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Rossana Rossanda

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5 giugno 1927 - 5 giugno 2017 / Emilio Tadini, Picasso. L’immortale da vivo

La generazione degli anni difficili è il titolo di un volume del 1962 in cui Ettore Albertoni, Ezio Antonini e Renato Palmieri raccolgono i testi di un’inchiesta condotta tra il 1959 e il 1960 per la rivista «Il Paradosso». L’inchiesta era mossa dalla necessità di comprendere le scelte e le posizioni di fronte alla Storia da parte di «coloro che l’ultima guerra sorprese […] nell’età dei primi ripensamenti e delle maturazioni giovanili», e che alla fine degli anni Cinquanta si presentavano, volenti o nolenti, come «la spina dorsale della nazione». È la cosiddetta “generazione di mezzo” di cui fanno parte Italo Calvino, Oreste del Buono, Rossana Rossanda, Franco Fortini o Fulvio Papi: intellettuali nati negli anni Venti, che alla chiamata della Storia hanno risposto non con il ragionamento e la volontà di una scelta politica matura, ma sulla spinta degli “astratti furori” di gioventù. E alla fine della guerra si ritrovano troppo grandi per demandare ai fratelli maggiori le responsabilità della ricostruzione, ma anche troppo giovani per incaricarsi senza tentennamenti di tracciare la rotta per le generazioni a venire. Sono intellettuali che vivono con profonda sofferenza l’urgenza di...

Svegliatevi compagni!

“Svegliatevi da questo sogno, compagni!” A parlare, ne La cosa di Nanni Moretti, film-documentario del 1990, è un giovane comunista della sezione di Testaccio, un quartiere popolare di Roma. Il giovane incalza: “C’è mai stato il comunismo?”. Interrogativo fino a qualche mese prima impronunciabile, almeno in quella sede. Ora, sono crollati i muri, e rovesciati gli idoli. (“Siamo stati idolatri”, dice un altro compagno in ossequio forse a una lontana, ma resistente memoria biblica).   Mentre viene sancita la fine del “socialismo reale”, si chiude anche la parabola del comunismo italiano: il 24 novembre del 1989 il Comitato Centrale del PCI, su proposta del suo segretario, Achille Occhetto, vota, con una maggioranza del 67,7%, a favore del cambiamento del nome del partito e per l’avvio di una nuova stagione politica. Colti di sorpresa dall’iniziativa del segretario (“un pugno in faccia” ), i militanti non si accontentano di dibattere attorno al nome da dare alla nuova formazione politica. Si chiedono che cosa ha significato il nome che si dispongono ad abbandonare. Guardano indietro...

Madrid - Jorge Semprún

  Qualche giorno fa all’Istituto Francese di Madrid si è tenuta una serata dedicata alla memoria di Jorge Semprún. La sala era non molto grande, perciò parte del pubblico è rimasta fuori, mentre alcuni amici spagnoli parlavano dello scrittore. Seduti al tavolo le autorità francesi. Ricordi personali e discorsi sull’identità di questo scrittore che è stato una delle memorie di un secolo tragico, il XX: lo sguardo della memoria. “Este país no tiene solución”. Non c’è niente da fare, la Spagna non ha soluzione, aveva detto alla scrittrice Rosa Regás, l’ultima volta che si erano visti. Una frase che ha fatto ricordare ai presenti le parole pronunciate da Felipe  Gonzáles a Parigi, pochi giorni dopo la morte di Semprún, il 31 maggio di quest’anno, quando l’ex presidente e politico socialista ha messo in rilievo il modo ingiusto con cui la Spagna aveva sempre trattato lo scrittore.   Semprún aveva lasciato scritto di esser sepolto a Biriatu, un piccolo paese basco-francese, sulla riva del Bidasoa, la linea di frontiera...