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Memoria

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Eros, lingua, assenza / Anne Carson, economia dell'imperduto

Affinché ci sia un movimento, è necessario che ci siano una differenza e uno spazio. La differenza motiva il movimento, mentre lo spazio lo rende possibile; se non esiste differenza, i corpi tendono a conservare la propria posizione; se non esiste uno spazio, sono impossibilitati a muoversi per la legge dell’impenetrabilità. L’insieme di differenza e spazio può essere chiamato, in generale, distanza. Lo spazio della distanza è uno spazio erotico.   Eros il dolceamaro ed Economia dell’imperduto di Anne Carson, tradotti magistralmente da Patrizio Ceccagnoli per Utopia Editore, hanno a che vedere con diversi tipi di distanze, e coi confini tra esse. Il primo saggio parla di amore; il secondo di economia. Penso che ci sia un modo per tenere insieme questi due libri, e che quel modo sia intenderli come una riflessione sul tradurre, inteso come atto non solo linguistico ma anche economico, erotico e, da ultimo, ontologico, o addirittura ontogenetico.    Simonide nacque su un’isola, Ceo, a metà del VI secolo a.C.. All’epoca, Ceo era un luogo estremamente povero, arido, roccioso, tanto che i suoi abitanti, per sopravvivere, avevano dovuto ideare un metodo di controllo...

Un libro di Jacob Stegenga / Curare e prendersi cura

Ad un ennesimo, incauto, che un giorno gli aveva chiesto se avesse effettivamente letto tutti i libri della sua biblioteca, Umberto Eco raccontava di aver risposto che i libri non si comprano per leggerli – suvvia! – semmai per averli a portata di mano quando ti servono. Alla categoria appartiene di diritto Curare e prendersi cura. Introduzione alla filosofia della medicina di Jacob Stegenga, appena edito da Aboca (l’originale è del 2018, e mai come in questo caso le date contano), un libro che è bene sapere in che scaffale rapidamente pescare quando se ne abbia bisogno. E certo, a maggior ragione da ché le nostre vite sono state travolte dall’onda (anomala?) di Covid-19.   Infatti, a chi non è capitato in questi ultimi due anni – più o meno quelli che passano tra la pubblicazione originale e la traduzione nel nostro paese – di discutere di medicina, diagnosi, terapie, epidemiologia, studi clinici, farmaci, vaccini, efficacia, effetti collaterali, salute, malattia… in casa (spesso forzatamente) o in pubblico, ascoltando i pareri esperti, le convinzioni personali o le opinioni estemporanee? Quanti, tra coloro che la medicina la conoscono, la praticano, la studiano – qualcuno...

Saggi, conferenze, frammenti / Aby Warburg fra antropologia e storia dell'arte

C’è sempre bisogno di leggere lentamente e in profondità, come ammoniva Nietzsche, ma con certi libri è l’unica strada possibile, ad esempio per la raccolta di saggi di Aby Warburg (1866-1929) appena uscita da Einaudi a cura di Maurizio Ghelardi (Aby Warburg, Fra antropologia e storia dell’arte. Saggi, conferenze, frammenti, 725 pp.). Il volume fa séguito a quello, sempre tra i Millenni, dedicato ai saggi dello studioso amburghese su temi astrologici. Ghelardi propone una ricca serie di testi di Warburg, alcuni inediti in Italia, altri già pubblicati – a cominciare dalla prima edizione degli scritti dello studioso (La rinascita del paganesimo antico, 1966) – ma proposti ora in una nuova traduzione; si tratta di articoli, tracce di conferenze, appunti, un frammento di autobiografia, le carte sulla Ninfa fiorentina, e altri materiali ancora. Il tutto è commentato da una ricca sequenza di fotografie in bianco e nero (straordinarie quelle che Warburg stesso scattò in occasione del suo viaggio americano “nel territorio degli indiani Pueblo”) e da tavole a colori fuori testo (gli affreschi di Piero della Francesca in San Francesco ad Arezzo).   L’introduzione di Ghelardi è un...

Ristampato un classico / Strand e Zavattini: c’era una volta Un paese

Che strana sensazione aprire Un paese riedito da Einaudi e sfogliare le sue pagine, guardare le fotografie di Paul Strand e leggere le parole di Cesare Zavattini. Strano, perché le poche immagini del fiume Po che ci sono, salvo qualche dettaglio, come il ponte di barche a Viadana, potrebbero essere state scattate nei mesi scorsi, mentre il paese, Luzzara, non c’è più, o meglio ora è un altro paese. Pubblicato sessantasei anni fa, nell’aprile del 1955 questo libro ci mostra un mondo scomparso, quello appena uscito dalla Seconda guerra mondiale e da una guerra civile che da quelle parti era stata particolarmente dura e crudele, per entrare di lì a poco nella immancabile modernità italiana. Si può dire che Un paese segni la fine del neorealismo passando dal campo del cinema a quello della fotografia, dopo essere transitato attraverso la letteratura, e al tempo stesso questo libro inaugura un capitolo della sociologia visiva del nostro Paese, dell’Italia, nuovo e originale.    La storia del libro ha tre protagonisti: Paul Strand e Cesare Zavattini, attori principali, e il team della casa editrice Einaudi composto da Giulio Einaudi, Giulio Bollati, Italo Calvino e Oreste...

Artificerie Almagià, 16/20 dicembre / Credi alle fate?

giovedì   Sono passati sei mesi dall’ultima recita di Sylvie e Bruno. Domani sera torniamo in scena a Ravenna, per quattro giorni. Quando riprendi uno spettacolo, al principio ti sembra di non saperne più nulla: non ricordi i gesti, le traiettorie, non sai come prendere le luci. Poi succede qualcosa di strano. Sulla scena ti accorgi che il tuo corpo ne sa molto più di te, c’è una specie di memoria fantasma che ti guida. Mentre Luigi ci indica i punti da segnare con piccole croci fotoluminose sul pavimento bianco, mi torna in mente una scena bellissima del romanzo di Lewis Carroll da cui abbiamo tratto lo spettacolo. C’è Arthur, innamorato di Muriel. E c’è Muriel, innamorata di Arthur. I loro corpi, però, non sanno trovare la strada dell’incontro. Sono in riva al mare, il cielo è coperto da un ammasso di nuvole. Sylvie e Bruno, piccole fate invisibili, guidano delicatamente i piedi e le mani dei due amanti. Sylvie afferra il bastone da passeggio di Arthur e lo sospinge verso un gruppo di fiori bianchi, sulla battigia, là dove passeggia Muriel, tanto che Arthur, che non sapeva bene come comportarsi, crede che quella sia la sua volontà. «L’uomo era totalmente inconsapevole che...

La mostra alle Scuderie del Quirinale / Nel corpo dell’“Inferno”

  Dopo aver superato i tre controlli all’ingresso (temperatura, green pass e ticket) e aver lasciato gli “ingombri terreni” nel guardaroba, si accede all’Inferno salendo le scale – ovviamente elicoidali, seppure ascendenti. Su, al primo piano dell’Inferno, avvolti dal buio spezzato dalle “disperate strida” degli allarmi fatti scattare dai visitatori vinti dalla seduzione del colore, inizia il percorso ideato da Jean Clair e Laura Bossi per commemorare i settecento anni dalla morte di Dante. Ospitata dalle Scuderie del Quirinale dal 15 ottobre al 9 gennaio 2022, la mostra raccoglie le rappresentazioni dell’Inferno dantesco – da cui il titolo Inferno – succedutesi nei secoli. Lo spettatore, trasformato in un novello abitante degli inferi, percorre passo a passo le dieci sale tematiche fino a «usci[r]», letteralmente, «a riveder le stelle» (Riveder le stelle è appunto il titolo dell’ultima sala che raccoglie, tra le altre, le “stellari” opere di Anselm Kiefer e Gherard Richter), in un crescendo tanto emotivo quanto cronologico che, nella parte finale, lo costringe a un faccia a faccia con il proprio inferno: ovvero con l’ormai umano – troppo umano – inferno contemporaneo che,...

La figlia che non piange, un libro postumo / Il ritegno di Scarabicchi

In uno scritto dedicato all’arte della poesia titolato Tra ombre di percezioni fondanti, Zanzotto distingueva due diverse linee di forza che attraversano la poesia del Novecento. La prima risalirebbe ad Artaud e implicherebbe innanzitutto lo sconvolgimento dionisiaco della lingua e dei suoi codici irrigiditi, l’idea che la parola in se stessa sarebbe già un “tradimento dell’essere” (Artaud). Si tratta di una linea di forza della poesia fondata sull’enfatizzazione del gorgo pre-significante de lalingua, come direbbe Lacan, che troviamo in un primo piano potente nello Joyce di Finnegans Wake. La seconda linea farebbe invece capo a Mallarmé e definirebbe la tendenza apollinea, ermetica, misurata, fondata sulla compostezza formale, sulla purezza e sul vigore del significante, sull’uso ascetico ed essenzialista del linguaggio, della poesia. Mentre la prima linea di forza enfatizzerebbe la sperimentazione ardita, futurista, surrealista, sovversiva della lingua nella sua dimensione babelica, la seconda opererebbe per riduzione, sottrazione, ascesi. Va da sé che se dovessimo collocare l’opera di Francesco Scarabicchi, l’immenso poeta marchigiano scomparso dopo una lunga malattia l’aprile...

25 settembre 1952 - 15 dicembre 2021 / bell hooks: l’arte sottile di trasgredire

“Quando ho letto Cime tempestose, da ragazzina della classe operaia che lottava per trovare se stessa, da emarginata, ho sentito che Heathcliff ero io. Per me era il simbolo di una specie di razza nera: era un emarginato, non gli era permesso stare al centro delle cose. Ho trasposto il dramma di vivere nel Sud dell'apartheid nel mondo di Cime tempestose e mi sono sentita in armonia con quei personaggi.”   È bell hooks, mancata il 15 dicembre scorso, a raccontarlo in una conversazione del 1998 con la scrittrice africana-americana Maya Angelou, per poi aggiungere: “Sono così turbata quando le mie studentesse si comportano come se leggessero solo donne, o gli studenti neri come se potessero leggere solo neri, o gli studenti bianchi identificarsi solo con uno scrittore bianco. Sono convinta che la cosa peggiore che ci può capitare è perdere di vista il potere dell’empatia e della compassione”.   Per hooks questa indisponibilità a identificarsi con il presunto altro da sé senza chiedersi chi abbia stabilito quell’alterità, in base a quali interessi e con quali reciproche perdite, è un’enorme e pericolosa lacuna dell’immaginazione, una disfatta del pensiero critico, forse...

Un saggio di Franco Brevini / Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali?

Gli intellettuali: che rompicapo. Se non ci fossero, andrebbero inventati. Ma quando ci sono, ci piacerebbe ogni tanto staccare loro la spina. Non perché dicano cose che non vogliamo sentirci dire, secondo uno dei loro maggiori miti di nobiltà. Ma perché piangono sempre sulla loro estinzione. È più forte di loro, per un semplice motivo: l’intellettuale moderno nasce brandendo la spada contro la propria epoca, nella misura in cui quest’ultima ha spalancato le porte a una cultura degradata e massificata. In altre parole, non esiste intellettuale senza lotta contro la sparizione che minaccia la sua specie. La sua forza simbolica si fonda su una primordiale immagine di fragilità: quella di un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. O se preferite quella di un pezzo di cristalleria in balia degli elefanti.    Inoltre, non si può non ricordare che sono tutti maschi. E questo non li turba minimamente. Nelle 300 pagine dell’ultimo libro di Franco Brevini intitolato Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali? La crisi dell’autorità culturale (Cortina), che vi consiglio di leggere se volete capire qualcosa della turbolenta storia degli intellettuali, non c’è una riga...

Parole per il futuro / Ridere

«L’umorismo è assolutamente indispensabile nel XXI secolo, il quale sarà umoristico o non sarà affatto»: così terminava la Storia del riso e della derisione di Georges Minois, pubblicata in Francia nel 2000 (trad. it. di Manuela Carbone, Edizioni Dedalo, Bari 2004). Siamo già a quasi un quarto del secolo, rifiuti e inquinamento non hanno fatto che crescere e noi non ci siamo adattati, come prevedeva lo storico del riso, anzi, ci siamo ammalati e non abbiamo riso. Ché poi, comico, umorismo e ridere non sono esattamente la stessa cosa, visto che televisione, facebook e instagram sono pieni di risate di falsa complicità che ci ricordano puntualmente che non c’è nulla da prendere sul serio: è un riso convenzionale, un riso senza gioia, un riso svilito, trasformato in merce.   C’è poi un riso ancora peggiore, di cui dà conto l’antropologo David Le Breton, che ha pure un nome: happy slapping, letteralmente “schiaffeggio divertente, allegro”. Consiste nel divertirsi e ridere dando ceffoni a degli sconosciuti, riprendendo il loro sgomento con il telefonino e postando le immagini su internet (ma siamo lontani da Amici miei). La pratica risale a una quindicina di anni fa ed è...

Storia e critica della ragione onirica / Sogni di spiriti immondi

Un libro che si proponga di indagare “storia e critica della ragione onirica” nel tentativo di scrutare il terreno incerto che connota il vasto regno del sonno non può essere che audace. Garelli indaga con attenzione scrupolosa il pensiero dei filosofi su questo tema e il lettore si ritrova a imparare come i confini fra veglia e sonno siano tutt’altro che definiti, non solo nella contraddittoria contemporaneità ma anche nei tempi di Cartesio, Rousseau e Kant in cui la modernità è nata e si è consolidata. Il libro si struttura in nove sezioni: Dall’onirocritica alla critica della ragione onirica; Un mondo incerto; I sogni di Monsieur Descartes; La derealizzazione; Reality shows; Songes et Lumières; Metafisica e Schwarmerei; Il sogno di una cosa in sé; La notte del mondo. Nella introduzione, dal titolo Penso dunque sogno, l’autore prende subito la parola così: «Questo libro parla di sogni. Falsi», nel senso che rappresentano immagini delle cose e non perché siano falsi in quanto sogni: al contrario sono una “verità percepita” che struttura l’identità dell’uomo, fra realismo e visione, sulla scia delle parole di Proust: «...la nostra vita, distratta dinanzi a cose di cui ignoriamo l’...

Genius Loci di Stefano Chiodi / La vita segreta degli esseri stanziali

In che misura è ammissibile parlare di legami di correlazione tra pensieri e territori, saper-fare creativi e incarnazioni di significati, opere d’arte e memoria della specie, l’assetto ecosistemico della Terra e l’avvicendarsi di diverse civiltà nel tempo? Cos’è la stanzialità? Siamo certi di aver compreso la sua natura o ci resta ancora molto da apprendere? Anche senza pretendere di rispondere in maniera esaustiva, è utile interrogarsi a riguardo. Lo è in quanto, essendo entrati nell’era dell’antropocene, si è chiamati a riconsiderare le facoltà umane, se non a ridefinire radicalmente alcune di esse. Per farlo, però, occorrerà innanzitutto districarsi da un nodo: decidere se credere, come perlopiù è accaduto in epoca moderna, negli effetti di strutture, sistemi e dispositivi impersonali che determinerebbero chi siamo, cosa facciamo e dove andiamo, oppure azzardare l’ipotesi che individui e comunità, pur nelle distinzioni delle culture e delle storie particolari, possano condividere in più luoghi e momenti una precisa attitudine antropologica a (ri)disegnare la propria esistenza planetaria.    Oggi sappiamo con sufficiente chiarezza che l’homo sapiens è di per sé una...

Tirature, censura e traduzioni / Leggere in Asia

Chi lo sa se in Asia si legge, e chi legge, e quanto si legge. Una Accademia Cinese per la Stampa e le Pubblicazioni presentò nel 2020 il risultato di una ricerca, precedente la pandemia: l’81% dei cinesi legge. Sarà vero? Questi signori apparecchiano un dato cui è difficile credere: il 92% per cento dei genitori di bambini sotto gli otto anni passa in media 25 minuti al giorno leggendo insieme ai figli. Bello pensarli lì, i padri le madri e i bambini, ma i dati rilasciati in Cina vanno presi con beneficio di inventario. In India invece i dati sono difficili da raccogliere, perché una immensa popolazione rurale resta scollegata al resto della società, dentro a una bolla, sì, o dentro a una bolla sta chi non li sa raggiungere: una decina di anni fa solo tre giovani su quattro erano alfabetizzati e si stimava che uno su quattro leggesse. In Malesia il Malay Mail (Kuala Lumpur è sede di una importante fiera del libro per bambini e ragazzi) sosteneva prima della pandemia che tre persone su quattro comprassero almeno un libro l’anno: più che in Italia.   Per quel che ne ho visto io, le frequenti lamentazioni italiane sulle abitudini di lettura non trovano riscontro in Cina, mai...

1500 pagine, dalla giovinezza agli ultimi giorni / Le lettere di Pasolini

Una nuova edizione Garzanti delle Lettere di Pasolini, che riprende l’edizione Einaudi (1989) curata da Nico Naldini e la integra di nuovi documenti, grazie al lavoro di Antonella Giordano: l’occasione per rivedere lo sviluppo di una intera vita intellettuale e privata. Se si guarda alla mole, e con un conto puramente quantitativo, si capisce già come una vita può essere spalmata su un epistolario: 1450 pagine nel totale, di cui 300 comprendenti le lettere degli anni Quaranta, 600 quelle degli anni Cinquanta, 200 per gli anni Sessanta, e 50 pagine scarse per gli ultimi cinque anni di vita. Impressionante, in effetti: a mano a mano che Pasolini diventa Pasolini, le sue lettere cambiano funzione, si modifica il ritmo, la loro dimensione indica già di per sé un processo biologico e intellettuale.  Cambia la tipologia, cambia il linguaggio, cambiano la “voce”, il timbro. Pasolini ne ha moltissimi di toni da utilizzare, ma con uno sguardo dall’alto, senza scendere ancora nei particolari, li potremmo classificare, e da questi iniziare un percorso dentro un intero mondo privato e culturale, dentro una psicologia che si appoggia su una serie di autoanalisi ferree, capaci di procedere...

Romanzi a fumetti / Paco Roca, Ritorno all’Eden

In un mercato dei graphic novel dominato dalle narrazioni autobiografiche, l’uscita di Ritorno all’Eden, ultimo lavoro di Paco Roca, sembra a prima vista una conferma di questa inarrestabile tendenza. Al centro del libro – dall’intrigante formato orizzontale, già sperimentato dal disegnatore spagnolo in La casa – è Antonia, personaggio ispirato alla madre dell’autore (come La casa, specularmente, aveva al centro la figura del padre).  Cresciuta durante la guerra in una modesta famiglia di Valencia, Antonia attraversa in punta di piedi la storia della Spagna franchista: la fame e la povertà, le gabbie inscalfibili della gerarchia sociale e della chiusa mentalità ecclesiastica, la paura dei “rossi”, il mitico ritorno dell’impero spagnolo, la rigida segmentazione dei rapporti di genere. Come un ramoscello, nello scorrere delle tavole Antonia è trascinata da una corrente più grande di lei, che non la travolge ma che non le lascia neanche scampo.     Chi già conosce l’autore di Rughe, il dolce racconto sulla vecchiaia e la malattia che nel 2008 lo ha consacrato tra i più importanti fumettisti contemporanei, sa però che Paco Roca si muove in territori narrativi lontani...

A che punto è la scena? / Premi Ubu, politiche e mondi possibili

Fine dell’anno. Tempo di bilanci. Anche nel periodo che stiamo vivendo, stretto fra l’impossibilità della rimozione di quanto accaduto e l’altrettanto comprensibile esigenza di andare avanti; nel permanere di uno schiacciamento sul presente che impedisce di affrontare un passato ancora in fase di elaborazione e però, perciò, pure di costruire un domani possibile.  Sarà rischioso, tendenzioso, vano, ma è un esercizio di analisi dell’accaduto – e, perciò, anche un po’ di immaginazione del futuro – quanto mai necessario. Anche perché a fine anno si affastellano occasioni di questo tipo, fuori e dentro casa, in teatro come altrove: dall’orizzonte imminente della domanda ministeriale per il nuovo triennio Fus, all’ormai fittissima moltiplicazione di premi che in Italia costella la chiusura dell’anno solare. Fra questi, il più storico e forse celebre: il Premio Ubu voluto da Franco Quadri, la cui 43a edizione, doppia stagione 2020-21, si è svolta il 13 dicembre al Cocoricò di Riccione e in diretta su Radio3.    La squadra di Politico poetico del Teatro dell’Argine di S. Lazzaro di Savena (BO). Che senso ha, dopo anni come questi – trafitti da difficoltà...

Live long and debunk / Star trek, la pista delle stelle

Il 13 ottobre 2021 l’attore novantenne William Shatner è diventato l’uomo più anziano ad aver fluttuato nello spazio, per la precisione ad aver fluttuato sopra la linea di Kármán, confine immaginario dell’atmosfera terrestre. E se vi state domandando chi è questo signor William Shatner, si tratta, ovviamente, del capitano James T. Kirk, il comandante di quella USS Enterprise impegnata in una missione quinquennale che non ha mai finito di far sognare milioni di persone sparse in tutto il mondo. L’universo narrativo di Star Trek in effetti sta vivendo giorni di gloria e numerose sono le nuove produzioni ad esso connesse. Star Trek, la pista delle stelle, tuttavia, non è qualcosa di inedito, ma è la ristampa di un (enorme) volume pubblicato da Mondadori nel 2017 e da anni introvabile in Italia, che racchiude la novellizzazione delle prime tre, storiche serie andate in onda negli USA dal 1966 al 1969. In Italia, in verità, il programma fu trasmesso per la prima volta su Telemontecarlo nel 1979 e poi sui canali di altre reti private. Star Trek, da noi, ha quindi saltato il Sessantotto e gli anni Settanta e chi lo sa se sarebbe piaciuta allo stesso modo se fosse uscita a ridosso delle...

Ritratti d’artista ad alta voce / Marisa Camino (1962)

Seduto sull’automobile ferma, penso alla strana mostra di Marisa Camino che ha avuto luogo all’inizio del mese nella foresta di Söhrewald, nei pressi di Kassel, in Germania. Pur lavorando da quindici anni in Spagna, soprattutto in Galizia, l’artista espone di rado. A dir la verità mette di rado in un qualsiasi tipo di cornice quel che disegna e dipinge. Questa reticenza, secondo me, non ha niente a che fare con la modestia personale; sembra venire piuttosto da una sicurezza rara ed è una parte essenziale della sua strategia di artista. Non potrebbe creare le immagini che crea senza una simile reticenza. Mentre ci penso, da un’infiorescenza di un castagno cade un singolo petalo che una lieve brezza fa volare sul parabrezza dell’auto, dove si incolla. Lo fisso.   Marisa Camino, Sin titulo, 1995. I disegni e i dipinti di Camino sono più simili a quel petalo che alla maggior parte delle opere attualmente in mostra alla Biennale di Venezia. Danno l’impressione di essere venute da altrove, anziché prodotte per essere esposte. Non portano traccia delle vanità che oggi accompagnano il concetto di Creazione artistica – modernista o postmodernista che sia. Le sue opere...

A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli / Pier a Novembre

Il podcast è un progetto Teatro delle Albe-Ravenna Teatro e doppiozero. Voci di Alessandro Argnani, Roberto Magnani, Laura Redaelli. Ideazione di Marco Martinelli e Ermanna Montanari. Regia di Marco Martinelli. Musiche di Daniele Nasi. Regia del suono di Marco Olivieri.   Non dimenticherò le domeniche di fine ottobre e di novembre 1991 quando, viaggiando da Firenze verso Treviso, dove avevo iniziato un nuovo lavoro, deviavo e mi fermavo all'Ospedale di Reggio Emilia. Lì, nel reparto Infettivi, era ricoverato il mio amico Pier Vittorio.  Quei viaggi in solitudine nella nebbia della pianura, con la mente dominata da pensieri cupi, domande senza risposte, furono il mio primo contatto con il dolore. Un dolore duro, che colpiva in modo diverso due persone, amici in quel modo indifeso in cui si può esserlo da giovani. Si è parlato di una “conversione” di Pier Vittorio in punto di morte. Non si può entrare nell’intimità di una persona, nemmeno se gli si è stati molto vicini. Racconto ora un episodio che è accaduto una di quelle domeniche che potrebbe avvalorare questa ipotesi. Certo, alla fine, è sicuro che si raccomandò l’anima a Dio, come forse faremo tutti,...

Sorrentino candidato agli Oscar / È stata la mano di Dio

Le zie, le sorelle di mio padre, erano quelle che più di tutte nominavano ‘o munaciello: bambino, piccolo monaco, creatura invisibile, figura magica, portento religioso, mistero della fede (o di chissà cosa) che si aggirava per casa. ‘O munaciello viene da racconti lontani, un po’ leggenda, un po’ verità. Per Matilde Serao, per esempio, era più vicino alla verità che alla leggenda, ma se pensiamo a Napoli la distanza tra leggendario e reale è sottile, così come quella tra falso e vero. Perciò ‘o munaciello esiste nelle cose di Napoli, un po’ lo vedi un po’ no, un po’ ci credi un po’ no. Ci credi quando ti conviene, magari. Nelle frasi delle zie la figura fiabesca era a volte un benefattore (soldi comparsi in un cassetto di cui nessuno ricordava la provenienza) altre era un dispettoso (cose sparite, oggetti finiti da qualche parte e mai più saltati fuori, piatti rotti senza che nessuno ammettesse di averli fatti cadere), ma comunque era una figura benevola. Forti di questo racconto una volta nascondemmo una zuppiera piena di fragole già pronte per essere servite, nessuno riuscì a trovarle per ore, e solo quando qualcuno esclamò: “Ma chi è stato? ‘O munaciello?”, le facemmo...

La città esperienziale / Stadi di alterazione

Sebbene in ritardo, anche l’Italia si vedrà sempre più investita dal vasto processo di privatizzazione degli impianti sportivi, soprattutto legati al calcio. Oggi il nostro paese sconta una condizione di evidente alterità rispetto ai principali mercati sportivi europei: solo quattro stadi in serie A, ovvero il 20% del totale, sono di proprietà dei rispettivi club; in Spagna la percentuale sale al 40%, in Germania al 61%, per finire con l’80% in Inghilterra. La proprietà pubblica è dunque, nel nostro paese, ancora la forma consueta del rapporto tra squadra di calcio e impianto di gioco, proprietà che è generalmente del Comune di riferimento, e solo in un caso (lo stadio Olimpico di Roma) di proprietà di un ente statale, il Coni. La transizione in atto comporta notevoli problemi, che però insistono su questioni tra loro differenti: da quella sportiva, legata alle capacità competitive delle squadre italiane nel contesto internazionale, alla sostenibilità finanziaria dei club; dalla competizione economica tra città, che sfrutta lo stadio come attrattore di capitali internazionali, per finire alla dimensione urbana, correlata allo stadio come importante elemento del paesaggio...

Galleria Anna Maria Consadori, Milano / Gli occhi di Steinberg

I ritratti di Steinberg non mi vengono molto bene. Gliene ho fatto più di uno, frugando tra le sue foto, ma nessuno mi ha mai soddisfatto pienamente. Il punto è che in un suo ritratto, perché sia proprio vero, non si può non cogliere, insieme ai lineamenti del volto, il carattere della sua mano, delle sue dita, della punta dei suoi polpastrelli. Perfino delle unghie. Del suo corpo intero, insomma. Quindi non è sufficiente guardare le foto e scavare nei segni della sua faccia.  Steinberg inoltre, davanti al fotografo, normalmente recita. Finge. Come fingono e recitano i suoi disegni. Steinberg ha disegnato e impresso in modo indelebile nella nostra mente il ritratto dell’America. In particolare di Manhattan, del suo aspetto e della storia. Come nessuno aveva fatto prima li ha tradotti in linee, ce li ha fatti vedere e scoprire. I suoi disegni si sono sovrapposti alle immagini reali, di persone e di cose, facendole diventare in questo modo un prodotto della sua mano. Per fare questo ha catturato un segno e, da grande domatore, la penna in mano come una frusta, l’ha messo ai suoi ordini.    Saul Steinberg, 2018, matita, carboncino e olio su carta, cm 33x23,8. Le...

15 dicembre 2020 - 15 dicembre 2021 / Corrado Ambrogio. Il malinconico ilare genio gentile

“Materiali, pelli, superfici. Abrasioni, scottature, graffi: urti, strappi, corrosioni. Gli acidi sui metalli, la spinta rovente della lava che rotola in mare fumigante e si rapprende spezzandosi e sobbollendo, e si incrosta di sale, di frutti di mare, di cose portate a valle dal fiume. Colline franate, montagne spaccate, molecole asportate da fibre tessute, da pelli conciate, grumi, sassetti, prodotti sintetici premuti, compressi, laminati, attorcigliati. Materie secche che rapprese si sgretolano, plastici materiali elastici che si deformano e avvolgono materiali flaccidi che cedono e si spargono su squame e scaglie e lamine di zinco, punte dure strisciano sul rame, lame fanno saltare croste di scoria dai metalli, veli ruvidi lentamente elettroliticamente si sovrappongono e cortecce disseccate saltano in un attimo via dal tronco. Ci sono compresenze di contrari, albumi vetrificati in polvere, sabbiatura inerte mentre evolve, residuati organici saltuari. I bitumi, le terre, i basalti, le plastiche soffiate calde e poi abbandonate svirgolate in qualunque posto, il cuoio sollecitato e le vernici, gli adesivi industriali, i solventi sulle superfici, sulle pelli, sui materiali.”...

Biografie epistolari / Kurt Vonnegut. Lettere da un bislacco autore di fantascienza

«Questo libro è stato scritto nelle lunghe ore che ho passato aspettando che mia moglie si vestisse per uscire. Se non si fosse vestita affatto, questo libro non sarebbe mai stato scritto». L’epigrafe che Groucho Marx mette in testa alle sue Memorie di un irresistibile libertino (Rizzoli, 1975) avrebbe potuto benissimo essere sottoscritta, adattata alla bisogna, da quel “bislacco autore di fantascienza” di Kurt Vonnegut, come avvertenza alla raccolta di lettere (1945-2007), selezionate dal curatore Dan Wakefield tra più di un migliaio, dal titolo Tieniti stretto il cappello. Potremmo arrivare molto lontano (traduzione di Andrea Asioli, Bompiani 2021).    Lettere, queste, scritte nelle lunghe ore passate aspettando, inutilmente, che qualche editore dalla visione lungimirante si decidesse a pubblicare «un barbaro, che scriveva senza avere alle spalle uno studio sistematico della grande letteratura, che non era un gentiluomo, che come un pennivendolo qualsiasi si era allegramente piegato a scrivere per delle riviste dozzinali – insomma che non aveva fatto la gavetta accademica»; lettere buttate giù in attesa che il dipartimento di antropologia dell’Università di Chicago...