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Numa Pompilio

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Tito Livio

Poeta della storia, questa è la definizione che fu data di lui, in un passato non troppo lontano. Lui è Tito Livio. Quasi che questo austero cavaliere padovano, che ha scritto sotto Augusto, avesse scoperto, prima del giovane Croce (La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte) e prima anche di Hayden White, la funzione estetica dello scriver storia, o storie. Come se quest’uomo, dedito unicamente alla compilazione dei suoi  cento e quarantadue libri Ab Urbe condita (dalla fondazione di Roma), si fosse potuto permettere il lusso di contraddire Aristotele, che pretendeva vi fosse un’insanabile contraddizione tra lo storico “che narra ciò che è avvenuto” e il poeta che parla di “ciò che potrebbe avvenire”.   A me, nel mio piccolo, Livio, nei suoi trentacinque libri superstiti, è sempre parso, più che altro, un indefesso creatore di figure da sussidiario. Sì, proprio quel libro delle scuole elementari in cui si trovava un po’ di tutto, anche, un tempo, i grandi eroi della Storia Romana. Muzio Scevola che, fallito l’attentato a Porsenna, stende la mano...

Barbari nel gioco dei punti di vista

Dal mito, oltre all’invenzione letteraria, proviene, rispetto al raid, anche il racconto storico vero e proprio. Qui il protagonista del raid si mantiene irregolare ma la sua accezione comincia a farsi negativa così come questa stessa particolare forma di guerra. Essa appartiene infatti alle popolazioni nomadi o a quelle più deboli il cui territorio è stato invaso oppure ancora sfuma i confini dei combattenti confondendoli con i banditi. Così per esempio erano percepiti e chiamati i partigiani dall’esercito nazista. Dato che, come noto, la storia viene scritta dai vincitori, la forma raid e chi la agisce saranno soggetti alla valutazione ideologica dei più forti. In generale i più forti, e quindi vincitori, avendo un esercito superiore ed alle spalle un sistema politico più organizzato, prediligono lo scontro in campo aperto e ritengono pertanto il raid una forma impropria e codarda di guerra. Già gli storici greci ci insegnano che onorevole è piuttosto morire fino all’ultimo uomo di fronte ad una forza preponderante. Infatti, come affermano Deleuze e Guattari, “si scrive la storia, ma la si...