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Roberto Casati

(16 risultati)

Il senso dell’attenzione per Roberto Casati / La lezione del freddo

La lezione del freddo (Einaudi, p. 184, € 18,00) è il racconto di dieci mesi vissuti in un ambiente inconsueto per il protagonista, perché dominato a lungo dal freddo, e dell’ingegno necessario per capirlo e affrontarlo.  Roberto Casati, filosofo delle scienze cognitive, deve abitare e insegnare per un anno accademico nel college di Hanover, nel New Hampshire, nel nord est degli Stati Uniti. Qui la neve e il gelo sono una presenza costante per cinque mesi, da dicembre ad aprile, con temperature che scendono anche a venti sotto zero. Un mondo del freddo che non è dominato né dal bianco, come si potrebbe pensare, né dall’oscurità, bensì dall’azzurro. Non è il freddo del mondo alpino, ricco di vette e grandi orizzonti, ma di un territorio pianeggiante e collinare, con boschi senza fine, dove è facile e pericoloso perdersi. La casa presa in affitto si trova a duecento metri dall’Appalachian Trail, l’ampio sentiero di duemiladuecento miglia che inizia in Georgia e conduce al Maine.    La vita di Casati, della moglie Beatrice, delle due figlie, Ninni e Anouche, e del loro cane Blacky, inizia nel colore di un autunno unico al mondo per varietà e sfumature, pervaso da una...

3x3 = cheFare

«Per doppiozero è naturale interrogarsi sullo stato della cultura in Italia. Sin dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti interventi su questo tema, offrendo prospettive diverse intorno a un dibattito che è diventato sempre più intenso negli ultimi due anni. Siamo convinti che l’uscita dall’attuale crisi non sia solo un problema economico. È anche, e soprattutto, un problema culturale…»   Si apriva con queste parole l’articolo di doppiozero dedicato alla prima edizione del premio cheFare. Era il 24 settembre 2012. In due anni e mezzo, attraverso due edizioni successive, cheFare ha sostenuto progetti di innovazione culturale di forte impatto sociale e la costruzione di una rete di soggetti convinti che la cultura sia uno strumento fondamentale per rispondere alla crisi economica e sociale del nostro paese. Per questo oggi doppiozero è felice di annunciare la terza edizione del premio cheFare.   Diventata una realtà autonoma e indipendente da doppiozero, questa nuova edizione di cheFare si presenta con altre novità, prima tra tutte l’aumento della...

The Divine Comedy : Entretien avec Simon Njami

versione italiana   Elio Grazioli : Je dis tout de suite que j’ai trouvé l’idée de l’exposition magnifique, mais je voudrais voir avec toi si ça correspond à l’idée que je m’en suis faite. Donc je commence par te demander : pourquoi la Divina Commedia? Évidemment Dante a su élaborer une histoire qui est un des archétypes des manières de raconter et de voir : le voyage dans l’autre monde qui offre la possibilité de parler de celui-ci et de donner le plan de la culture, du savoir. Sommes-nous encore à la recherche d’un Grand Récit, comme on dit? Est-ce surtout l’Afrique? Ou est-ce pour lire, interpréter l’Afrique?   Simon Njami : J’ai envie de répondre : parce que la Divina Commedia ! Mais cela, évidemment, ne suffirait pas. Je crois avoir lu ce poème pour la première fois quand j’avais une dizaine d’années. Les questions de l’au-delà m’ont très vite préoccupé, comme j’imagine, tout un chacun. J’ai relu ce po...

Divina Commedia africana

  version française   Al Museo d’Arte Moderna di Francoforte è in corso una grande mostra che nasce da una strana idea: la Divina Commedia dantesca interpretata da artisti visivi africani. Operazione azzardata, come si comprenderà, ma davvero curiosa. Lusinghiero per noi è intanto constatare che la Divina Commedia sia considerata un classico anche in Africa, il che non è scontato, mi pare, anche in tempi di globalizzazione della cultura. Azzardata perché le culture di riferimento sono così diverse che il risultato dell’incontro è imprevedibile, tanto più in tempo di postcolonialismo. Curiosa proprio per questo: come leggono gli «africani» – metto tra virgolette perché evidentemente gli africani sono di molte culture diverse – la Divina Commedia? D’altro canto, ancora una volta, il capolavoro dantesco si dimostra un modo per parlare del presente in modo estremamente efficace.   Cinquanta artisti di ogni parte dell’Africa sono stati chiamati al confronto, suddivisi naturalmente nelle tre sezioni del Paradiso, Purgatorio e Inferno, ma appunto in...

Perché divulgare la filosofia?

La ricerca filosofica ha una brutta fama, l'ha sempre avuta. Nella sua lunga storia sono molti i protagonisti che si sono fatti la reputazione di guastatori, quando non hanno dato vita a fuochi poco metaforici, e da almeno un secolo e mezzo la situazione non è che peggiorata. A voler essere sinceri già dalla dipartita di Hegel le cose si sono messe male. La “regina delle scienze” ha da allora conosciuto un lento oblio costellato da personalità anche molto brillanti ma incapaci di invertire una tendenza storica tanto marcata. In questo senso il novecento è stato un secolo esiziale, iniziato con la disperata ed eroica rianimazione ad opera di Husserl e conclusosi con la deposizione delle pretese sistemiche, e del suo primato, da parte di filosofi come Derrida e Rorty.   Per un certo momento è parso a molti che la fine della filosofia fosse un fatto acclarato ma, a dispetto dei suoi detrattori, dopo la fine della filosofia sembra esserci spazio, oggi, solo per la filosofia. Un po' perché, come dice Aristotele nel Protreptico, per dimostrare che non si deve filosofare si deve filosofare, e un po' perché la...

Umano, ma no

Tanti odiano la sabbia che sgrincia tra i denti. Anch’io un po’. Un giorno quest’estate, in spiaggia, mentre spostavo l’asciugamano, il vento l’ha mandata proditoriamente anche tra le pagine di un grosso libro caduto ai piedi del lettino dell’ombrellone davanti al mio. Nessuno se ne curava, la gente dell’ombrellone stava in acqua tutto il tempo, e il libro, un volume di almeno mille pagine, era caduto aperto, e la linea di lettura era disposta sull’asse est-ovest, proprio quello lungo il quale soffiava  un vento insistente e impetuoso che faceva schioccare le sue pagine.   Il vento portava anche qualche goccia salata che condiva il libro come un’insalata. Mille pagine di parole esposte a fronteggiare le furie del mare. Io volevo leggerlo. Era una cassa piena di parole (di chi?), che stavano  per consumarsi, che sarebbero sparite in mancanza di un soccorso, come un antico papiro, stavano per andarsene, senza di me se ne sarebbero andate. Ho avuto un trasporto affettivo per quel libro (chissà di chi era?).   Così come avevo un trasporto affettivo per la mia pelle, perché non mi...

Scuola digitale

La storia dell’introduzione delle tecnologie digitali nella scuola italiana è fatta tutta o quasi di paradossi, nei modi, nei tempi, nelle convinzioni dei protagonisti. Un esercizio utile per non rimanerne intrappolati potrebbe allora essere quello di prescindere di netto dal quadro di realtà: fare “come se” la maggioranza delle classi disponessero di infrastrutture adeguate a utilizzare contenuti e strumenti digitali, gli insegnanti fossero formati e motivati a guidare il processo di innovazione, gli editori scolastici fossero a loro volta pronti e ben disposti ad assecondare il cambiamento e infine il quadro legislativo fosse chiaro, coerente, accompagnato da opportune azioni di sistema e soprattutto stabile.   Viceversa, per tacere del resto, la legislazione che obbliga al passaggio dal cartaceo al digitale si barcamena tra accelerazioni e frenate, tra l’aspirazione a una forte discontinuità (nella convinzione implicita che un’istituzione conservativa come la scuola non possa cambiare per un processo naturale) e la necessità di mediare con gli interessi degli editori, l’ostilità e l’...

In difesa dei lettori

Arrivo in questo dibattito per ultimo, o tra gli ultimi: il vantaggio è quello di poter approfittare degli interventi precedenti, lo svantaggio è che non c’è più nulla o quasi da aggiungere (ma anche questo può essere un vantaggio). Premetto, per non ripetermi, che un ragionamento abbastanza articolato sull’editoria digitale l’avevo già fatto a margine dell’ultimo libro di Calasso: lì affrontavo il tema prevalentemente dal fronte produttivo, che Casati non tratta ma che mi sembra il più urgente, e rivendicavo l’esigenza di un’assunzione di responsabilità a tutto campo da parte degli editori, in un momento di transizione in cui il nuovo paradigma è ancora piuttosto aperto (per molti ambiti più aperto, a mio parere, di quanto Casati sembra presupporre) con tendenze alla rapidissima chiusura su altri fronti.     In una parte significativa del suo pamphlet Casati affronta il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie nell’educazione. Se questa parte fosse tutto il libro applaudirei senza riserve o quasi. La scuola anche su questo fronte...

Contro il superfluo

Nel mio ultimo intervento qui su doppiozero parlavo dellʼindispensabile nel libro come un possibile punto di partenza per il discorso sul suo futuro e, in generale, sul futuro della conoscenza che passa per vie editoriali (digitali e cartacee). Lʼanalisi di Roberto Casati nel saggio “Contro il colonialismo digitale” (sì, lʼho letto anchʼio su tablet) mi ha dato modo di riformulare il mio pensiero, ribaltandolo. Non tanto dunque cosa sia indispensabile nel libro, ma piuttosto, quale sia il superfluo. Cosa cʼè di superfluo nella lettura in un ambiente digitale? E cosa cʼè di superfluo negli infiniti e infinitamente convergenti mezzi di informazione-intrattenimento che abbiamo fatto entrare nella nostra quotidianità? Cosa abbiamo scelto e cosa invece subiamo?   Avevo dunque deciso di dare come titolo a questo articolo “Il superfluo nel libro”. Ma poi, leggendo Casati, mi sono resa conto che è il libro stesso che sta diventando superfluo: una tra le tante distrazioni che ci portiamo comodamente in borsa, nascoste in un unico oggetto e che fanno a gara a catturare la nostra attenzione. Una tra le tante, che alla...

Scuola, lettura, digitale

Con parole semplici e chiare: perché occorre impegnarsi nella discussione su scuola e digitale e ritenere che la questione tocchi l’intera collettività, non solo il mondo dell’educazione? La prima ragione è questa: manca buona informazione, informazione indipendente, informazione qualificata e riflessiva. Se dovessi scegliere tra i meriti di Contro il colonialismo digitale indicherei senz’altro l’attitudine sperimentale adottata dall’autore. Mi spiego. Il dibattito su scuola, lettura e digitale è non di rado caratterizzato, in Italia, da rigide contrapposizioni e militanze facinorose. Occorrono tenacia, abilità e coraggio per rifiutare ex ante posizioni dogmatiche. Per proporre una terza via. L’acritico sostegno istituzionale all’introduzione del digitale nelle scuole ha creato precipitosi entusiasmi e chiusure irriflessive. L’ex ministro del MIUR con delega all’innovazione, Francesco Profumo, è sembrato iscrivere le politiche educative nelle politiche pro-digitale, negando tout court autonomia alle dimensioni pedagogiche. A suo dire, l’introduzione di lavagne digitali e...

La lettura rubata, la lettura nascosta

Anch’io, come Roberta Locatelli, ho letto Contro il colonialismo digitale su tablet. Pochi secondi dopo l’arrivo dell’e-mail in cui era allegato il pdf, è bastato un clic sull’allegato per iniziare a leggerlo. Non ho ultimato subito la lettura, a dire il vero, ma l’ho completata a più riprese – chi, d’altronde, non fa una pausa anche con un libro cartaceo, girandolo sul tavolo a faccia in giù o più diligentemente utilizzando un segnalibro, una matita, un biglietto dell’autobus per smettere di leggere e fare dell’altro? Tra un capitolo e l’altro avrò guardato fuori dalla finestra o preso un caffè, e probabilmente avrò controllato la posta, certo, ma ho anche cercato l’autore su Google, per farmi un’idea più precisa del suo pensiero e delle sue ricerche, reperito informazioni sui vari riferimenti citati nel testo, iniziato a scrivere queste righe.   Termino qui l’esercizio retorico di rovesciamento del topos di lettura digitale, dispersiva e ondivaga proprio perché digitale. Una piccola provocazione per provare, a partire da qui, ad...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale / Il mago di Oz e il digitale

Entrare nella sede centrale della biblioteca universitaria di Göttingen alle cinque del pomeriggio è come infilarsi in un alveare: il paragone non è fondato sulla presenza di tanti studenti=apine industriose intente al lavoro di apprendimento, ma al brusio. Un brusio formato da voci che parlano tra di loro e al cellulare, rumori di tasti, musica che filtra dalle cuffie, così forte e alto da farti fuggire e decidere di tornare al mattino presto, quando gli studenti dormono. Se andate a protestare, il custode vi mostrerà una boccia di plastica con una manopola alla base, come quei distributori di cicche colorate che c'erano anni fa. Se la girate non usciranno però le palline di gomma americana ma tappini, anch'essi di gomma, per le orecchie. Il messaggio è chiaro: chiudetevi voi i padiglioni auricolari, createvi la vostra bolla di quiete nel rumore di sottofondo ficcandovi i tappini nelle orecchie perché noi al rumore ci siamo arresi. Persino la grande icona rappresentante un cellulare sbarrato che campeggiava davanti al portone a vetri dell'ingresso della biblioteca è stata tolta: ingresso libero alle tecnologie della comunicazione e dell'informazione e ai suoi rumori, costi quel...

Contro il colonialismo digitale / Roberto Casati e il progetto della lettura

La discussione attorno al libro di Roberto Casati, Contro la colonialismo digitale, prosegue dopo gli interventi di Roberta Locatelli ed Enrico Manera     Di recente Roberto Calasso, direttore editoriale di Adelphi, ha espresso senza mezzi termini la sua avversità alla “Rete”, giudicata un modo della conoscenza antitetico a quello del libro, in quanto il lettore – privato della propria individualità – è assimilato da un «immane, operoso termitaio invisibile, che infaticabilmente interviene, corregge, connette, etichetta». Per Calasso la digitalizzazione è dunque nemica di quell'attività riservata, profonda e ponderata che è la Lettura.   A un primo sguardo si potrebbe pensare che “Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere” di Roberto Casati corrobori il rifiuto senza condizioni del digitale inteso come organismo autonomo, capace di imporre le proprie logiche sull'apprendimento, sulla cultura e persino sull'intelligenza. Ma se i neoluddisti non si limiteranno a giudicare il libro dalla copertina, riceveranno una spiacevole sorpresa: quella di Casati è in verità un'analisi agile, lucida e tutt'altro che reazionaria. L'autore non demonizza...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale / Gimmie Shelter!

Dopo il pezzo di Roberta Locatelli, prosegue la discussione attorno al libro di Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale.     «Oh, a storm is threat'ning My very life today If I don't get some shelter Oh yeah, I'm gonna fade away» Rolling Stones, 1969   Contro il colonialismo digitale di Roberto Casati affronta direttamente la questione decisiva dei nostri anni di cambiamento epocale in relazione alla storia culturale della lettoscrittura e alla sua correlazione con l'educazione e l'insegnamento. Leggibilissimo e narrativo grazie anche a un'agile struttura, mette a fuoco la situazione e apre il dibattito con lucidità e competenza proponendo interessanti innovazioni che tutti gli operatori della cultura dovrebbero prendere in considerazione.   L'analisi di uno studioso serio e impegnato è la fase preparatoria di una ricerca pragmatica di alternative al fronteggiarsi degli apocalittici e degli integrati, del «rifiuto luddistico» e dell’«adorazione messianica» delle tecnologie; essa muove dal presupposto che si tratta di negoziare con l’innovazione digitale e sull’educazione a fronte di un paesaggio umano, cognitivo e sociale rapidamente mutevole, che...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale

Con l'intervento di Roberta Locatelli doppiozero, partendo dall'ultimo libro di Roberto Casati, apre una discussione attorno al cambiamento della lettura con l'avvento della tecnologia digitale.     Ho trovato il pdf di Contro il colonialismo digitale di Roberto Casati nella mia casella di posta durante un seminario in università sulla percezione uditiva. Non appena finito il seminario, ho iniziato a leggerlo, ma nel giro di dieci minuti ho avuto modo di abbandonare ancora l’app di visualizzazione dei pdf per controllare la casella di posta un paio di volte, prendere alcuni appunti per questa recensione, rispondere a un amico su skype, cercare sul sito dell’editore Palgrave un volume che ripropone i contributi, tra cui quello di Casati, a un convegno on-line sull’«e-text» che avevo seguito ai tempi ma di cui ignoravo la riedizione e poi nel mio archivio di pdf alla ricerca di un altro testo di Casati, attinente non al libro che stavo leggendo ma ai temi discussi poco prima al seminario. Alla fine, ho disattivato il wi-fi del mio iPad e ho iniziato a leggere per davvero. Quest’irrilevante cenno autobiografico illustra bene la tesi centrale del libro di Casati: l’...

Leggere: il futuro e noi

Da qualche settimana il “Guardian”, il prestigioso quotidiano inglese, ha inaugurato una sua pagina Facebook. Non è la solita pagina FB, che promuove la fidelizzazione al giornale attraverso i social network, bensì una vera e propria pagina del quotidiano che contiene notizie e articoli del giorno. Apri e vedi il menù di quella mattinata con i pezzi principali. Se ne clicchi uno, i tuoi amici di FB riceveranno istantaneamente la notizia che stai leggendo proprio quel pezzo, e chi vorrà potrà a sua volta cliccarlo. Si tratta di un passo ulteriore verso il trasferimento del quotidiano stesso, o almeno di sue parti significative, nelle pagine di FB, sposandone in pieno la logica di funzionamento.   “The Guardian” è un quotidiano molto letto sul Continente, e spesso capita che una notizia pubblicata lì diventi il giorno successivo un pezzo su un giornale italiano; perciò suppongo che ben presto i quotidiani italiani, in particolare i loro supplementi culturali, più facili da trasferire nella logica FB, adotteranno la strategia del social network, e migreranno lì sopra. Del resto,...