lavoro di conoscenza, quello...

Il valore e le relazioni peer to peer

Le possibilità offerte dalle tecnologie digitali, con la compressione di spazio e tempo tra tutte, oltre all'immediatezza comunicativa possibile, sono oramai proprie di ogni nuova iniziativa che si proponga di attivare percorsi di condivisione, competizione e circolazione di buone idee. Un esempio, che ha ispirato questo breve articolo, è stato il bando cheFare, promosso da Doppiozero, in collaborazione con una rete di attori di livello nazionale (tra cui l'organizzazione per cui lavoro), con lo scopo di premiare progetti di innovazione sociale in ambito culturale. Non solo le tecnologie digitali sono state impiegate per l'invio delle proposte e nel processo di selezione dei progetti da sottoporre alla votazione del pubblico, ma hanno giocato un ruolo chiave sia nella individuazione dei finalisti da ammettere alla valutazione della giuria sia nella costruzione di auto-narrazioni da parte dei proponenti dei 32 progetti giunti alla seconda fase del percorso.   In questo quadro e nell'ambito del Colloquio Scientifico Annuale sull’Impresa Sociale, promosso da Iris Network e tenutosi a Torino nel giugno scorso, Bertram Maria Niessen (Doppiozero) e Davide Zanoni (Avanzi), dopo...

Giovanni Leghissa. Neoliberalismo

La crisi dell'economia mondiale potrebbe avere quantomeno la funzione di creare le condizioni di attenzione per un'analisi critica dell'aspetto dogmatico assunto dall'economia come la conosciamo. Essa è nella sua struttura logica e nei quadri mentali dei suoi attori alla radice dei problemi drammatici dell'Italia e più in generale dell'area geopolitica che si vuole modello di sviluppo universale.   Tra le ricerche recenti il libro di Leghissa, Neoliberalismo. Un'introduzione critica (Mimesis, 212) filosofo nell'ateneo torinese, è un'agile e densa disamina che chiarisce le idee sulla questione fornendo una preziosa sintesi operativa, avvicinando le orbite degli studi filosofici e di quelli economici e permettendo di recuperare bibliografia internazionale ignota ai non specialisti.         Neoliberalismo aggira, tenendola sulla sfondo, l'analisi marxiana del reale, spuntata nella misura in cui lo stesso marxismo si è configurato come verso di una medesima concezione economicista. Nella rappresentazione sociale un sogno del marxismo, sempre più confuso, è...

Pensiero in rivolta

Insieme con Alessandro Fontana, recentemente deceduto, quasi dimenticato, Mario Galzigna è tra i più affezionati allievi italiani di Michel Foucault. Le sue ultime imprese lo hanno visto tradurre e curare alcuni tra i più importanti corsi al Collège de France e, sopratutto, la nuova  edizione della Storia della follia, che include una serie di inediti e fa di quest'opera oggi la migliore edizione esistente al mondo.   Rivolte del pensiero, uscito presso Bollati Boringhieri, è invece il suo libro più recente. René Magritte, Ronald Laing, Darcy Ribeiro, Antonin Artaud, Eduardo Viveiros de Castro sono tra le maggiori fonti ispiratrici del libro, come afferma lo stesso autore nel poscritto. Più che davanti a un saggio, nel senso classico di una trattazione lineare tematica e dimostrativa, immaginate di essere alle porte di una miniera, di un deposito pieno di pietre differenti, diversamente colorate, con differente malleabilità, durezza, dimensione. Oppure, se l'immagine della pietra evoca una certa durezza, in un giardino botanico (quello di Rio de Janeiro per esempio). Pietre, piante accomunate da...

Pop Porn

Tutto sarebbe cominciato con Linda Lovelace che pratica la fellatio nella scena madre di Deep Throat, Gola profonda. Era il 1972. Negli Stati Uniti il film fu subito processato, e contemporaneamente dilagò la polemica sul porno tra chi si schierava contro ogni censura in nome della libertà d’espressione e chi invece condannava il film per il legame che suggeriva tra pornografia e violenza sessuale.     Come ricorda Bruno Di Marino all’inizio di Hard media. La pornografia nelle arti visive, nel cinema e nel web (Johan & Levi), lo stesso fronte femminista si divise tra chi chiedeva la fine della censura e chi accusava il film d’istigare i maschi all’aggressività verso le donne. A quarant’anni di distanza il porno è dilagato diventando, grazie al web, uno dei prodotti visivi più consumati anche dal pubblico femminile, senza che sia più soggetto a persecuzioni giudiziarie, rifiuti morali o sensi di colpa personali. Un terzo di coloro che vedono abitualmente siti porno, scrive Di Marino, sono infatti donne. Il libro descrive il dilagante fenomeno del Pop Porn, e si domanda se questo tipo di...

Post-anarchismo

Che tempi sono questi? Sono i tempi delle proteste in Turchia, in Bulgaria e in Brasile, i tempi di Anonymous, del movimento No Tav e dalle lotte in difesa dei beni comuni. Forse gli anarchici non sono più meno dell'uno per cento, come cantava Léo Ferré, ma certamente coloro che si interrogano criticamente sui presupposti teorici e sui fondamenti delle pratiche anarchiche non sono molto numerosi. Stranamente, verrebbe da dire, perché questa modalità di mettersi in discussione fu inaugurata da un gigante dell'anarchismo classico, Errico Malatesta (e da Camillo Berneri subito dopo) che già nel 1920, sulle pagine di Umanità Nova scriveva «L'anarchia non si fa per forza: volerlo, sarebbe la più balorda delle contraddizioni». E un paio di anni dopo «L'anarchia è l'ideale che potrebbe anche non realizzarsi mai, come non si raggiunge mai la linea dell'orizzonte […], l'anarchismo è metodo di vita e di lotta e deve essere, dagli anarchici, praticato oggi e sempre, nei limiti delle possibilità variabili secondo i tempi e le circostanze». C'è da...

Fare sociale

Da qualche anno a questa parte anche in Italia si parla molto di impresa e innovazione sociale, e il proliferare di eventi come il WIS (workshop sull’impresa sociale) promosso da Iris Network, o di luoghi come The Hub – presente adesso in cinque città italiane (Rovereto, Milano, Roma, Firenze e Bari) - oltreché di iniziative come Che Fare e piattaforme tipo Che Futuro, ci suggerisce che siamo di fronte a un fenomeno crescente, e sempre più rilevante. Ma di che fenomeno si tratta? Accademici e professionisti, manager e artisti, giornalisti e comunicatori, radical-chic e business guru, paiono affannarsi per cercare una risposta. Risposta che spesso prende la forma di una definizione. E quasi tutti, mentre definiscono, affermano che in fondo non si può definire. Il topos dell’ineffabilità colpisce ancora. E non è difficile capire perché: impresa e innovazione sociale può voler dire CSR (compagnie petrolifere che investono in piste ciclabili), green economy (più pannelli solari per tutti), open source production (da Linux in poi), cooperative di tipo A e B, iniziative di micro-economia sostenibile (...

Yves Citton. Mitocrazia

Al centro del discorso sta il rapporto tra mito e politica, che è fondativo della dimensione del politico stesso e che si rivela sempre più attuale in anni di attività politica mediatizzata, spettacolare e 'liquida'. Nelle società contemporanee lo spazio pubblico è stato egemonizzato da una civiltà delle immagini di derivazione televisiva, e via via digitali, multimediali e transmediali, capace di mettere in crisi una consolidata tradizione di pensiero critico. In Italia, la cui crisi politica può essere pienamente spiegata da vent'anni di mitologia berlusconiana trionfante (farsesca versione di quella neoliberale) che hanno oscurato nel senso comune oltre cento anni di epos dell'emancipazione legata al movimento operaio e sindacale. […] In ogni caso, anche in Europa, è in gioco la questione della legittimazione delle democrazie moderne con i suoi diversi addentellati, che siano la crisi della sinistra o il dominio della destra. Il problema principale rimane il fatto che se da un lato è  necessaria la critica di un modo di comunicare autoritario e ideologico, incantatorio e mitologico...

Un orgasmo doveroso

Recentemente su Liberation è apparso un dibattito intitolato Abbasso l'orgasmo. Che succede, ci si domanda: Parigi, la patria indiscussa del libertinismo? Invero gli autori di Abbasso l'orgasmo sostengono che la liberazione sessuale oggi altro non sia  che una variante del sistema capitalistico che vende protuberanze, dildi, vibratori, oggetti in puro lattice, orgasmi telefonici, viagra e cialis  presso pornoshop, farmacie, chirurgie estetiche, linee telefoniche e siti internet. Un sistema di doveri e raccomandazioni che sessuologi televisivi, giornali porno, trasmissioni hard e semi-hard impongono al vasto pubblico. Dai tempi della disputa tra Agostino e Giuliano - vescovo pelagiano, di Eclano - la civiltà cristiana occidentale è ossessionata dall'orgasmo. Agostino lo descrive in questo modo: Questa concupiscenza si appropria non solo del corpo tutto intero né solo esternamente, ma anche internamente agita tutto intero l’uomo associando e fondendo la passione dell’animo con la voglia del corpo; ne consegue quel piacere che supera tutti gli altri piaceri materiali, tanto che nell’attimo stesso in cui si...

#OccupyGezi. Revolution will be tweeted

"Se lo Scià finirà per cadere ciò sarà in gran parte dovuto alle cassette".   Questa frase l'ha scritta Michel Foucault da inviato per il Corriere della Sera in Iran, nel 1978, riferendosi alla rapida circolazione dei discorsi di Khomeini sotto forma di audiocassette facilmente duplicabili e trasportabili.   Chissà cosa avrebbe detto Foucault del ruolo che i social media stanno giocando nelle proteste di piazza che dal 2011 nascono e si riproducono continuamente dall'Egitto alla Spagna, dagli Stati Uniti alle periferie di Londra, dalla Tunisia alle 67 città turche che nell'ultimo weekend di maggio hanno visto le loro strade invase da migliaia di persone?   Primo movimento: ci vuole una prospettiva storica   In realtà questa storia delle “rivoluzioni di Facebook” è stata finora molto banalizzata, discussa, sottostimata o sovrastimata, ma mai analizzata a fondo, se non in contesti accademici. Non credo esistano rivoluzioni di Facebook ma “rivoluzioni” che, come dei software, girano su hardware (tecnologie di comunicazione) differenti. E,...

Peppe Dell'Acqua. Il lavoro di salute mentale

Peppe Dell'Acqua è stato, fino a poco più di un anno fa, il Direttore dei servizi psichiatrici di Trieste. Quei servizi che, nel lontano 1971, sette anni prima della legge 180, avevano aperto e chiuso definitivamente il manicomio. Allora il direttore era Franco Basaglia (1924-1980). Basaglia, nel mondo, è conosciuto quanto Foucault. Due grandissimi intellettuali. L'uno sul piano pratico, l'altro sul piano teorico, hanno cambiato il modo di pensare la follia. In America Latina Basaglia è considerato con Paulo Freire un maestro di liberazione. Lui aveva capito che la rivoluzione parte dal modo di pensare e si fa cambiando le istituzioni oppressive presenti nelle moderne democrazie. Chi a Buenos Aires o a Rio de Janeiro, tra medici e filosofi, giuristi e psicologi, non conosce bene le opere di Franco Basaglia?     Possiamo pensare a Dell'Acqua come a un erede, un continuatore di Basaglia, ma anche di Freire e di Foucault. La sua conferenza inizia con queste parole: “Dobbiamo imparare a dire sempre la verità”. Esercizio di parresia. Inoltre Dell'Acqua ha contribuito, insieme a Franco Rotelli, a...

Territorio nemico

È difficile, per me, scrivere di In territorio nemico – soprattutto ora che tanti, e ben più quotati di me, ne scrivono in ogni sede – e lo è per due ragioni. La prima è che faccio parte della lista dei 115 autori del romanzo, in qualità di consulente dialettale e revisore; per questo solo motivo, una recensione che portasse la mia firma sarebbe di per sé parziale. La seconda ragione risiede nella consapevolezza che la prospettiva da cui guardo al libro, alla sua storia, al metodo adottato per scriverlo, è una prospettiva ancora – e, lasciatemi aggiungere, paradossalmente – minoritaria. La prospettiva, cioè, di chi mette l’Opera dinnanzi all’Autore.   Provo a spiegarmi meglio. Venni a sapere del progetto della Scrittura Industriale Collettiva (SIC) nel 2007, quando Vanni Santoni (co-fondatore insieme a Gregorio Magini) era uno scrittore esordiente ed entrambi frequentavamo il gruppo degli anobiani fiorentini. Lessi il manuale del metodo SIC, lo trovai articolato e interessante. Mi chiesi se aderire o meno, non fosse altro che per mera curiosità intellettuale, e risolsi che...

Icone di città

Quando Walt Disney, già sul finire degli anni Cinquanta, iniziò a sognare la sua città del futuro, parco dei divertimenti come forma in cavo per l’edificazione di una comunità pianificata, certo non dovette impiegare molto tempo prima di comprendere come la difficoltà maggiore sarebbe stata quella di estendere la felicità di un divertimento passeggero alla durata di un’intera vita in comune. Non stupisce pertanto lo zelo con cui i progettisti si siano prodigati per dotare una città come Celebration, sorta in pochi anni dal nulla nella Florida centrale, di tutto lo spessore opaco che solo una stratificazione storica può fornire. L’inaugurazione fastosa della piazza principale, le case dai tratti tanto fiabeschi quanto tradizionali, le mirabolanti leggende diffuse ad arte in merito alla fondazione della città – sopravvissuti al naufragio di un galeone spagnolo? eroici veterani della Guerra di secessione? – tutto sembra concorrere al tentativo di rendere reale l’esperienza urbana che in essa si sarebbe svolta. Ma come un qualsiasi parco dei divertimenti, anche una città sorta...