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Sandro Penna

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Fiction e memoir / Nona Fernández, Fuenzalida

«Una fotografia è sempre incriminante. Quello che sospettiamo viene dimostrato in modo irrefutabile se compare in una foto.» Fuenzalida (Gran Via, 2019, traduzione di C. A. Montalto) è composto da tre livelli, stratificati, mischiati, Nona Fernández gioca su tre diversi piani narrativi. Ogni piano è reale, ogni piano è inventato. Il primo strato è la storia che sta in maggior rilievo: una donna separata vive con Cosme, il suo bambino, suo marito se ne è andato quando il piccolo aveva solo un anno. La donna, la nostra narratrice, di lavoro scrive sceneggiature per telenovelas. Lei e Cosme vivono a Santiago del Cile. Una sera tra i rifiuti trova una vecchia foto, quasi cancellata dal tempo, in quel ritratto sbiadito – un uomo in kimono nero – crede di riconoscere suo padre, Fuenzalida. Di suo padre, che è stato un ammirato maestro di arti marziali, non sa più nulla da molti anni, è semplicemente sparito. Sa che ha avuto altre donne oltre sua madre, che ha avuto altri figli. Sua madre ha ritagliato la faccia di Fuenzalida da tutte le foto di famiglia, penseremo che l’avrà fatto per dimenticare. Questa storia, però, ha almeno due risposte per ogni domanda. «Difficile ripercorrere la...

Come l'ho conosciuto e l'ho amato / Sandro Penna: un poeta della vita

Nel maggio del 1961, per il mio dodicesimo compleanno, un parente (che evidentemente sopravvalutava i miei mezzi) mi regalò l’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1959, a cura di Giacinto Spagnoletti, uscita nella collana “La Fenice” di Guanda.  Non era un fucile, o una bicicletta, ma a me quel regalo faceva piacere. A stimolarmi era soprattutto, nel titolo, l’aggettivo contemporanea. Nelle scuole medie in quegli anni (gli ultimi prima dell’“unificazione” del 1962) la poesia si spingeva al massimo al D’Annunzio più decorativo e al Pascoli più lacrimoso. Io avevo la fortuna, grazie a un’insegnante molto speciale, di aver letto (e in qualche caso studiato a memoria), oltre a Dante, Virgilio e Catullo, testi di Montale, Ungaretti, Saba, Cardarelli, Quasimodo; chissà cosa scrivevano gli altri poeti del nostro secolo.    Nei mesi seguenti (estate, ero in vacanza) cominciai ad aggirarmi per quelle mille pagine senza altra guida se non la mia curiosità. L’apparato critico, che si riduceva a una Premessa e a un’Introduzione del curatore, era quasi impenetrabile per un alunno di seconda media. I testi dei sessantadue autori erano preceduti da poche pagine di (auto)...

Scompare a 87 anni il grande attore / Paolo Poli: la leggerezza della lama

Visto che la retorica gli è sempre stata indigesta, e che in tutta la sua vita ha sempre lottato contro i miti borghesucci dell’Italietta, di cui è stato critico feroce, è da evitare senz’altro l’elogio di maniera, onde risparmiare a doppio zero maledizioni postume, che sospetto efficacissime. Quello che in toscano verrebbe “era tanto buono, gli si voleva tutti bene”.Alla sua scomparsa Paolo Poli si incide nel Novecento italiano, con una sua specificità suprema. Come l’amato amico Sandro Penna ha tratto poesia dai ciarpami del vivere, anche lui ha operato negli spazi oscuri, per disegnare una storia del Belpaese che passava dai ripostigli, dagli sgabuzzini, tra brandelli di liriche inutilizzabili, inni all’alalà e pettegolezzi di bionde fatali che parlavano del loro prossimo film immaginario. Il travestimento, ingrediente centrale delle sue produzioni capitali, giungeva negli anni ’70 in sintonia perfetta con la devastante poesia lunare di Copi e con le invenzioni messianiche supreme di David Bowie/Ziggy Stardust. Nel suo mondo quella tecnica antica, sempre gettonatissima nel teatro parrocchiale che il nostro ha spesso dichiarato come modello, in specie per le celebri incursioni...