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Thomas Cole

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Un saggio del biologo Roland Ennos / L’età del legno

L’età del legno, il saggio del biologo britannico Roland Ennos, è il frutto di due tendenze problematiche dei nostri tempi: da un lato, la nuova religione della natura, cioè il tentativo sentimental-ormonale di “ricucire” la relazione con la “natura violata”, dall’altro, il ricorso a teorie tuttologiche, che culminano di recente negli insopportabili libri di Harari con la loro propensione a spiegare la storia dell’umanità tout court. In verità tali bestseller ritornano in modo ciclico, vedi il successo delle Kulturgeschichten di Egon Friedell negli anni Venti. Partendo dalla funzione e dalla storia degli alberi, Ennos ricostruisce quattro tragitti diversi: una prima tappa riguarda la storia animale della relazione con gli alberi, una seconda la nascita della civiltà, una terza l’epoca dell’industrializzazione, mentre una quarta tratta della situazione attuale.   La densa prima parte, dedicata all’evoluzione dell’uomo in contatto con gli alberi, parte dall’epoca in cui preominidi e ominidi vivevano nelle canopie dei boschi, fornisce un’analisi delle mani e delle unghie, e identifica nella capacità di districarsi fra i rami di un albero un fattore principale per l’evoluzione...

Abitare / La capanna di Unabomber

Il 3 aprile 1996 Theodore Kacynski fu arrestato nella sua capanna nei pressi di Lincoln in Montana in quanto identificato come il temibile Unabomber, l’attentatore cui da diversi decenni al FBI dava la caccia. Nel 1995 era stato diffuso un suo manifesto intitolato: “La società industriale e il suo futuro”. Da qualche mese si è aperta presso la Fondazione Prada di Venezia la mostra “Machines à penser” dedicata a tre celebri “capanne” di tre filosofi tedeschi: Adorno, Heidegger e Wittgenstein, rappresentate attraverso fotografie e immagini. Nel numero del febbraio 2017 della rivista di architettura “Domus” Michael Jacob ha pubblicato un breve testo dedicato a un’altra celebre capanna, quella di Unabomber, ripresa e riprodotta da artisti contemporanei. Riprendiamo qui quel testo che ci sembra un’interessante riflessione sul tema dell’abitare. Di Michael Jakob, saggista e scrittore segnaliamo anche l’intervista apparsa su doppiozero (m.b.).   A comprendere meglio il mondo in cui abitiamo. La ‘casa’, a prima vista piuttosto banale, di Ted Kaczynski, detto Unabomber, fa parte di questa categoria di oggetti. Kaczynski, ricordiamolo brevemente, è quel precocissimo matematico...

L'America e la sua memoria (2) / Anche le statue muoiono

Tre risposte   Il destino delle statue dei Confederati è al centro di un dibattito complesso e stratificato che coinvolge cittadini, militanti, politici ma anche quanti lavorano sul visivo, che siano storici dell’arte, teorici degli studi visuali, curatori dei musei o addetti alla conservazione del patrimonio artistico. Le loro posizioni si sono espresse pubblicamente su giornali nazionali, blog e forum più confidenziali. Mi sembra siano tre le posizioni principali.   1) Images, malgré tout, o “anche queste sono opere di artisti” (Hollis Robbins, professore di Humanities al John Hopkins Peabody Institute). Le sculture dei Confederati sono artefatti con un intrinseco valore, se non estetico, perlomeno storico-culturale, in cui traspare lo stile di un’epoca. È improbabile che distruggerle risolverà i problemi della società americana, è certo che, così facendo, si comprometterà il patrimonio americano. Chi studia la vita degli oggetti vuole comprendere perché sono stati creati, dove sono stati collocati, chi era supposto vederli, come funzionavano e come sono stati interpretati in diverse fasi storiche. Vuole documentare, analizzare e preservare le espressioni visive dei...