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Musica

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Galleria Lia Rumma, Milano / Marzia Migliora, Forza Lavoro

Da anni, ormai, la Galleria Lia Rumma, segue con attenzione il lavoro di Marzia Migliora, artista piemontese la cui ricerca indaga – attraverso una pluralità di linguaggi, dall'installazione alla fotografia, dal video alla performance – i temi fondamentali della natura umana, quali desiderio, intimità, memoria, perdita e ossessione, nel tentativo inesausto di portare alla luce la natura delle relazioni tra l'individuo, gli spazi entro cui si muove, l'attualità e la storia.  Anche in questo caso, la personale dedicata a Forza Lavoro – un progetto interamente pensato intorno a nuove produzioni (2015-2016) – si snoda lungo i tre piani luminosi dell'edificio di via Stilicone a Milano (una vecchia fabbrica riqualificata), prendendo le mosse da un evento traumatico per la città di Torino, l'incendio doloso al Palazzo del Lavoro, progettato da Pier Luigi Nervi in collaborazione con Gio Ponti, come padiglione espositivo in occasione del centenario dell'Unità d'Italia, e pensato funzionalmente per accogliere l'esposizione internazionale del lavoro, celebrativa del progresso e del rapidissimo sviluppo industriale. In disuso dagli anni Settanta, ancora oggi in stato d'...

Roberto Paci Dalò, il drammaturgo dei media

Ha da poco ricevuto il “Premio Napoli 2015” per la lingua e la cultura italiana. Premio che ha condiviso con Paolo Poli, Bianca Pitzorno, Serena Vitale. Sto parlando di Roberto Paci Dalò, un musicista e artista italiano le cui drammaturgie e le cui composizioni hanno sempre attribuito un ruolo importantissimo alla sperimentazione sonora. Da appassionato docente e produttore di radio mi ha sorpreso, in positivo, la notizia che un premio di questa importanza fosse stato attribuito a un artista che ha lavorato tanto con il suono e le nuove culture digitali in un paese dove queste due cose – la dimensione sonora dell’arte e l’incrocio con le culture digitali – sono sempre state viste come delle nicchie ai confini del teatro e dei linguaggi più tradizionali. Finalmente un premio “per la lingua e la cultura italiana” riconosce il lavoro di un artista il cui linguaggio è stato prima di tutto quello sonoro e digitale, ancor prima che quello strettamente musicale o teatrale.   È difficile definire Roberto Paci Dalò: come musicista, regista teatrale, sound artist, artista visivo, compositore, regista...

Bianconi&Baustelle. La resurrezione della carne

Si è detto spesso che nel secondo Novecento le canzoni hanno sostituito la poesia, l'alta letteratura, nel sentimento e nella memorabilità individuale e collettiva; così ogni decennio ha avuto i propri interpreti: gli urlatori, i cantautori impegnati e quelli, diversissimi tra loro, del riflusso anni ottanta. Sul discrimine di due secoli – il 1989 – per qualità in Italia cominciano a diventare centrali le band e retrospettivamente è chiaro che sono i CCCP, plasticamente divenuti CSI, a battezzare gli anni affluenti della nascente globalizzazione, con i primi massacri di nuovo conio a partire dall'ex Jugoslavia, con l'opposizione no global stroncata ufficialmente a Genova nel 2001 e la critica avant-pop in letteratura e in televisione (la Rai tre di Guglielmi). Il loro combattentismo apocalittico lascia il posto nel decennio successivo a un'apocalisse già scontata e resa per contrasto in forme morbide e pop da parte del nuovo gruppo di riferimento, i Baustelle. Un'appropriatezza di confezione che Francesco Bianconi, l'autore dei testi, smarrisce però nel suo primo romanzo Il regno animale (...

L'occhio dilatato di David Bowie

Abbiamo già letto tutto. Ascoltato tutto. Le radio sono sature della musica di Bowie. Tutti cercano il saluto più brillante a una delle più grandi icone culturali del nostro tempo. È già stato scritto tanto. Le cose più interessanti le ho lette sulle pagine Facebook della mia rete di amici. Molti facevano gli snob e criticavano quelli che lo ricordavano mostrando il proprio dolore su Internet, altri più ingenuamente postavano le loro canzoni preferite, a ripetizione. Altri più intellettuali analizzavano la sua importanza per l’arte contemporanea o per la liberazione sessuale, altri ancora discutevano delle sue differenti fasi musicali, dal blues, al folk, al glam, al soul, all’elettronica, alla new wave, alla musica sperimentale. Quelli che ho apprezzato di più sono stati coloro che hanno semplicemente condiviso un videoclip, senza commenti. Altri hanno ricordato la coda fatta per vederlo uscire dalla chiesa di Saint James a Firenze dopo essersi sposato con Iman, o l’esordio italiano a Monsummano terme nel 1969, a un improbabile Festival Internazionale del Disco. Noiosi, antipatici, malinconici o...

Bowie è risorto su una stella nera

«La celebrità non è il tuo cervello, è una fiamma che ti consuma per renderti un martello» cantava David Bowie in Flame, la canzone di Young Americans cui collaborò John Lennon, l’album che lo vide battezzarsi nelle acque afroamericane del rhythm ’n' blues esattamente al centro degli anni Settanta (1975). L’inglese David Robert Jones era nato a Brixton l’8 gennaio del 1947, ed è morto il 10 gennaio 2016, dopo 69 anni di vita di straordinarie creazioni. «È morto in pace, circondato dalla sua famiglia» recita il post sulla sua pagina ufficiale Facebook. Diciotto mesi di lotta contro il cancro: tutto il tempo per risistemare le sue tante vite, i suoi tanti avatar teatrali (Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler, The Thin White Duke); tutto il tempo per meditare sulla morte e pubblicare il suo ultimo disco Blackstar in coincidenza misteriosa con la sua morte; tutto il tempo per scrivere Lazarus e lasciarsi filmare in un video perturbante come i primi corti di David Lynch: degente in una branda di asylum desolante e agghiacciante, con gli occhi fasciati di bende di mummia e due borchie...

David Robert Jones. In the centre of it all, your eyes

  Di te ricorderò il sorriso. Di te ricorderò il vento siderale. Di te ricorderò che ricorderò.             Di te, terrò a mente che è possibile fuggire in avanti e stare vicini. Portare nell'Ultratempo chi riesce a sintonizzarsi per farci capire che l'Universo è immenso, i pianeti infiniti, le stelle innumerevoli. Con te, abbiamo saputo che per essere veramente Umani, è (ovvio!), occorre essere Alieni. Alieni a tutto ciò che è dato, utilizzandolo per rimescolare le carte. Così tu ora, gran teatrante che non sei altro, ci lasci con il colpo di scena: alla scadenza dell'anno 69 – il numero del Sole! - che cosa fa? Ci regali una Stella Nera per ricordarci Il Sole – anzi, miliardi di astri che illuminano miliardi di pianeti, miliardi di alieni, forme di vita a noi (presuntuosetti terrestri) sconosciute. Il tuo ultimo segnavia parla chiaro: l'arte risorge da una Stella Nera e tu non eri tu, perché eri tu/tutti   Something happened on the day he died Spirit rose a mentre and stepped aside Somebody else took his place, and...

Scrivere musica oggi

L'avvento di Internet ha cambiato completamente il modo di pensare la musica sia per chi ascolta che per chi scrive; si tratta probabilmente di un fenomeno unico in tutta la storia e non credo sia ancora possibile comprenderne la portata epocale per chi ha la fortuna (o la sfortuna, a seconda dei punti di vista) di viverlo nella propria contemporaneità. Le somme di questo nuovo approccio al pensiero musicale si tireranno forse tra un secolo, ma intanto non si può fare a meno di notare il divario abissale che esiste tra chi studia composizione oggi e chi ha cominciato anche solo trent'anni fa. Chi appartiene alla mia generazione (quella dei cinquantenni) ricorda bene le code in biblioteca al Conservatorio per poter dare un'occhiata alle partiture contemporanee presenti in archivio, oppure le attese di mesi per riuscire a ottenere una certa partitura in arrivo dall'estero oppure un Cd con qualche novità di musica contemporanea. Oggi la maggior parte degli studenti ha accesso istantaneo a tutto quello che viene prodotto, spesso trasmesso in diretta streaming. Migliaia di partiture sono disponibili gratuitamente online e collegandosi a YouTube o...

Boulez dittatore di linguaggi

Pierre Boulez, compositore e direttore d’orchestra francese, è morto il 5 gennaio scorso a Baden-Baden, dove viveva dagli anni Sessanta: il 26 marzo avrebbe compiuto 91 anni. Ogni anno, da dieci anni, molti ne celebravano gli 80 anni, il compleanno, i 90 anni… C’era il bisogno di fare storia su questo musicista che si è piantato nella musica a metà Novecento in modo lucido, perentorio, inestirpabile. La sua formazione matematica ne ha sempre improntato il pensiero: poco emotivo, ha sempre pensato le sue rivoluzioni come un sistema formale, una esplorazione del mai udito, in linea con il compositore da cui decise di fare iniziare la sua storia: Edgar Varèse, che a differenza degli altri capostipite dell’avanguardia del Novecento, Schönberg e Berg, aveva chiuso definitivamente i conti con le forme tonali e emozionali dell’Ottocento; pochissime note composte, e l’inizio della sfida tra puro suono e silenzio. Con la Scuola di Darmstadt negli anni Cinquanta Boulez ebbe rapporti molto stretti: diresse a Parigi lavori di Stockhausen, stimava enormemente Bruno Maderna. Continuò a dirigere molte prime assolute del...

Nei labirinti di Thomas Bernhard

Siamo oltre l’amato Ludwig Wittgenstein in Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard. Siamo oltre il consiglio, l’acquisizione finale del suo Tractatus logico-philosophicus: “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”. Nella commedia del 1986 (è davvero una commedia? o piuttosto è una tragedia? Per parafrasare il titolo di un raccontino, sempre dell’autore austriaco: ma forse è una tragedia travestita da commedia o viceversa…), in Ritter, Dene, Voss si parla, si parla tantissimo, su una realtà oscura, indecifrabile, intessuta di odi familiari cresciuti lungo anni e anni, con idiosincrasie che hanno portato alla follia, con megalomanie e vuoti affettivi che hanno fatto marcire per sempre, sotto la crosta di perbenismo borghese, tre vite, quelle dei fratelli Worringer.   Ritter, Dene, Voss in foto Mazza, Palminiello, ph. Claudia Marini   È un balletto familiare di due sorelle intorno a Ludwig, controfigura mascherata e grottesca del filosofo Wittgenstein, mescolata con quella del suo nipote pazzo del romanzo Il nipote di Wittgenstein. In libera uscita dallo Steinhof, il...

Toglietegli tutto ma non il suo Brel

C’è qualcosa di nuovo, nel Belgio, anzi, di strano. La nazionale di calcio è seconda nel ranking mondiale Fifa, dietro la sola Argentina. Tra dilaniate cronache politiche nazionali la sua capitale, Bruxelles, è anche la capitale dell’Unione Europea. Per i francesi, i belgi da sempre sono stati degli stupidoni, e Gustave Flaubert nel Dizionario dei luoghi comuni alla voce BELGI scriveva: «Chiamarli francesi contraffatti, fa sempre ridere: “Come ben sapete…”». Se veniamo a conoscenza di un genio belga, è perché se ne è andato dal Belgio: Eden Hazard e Thibaut Courtois giocano nel Chelsea, Marouane Fellaini nel Manchester United e Vincent Kompany nel Manchester City. Jacques Brel se ne era andato a Parigi. Il Belgio prima o poi vincerà i Mondiali. Paul Van Haver, in arte Stromae (che si pronuncia Stromaï), il mondo se l’è già preso a 25 anni, e ora ne ha 30, e ha voluto restare a Bruxelles.   Tra gli altri belgi che hanno inventato qualcosa che è piaciuto al mondo ci sono anche Hergé (Tintin dal 1929) e Peyo (Les Schtroumpfs ovvero i Puffi dal 1959...

Dente. Favole per bimbi molto stanchi

Sotto un temporale che pareva interminabile, la scorsa estate, pensai all'improvviso che il mio cantante preferito del momento era Dente. O era stato in tram mentre guardavo fuori dal finestrino la città? E il disco che preferivo era L'amore non è bello e i pezzi A me piace lei, Buon appetito, Solo andata (per uccidersi allegramente, fischiettando).     Dicono che Dente sia un appassionato di enigmistica, oltre che di giochi di parole; di certo è un autore di canzoni palindrome. Per lo meno dal punto di vista delle situazioni e dei sentimenti cantati. Sono tutte e sempre canzoni d'amore, e di disamore: L'amore non è bello è come pensare immediatamente che l'amore è bello, come è impossibile non pensare all'elefante se si intima “non pensare all'elefante!” Si fa fatica a capire se le storie d'amore in Dente siano finite o no, se iniziano o se sono soltanto immaginate; piuttosto sembrerebbero essere in corso ma pronte a tracollare. Sono storie reversibili, palindrome appunto: Buon appetito potrebbe raccontare di un dopo, ma si ha qualche lecito dubbio; potrebbe trattarsi della...

S-ballare serve a qualcosa

Dionisiaco/apollineo: nelle stagioni della nostra vita quante volte siamo entrati e usciti da queste opzioni esperienziali? Prima le canzoncine, poi il rock e il gusto di ascolto che si affina (o non si affina diventando o meno “intellettuali” o “non-intellettuali”)… poi adolescenza e giovinezza offrono la svolta “politica”: essere dentro o fuori? Ballare o s-ballare? La dimensione antropologica della festa è sempre stata calendarizzata, steccata da margini di controllo sociale al cui interno ognuno «fa ciò che vuole» (Rabelais, Gargantua); dai riti greci (baccanti, riti orfici) ai Carnevali medievali… Quanti quadri di Brueghel sembrano uno scatto da un free party degli anni Novanta? L’eccesso genera caos, e per quanti il caos è bellezza? Se la musica classica è armonia apollinea, il jazz è free, è improvvisazione, è generazione di imprevisto e mai udito all’interno di un preciso spazio di ascolto sociale: il concerto.           Da sinistra: Civilization ends here; Castelmorton flyer   Anche la scrittura...

Nella materia del suono

Avete mai pensato di aprire un tombino nella vostra via per scendere all'interno delle fogne e ascoltare come sia l'acustica del luogo? Probabilmente no (almeno spero per voi), eppure questo è esattamente quello che lo scrittore e professore di ingegneria acustica Trevor Cox fa all'inizio di questo affascinante volume, Pianeta Acustico, pubblicato da Dedalo Edizioni (traduzione di Andrea Migliori, 2015).   Il sistema fognario inglese è solo uno degli innumerevoli luoghi visitati da Cox in questo curioso viaggio all'interno dei suoni. In un mondo oggi dominato dall'esperienza visuale tendiamo a prestare sempre meno attenzione ai fenomeni sonori anche se, paradossalmente, siamo circondati da essi praticamente in ogni momento della giornata. Suoni che ci inseguono ovunque, dalla metropolitana alla musica diffusa nei negozi, nei bar, proveniente dalle automobili in fila con la nostra, in un flusso interrotto che proprio per la sua continua presenza ci è diventato indifferente e quasi invisibile.   Questo libro ci svela moltissimi suoni nascosti in diverse località del mondo, da Londra a Hong Kong, dai deserti del Mojave in California (dove le dune di Kelso producono suoni...

Nella materia del suono

Avete mai pensato di aprire un tombino nella vostra via per scendere all'interno delle fogne e ascoltare come sia l'acustica del luogo? Probabilmente no (almeno spero per voi), eppure questo è esattamente quello che lo scrittore e professore di ingegneria acustica Trevor Cox fa all'inizio di questo affascinante volume, Pianeta Acustico, pubblicato da Dedalo Edizioni (traduzione di Andrea Migliori, 2015).   Il sistema fognario inglese è solo uno degli innumerevoli luoghi visitati da Cox in questo curioso viaggio all'interno dei suoni. In un mondo oggi dominato dall'esperienza visuale tendiamo a prestare sempre meno attenzione ai fenomeni sonori anche se, paradossalmente, siamo circondati da essi praticamente in ogni momento della giornata. Suoni che ci inseguono ovunque, dalla metropolitana alla musica diffusa nei negozi, nei bar, proveniente dalle automobili in fila con la nostra, in un flusso interrotto che proprio per la sua continua presenza ci è diventato indifferente e quasi invisibile.   Questo libro ci svela moltissimi suoni nascosti in diverse località del mondo, da Londra a Hong Kong, dai deserti del Mojave in...

Il paradigma dei carnivori. I Linkin Park e The Hunting Party

La musica, secondo Roland Barthes, è un discorso amoroso che struttura i valori profondi dell'immaginazione, specialmente quando esprime il non detto attraverso le sue vibrazioni e quella grana della voce che non è solo un timbro vocale, ma veicola una tensione tra musica e linguaggio, trasposta nel corpo del performer. La voce con i suoi toni può modulare qualsiasi stato emotivo e trasmetterlo a chi ascolta. Il plus dell'esibizione live di un cantante o di una band è il riuscire a connettersi empaticamente con il pubblico, articolando, attraverso la grana della voce, una certa trasformazione dell'esistenza, un'esperienza. Non è un requisito di tutti i musicisti ma, sarò anche di parte, tra coloro che hanno questo “dono” ci sono sicuramente i Linkin Park che, dopo un anno e tre mesi dalla loro ultima esibizione in Italia, tenutasi a Milano il 10 giugno 2014, torneranno il 6 settembre al Rock in Roma.   Il loro ultimo album, The Hunting Party, pubblicato il 17 giugno 2014, segna una svolta stilistica interessante nella storia del gruppo rispetto alla costante dell'uso del pronome “noi” nei...

Al Bano, Romina, felicità e (non solo) kitsch

La folla che, sciamando dalle carrozze della S-Bahn, si dirige verso il teatro lungo un suggestivo sentiero attraverso il bosco ha un che di rituale nel suo andare, come se stesse compiendo un pellegrinaggio: composta e silenziosa per quanto colorata e multiforme.        Corresponsabile dell’impressione il bosco stesso all’interno del quale, a ridosso dello stadio voluto da Hitler per le Olimpiadi del 1936, fu costruito l’immenso anfiteatro detto Dietrich-Eckart-Freilichtbühne (teatro all’aria aperta Dietrich Eckart), ribattezzato nel dopo guerra Waldbühne (Teatro del bosco) per eliminare il riferimento all’ideologo nazista. La torre campanaria, facente parte del complesso monumentale dell’Olympia Stadion, domina quasi minacciosa l’ingresso al teatro dove, smaltiti da un efficiente servizio di steward addetti ai controlli di sicurezza, gli spettatori fluiscono attraverso i cancelli affiancati da due bassorilievi dell’epoca effigianti i soliti corpi possenti e nudi del totalitarismo nazista. Lo scenario, una volta raggiunto l’anfiteatro, è spettacolare: gradinate spartane a perdita d...

San Francisco

Nonostante le spiacevoli traversie dei viaggi andati a male sappiamo che non sarà questo a fermarci. Le esperienze di viaggio ci insegnano che la prossima volta potrebbe andare meglio, anche quando tutte le evidenze volgono al peggio. C’è, nel viaggio, la forza di una sorpresa, l’idea di novità, la deriva profonda dell’avventura, quella che il filosofo Jankélévitch pensava fosse la chiave dell’idea di inizio, di ri-partenza o di qualcosa che “stacca” il tempo normale e lo fa diventare una freccia. C’è, nel viaggio, la busta a sorpresa che una volta si comprava in edicola. Non importava quel che c’era dentro, giornaletti, soldatini, cianfrusaglie, ma era l’aprirla il momento magico. Il viaggio è un avvio. E soprattutto esso è una riproposizione del presente, riporta il presente dove dovrebbe stare.   Adesso che sto ballando in un posto improbabile, nell’unico quartiere off rimasto a San Francisco, Bayview, un ghetto nero in cui la gentrification tarderà ad arrivare, adesso lo sento il presente. In una dark room di un bar malandato all’angolo della...

Vacanza al mare

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Cominciamo con la vacanza al mare, con il mitico accompagnamento delle musiche di Paradisi, Couperin e Händel e un montaggio fra memoria e dolcezza di film che vanno da Domenica d'agosto di Emmer a Ferie d'agosto di Virzì, passando per Tati, Rohmer, Risi e il cinema classico.   Ci rivediamo la prossima settimana con l'Intervallo dedicato ai film ambientati in montagna, seguito da quelli dedicato ai film ambientati al lago o in campagna, per chiudere poi a fine agosto con le vuote, desolate, a volte bellissime vacanze in città.    ...

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary” (seconda parte)

Dopo l’uscita di giugno, ecco la seconda parte dello speciale contributo a cura di Savvy Contemporary che risponde alla domanda Why Africa?. Lo fa attraverso “alcune sonorità che potrebbero rappresentare, racchiudere e rivelare alcune forme e significati dell’Africa”- come scrive il fondatore e direttore di Savvy Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “è attraverso il suono che teniamo in vita i nostri antenati e attraverso il ritmo che sentiamo battere il loro cuori.”  Buon ascolto e buona estate!   lettera27 English Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response (part two)

Following the June issue, here is the second part of the special contribution by Savvy Contemporary that engages with the question Why Africa? They do it through “some of the sounds that could embody, encompass and reveal some form and meaning of Africa” –writes Savvy’s founder and director Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “For it is through sound that the ancestors are kept alive and through rhythm that their pulses keep the beat.” Enjoy the tunes and the summer!   lettera27 Italian Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro De Mbanga - No make erreur   Fela Kuti - O.D.O.O...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response

This month we asked our friend Bonaventure Soh Bejeng Ndikung to engage with the question “Why Africa?”.  A curator, a biotechnologist and a music aficionado, Bonaventure is the founder and director of SAVVY Contemporary in Berlin, an independent space for the discourse on art between the 'West' and the 'Non-West' which is currently running a crowdfunding campaign to support its upcoming exhibitions. The SAVVY team is an extremely passionate and talented group of volunteers committed to bringing high quality cultural content in an independent and bold manner. Please support their campaign here, there are still a few days left to make the difference. And now, enjoy their unique contribution to our column.   lettera27 Versione italiana   Savvy Contemporary team, ph. Luise Volkmann     "Why Africa?" is more than an eerie question to ask. It calls for obvious counterquestions like "Why not?", straightforward answers like "Africa is this or that"... most of which are furnished by banalities, simplicities and predictabilities. In its complexities on many cultural,...

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary”

Questo mese abbiamo chiesto al nostro amico Bonaventure Soh Bejeng Ndikung di affrontare la domanda “Why Africa?”. Curatore, biotecnologo e appassionato di musica, Bonaventure è il fondatore e direttore di Savvy Contemporary Berlin, uno spazio indipendente dedicato ai discorsi sull’arte tra “l’Occidente” e “il non Occidente”, che ha lanciato una campagna di crowdfunding a sostegno delle sue prossime mostre. Il team di Savvy Contemporary è formato da volontari appassionati e talentuosi, impegnati a promuovere contenuti culturali di alta qualità in maniera indipendente e coraggiosa. Vi invitiamo a sostenere la loro campagna qui: rimangono solo pochi giorni per fare la differenza. E adesso godetevi il loro speciale contributo alla nostra rubrica.   lettera27 English Version   Savvy Contemporary team, ph. Luise Volkmann     "Why Africa?" è una domanda alquanto difficile da porre. Verrebbe naturale rispondere “Perché no?”, o fornire risposte più articolate tipo “L’Africa è questo o quest’altro...”, la maggior parte...

Carmen, l'amore dissoluto

Esistono pagine della nostra letteratura europea che, pur appartenendo ad altre epoche storiche, hanno mantenuto nei tempi attraversati una sorprendente capacità di aderenza all’attualità: opere che sanno trovare al loro interno un potenziale di modernità che le proietta nell’oggi e nelle questioni che lo animano. Carmen di Prosper Mérimée è certamente una di queste opere. Soprattutto attorno a questa novella si sviluppa il lavoro di Mario Martone in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 19 aprile.   Con questa produzione del Teatro di Roma e dello Stabile di Torino, si rinnova il sodalizio tra Martone ed Enzo Moscato, autore di Lacarmèn, stesura napoletana dalle pagine di Mérimée, creata ad hoc per questa occasione. Nella riscrittura sono introdotte alcune novità importanti, come l’ambientazione dell’opera a Napoli, città che non solo fa da sfondo all’opera, ma che si erge a vero e proprio cosmo di azione, con le sue caratteristiche contradditorie e fascinose. Si passa così dalla originale Siviglia e dall’universo andaluso alle stradine dei Quartieri...

Con delle cuffie sulle orecchie

Raramente si pensa ai materiali che sono serviti alla costruzione delle case nelle quali abitiamo, così come raramente ci si preoccupa di sapere da dove provengano le tonnellate di pietre, mattoni e cemento che ci circondano. Qui a Parigi ad esempio conoscevo le cave del parco delle Buttes de Chaumont, attive fino alla metà del XIX° secolo, per esserci andato diverse volte sia con mio figlio che con amici. La loro parte emersa almeno, già perché la maggior parte di queste cave sono sconosciute e inaccessibili ai più, quindi misteriose e spesso 'dimenticate'. Avevo sentito dire di lavori di consolidamento a Ménilmontant, dove ho abitato per alcuni anni, di cemento versato per settimane intere in buchi oscuri senza saper bene dove questo andasse a finire e se mai quel buco si sarebbe potuto veramente colmare. Ma quando si dice che Parigi è costruita per buona parte su una sorta di groviera, si pensa normalmente alla metropolitana, alle fogne o alle catacombe, raramente a qualche cosa di più prosaico come sono le cave di pietra. Non sapevo invece che cave di ancor più grande dimensione esistono subito al di l...