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Antropologia

(259 risultati)

Il vampiro e la melanconia / Altre resurrezioni

La percezione e la conoscenza diciamo pure popolare che in Occidente si ha della figura del vampiro si ferma, per la maggior parte delle persone alla cinematografia e alla letteratura moderna. Al massimo le conoscenze risalgono all’Ottocento quando la pubblicazione del racconto Il Vampiro di John Polidori, diventa l’atto letterario che coincide con la nascita del mito contemporaneo. Se è così, molti tra i lettori dell’ultimo libro di Vito Teti rimarranno sorpresi nel conoscere la storia dell’epidemia vampirica che si verificò nella prima metà del Settecento in Europa orientale.   Mentre le vicende del principe valacco Vlad III Dracul (l’impalatore) sono state la premessa – storica quanto misteriosa – confusa alla genesi della figura letteraria del vampiro nella versione tardo Ottocentesca di Bram Stocker, l’epidemia vampirica è stata certamente storia reale, per certi versi sorprendente, lungo un periodo centrale del Settecento in alcune regioni dell’est Europa, in particolare Ungheria e Moravia. “Epidemia” vera, perché manifestatasi in una successione di numerosi casi tra immaginazione e “realtà percepita” con tanto di paure collettive, inumazioni di cadaveri, paletti...

Anti-Narciso / L'Amazzonia di Viveiros de Castro

Dualismi e ontologie   Eduardo Viveiros de Castro è un antropologo brasiliano la cui opera intreccia con grande originalità domini disparati, filosofia psicanalisi arte e letteratura, anche se il nucleo da cui si dirama è lo studio della cosiddetta “anima selvaggia”, di cui dimostra l’inconsistenza in un testo poderoso, A incostância da alma selvagem. Tradotto in tutto il mondo, grazie anche al suo insegnamento nelle più prestigiose università, la sua influenza va estendensosi sempre più (per maggiori informazioni si veda il breve ritratto che abbiamo scritto qui). Anche in Italia il suo pensiero, raccolto nel complesso progetto che va sotto il nome di Anti-Narciso, sta diventando popolare, nonostante non siano molte le opere tradotte. Ad esse va ora ad aggiungersi, pubblicato da Quodlibet, Prospettivismo cosmologico in Amazzonia e altrove, un insieme di lezioni tenute a Cambridge nel 1998 da Eduardo Viveiros de Castro.  Anti-Narciso è un progetto mai scritto, un'idea che, pur senza non essere stata oggetto di una sistemazione specifica, attraversa l'insieme della sua opera incidendo sulla trama stessa della sua scrittura in una sorta di lotta corpo a corpo con il...

Tutto ha una fine. Solo la salsiccia ne ha due / Thomas Macho. Il maiale

“Tutto ha una fine. Solo la salsiccia ne ha due” recita un detto tedesco. L’equivalente di “povero Cristo”, in tedesco, è “armes Schwein”, letteralmente “povero porco”. “Andare a fare festa” è “Die Sau rauslassen”, ossia “rilasciare la scrofa”. E l’elenco di detti che coinvolgono il maiale potrebbe continuare, rendendo sempre più evidente il legame tra cultura tedesca e maiale, l’animale più mangiato in Germania. Ma è una peculiarità solo del mondo germanofono (in Austria negli anni ‘30 del secolo scorso si cantavano canzonette dedicate al Wiener Schnitzel, la versione originale, XXL, della cotoletta alla milanese) o il maiale è un animale che, con la sua presenza – a volte discreta, a volte inquietante – attraversa tutta la storia della cultura occidentale (e non solo)? È quest’ultima ipotesi che viene sviluppata dallo storico della cultura viennese Thomas Macho nel “gustoso” libro Il maiale, appena uscito in traduzione italiana per i tipi Marsilio con un’ottima prefazione di Marco Belpoliti.   Macho, fin dalle prime pagine, condisce con una certa ironia la sua narrazione, chiedendosi i motivi per cui, con ogni probabilità, non esiste nessun animale che abbia suscitato e...

Il colore della pelle delle razze umane / Perché non esistono uomini verdi o blu?

Non ho mai pensato seriamente che i cinesi fossero gialli, cioè: sì, l'ho pensato da sempre, così come noi siamo bianchi. Per i neri non ci sono dubbi: qualcuno di veramente nero l'ho incontrato, lo si usa nei negozi delle firme internazionali; mia figlia è sobbalzata quando si è mosso e abbiamo riso tutti e tre. Di rossi invece non ne ho mai visti, però i pellerossa si dovranno pur chiamare così per un qualche motivo... Qualcuno deve avercelo raccontato; ricordo vagamente una lezione alle elementari. Lo schema dei quattro colori, bianco, nero, rosso e giallo come caratteristica delle quattro razze che compongono l'umanità non è invero così preciso e definito da sempre, come voleva far credere l'incipit del primo numero della rivista quindicinale "La difesa della razza" del 5 agosto 1938. Sotto la riproduzione di sei personaggi dell'antico Egitto (libico, egiziano, ebreo, etiopico, assiro e sudanese, distinti invero – a parte quest'ultimo – per capigliature, barbe e vestiti diversi) la didascalia afferma che la distinzione in razze risale all'antichità, che qui sono rappresentate le razze minori che vivevano in Egitto, ma che gli egizi «le colorivano secondo una scala di toni che...

Tatuaggi / Stupido è chi non si disegna

Sono appena usciti insieme due importanti volumi collettivi sul tatuaggio, visto come antico fenomeno antropologico ripresentatosi più vivo che mai, e con significati diversi, nella società contemporanea, dove straripa ormai da anni. Il primo, curato da Gianfranco Marrone con Tiziana Migliore, si intitola Iconologie del tatuaggio (Meltemi, pp. 320, € 24); l’altro, curato dallo stesso Marrone con Francesco Mangiapane, ha per titolo Culture del tatuaggio (Museo Pasqualino, pp. 278, € 26). Da questo secondo volume pubblichiamo parte del saggio di Simone Ghiaroni.   Sono seduto a un tavolo nella prima sezione della scuola dell'infanzia da qualche minuto quando vedo un bambino dirigersi verso di me. Si chiama Paolo ed ha tre anni. Si avvicina velocemente stringendo in una mano un portapenne pieno di pennarelli colorati e nell'altra alcuni fogli, barcollando nella sua corsetta in un modo leggermente scoordinato. I fogli sono stampati su un lato con fatture, bolle di accompagnamento o altri documenti da ufficio sottratti al cestino della carta straccia e riutilizzati dal personale della scuola mettendoli a disposizione dei bambini per eseguire i loro disegni spontanei. Paolo...

La mostra all’Accademia di San Luca / Luoghi potenziali: Gordon Matta-Clark al lavoro

La proiezione, in una sala della mostra Collecting Matta-Clark. La raccolta Berg. Opere, documenti, ephemera (Roma, Accademia Nazionale di San Luca, fino al 25 febbraio), ha una qualità ipnotica: sotto i nostri occhi un vecchio palazzo per uffici è sottoposto a una lenta, progressiva, sistematica demolizione, ma eseguita come se invece di atti spicci e definitivi ogni buco, ogni taglio praticato in travi, infissi, rivestimenti, muri, fosse al contrario il preludio a una costruzione più sottile e segreta, estratta dalle viscere stesse dell’architettura, suo invisibile e avvincente negativo. Office Baroque, un film di 44 minuti, è in effetti molto più della documentazione dell’opera omonima realizzata da Gordon-Matta Clark ad Anversa nel 1977. Ciò che viene offerto è insieme una splendida, intensa testimonianza della performance, insieme fisica e mentale, necessaria alla sua creazione – la macchina da presa si sofferma a lungo sui gesti insieme esperti e delicati dell’artista, gesti da scultore più che da muratore al lavoro –, e un equivalente visivo e temporale della sua elusiva condizione finita, a sua volta promessa a una rapida sparizione. Un film-scultura in cui si fa...

Il costo della Terra / Abbiamo ancora un futuro?

Ogni giorno, da più parti, si levano voci autorevoli ad avvertire che siamo giunti a un momento cruciale e unico nella storia del nostro pianeta; il suo futuro è nelle nostre mani, perché l'attività umana può renderlo inabitabile o, nell'ipotesi migliore, desolato. Tutto dipenderà dalle scelte che l'umanità intera, soprattutto i Paesi più ricchi, faranno non domani, ma oggi. Il punto di non ritorno, quello in cui avremo messo in moto una macchina che non potremo più fermare è veramente alle soglie. Sapremo essere all'altezza di una simile responsabilità? Alexis de Tocqueville, parlando della fine delle società aristocratiche, sosteneva che la ragione fondamentale della loro caduta fosse stata il fatto che gli aristocratici non erano più degni di governare. In realtà pensava che questo fosse vero a un livello più generale e che il potere si perde quando non si è più degni – non semplicemente capaci – di esercitarlo. La sua osservazione mi pare molto appropriata a una riflessione sulla situazione odierna, infatti è molto probabile che l'umanità avrà un futuro solo se dimostrerà di meritarselo. Se non agiremo con saggezza, lungimiranza e responsabilità il nostro pianeta non potrà più...

Un libro di Maurizio Bettini / La vera storia del presepio

Mentre sindaci, dirigenti scolastici, deputati e senatori della ex Lega Nord, ora Lega di Salvini, e altri personaggi consimili, tutti membri di diritto dell’eterno Carnevale italiano, si agitano per riaffermare la presenza del Presepio nelle scuole e nei luoghi pubblici, dal momento che in virtù del “politicamente corretto” vi è stato estromesso, esce un bel libro dove la storia del presepio è raccontata per filo e per segno. Che cos’è esattamente il presepio? Come nasce? Perché ci sono quei personaggi? Che senso ha farlo oggi? Sono tante le domande che s’affollano in questo libro del classicista Maurizio Bettini, Il presepio (Einaudi, pp. 189, € 19). Il suo non è solo un libro di studio, ma anche un libro di memoria. Meglio: un’autobiografia in forma di studio e di racconto. Tutto comincia con una dichiarazione ad apertura di volume: “Non saprei dire da quanti anni ho smesso di fare il presepio. Venti, trenta, anzi molto di più”. Perché interrogarsi oggi su questo “oggetto” tanto da scrivere un libro dotto e complesso? La risposta non viene subito. Prima bisognerà intraprendere un cammino, per quanto una definizione l’autore la dà subito: il presepio è “una finzione fragile, per...

Vegliare il tempo / Lune artificiali e gli insegnamenti della notte

Da bambini si ha terrore del buio; tra tutte le paure forse la più comune, certo la più istintiva e primordiale. Oggi è una paura più difficile da provare, tanto meno da vivere, confusa dentro una modernità che ci appare spesso sfavillante.   C’è peraltro qualcosa di innaturale nella moderna abitudine alla luce artificiale: occorre un evento imprevedibile come un’interruzione della rete elettrica per comprendere appieno questa assuefazione. Di colpo ci ritroviamo catapultati in una condizione dimenticata, da milioni di anni dalla nostra specie, da qualche anno o da qualche decina nella nostra vita personale. Del resto, aver bucato l’oscurità è stata una delle rivoluzioni, forse la più importante, nella nostra evoluzione culturale, l’addomesticamento del fuoco nel mito di Prometeo è lì a ricordarlo in un racconto trasfigurato ma che un giorno fu storia, anzi preistoria, circa un milione e duecentomila anni fa, sembra. Ce lo ricorda in alcune pagine Bruce Chatwin quando nel 1984, presso la grotta di Swartkrans in Sud Africa e affiancando per alcuni giorni gli scavi del paleontologo Bob Brain, è testimone della scoperta del primo focolare e con esso della “nascita” della...

1948 - 2018 / Settant'anni di Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

La “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” fu proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita a Parigi, Palais de Chaillot, il 10-12-1948 da 48 Stati usciti vincitori dalla guerra, nello stesso anno della nostra costituzione repubblicana. La discussione non fu facile. Si accesero discussioni sulle priorità dei principi, quali potevano essere dichiarati “inalienabili” o “universali” o “fondamentali”, se era necessario prospettare un loro fondamento teorico. Nacque il testo che si sviluppò in 30 articoli che delinearono diritti e principi, senza forza di legge ma di monito influente sul loro rispetto. E poi si infittirono studi, approfondimenti che condussero ai Patti internazionali del 1976, strutturati in due articolati, quelli sui “diritti economici, sociali e culturali” e quelli sui “diritti civili e politici”. La Commissione dell’Assemblea Generale lavorò lungamente, e il 16-12-1966 adottò i Patti, ma dovette trascorrere ancora un decennio prima che essi venissero ratificati da un numero sufficiente di stati per la loro entrata in vigore. In effetti occorreva per la loro adesione o ratifica il voto adesivo di almeno 35 stati. E questo avvenne nel 1976. Ogni...

L’ascesa dell’economia intangibile / Quando il capitalismo è senza capitali

La ricchezza non è più prodotta solo dalle fabbriche, dagli oleodotti o nei megastore che vendono Tv di cinquanta pollici. La ricchezza è prodotta dalla nostra connessione alle piattaforme come Facebook. Un caso esemplare del capitalismo senza capitali tangibili dove la forza lavoro è valorizzata senza essere ricompensata con un centesimo. Capitalismo senza capitale. L’ascesa dell’economia intangibile, di Jonathan Haskel e Stian Westlake (Franco Angeli): inchiesta sulla trasformazione del capitalismo globale.   La ricchezza non è più prodotta solo dalle fabbriche, dagli oleodotti o nei megastore che vendono Tv di cinquanta pollici. La ricchezza è prodotta da chi è interconnesso a una piattaforma – digitale e materiale, immateriale e logistica (i due aspetti sono inseparabili). Sempre, 24 ore su 24, sette giorni su sette, produciamo un valore. Siamo all’oscuro di quanto valore produciamo perché la nostra forza lavoro è occultata e la sua assenza è stata colmata ricorrendo alla finzione di un capitale che produce anche il suo antagonista: la forza lavoro. E, sicuramente, chi ne beneficia, non ce lo dirà mai e estrarrà gratuitamente questo valore per moltiplicarlo per cento o...

Carnet geoanarchico | 5 / Due Geoanarchici a piedi

Barranquilla, 1855. Un francese magro, dagli occhi chiarissimi, si reca al porto e cerca un’imbarcazione per Pueblo Viejo, un villaggio ai piedi della Sierra Nevada di Santa Marta, in quella che un tempo era chiamata Nuova Granada e che oggi è la Colombia. La linea blu delle montagne è il luogo che il giovane uomo ha scelto come patria. Dopo un soggiorno di qualche anno alla Nouvelle Orleans, nella piantagione di un connazionale, dopo aver accumulato stanchezza per il lavoro di precettore e disgusto per la schiavitù, ha deciso di cambiare vita, di tentare la fortuna in America Latina, nel desiderio di fondare una propria azienda agricola, senza schiavi, senza padroni. Non è ancora una delle comunità utopiche e libertarie che fioccheranno di lì a qualche anno verso la fine dell’Ottocento in Sud America. È solo il desiderio di andare lontano, di cercarsi un altrove in cui trovarsi.    L’imbarcazione è pronta. Banane, yucca, due rematori. Si parte. Dopo qualche ora di penosa navigazione arrivano al grande delta del fiume, una specie di mare costellato di isole alberate. Tutto sembra minuscolo e inavvicinabile. Ci vogliono ore per raggiungere un isolotto con una palma che...

Storditi dal frastruono / Silenzi

Il silenzio è pensiero, quando ne parli non c'è più. Il silenzio è scrivere, leggere, è il libro, è lo schermo, pieni di parole mute e silenziose. Il silenzio è lo spazio che la parola inter-rompe, divide in blocchi insinuandosi nei suoi interstizi, come quelli esaminati da Giovanni Gasparini nel suo C'è silenzio e silenzio, Milano 2012, volumetto della collana dell'Accademia del silenzio dell'editore Mimesis. E la parola allora dove sta? È la freccia che rompe il silenzio, o se ne sta affondata nel mare o nelle brume del silenzio, nelle quali talvolta affonda e dalle quali talaltra affiora?    O sono le frasi cucite sulla stoffa del silenzio stesso? È David Le Breton a usare quest'ultima immagine, nella sua Ouverture posta paradossalmente e provocatoriamente alla fine del suo trattato sul silenzio (pubblicato originariamente in francese nel 1997 col titolo Du Silence, Editions Métailié, Paris 1997 ma aggiornato dall'autore per l'attuale edizione in lingua italiana: Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo, trad. di Paola Merlin Baretter, Raffaello Cortina, Milano 2018). L'ouverture apre al silenzio sinestetico della pagina bianca non ancora riempita dai caratteri...

Le Alpi nel mondo antico. Da Ötzi al Medioevo

In un recente articolo intitolato How to change the course of human history (at least, the part that's already happened)*, l’antropologo David Graeber e l’archeologo David Wengraw prendono di mira, sforzandosi di decostruirla, l’interpretazione standard – identificata in alcuni lavori di Francis Fukuyama, Jared Diamond e altri – dei nostri ultimi 40.000 anni; la prospettiva minima, diceva il poeta Gary Snyder, per provare a capire qualcosa di ciò che siamo e di come si sia costruita la nostra esperienza del mondo. Il punto, sostengono, è che il modo con cui di solito si racconta lo svolgimento della storia umana – riassumibile in una sequenza limitata di fasi: un presunto stato di natura dei piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori, mobili e egalitari; una “rivoluzione” agricola che lo sostituirebbe; l’emergenza di un potere centralizzato nella formazione delle città... – è sbagliato non tanto e non solo per una mancanza di informazioni (in particolare per il periodo precedente al Paleolitico superiore), quanto per la difficoltà di assumere, nella formulazione di quelle che restano comunque ipotesi, le informazioni già esistenti per quanto ovviamente frammentarie, disperse e “...

Solo quello che c'è / Gli spaesati di Angelo Ferracuti

Tra il turismo sismico e la cura di un paesaggio devastato da un terremoto con pochi precedenti, la differenza sta tutta nella pasta dello sguardo. È la differenza che corre tra l’occhio dopato delle telecamere, puntato morbosamente sulle rovine delle case e della gente, e l’occhio umano che continua a guardare quello che resta quando si spengono le luci. Gli spaesati, il libro scritto da Angelo Ferracuti con le fotografie di Giovanni Marrozzini (Ediesse, pp. 182, € 16), è il racconto per parole e immagini di un viaggio nelle zone colpite dai terremoti del 24 agosto, del 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017. Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio.    Se c’è una denuncia, contenuta in questo libro toccante e grondante grazia e onestà intellettuale, è alla cecità. C’è un’Italia, fatta di paesi, di artigiani, allevatori e agricoltori, di cui nessuno si ricorda e che però ancora rappresenta il cuore vivo dell’Italia. Ciò che non fa tendenza, in un paese ammalato di trendismo, non esiste: “Di certi posti e di certa umanità ti accorgi solo quando vanno in pezzi. L’Italia sconosciuta fa notizia solo quando muore e può mettere in moto la macchina della solidarietà”. Ma invece di...

Umbria Green Festival / Esercizi di lettura terrestre

«Esercizi di lettura terrestre»: così chiama questi suoi Matteo Meschiari, détournando uno dei titoli più celebri – forse in assoluto il più decisivo, anzi – della critica letteraria del Novecento italiano. Sto parlando ovviamente degli Esercizî di lettura di Gianfranco Contini (ossia quello che era stato, per il maestro di Meschiari Ezio Raimondi, forse il maestro-chiave). Proprio in questo libro del 1939 – proveniente dunque da quella che ci appare, è il caso di dire, un’altra era geologica – si trova un passo citatissimo, a proposito delle poesie di Michelangelo, che malgrado petulanti mode avverse continua ancora oggi ad apparirmi la bussola più attendibile: «lo stile mi sembra essere, senz’altro, il modo che un autore ha di conoscere le cose. Ogni problema poetico è un problema di conoscenza. Ogni posizione stilistica, o addirittura direi grammaticale, è una posizione gnoseologica». Parafrasando Contini, dunque, la lettura terrestre di Meschiari altro non sarà che un modo di conoscere il mondo attraverso quei «documenti spontanei» che sono, per lui, i testi letterari: i quali «registrano, nella storia individuale e collettiva» i «fare spazio» dell’uomo, «cioè modi, strategie...

Adriano Favole / Vie di fuga

Nel cuore dei miti cosmogonici degli aborigeni australiani c’è il sogno. In principio era il Dreamtime, il Tempo del Sogno, poi venne il tempo del racconto. Gli antenati totemici di queste popolazioni iniziarono a cantare il mondo attraversandolo, tracciando con il canto la morfologia delle terre. Cantarono i deserti, gli oceani, i fiumi, le catene montuose, «andarono a caccia, mangiarono, fecero l’amore, danzarono, uccisero – racconta Bruce Chatwin in Le vie dei canti – e in ogni punto delle loro piste lasciarono una scia di musica. Avvolsero il mondo intero in una rete di canto». Quelle ancestrali guide vagabonde erano stati poeti, dice Chatwin, nel senso etimologico della parola, poiésis, ovvero creazione. Molti dei loro successori nel corso dei secoli hanno abbracciato la filosofia del walkabout, un vagabondaggio rituale per ripercorrere le rotte di quei canti creativi e tenere in vita la terra e la sua storia, perché «una terra non cantata è una terra morta». Il nomadismo fertile e demiurgico degli aborigeni australiani si trova nel quarto degli otto passi che Adriano Favole raccoglie in Vie di fuga (Utet, 2018) una guida per uscire dalla propria cultura, ma soprattutto per...

Ukuku / Viaggio a Cuzco

Inseguiamo gli Ukuku nella Plaza de Armas di Calca, un piccolo pueblo nel “Valle Sagrado” degli Incas che si apre tra le montagne a una decina di chilometri da Cuzco. Sono coperti di una veste di lana a trecce bianche e rosse, divise in due fasce lungo il corpo fino ai piedi. Al volto hanno dei passamontagna di lana con un naso a punta, gli occhi cerchiati. Un’aria di angeli o di demoni. Sono in realtà i figli del ghiacciaio sacro, quello di fronte al quale ogni anno per la festa della Mamacha Assunta (in quechua il suffisso cha viene usato come vezzeggiativo) in maggio vanno a dormire dopo aver danzato continuamente. Rappresentano un mondo a metà tra gli animali e gli umani, parlano in falsetto tra di loro e danzano al suono dei tamburi e dei flauti, strumenti per eccellenza degli Incas. Adesso in piazza si muovono velocemente, sono uomini e donne, anche se indistinti nei loro costumi. Sono una specie di confraternita dedita al culto delle presenze che popolano ancora fortissime il paesaggio del mondo andino. Ne sono l’espressione più pura, più ascetica, meno turistica. Emanuele Fabiano è un antropologo italiano che è venuto a vivere a Urubamba e ha sposato una indigena, Yenny e...

Umano e post-umano / Singolarità tecnologica

Westworld e Humans sono solo due tra le più recenti serie televisive che mettono a tema il nostro rapporto con la singolarità tecnologica, cioè con il momento in cui si produrrà quel salto evolutivo caratterizzato dalla realizzazione di un’intelligenza di tipo superiore, artificiale. Se in Westworld i robot intelligenti sono oggetti di intrattenimento di un parco tematico per ricchi, in Humans sono parte della classe operaia che svolge quelle mansioni che gli umani non vogliono più svolgere, sono assistenti familiari con la funzione di domestici e badanti forniti dal servizio pubblico. Entrambe le serie ci mettono di fronte a questioni etiche e al bisogno di una morale capace di affrontare il rapporto con il post-umano ma soprattutto ipotizzano la singolarità, il momento in cui i robot acquisiscono consapevolezza e libero arbitrio, diventando una specie evolutivamente competitiva nei confronti dell’uomo.   In tal senso questi prodotti dell’immaginario non fanno altro che mettere a fuoco le inquietudini del nostro rapporto con le tecnologie intelligenti che, sottotraccia, cogliamo già in un presente prossimo con le auto che si guidano da sole o con gli assistenti intelligenti...

Carnet geoanarchico | 4 / Dal cuore del caos

Questa notte ho avuto un incubo. Credevo di essere sveglio nel mio letto. Il ronzio di un bimotore nel cielo. Le ombre delle fronde degli alberi che si piegavano e polverizzavano, come nell’esperimento atomico del Nevada del 1952. Io non potevo muovermi e un cinegiornale mi bruciava le retine senza il soccorso pietoso delle palpebre. Le immagini mostravano il mio paese in preda a un delirio politico. Vecchi compagni di sinistra mostravano i denti come fantocci fascisti. Nuovi fascisti adottavano temi e retoriche della sinistra storica, ovviamente riorientati e distorti. La gente si fasciava la testa prima di essersela rotta, si autocensurava prima che fosse tornata la censura, alzava il termometro della paura senza minacce dirette. Tutta la stampa cartacea e digitale si arroccava nel proprio canone, nei propri stilemi, nelle proprie abitudini cognitive, come se accogliere una voce diversa dalla propria corrispondesse a un’erosione e a una perdita d’identità.   L’isteria collettiva del nuovo indecifrabile tornado politico rendeva gli amici diffidenti verso tutto ciò che non somigliava a quello che già conoscevano, e che ancora li rassicurava. A un certo punto un volto di...

La sapienza degli Appennini / Ricette immateriali. Le virtù

A lungo gli Appennini sono stati una spina dorsale geografica e umana, inevitabilmente culturale, dell’Italia. Una realtà, secondo la lezione di Fernand Braudel, mediterranea come il mare che li lambisce e quasi mai ne è distante.    Una realtà che tuttavia non è sopravvissuta ai profondi mutamenti economici della seconda metà del Novecento e che la modernità ancora oggi “cristallizza” in un lento e progressivo abbandono, apparentemente irreversibile.    Un punto di equilibrio non si intravede ancora eppure in territori esangui dal punto di vista demografico ed economico sopravvive parte dell’antica cultura tradizionale e, ancora nitida, resta la sua memoria. La “dimenticanza”, quasi la rimozione da parte del nostro paese di un intero territorio, ha permesso di conservare maggiormente quello che in altre zone d’Italia, più fortunate geograficamente, si è inevitabilmente perduto.   Oggi resiste in molte comunità il sentimento diffuso di un patrimonio culturale da preservare; insieme a questo, timidamente si fa strada anche la consapevolezza che questo patrimonio ha un suo interesse e un suo valore anche economico, se è vero che nella società odierna appare...

Moderazione / Leggere il Corano, oggi e qui

Da lettore e ascoltatore (moderato lettore, moderato ascoltatore) di giornali, di radio e di tivù, ho avuto in questi anni, sempre più spesso, l’impressione che molti parlassero di Islam e di Corano senza aver letto molto al riguardo, anzi – ad essere sinceri – senza aver frequentato per nulla né quel testo né quella teologia né quella storia. E se la cosa poteva apparire “normale” per il comune cittadino (il vecchio “uomo della strada”) avvezzo a dir la sua su tutto senza aver faticato gli occhi su nulla, mi pareva cosa ben più grave che a mostrare lo stesso comportamento fossero riveriti giornalisti, noti politici, perfino potenti maîtres à penser della scena culturale nazionale. È stata questa sgradevole impressione, molto banalmente, a indurmi, da qualche anno, a tentare se non lo studio almeno la lettura di quel Testo, di quei testi, consapevole fin dall’inizio che ero destinato a non provare mai l’ebbrezza del contatto diretto con la lingua originaria di quel Libro. Libro – come si sa – ancora più decisivo in quanto libro – che non altri testi sacri del monoteismo tanto da spingere qualcuno a dire che se il Cristianesimo è la religione del Dio in-carnato, l’Islam è la...

Jonathan Silvertown, cibo bevande ed evoluzione / A cena con Darwin

È nato prima l'uovo o la gallina? Quesito esistenziale e scientifico insieme, cui è difficile rispondere per quanto riguarda i risvolti esistenziali, mentre la scienza dell'evoluzione ha chiarito molto bene l'aspetto scientifico: è nato prima l'uovo. I primi animali a deporre uova fuori dall'acqua furono gli anfibi, ma erano gelatinose come quelle delle rane; troppo fragili e delicate, erano esposte a molti pericoli, primo tra tutti quello di essiccarsi rapidamente. Che fare? Mentre lentamente trasformava l'anfibio in rettile, come il feroce Tyrannosaurus rex autorevole antenato della gallina, l'evoluzione inventò l'amnio, una sacca piena di liquido contenente un embrione e attorno vi pose un guscio molto, molto resistente.  Inizia dall'uovo, “vera e propria metafora delle origini”, l'interessante e divertente saggio A cena con Darwin. Cibo, bevande ed evoluzione (Bollati Boringhieri), del biologo evoluzionista scozzese Jonathan Silvertown, docente di ecologia all'università di Edimburgo, in cui l'autore ci invita a “un pranzo ispirato all'evoluzione” giacché, spiega, tutto quello che mangiamo ha la sua storia evolutiva e, d'altra parte, la stessa evoluzione umana è proceduta...

Due mostre a Berlino / Lo spirito dell’alveare

A Berlino, in contemporanea, due mostre si misurano con due questioni cruciali per la cultura della nostra epoca. La prima riguarda l’eredità storica dell’arte moderna e la sua rivendicazione di autonomia estetica, tradizionali capisaldi i cui presupposti sociali e culturali e le cui pretese di universalità appaiono assediati sia dall’affermarsi di una visione policentrica, multiculturale, del mondo attuale sia dalla crescente erosione della stessa categoria di “arte” a vantaggio di quella ben più elastica e accogliente di cultura visiva. La seconda tocca invece le istituzioni-simbolo del “mondo dell’arte”: il museo e la mostra. In che modo aprire – “rendere inclusivi”, come si dice – questi luoghi a pubblici eterogenei, portatori di istanze culturali, di identità spesso mutuamente conflittuali?   Nonostante le differenze – la prima è un allestimento tematico di una grande collezione di arte del XX e XXI secolo, la seconda una stratigrafia multidisciplinare di un singolo momento della vicenda novecentesca – sia Hello World (Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart, fino al 26 agosto), che Neolithische Kindheit. Kunst in einer falschen Gegenwart, ca. 1930 (“Infanzia neolitica...