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Robert Morris

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Robert Smithson visita lo Yucatan / Rovine all’inverso

Performare la parola Una persona legge un testo in piedi dietro un podio, mentre alle sue spalle scorrono le illustrazioni di un power point; in una sala buia, un pubblico segue attento la tessitura tra parola e immagine. Non si tratta di una semplice conferenza illustrata, ma di una conferenza tenuta da un artista o di una lecture performance. La conferenza diventa così una pratica artistica dove l’enunciazione e l’affabulazione verbale corre parallela alla sfera audiovisiva. Alfabeto e corpo, lo scritto e l’orale, il verbale e il visivo, la pagina e lo schermo entrano in un circolo ermeneutico, ermetico, eretico ed erotico. È anche il caso del film performativo, “un evento, unico o suscettibile di essere ripreso, che attualizza, attraverso una serie di enunciati, verbali, sonori, visivi, corporali, emessi da uno o più partecipanti in presenza di spettatori, un film virtuale, a venire o immaginario”, come lo definisce Erik Bullot. I suoi caratteri principali vengono dalla conferenza (la presenza dell’oratore o di un lettore davanti un uditorio), dalla seduta cinematografica (oscurità della sala, proiezione d’immagini su uno schermo, presenza di un pubblico, durata circoscritta) e...

Elio Grazioli. Arte per ciechi

La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Oggi vi proponiamo un saggio di Elio Grazioli, Arte per ciechi. Brancusi, Cage, Morris e gli altri. Qui il link per scaricarlo.    Arte per ciechi riprende il filo del precedente Duchamp, Picasso e gli altri e lo conduce fino alle soglie dei nostri giorni. Ne esce una visione dell’arte contemporanea scandita in alcuni momenti fondativi non a tutti evidenti, letti da una originale prospettiva che, accanto alle opere, dà un grande peso al “pensiero degli artisti, alle loro parole e intenzioni”, nella convinzione che “gli artisti comprendano qualcosa che solo l’esercizio dell’arte permette di cogliere”. Il titolo riprende quella “Scultura per ciechi” di Brancusi che costituisce l’oggetto del saggio di apertura e indica una modalità del percepire e dell’accostare l’arte che talvolta deve passare per l’accecamento, il silenzio, l’azzeramento e la cancellazione per produrre del nuovo, non solo nella creazione artistica, ma anche nella...

Art Basel 43. Diario

Non sono certo di poterla metter giù con tanta sbrigativa chiarezza, ma gli artisti che colpiscono di più, in quest’edizione 2012 sottotono (ma non troppo) di Art Basel, sono quelli che lavorano sull’Inatteso: e con ciò intendo anche il rifiutato, l’eroso e l’obliato, il sottaciuto, l’eccedente, l’inappariscente e il profetico.   Gli sciami di pipistrelli di Jeremy Deller escono dalla caverne texane di Frio e Bracken con violenza catartica e rivelatoria. La registrazione dei suoni ad alta frequenza che gli animali emettono per orientarsi in volo ci introduce a mondi di cui non sospettavamo l’esistenza. Walid Raad insegue il punto esatto di colore del cielo di New York la mattina dell’11 settembre 2011: sopraffatta dagli eventi, la memoria dell’artista sembra avere rimosso questa informazione. Runa Islam crea un breve film da un’unica immagine in bianco e nero ritrovata tra le collezioni dello Smithsonian Institute. Teheran, inizi del ventesimo secolo. Non conosciamo le circostanze storiche e sociali a cui l’immagine si riferisce. Non conosciamo l’autore della fotografia n...

The Space Between. Gordon Matta-Clark e le Twin Towers

Una foto in bianco e nero, di piccolo formato (25,4 x 20,3 cm), stampata in venti copie, intitolata Anarchitecture: The Space Between o anche Untitled (Anarchitecture). La foto è anonima, ma non vi è alcun bisogno di didascalie: si tratta delle Twin Towers prima dell’11 settembre 2001. La foto risale al 1974 – appena un anno dopo l’inaugurazione del World Trade Center – quando viene esposta a 112 Green Street, uno spazio alternativo di SoHo, in occasione della mostra inaugurale del gruppo Anarchitecture. In opposizione alla politica autorale delle grandi opere architettoniche che ridisegnavano all’epoca l’orizzonte di Manhattan, come il World Trade Center di Minoru Yamasaki, Anarchitecture promuoveva l’anonimato della fotografia. Sappiamo pertanto che dietro all’obiettivo vi era l’animatore delle loro pratiche artistiche sperimentali e non strutturate, ovvero Gordon Matta-Clark.   Guardare oggi questa foto vuol dire leggerla attraverso l’11 settembre – impossibile resistere al richiamo dell’azione differita o dell’après-coup. Questo cortocircuito tra passato e presente rende...