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Søren Kierkegaard

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Al di là dello scacco / La speranza oggi

Benny Lévy: Da qualche tempo, ti interroghi intorno ai concetti di speranza e disperazione. Temi che hai raramente affrontato nei tuoi scritti. Jean-Paul Sartre: In ogni caso, non nello stesso modo. Perché io ho sempre pensato che ognuno viva con la speranza, cioè creda che qualsiasi cosa intraprenda, o che lo riguarda, o che concerne il gruppo sociale al quale appartiene, sia in corso di realizzazione, si realizzerà, e sarà positiva per lui come per coloro che costituiscono la sua comunità. Io penso che la speranza faccia parte dell’uomo; l’azione umana è trascendente, cioè mira sempre a un oggetto futuro a partire dal presente, nel quale noi progettiamo l’azione e tentiamo di realizzarla. Essa pone il suo fine, la sua realizzazione nel futuro. E, nella modalità dell’agire c’è la speranza, ossia il fatto stesso di porre un fine come se dovesse essere realizzato.   B. L.: Tu hai certamente detto che l’azione umana mira a un fine nell’avvenire, ma hai aggiunto, immediatamente dopo, che questa azione era inutile. La speranza è necessariamente delusa. Il cameriere di un caffè, la guida di un popolo – Hitler o Stalin –, un ubriacone di Parigi, il militante rivoluzionario marxista...

Perché Lacan si è sbagliato sul rapporto sessuale (e forse anche sull’amore) / Amore tragico, amore comico

Gli aforismi sono enunciati a forte densità, che “danno da pensare”. Somigliano a quei fiori giapponesi, che Proust evoca all’inizio della Recherche, e che, quando vengono gettati nell’acqua, si espandono. L’acqua degli aforismi è l’interpretazione. Un aforisma di Kierkegaard dice: “Se due persone che si amano non si capiscono, è tragico. Se due persone che non si capiscono si amano, è comico”. Questo enunciato non potrebbe forse generare una teoria, e in ogni caso inaugurare una lunga riflessione? Jacques Lacan ha detto più di una volta che l’amore è un sentimento comico. Quest’affermazione va intesa come un’attribuzione delle storie d’amore alla sfera della commedia, cioè a intrecci che si sviluppano sul filo dell’equivoco, e in cui l’attrazione – anche reciproca – si manifesta in forma capovolta, come reciproca antipatia. Il lieto fine rimane visibile sullo sfondo, e si impone solo nel momento in cui il legame tra i protagonisti rischia di venire definitivamente spezzato. Esemplare è la vicenda narrata in un film di Lubitsch, Scrivimi fermo posta (1940), di cui esiste un remake (meno valido) con Tom Hanks e Meg Ryan (C’è posta per te). In Lubitsch la trama è questa: Alfred e...

Datura. Il fiore del diavolo

La mia, in vaso, regala l’ultima lussuosa fioritura a novembre. Di sera, in portico al riparo dei primi freddi, le campanule rostrate della Datura profumano intensamente di vaniglia. È carica di lunghi boccioli pieghettati: si svolgeranno a ventaglio, aprendosi come girandole, e regaleranno altre notti d’incanto. In verità dovrei chiamarla Brugmansia, perché si tratta del genere arboreo e non erbaceo di una pianta delle solanacee, la famiglia delle patate per intenderci. I botanici le hanno ascritte a due generi diversi, ma da Linneo fino all’altro ieri erano entrambe classificate come Datura, di qui la possibile confusione nominale.     L’erbacea Datura Stramonium, annuale (ma molte le varietà perenni o dai doppi fiori), è un’americana dei tropici, naturalizzata in tutto l’emisfero boreale. La Brugmansia, esotica anch’essa, è arborea e perenne ma nel nord d’Italia da non arrischiare in piena terra. Numerose le differenze: nella Brugmansia il fusto legnoso alto alcuni metri, i grandi fiori penduli e di varie tinte (dal crema al giallo aranciato, dal rosa al rosso), le...