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Memoria

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L’estate dei Festival / Il Purgatorio delle Albe

Il cielo è “dolce color d’orïental zaffiro”, usciti dalle tenebre e dallo stridor di denti, dal contrappunto bestiale di bestemmie e rimpianti laceranti dell’Inferno, sulla spiaggia del Purgatorio. Il cielo era coperto di nuvole minacciose fino a poche ore prima dello spettacolo. Ora, davanti alla chiesetta di Santa Maria in Costantinopoli, in uno stretto budello dietro il Duomo di Matera, il sole splende verso il tramonto. Odore di incensi.    Matera, ph. Marco Caselli Nirmal. Si aprono le porte e Marco Martinelli e Ermanna Montanari, di bianco vestiti, inaugurano l’ascesa di un centinaio di spettatori-Dante Alighieri verso il culmine della montagna del Purgatorio. Si salirà, in questa tappa per Matera 2019 capitale europea della cultura della “Chiamata pubblica per la Divina Commedia di Dante Alighieri” del Teatro delle Albe iniziata a Ravenna nel 2017 con Inferno; si ascenderà, per raggiungere l’ultimo approdo del viaggio di purificazione, il Paradiso terrestre, solo al calar del sole, in una luce che indora i tetti della città dei Sassi. Si attraverserà un’altra chiesa, quella del Riscatto, piena di donne in abiti da sposa che gridano contro le violenze subite da...

La striscia di Chiappetti / Val d'Aosta

Malgrado il fatto che la nostra epoca sia quella della religione della natura e che gli “spazi verdi” siano al centro dell’attenzione, l’identità di un oggetto culturale apparentemente ben delimitato come il giardino appare piuttosto problematica. Il “giardino planetario” teorizzato dal paesaggista francese Gilles Clément resta una prospettiva utopica. La realtà è fatta di milioni di luoghi separati l’uno dall’altro (l’etimologia di hortus come pure quella di paradeisos, paradeiza indica un sito chiuso, un intervallo che si sottrae a ciò che lo circonda grazie a una sua differenza specifica) con rarissimi casi di vere “eterotopie” (Foucault), cioè di giardini che sappiano trasporci in un “altro mondo”. I giardini, anche quelli straordinari, hanno perso col tempo proprio la loro alterità estetica, pur mantenendo ovviamente la loro qualità di rifugio privato.     Fra i casi estremi che destano curiosità va raccontato brevemente quello di un lembo di terra di circa 1 km di lunghezza – all’estremità nord del Piemonte – che forma, malgré lui, una sorta di grande giardino collettivo di rara magia. La zona, situata nella frazione Chiappetti di Quincinetto, appare a prima vista...

Sangue amaro / Valerio Magrelli, i nervi a particelle

Un amico comune, che lo conosce bene, sostiene che Valerio Magrelli da un pezzo sia entrato nella sua “fase Cossiga”. Chi non ricorda lo switch misterioso (e, si favoleggiava, chimicamente indotto) per cui a un certo punto del settennato al Quirinale, sino ad allora come da tradizione sonnacchioso, il già mite (in apparenza) e taciturno servitore dello Stato, proveniente dalla mite (in apparenza) e taciturna Sardegna, di punto in bianco si trasformò, à la Mr Hyde, nell’icona scatenata del Picconatore? Come la Diva all’avvento del Sonoro il già-taciturno, troppo a lungo compresso, Esternava: Cossiga talks. Gli storici sostengono che fu quella, da noi (l’originale, per una volta, non l’avevamo brevettato noi: ma la California di Ronald Reagan), l’epifania del Potere che si presenta (e si giustifica) come Sovversore. Non c’è bisogno di aggiornare il paradigma al nefasto panorama politico di oggi.    Un non meno misterioso reagente deve aver operato una simile trasvalutazione di tutti i valori (per dirla col Filosofo del Martello) nell’autore mitissimo, capelli rossi e occhiali dalle lenti spesse, che a vent’anni esordisce sotto le candide insegne di una poesia filosofica e...

The Dead don’t Die / Gli zombi votano Lega

Il film del 2013 di Jim Jarmusch sui vampiri – Only Lovers Left Alive – fu bene accolto dalla critica. Il film recente dello stesso Jarmusch sugli zombi – The Dead don’t Die – è stato invece maltrattato da critici e commentatori. Mi chiedo se questa differenza di valutazione di due film che fanno il verso a due generi cinematografici classici non sia conseguenza in parte delle figure prescelte: i vampiri sono “nobili”, gli zombi invece sono “plebei”, quindi volgari. Per cui chi fa un film di zombi, perde automaticamente la propria aura. Sin da quando venne creato col romanzo The Vampyre di John William Polidori, pubblicato a Londra nel 1819 (Il vampiro, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 2009), il vampiro appartiene al mondo aristocratico. Era Lord Ruthven, frequentatore della vita mondana londinese, attratto specialmente dal sangue delle belle donne. Polidori era amico e medico personale di Lord Byron, che aveva spinto lui e altri a scrivere un “romanzo gotico”, ma per lunghi anni il pubblico inglese era convinto che Polidori fosse uno pseudonimo di Byron stesso, il più famoso letterato snob dell’epoca. Oggi la storia letteraria insinua malignamente che la figura del Lord vampiro...

Ritratto 11 / Levi e gli occhiali

Basso Cannarsa ha scattato questa fotografia insieme ad altre in un giorno di febbraio del 1987. Non so se sia l’ultimo ritratto di Levi, di sicuro è uno degli ultimi. Lo scrittore si ucciderà due mesi dopo, l’11 aprile 1987, gettandosi nella tromba delle scale del suo palazzo. Credo che sia uno dei più bei ritratti di Primo Levi. La parte destra del volto emerge dal buio con una forza inattesa, mentre il lato sinistro rimane immerso nel buio, eppure lo si vede ugualmente. Basta anche solo metà del viso per far capire l’intensità della concentrazione di Primo Levi. S’è messo in posa e guarda altrove, verso qualcosa che si trova alle spalle di chi lo sta fotografando. Sembra perso nella contemplazione d’un oggetto che non scorgiamo o di un pensiero che non conosciamo. Come potremmo altrimenti? Nella fotografia c’è solo questo sguardo che allude ad altro. Si tratta dello sguardo di chi si è smarrito, tuttavia conserva ancora una precisa concentrazione su di sé, una forma di presenza nell’assenza. Lo dice la postura delle braccia incrociate; le due mani, che si scorgono in basso, sono come un contrappunto all’espressione del volto. La barba biancheggia in primo piano, ma ad attirare...

Maselli alla Milanesiana / Citto, ma come hai fatto?

Con quell’eleganza della quale solo la gentilezza è custode, Citto Maselli ringrazia chiunque incroci il suo percorso. Con due occhi attenti che sembrano stare perennemente dietro all’amata cinepresa, intenti a fendere il mondo, cercando di trovarne una chiave di lettura. Sulla soglia degli 89 anni, nei giorni scorsi il regista romano è stato ospite del festival La Milanesiana, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi; un’occasione per tornare ad attraversare il suo cinema attraverso pellicole come Gli sbandati (1955), Gli indifferenti (1964), Il sospetto (1975) e l’ultimo lavoro Le ombre rosse (2009), intrise di impegno e ideologia, di desiderio e rivoluzione, con una coerenza che oggi lo rende uno dei grandi maestri della tradizione cinematografica italiana.    Milano l’ha omaggiata con un meritato premio alla carriera. Come si sente quando la chiamano Maestro? È una parola che mi fa sempre un po’ ridere, mi lascia attonito. Recentemente Valeria Golino ha dichiarato che ogni volta che ha un dubbio dietro alla macchina da presa si chiede “Citto come l’avrebbe fatta?”. Mi ha colpito perché era la domanda che mi facevo pensando a Visconti, quando avevo dubbi sulla scena mi...

La genesi del Barocco / Utrecht, Caravaggio und Europa

La mostra “Utrecht, Caravaggio und Europa” – presso l'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, dal 17 Aprile al 21 luglio 2019, precedentemente presso il Centraal Museum di Utrecht – prosegue nel solco coscientemente formalista inaugurato dal precedente panorama sul Rinascimento fiorentino. Qui il centro è occupato dall'opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio – presente con il San Girolamo (1605/06) di Monserrat, la Medusa Murtola (1597) in proprietà privata, le romane Buona Ventura (1595/96) e Deposizione di Cristo (1602/03), quest'ultima in mostra fino al 27 maggio –, e i diversi gradi di interpretazione e trasformazione che gli artisti dell'epoca hanno costruito sulla ricezione del “caravaggismo”. Se in mostra sono presenti artisti italiani come Orazio Gentileschi (ma non Artemisia) o Bartolomeo Manfredi, francesi e italo-francesi come Simon Vouet e Valentin de Boulogne e spagnoli come Jusepe de Ribera, il nucleo della tesi allestitiva verte su quegli artisti da Utrecht, che a Roma assimilano, digeriscono e trasformano il linguaggio di Caravaggio – non solo, ma a modo loro e secondo il proprio bagaglio culturale – introducendolo poi nella propria città, al ritorno dal soggiorno...

I Sacri Monti / Un pellegrinaggio gerosolimitano in surplace

Alla fine del quindicesimo secolo, mentre la flotta ottomana spadroneggiava sul Mediterraneo orientale rendendo impossibile ai cristiani il pellegrinaggio verso i luoghi santi di Gerusalemme, due furono i modi, entrambi dettati dalla fede e presieduti dalla capacità immaginifica, con cui, nelle nostre terre, si ovviò all'impedimento: il primo, più solipsistico e riservato ai pochi alfabetizzati, consistette nel figurarsi ciascuno da sé il proprio viaggio inventandoselo a partire dalle suggestioni evocate dalla lettura dei diari di chi lo aveva realmente compiuto; il secondo, invece, molto più teatrale, corale e popolare, fu quello di ricostruire in patria gli scenari dei luoghi della passione di Cristo, con microarchitetture popolate da statue policrome a grandezza naturale, preferibilmente erette in siti montuosi, da cui derivò loro il nome di Sacri Monti. L'inventore di questo Gran teatro montano, come cinque secoli dopo lo avrebbe soprannominato Giovanni Testori, fu Bernardino Caimi, vicario dell’ordine dei frati minori del Comune di Milano e già Custode del Santo Sepolcro; mentre il primo a credere in quell'impresa e a finanziarla largamente fu Ludovico il Moro (anche se quei...

Sciascia Trenta / Gli zii di Sicilia

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Ci sono vari motivi per riprendere in mano Gli zii di Sicilia, tutti eminentemente semiotici. Si tratta di una raccolta di racconti pubblicata nel 1958, relativa, quindi, alla primissima fase della produzione dello grande scrittore di Racalmuto. Il testo può addirittura essere annoverato...

Un successo non privo di dispiaceri / Il premio Goncourt a Marcel Proust

I biografi di Proust – penso in particolare a George Painter e a Jean-Yves Tadié, presenti in traduzione anche nelle nostre librerie – non hanno mai avuto dubbi: con il conferimento del premio Goncourt a All’ombra delle fanciulle in fiore, il 10 dicembre del 1919, l’autore della Ricerca passa dalla condizione di letterato apprezzato da una ristretta élite a quella di romanziere illustre di cui nessun francese colto può permettersi di ignorare il nome. «Il Premio portò di colpo a Proust quella fama che non aveva guadagnato in trent’anni», scrive Painter. Più cauto, Tadié parla di “un successo non privo di dispiaceri”; entrambi ricordano come, nel clima ancora fervido di commozione per il sacrificio di tanti giovani soldati, gran parte della stampa avesse sperato di veder premiato un romanzo di guerra che celebrasse il mito dei poilus e consegnasse alle generazioni future il ricordo della vita in trincea. Roland Dorgelès, ex-combattente pluridecorato, con il suo libro di memorie Les Croix de bois costituiva agli occhi dell’opinione pubblica il candidato ideale; preferendo alle sue pagine un romanzo ora introspettivo, ora mondano, come quello di Proust, la giuria del Goncourt scatenò...

30 giugno 2009 - 30 giugno 2019 / Pina Bausch: è tempo di ascoltare la sua voce

Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Pina Bausch, avvenuta il 30 giugno del 2009. In questa ricorrenza, salutiamo la memoria di questa somma coreografa celebrando una donna che ha segnato le arti. Su un piano allo stesso tempo personale e collettivo la sua figura, con la sua storia e la sua “post memoria”, ci invita oggi a mettere in discussione, profondamente, il concetto stesso di presenza e come questo costituisca una materia liquida e misteriosa che, nel suo caso, continua a fluire liberamente dalla scena alle scene, dalla realtà alle realtà, dalla vita alle vite, tra passato, presente e futuro. In un certo senso si potrebbe dire che, paradossalmente, Pina Bausch non è mai stata tanto viva e presente nelle pratiche e nei discorsi sulla danza quanto in questi ultimi dieci anni: fra tributi, citazioni e ammiccamenti, l’eco della sua poetica e della sua opera coreografica si è insinuata, come sottile aria liquida, dentro tutti gli immaginari del contemporaneo. La sua morte ha liberato la forza delle immagini create dal suo genio e ha permesso che queste via via fiorissero e successivamente andassero a impollinare – attraverso il lavoro concreto e artigianale degli interpreti...

L'idiozia della perfezione / Cipolle (e lampascioni)

Non entrai nel negozio del fioraio sfizioso che le esponeva in vetrina insieme agli ellebori. Ma sorrisi divertita e sgranai gli occhi davanti a quei vasetti di coccio in cui stavano allogate singole cipolle ramate o rosse, con il loro ventaglio di foglie cilindriche e un biglietto dalla grafica ben studiata. Come fossero presenze rare, or ora giunte da un lontano angolo di mondo nella loro camicia di seta lucida e frusciante. Non sembravano cipolle fresche, frutto di semina o bulbillo, piuttosto cipolle del raccolto precedente lasciate rigermogliare.     Gli inglesi ci hanno insegnato a guardare agli ortaggi con intenzioni non solo gastronomiche, e non sorprende trovarne accanto ai fiori tradizionalmente coltivati in giardino o in vaso. Siamo persino assuefatti alle aiuole di brassicacee dalle forme e dai colori più insoliti, poco meno ai carciofi che troneggiano e spadroneggiano tra cespugli di rose, alle biete dalle coste gialle e rosse, o ai fiori di pisello – non solo sweet peas – e ai peperoncini mescolati con le erbe aromatiche a gigli e campanule. Spendiamo per un bulbo di Allium gladiator quanto per quello di Fritillaria imperialis o persica, troviamo gradevoli...

Definire gli infiniti

La siepe   Che cosa significa definire se non, letteralmente, tracciare un/una fine, un confine, delimitare, «come quando si recinta un terreno, in modo da non confonderlo con le terre confinanti appartenenti ad altri? Grazie alla definizione si rintracciano caratteristiche comuni all'insieme di cose che stanno dentro il confine, le quali permettono di non confondere la cosa definita con altre» (Giuseppe Cambiano, Sette ragioni per amare la filosofia, Bologna, il Mulino, 2019, p. 43). Benissimo. Ma come definire l'infinito, che non ha estremità – come già preconizzava Epicuro e prima di lui facevano tutta la cosmologia e la fisica presocratiche – e che sfugge a ogni limite, gioiosamente superandoli tutti nella sua smisurata immensità? Forse riusciremo a definirlo, ci perdonino fisici e matematici, grazie a... una siepe!? Ecco apparirci davanti agli occhi la siepe del secondo verso dell'Infinito di Leopardi, presentata subito dopo l'ermo colle, entrambi al poeta cari. Quella siepe che ritorna nel quinto verso con un richiamo indiretto, di là di quella, per definire nuovamente l'interminato spazio che si stende quieto e silenzioso, ampio e materno come la chora platonica, oltre...

Dizionario Levi / Straniero

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nella Prefazione di Se questo è un uomo, Levi mette in guardia il lettore sui sintomi che rischiano di assumere forme politiche organizzate: “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ‘ogni straniero è nemico’. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all´origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.”                           Riguardo alle leggi...

Kundera / Il daimon della forma

È uscito da poco il saggio di Simona Carretta Il romanzo a variazioni per Mimesis. A partire dall’esame delle possibilità del romanzo contemporaneo di impiegare per l’articolazione delle sue storie strutture compositive solitamente associate alla musica, come il contrappunto, la fuga e in particolare la variazione su tema, il saggio è un invito a riflettere sul valore estetico che nel romanzo assume la dimensione formale. Contiene capitoli su Bernhard, Huston, Ergal, Huxley, Jonke, Broch, Kiš, Proust, Robbe-Grillet, Pinget, Calvino e una parte conclusiva dedicata a Kundera, dalla quale è tratto il brano che vi proponiamo.   (…) Si è detto che la conoscenza sviluppata dal romanzo è diversa da quella scientifica: se quest’ultima è specialistica, settoriale, la prima non rinuncia a un approccio totalizzante. Ciò la avvicina al genere di sapere generato dai miti.  L’affinità che il mito e il romanzo presentano può essere spiegata ricorrendo ancora una volta a un paragone con la musica. Per Claude Lévi-Strauss si può leggere un racconto mitico solo se si riesce a capire che: «ogni pagina è una totalità. E solo trattando il mito alla stregua di uno spartito orchestrale,...

L’estate dei Festival / Scatole cinesi: Scabia, Garbuggino/Ventriglia, Gruppo Nanou

D’estate lo sguardo si allarga, la prospettiva si sfrangia e si dilata. A Est e a Ovest, a Sud e a Nord i festival inventano nuovo teatro, o riepilogano quello già noto, aggiungendo sempre qualcosa, trascinando l’emozione e il pensiero da qualche parte inaspettata. Mentre il fascismo più becero riempie la cronaca politica con la questione dei migranti e pietà sembra morta, nell’orto del teatro si continua pazientemente a vangare, a seminare, a curare pianticelle fragili o più resistenti colture perché qualche nuova visione possa, lentamente, aprire le menti, far sbocciare.  Unisco qui tre pezzi che potrebbero d’essere d’occasione, cose viste, diverse, che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Eppure mi sembra che il lavoro che ci imponga d’estate il surplus di azioni teatrali fuori dai canoni dei palcoscenici tradizionali sia quello di cercare fili inconsueti, di far scoppiare cortocircuiti. Allora: scatole cinesi. Spettacoli che rimandano ad altri e ad altri ancora, in una catena potenzialmente infinita, composta di incroci, ritagliati da altri o più ampi contesti e ricomposti in cut-up rivelatori, per affacciarsi continuamente ad altre finestre, sul mondo, su sé stessi....

Raggiungere la felicità / Happycracy. Socrate scontento o maiale soddisfatto

La felicità è una cosa banale o non è. È così, e il suo valore non è certo sminuito per questo. Può capitare a tutti la “banalità del benessere” di un breve momento, transitorio, evanescente per la sua stessa natura costitutiva di sospensione della dura complessità del vivere. Nasce il tuo bambino, tutto si ferma, ed è una gioia squisita, che diventerà altro. Ti innamori, tutto si interrompe, e sei pervaso di sentimenti di piacere, che diventeranno altro. Sono stupende scintille che di tanto in tanto scoccano tra i fatti della vita, ma la felicità non può essere uno status, a meno che non ci si fermi alle zone epidermiche del nostro essere e lì si cerchi un appagamento relativo e simbolico. Se decidiamo di abitare il nostro mondo un po’ più in profondità le cose stanno molto ma molto diversamente.  Non ci sarebbe tanto altro da aggiungere a questa riflessione, storia del pensiero a parte, se non fosse che in tempi recenti la nozione di felicità è stata proditoriamente sottoposta a una vera e propria revisione che ha dato luogo a delle precise conseguenze nel vivere quotidiano. Questo è il tema di Happycracy. Come la scienza della felicità controlla le nostre vite (Codice...

Carla Cerati a Brescia / Forma di donna: storia di un libro e di un corpo

Alla Galleria dell’Incisione a Brescia si possono vedere circa venti delle fotografie che compongono “Forma di donna”, il libro che Carla Cerati pubblica nel 1978. Il tronco dai seni candidi e prosperosi, le cosce lunghe e rigonfie, la schiena arcuata, il busto rovesciato all’indietro con le braccia tese dietro la testa, la curva del ventre leggermente tondeggiante, un ciuffo di peli pubici sono le forme di un corpo a cui la Cerati decide di dedicare un libro. Dieci anni prima, la fotografa aveva realizzato con Gianni Berengo Gardin un libro destinato ad avere un enorme impatto tanto nella società, quanto nella storia della fotografia: “Morire di classe”, un’inchiesta sui manicomi in Italia e nel 1974, con “Mondo Cocktail”, smaschera il vuoto in cui sono immerse le élites milanesi, divise fra eventi mondani e stravaganze. Eppure non è stato facile giungere alla composizione di “Forma di donna”. Se per i reportages commissionati dai giornali il mondo entra facilmente nel suo obiettivo, per questo libro il processo creativo è più sofferto. “Non amo spiegare, e forse non ne sono neppure capace, i motivi che mi spingono a un lavoro creativo, il suo nascere dentro di me come idea, il...

La Biblioteca del ghiaccio / Nancy Campbell nel fragile mondo dei grandi ghiacciai

Nell’immaginario comune il ghiaccio è spesso avvertito come un fenomeno naturale statico e quasi privo di ogni altra suggestione che non sia il freddo o la durezza. Ben altra e ampia prospettiva apre La biblioteca del ghiaccio, dell'inglese Nancy Campbell, pubblicato in Italia quest’anno da Bompiani. È un diario di viaggi nelle Alpi svizzere, in Groenlandia e in Islanda, in Canada e nel New England, tra libri antichi e moderni, tra incontri con cacciatori di foche e di narvali e con studiosi dei cambiamenti climatici, tra guide alpine, pattinatori e musicisti. Alla ricerca di quelli che i geologi chiamano “fiumi di ghiaccio dinamici”. La Campbell è una poetessa con una grande curiosità per la conoscenza scientifica. Leggere queste sue pagine significa apprendere informazioni, gustare aneddoti, assimilare conoscenze, e riemergerne con un’idea viva e caleidoscopica del ghiaccio.      Le prime battute narrano l’abbandono dell’impiego presso un libraio londinese: lasciata alle spalle questa parte di vita, la Campbell si inoltra nel viaggio vero e proprio. Prima tappa un periodo di lavoro  presso il museo etnografico e di arte locale di Upernavik in Groenlandia; in...

Ritratto 10 / Teatro delle dieci

“Il teatro mi mette allegria”, così s’intitola un’intervista rilasciata da Primo Levi a Lionel Lingua e Guido Quarzo nel 1986 in occasione della messa in scena della Chiave a stella nella riduzione di Flavio Ambrosini. Non è quindi strano vedere un Levi sorridente. Con lui c’è infatti la compagnia del “Teatro delle dieci” che ha messo in scena tre suoi racconti. Levi è in alto, e sembra dire: Sono qui, cari attori. Lo indica Elena Magoia: Ecce homo. Gli altri, da sinistra, sono: Franco Vaccaro, Wilma Deusebio, Mariella Furgiuele, Gigi Angelillo. Il teatro si chiama così perché recita a quell’ora della sera, diretto da Massimo Scaglione. Siamo vent’anni prima di quella intervista, nel 1966, che poi è l’anno di pubblicazione di Storie naturali. Gli attori hanno portato in scena: Il sesto giorno, La bella addormentata nel frigo e Il versificatore. Levi aveva scritto i tre racconti per una commissione radiofonica, e poi inseriti nel libro. La foto l’ha scattata il marito di Elena Magoia, Aldo Zargani, allora impiegato alla Rai, dove era entrato come dattilografo nell’immediato dopoguerra. Zargani è un ebreo torinese, amico di Levi, scampato alla deportazione grazie al padre...

Le sconcertanti carte disegnate da Opicino / Europa violata e diabolico mar Mediterraneo

“Sono stato più volte coinvolto in azioni illecite” scrive il chierico Opicino de Canistris nella sua tormentata autobiografia, illustrata da una serie di tavole ispirate alle mappe dei cartografi genovesi. Ruotandole per orientarle rispetto ai punti cardinali, ciò che prima appariva come sfondo muta sorprendentemente in figura e viceversa. Si tratta del noto fenomeno percettivo studiato da Edgard Rubin.   Figura 14 tratta da Edgar Rubin, Synsoplevede Figurer. Studier i psykologisk Analyse, Gyldendalske Boghandel Nordisk Forlag, Copenhagen 1915. Alla sconcertante autobiografia di Opicino e alla tavole che la corredano, lo storico medievista Sylvain Piron ha dedicato un saggio (Dialettica del mostro. Indagine su Opicino de Canistris, Adelphi, Milano 2019) nel quale descrive il fenomeno d’inversione figura/sfondo come “percezione simultanea del negativo e del positivo” (p. 16). In realtà determinate aree di un campo visivo hanno forma solo per un dato tempo: non si possono vedere simultaneamente ma solo alternativamente. Non è un distinguo irrilevante perché l’alternanza al cambio di funzione di una linea di contorno è ciò che dirige l’attenzione. Lo spiega David Katz in La...

Il pugile che si dimenticò di combattere / I soldati di Giulio Trasanna

Immaginate un pugile, che, una sera, invece di salire sul ring, se ne sta tranquillo a casa, semplicemente perché s’è scordato di combattere. E perché poi s’è scordato di combattere? Perché qualcuno gli ha messo tra le mani una copia di Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche e lui, il pugile, si è gettato così a capofitto nella lettura da dimenticare tutto il resto, combattimento compreso. Il fatto non è inventato. Il pugile ha un nome e un cognome. Si chiamava Giulio Trasanna. Nato in Svizzera (nel 1905), cresciuto a Udine, vissuto a Milano, dove conobbe fior di scrittori e intellettuali (Sereni, Treccani, Visconti, De Grada e altri) e morto all’ospedale civile di Angera, riva sinistra del Lago Maggiore, nel 1962. Salvatore Quasimodo lo ricordò in un articolo il cui titolo, assai eloquentemente, suona Un poeta morto di stenti.   Un emarginato dunque, o, quanto meno, il classico esempio di outsider, di scrittore autodidatta lontano dalle tertulie, chiamiamole pure cricche, o non abbastanza integrato in esse per poter emergere quanto meritava. Nonostante ciò riuscì ad esercitare ugualmente un suo efficace magistero su alcuni giovani dell’epoca, tra i quali spicca...

Ferrarotti nella società irretita dalla tecnica / Reminisco, ergo sum: il pensiero "involontario"

«La caratteristica fondante degli esseri umani è la loro imprevedibilità, qualità straordinaria, che li distingue radicalmente dagli animali non umani e si manifesta nel pensare involontario, non pre-condizionato da uno scopo prefissato, libero e anche, talvolta, del tutto gratuito».  Secondo Ferrarotti, decano della sociologia italiana, gli uomini oltrepassano la prevedibilità perché hanno memoria. Paradossalmente è la consapevolezza dei ricorsi storici che ci rende affatto stufi di ciò che è razionalmente prevedibile. A renderci sfuggenti è proprio ciò che siamo stati. Più precisamente: ciò che ricordiamo di essere stati.   L’assioma di Cartesio si rovescia: da Cogito ergo sum a Reminisco ergo sum.  In Il pensiero involontario nella società irretita, pubblicato quest’anno da Armando editore, egli  affronta la memoria che costituisce l’essenza della nostra sopravvivenza sulla terra, tema che ricorre in altre sue opere precedenti. Il ricordo è, oggi, intaccato dalla comunicazione elettronica che lo rende superfluo.      Più che un saggio canonico è un pamphlet che analizza come la modernità dimentica, per citare il classico di Paul Connerton, in...

La scuola di Francoforte 3 / T. W. Adorno, Attualità della filosofia

Nella Germania degli anni Venti, all’indomani della pesante sconfitta subita nella prima Guerra Mondiale, negli anni della crisi politica ed economica, si è prodotta un’inedita ridefinizione delle prospettive critiche e degli approcci metodologici e cognitivi ai diversi campi del sapere. Si è iniziato ad esempio a osservare la letteratura dalla prospettiva sociologica, la filosofia da quella economica, la sociologia dalla specola della psicoanalisi e la storia dell’arte da quella della fisiologia umana.  Il progetto della scuola di Francoforte si definisce in questo clima culturale di profonde trasformazioni, soprattutto a partire dalla direzione di Max Horkheimer, ossia dal 1931. Con la pubblicazione dal 1932 della Zeitschrift für Sozialforschung la Rivista per la ricerca sociale l’istituto divenne un luogo di ricerche interdisciplinari a cui parteciparono a vario titolo figure come Theodor W. Adorno (1903-1969), Walter Benjamin (1982-1940), Erich Fromm (1900-1980), Siegfried Kracauer,(1889-1966), Leo Löwenthal (1900-1993) e Herbert Marcuse (1898-1972). Doppiozero presenterà alcune sequenze di questa ricerca, a partire dalla questione di quale sia il ruolo della...