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Pierandrea Amato

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Smells like teen spirits / La rivolta

È un gesto vecchio quanto il mondo. Non ha bisogno di eroi né di rivoluzionari di professione, ma è alla portata di tutti, anche e soprattutto di chi non ne ha coscienza e si lascia attraversare dalla sua potenza. È l’atto di rivoltarsi: contro il potere, contro gli altri e contro se stessi. È un movimento impersonale che trova nei corpi e nella capillarità del sensibile infinite occasioni per dispiegarsi, assumendo talvolta forme spettacolari – le immagini premiate in molti contest fotografici – senza tuttavia coincidere con esse, senza mai lasciarsi catturare nella staticità di una posa. Pier Paolo Pasolini è stato tra i primi a mettere a fuoco le differenze tra l’atteggiamento del rivoluzionario e quello dell’“arrabbiato”: «spesso il rivoluzionario dopo aver distrutto la società costituita eccede nella ricostruzione, vuole che abbia tutti gli attributi, ci riporta anche il moralismo e il perbenismo borghesi, al punto che l’arrabbiato, a volte, incide più profondamente del rivoluzionario». Rivoltarsi non significa dunque portare a compimento una rivoluzione né, tantomeno, prestarsi alla monumentalizzazione post-rivoluzionaria, dove i corpi e i volti impegnati in battaglia...

Goethe Institut Torino / L’immagine (sin troppo verosimile) del terrore

Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Gianluca Solla per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Leggendo le raffinate considerazioni di cui Pierandrea Amato costella il suo In posa. Abu Ghraib 10 anni dopo (Cronopio), quest’estate era di fatto impossibile sottrarsi all’interferenza che sovrappone alle fotografie di Abu Ghraib, vecchie appunto di dieci anni, le immagini delle esecuzioni dello IS o Stato Islamico in Iraq e Siria delle ultime settimane.   Già nel 2004 la decapitazione di Nick Berg in Iraq venne presentata come una rappresaglia per le vittime delle torture americane di Abu Ghraib. Eppure nella tortura americana in Iraq e nelle decapitazioni dell’IS differenti sono le messe in scena e diverse le implicazioni di questi atti di guerra. Le foto delle...

Addio Rivoluzione, è tempo di Rivolta

Rivoluzione addio? Sì, il suo posto sembra sia stato preso dalla rivolta. Da Clichy-sous-Bois, nella banlieue parigina nel 2005, ad Atene nel 2008, all’assalto degli studenti londinesi nel 2010, alla discesa in piazza a Roma del corteo degli studenti, per passare alle rivolte della Primavera araba e a quelle in Turchia e in Venezuela, la rivolta sembra aver preso il posto delle forze rivoluzionarie. La rivolta non sembra aver progetto, non si proietta nel tempo futuro. Come ha sostenuto uno dei suoi teorici, il germanista e mitologo Furio Jesi, morto trent’anni fa, in Spartakus. Simbologia della rivolta, testo apparso postumo, “prima della rivolta e dopo di essa si stendono la terra di nessuno e la durata della vita di ognuno, nelle quali si compiono ininterrotte battaglie individuali”.   Evocando Rimbaud e la Comune di Parigi, Jesi affermava: “solo nella rivolta la città è sentita come l’haut-lieu e al tempo stesso come la propria città”; nell’ora della rivolta non si è più soli, ma si è nel flusso cangiante del Noi, entità provvisoria e labile, estatica e violenta. Dopo...

Rabbia!

“Lo so: perché in me è oramai chiuso il demone/ della rabbia. Un piccolo, sordo, fosco/ sentimento che m’intossica:/ esaurimento, dicono, febbrile impazienza”. Così scrive Pier Paolo Pasolini in una poesia compresa nelle Poesie incivili, appendice al volume La religione del mio tempo. Lo scrittore aveva in mente di pubblicare un libro di racconti con il medesimo titolo; non ne fece invece nulla, e la parola “rabbia” finì in cima a un documentario del 1963. Secondo Emanuele Trevi – ne ha scritto in Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie) – la grande prerogativa di Pasolini è proprio la rabbia, ed è questa reazione emotiva, stato di violenta agitazione, che differenzia l’artista, lo scrittore e il poeta da tutti gli altri. Non dunque un difetto, ma proprio un’indispensabile prerogativa.   In un piccolo libro, un pamphlet, Dio è violento (Nottetempo), una filosofa, Luisa Muraro, affronta l’argomento, e fa un elogio della rabbia e della violenza in una società, la nostra, in cui, com’è scritto nella quarta di copertina, “è venuta meno la narrazione salvifica del contratto sociale”. Il tema della rabbia sembra tornato in modo prepotente d’attualità. Nei mesi scorsi è comparsa nei...

Dopo la rivolta

Lei ha di recente pubblicato un libro, La rivolta (Cronopio), tradotto immediatamente anche in Francia, in cui ipotizza che l’età delle rivoluzioni abbia lasciato il posto a quella delle rivolte. Le pare che gli avvenimenti degli ultimi anni e soprattutto mesi le diano ragione, dalle banlieue ad Atene, da Londra a Roma?   Naturalmente ogni rivolta esprime una propria peculiarità con elementi differenti che non vanno minimizzati. Premesso ciò, credo sia possibile individuare un filo rosso che lega le rivolte che stanno ciclicamente infrangendo la normale esistenza del mondo. Si tratta, per dirla in breve, di un rifiuto politico della politica che emerge con il collasso dei tradizionali centri di governo dell’esistenza ed il fallimento sociale dell’architettura neo-liberale. Il contagio delle rivolte, la loro diffusione a catena, il tratto esemplare che ognuna di esse esprime, mi sembra confermare il carattere politico di queste insorgenze. Nel volume cui lei fa riferimento, in questo senso, cerco di pensare un fondamento onto-antropologico delle rivolte: il declino complessivo del progetto politico moderno, lascerebbe spazio alla...