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Politica

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Red mirror / La Cina e il Grande Fratello

Ci siamo accorti che la Cina c’è e insieme agli Stati Uniti dominerà il mondo prossimo venturo. L’Europa, speriamo riesca a uscire dalla morsa. Ogni buon libro che parli del gigante cinese è allora benvenuto, e alcuni tra i giornalisti italiani più informati e competenti ne stanno sfornando. Simone Pieranni in Cina ha abitato molti anni, e ora la segue dalla sua posizione agli esteri del Manifesto, che non per nulla è diventato il giornale italiano che sforna in continuazione notizie interessanti sull’Asia tutta, grazie anche a una batteria di freelance abituati a consumare le suole delle proprie scarpe nel mondo reale. Questo suo Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in cina, per Laterza, indaga la trasformazione del reale in Cina, con un titolo che è tutto un programma: programma rispettato.   Riesce, Pieranni, a immergerci in quella distopia geograficamente localizzata che sta diventando la Cina, il paese tecnologicamente più avanzato al mondo che di questa supremazia farà il grimaldello per una penetrazione geopolitica e soprattutto culturale. Si parte da wechat, app totalizzante, socialmente olistica, dentro alla quale già da anni i cinesi trovano tutto, e fanno tutto....

Un conto rimasto aperto / Ma perché siamo ancora fascisti?

Il vento del cambiamento (editoriale)   Il fascismo è ancora qui? Perché non l'abbiamo “tolto di mezzo”? Negli ultimi anni, sussurrando o gridando che il lupo era tornato, non si è fatto che parlare di fascismo, in un proliferare di prefissi (neo-, post-, cripto-, para-, filo-, ecc.) a suggerire che non è proprio la stessa cosa, ma neanche così diverso. Nel polverone sollevato da tutta questa attenzione – mediatica, politica – sul fascismo, tra saggi e romanzi di vario tipo, l'anno scorso è apparso un faro, un “manuale di autodifesa” (così l'abbiamo definito) che si faceva strada attraverso il passaparola, forte della sua nitidezza: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo di Francesco Filippi (Bollati Boringhieri 2019).  Non si trattava di un caso isolato: negli stessi mesi erano usciti altri volumi di indubbio valore come Il fascismo dalle mani sporche a cura di Paolo Giovannini e Marco Palla (Laterza), Mussolini e i ladri di regime di Mauro Canali e Clemente Volpini (Mondadori), la riedizione di Un anno di dominazione fascista di Giacomo Matteotti (Rizzoli) e Dopo Mussolini. I processi ai fascisti e ai collaborazionisti (...

Effetti economici / I conti del Covid

In un momento quanto mai delicato per l’Italia in cui non passa giorno dove non si parli delle gravissime conseguenze economiche della pandemia, stimate venerdì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un crollo del Prodotto interno lordo quest’anno del 9% nella migliore delle ipotesi, che potrebbe arrivare al 13% nella peggiore (che non comprende tuttavia eventualità da lui definite “estreme”), in un momento in cui una parte della popolazione è sempre più disperata per la perdita di guadagni essenziali alla vita di tutti i giorni che non sarebbero stati sufficientemente tamponati dagli aiuti statali e un’altra parte fa forti pressioni per poter riprendere le proprie attività economiche, c'è chi si chiede se la “cura”, il distanziamento sociale e il lockdown, non sia peggio della malattia. E chi invece comincia a temere che – di fronte a una seconda ondata del virus – alcuni governi potrebbero decidere di non fermare più le attività a rischio, anche quelle non essenziali, costringendo le persone ad andare al lavoro e i ragazzi a scuola, nonostante il rischio di morte, sacrificando la vita di alcune persone per un supposto vantaggio economico che...

Figure a colori / L’ultimo foglio

L’ultimo foglio di lire è stato quello da 500mila. C’era la faccia dell’autoritratto di Raffaello Sanzio sul davanti – pagabili a vista al portatore – e nel retro La Scuola di Atene disegnata da uno dei soliti incisori della Banca d’Italia (le belle banconote italiane, un classico buon gusto, la storia maggiore regolare del pantheon degli uomini illustri).  Non è un caso che l’artista, considerato il più armonioso, puro e spirituale, sia stato messo proprio sulla banconota della più alta cifra – mezzo milione! –  mai emessa dalla Zecca dello Stato. Raffaello a 500 anni dalla morte e da 500mila lire ricorda di quando eravamo belli, ricchi e famosi, quando la lira era simpatica e gli euri non avevano rovinato tutto. 

Democrazia e controllo / Trump e Twitter: l'ipocrisia

Era inevitabile. Prima o poi sarebbe successo. È iniziato un duro scontro tra i social e il potere politico. La posta in gioco è il valore e il senso della libera informazione e dunque della democrazia.  Protagonisti del duello sono Donald Trump e Twitter, che un paio di giorni fa ha bollato due tweet del presidente degli Stati Uniti d'America sul voto per corrispondenza con il punto esclamativo. Come ha spiegato un portavoce di Twitter al “New York Times”, secondo il social network preferito di Trump, quei tweet «contengono informazioni potenzialmente fuorvianti sulle modalità di voto e sono state etichettate per fornire ulteriore contesto». Ai punti esclamativi, il presidente ha risposto duramente: un ordine esecutivo renderà più facile portare il social network in Tribunale se assumono il ruolo di "moderatori" delle fake news, cancellando post o chiudendo account.  Per capire la portata di quello che sta accadendo, e la posta in gioco, è necessario fare qualche passo indietro. I social network sono infestati di fandonie, lo sappiamo tutti. È il loro stesso meccanismo a premiare gli “acchiappaclic”: non importa se una notizia è vera o falsa, basta che attiri traffico....

INDICATIVO PRESENTE 2 / 8. Le formidabili ragazze del lockdown

La distanza non si è accorciata. Non fisicamente. Ma Didattica A Distanza (DAD) io non la chiamerò mai. La chiamo Didattica Digitale (DD): c’è, o meglio, dovrebbe esserci da minimo dieci anni, non come un rattoppo a un disastro planetario, ma come una delle didattiche per favorire meglio la realizzazione degli studenti, portarli a consapevolezza, autonomia, capacità di giudizio critico, valutazione delle fonti, ascolto delle opinioni degli altri ed espressione assertiva delle proprie. Ieri ho visto in piazza mamme con la faccia intelligente che facevano urlare a figlie di dieci anni con la faccia intelligente “no didattica a distanza! vogliamo le maestre!”… che altro avremmo potuto fare per evitare di morire in duecentomila invece che in trentamila? Andare in cassa integrazione e abbandonare davvero i nostri studenti?  Il peggio in questi tre mesi lo hanno dato i docenti che a stento si sono alzati dal divano da cui sparavano compiti confusi su WeSchool, su Telegram, su mail: a inizio marzo erano il 70% del corpo docente; le rappresentanze sindacali hanno chiesto che i bonus premiali vengano ripartiti equamente tra i colleghi; chi non ha fatto quasi nulla, facendo però andare...

Un Marx geografo: David Harvey

Geografia del dominio (Ombre corte 2018) raccoglie quattro brevi saggi di un autore di valore, David Harvey: geografo, ma esploratore di molti aspetti del contemporaneo nelle sue diverse declinazioni. Il suo libro più noto, The Condition of Postmodernity (1989), univa la lettura del postfordismo ai fenomeni culturali, artistici e architettonici del postmodernismo. Mostrava in fondo che questa corrente di pensiero – così influente nelle arti applicate, nell’urbanistica e nell’architettura di fine Novecento – era direttamente riconducibile a forme di produzione e a modelli di accumulazione flessibile tipici del tardo capitalismo. Negli anni, Harvey si è sempre più riferito a Marx: non al marxismo ma al testo marxiano, fonte inesauribile di analisi e profezie di quella che chiamiamo ora tutti “globalizzazione”. Nell’ultima occasione che ho avuto occasione di ascoltarlo, a Urbino davanti a un pubblico di studiosi dei fenomeni urbani, Harvey ha svolto una lezione sul Secondo Libro del Capitale, quello in cui Marx analizza il fenomeno della circolazione del capitale. E ha spiegato con quegli strumenti marxiani l’attuale finanziarizzazione delle città globali: sedi oggi di immensi...

Diario 8 / Scatole magiche da Silvan

Nell'ultima settimana ha tenuto banco il gioco politico. Non c'è un altro modo per dirlo, anche se l'idea di gioco in un momento così drammatico risulta terribilmente cinica e, dunque, mostruosa.  Ma questo è: gioco, balletto, teatro. Si comincia con la bagarre alla Camera seguita a un intervento del deputato 5stelle Ricciardi che prova, interrotto da urla belluine (e persino sputazzi di leghisti che per farsi sentire meglio si sono anche abbassati la mascherina, e poi, nella foga del battere pugni sugli scranni, hanno pure rotto un microfono, 'sti esagitati), a esporre una critica al modello Lombardia. Non che Ricciardi dica niente di particolarmente sconvolgente, solo un'imprecisione (l'ospedale in Fiera non è stato realizzato con soldi pubblici, bensì con donazioni dei privati), ma per il resto nulla di diverso da quello che diciamo, da giorni, da mesi, in tanti. Cittadini, medici, giornalisti, famiglie dei malati, movimenti, ripetono da tempo che così in Lombardia non va bene. Non è andata bene. È sotto gli occhi di tutti.    Eppure, guai! Bagarre! Che non si parli di commissariamento, che non è il momento di sollevare questioni e obiezioni, e guai a toccare la...

Maturità / L’esame non s’ha da fare!

  La scuola è uno dei temi più complessi da affrontare, ad alto tasso di discussione e di ideologizzazione con posizioni ben delineate, che si fanno più acute in momenti di drammatica urgenza come quelli che stiamo vivendo. Nei mei passati interventi su Doppiozero, a cui rimando per gli aspetti che qui trascurerò, ho sempre cercato di tenere conto delle diverse opzioni in campo e di essere equilibrato e realistico; qui però vorrei dire nel modo più chiaro possibile cosa penso dell'esame di stato in arrivo. L’Ordinanza ministeriale sugli esami di Stato è stata pubblicata il 16 maggio, in ventotto pagine, di cui 5 per i dispositivi di legge, e 2 allegati. Attesa per settimane, è stata anticipata da versioni in bozza (con evidenziazioni e puntini di sospensione) e interviste, che hanno alimentato immagini sbagliate e ansie di studenti, genitori e docenti; un dato perfettamente allineato allo spirito del tempo, in genere poco propenso a leggere le normative fino in fondo, nei luoghi e nei tempi della loro ricezione istituzionale. La cosa non è da poco in un ambito in cui, pare imbarazzante ricordarlo, la forma è sostanza. Il nucleo della questione mi...

Rituali / Maturità: persino Franz Kafka barò all’esame

Prima di tutto una breve precisazione terminologica: la dizione “maturità”, nel suo senso scolastico, è stata sostituita, e da ben vent’anni, con quella, ufficiale, di “esame di stato”. O meglio, per essere precisi, “esame di stato conclusivo del corso di studio di istruzione secondaria superiore”. Il fatto che tutti noi – insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, dirigenti, ispettori nonché cittadine e cittadini in genere – continuiamo imperterriti a chiamarla “maturità” è significativo. E di che è significativa questa inveterata fedeltà a un vecchio nome? Ma del fatto che il mutamento, come molti altri mutamenti in molti altri ambiti della vita italiana, è solo nominale. La sostanza rimane sempre quella, come, del resto, nella scuola in generale. Non cambia mai niente. Le acque profonde sono ferme, stagnanti benché le superfici conoscano increspamenti continui.   Infatti dal 1999 a oggi la “maturità”-“esame di stato” ha subito un numero consistente di variazioni. Nelle modalità di svolgimento, nelle attribuzioni del punteggio, nella composizione delle commissioni. Una delle poche cose buone, per esempio, risultava la cosiddetta “tesina”. A me piaceva, tanto per dire....

Ripensare l’ospitalità / Lo straniero che viene

Tracciando la genesi del potere statale nel suo Trattato politico, Spinoza indica come sua prima fonte la forza dirompente della moltitudine dei cittadini che, intercettata dai regnanti o dalle istituzioni, è cristallizzata nelle loro figure. Ma l’intercettazione non si risolve in una conquista definitiva e il potere della moltitudine è sempre un potere in prestito. È quindi compito dei regnanti o delle istituzioni il mantenimento dell’imperium giorno dopo giorno, senza alcuna certezza assoluta, cercando di sovrastare gli affetti centrifughi dei sudditi. E cosa succede quando il potere dei regnanti non s’impone più? Succede che l’istituzione collassa. Come ci ha indicato un filosofo spinoziano, Frédéric Lordon, un esempio di collasso lo si trova nel film La Corazzata Potëmkin di Sergej Ejzenštejn: l’ammutinamento dell’equipaggio, indignato per aver ricevuto del pane pieno di vermi come rancio, rompe i rapporti di forza sovrano-moltitudine, rendendo così visibile la morte di un’istituzione. L’indignazione, scrive Spinoza, è la forza che per eccellenza dissolve la sovranità. Il suo motto è: tutto piuttosto che questo!   Nel suo Lo straniero che viene. Ripensare l’ospitalità l’...

Diario 7 / Cazzo, che errore ho fatto!

La Milano che riapre è una Milano silenziosa, cauta. Un po' è difficile parlare con le mascherine davanti alla bocca, un po' i negozianti sono tutti presi a pulire, lucidare, sistemare.  Non è una ripartenza di liberazione, non ci sono scene di giubilo.  Non si entra volentieri nei negozi, se non per estrema necessità, chi ha appuntamenti in studi medici o ospedali parte da casa con un bel po' di preoccupazione. Tram e autobus sono sempre vuoti per tre quarti, fuori dagli alimentari si sta ancora in coda. C'è paura e c'è diffidenza. Ha avuto ragione chi ha messo in guardia che, con questi numeri che ancora girano, bisogna proteggersi da soli. In fondo è quello che si è fatto dall'inizio: proteggersi individualmente, quando è stato possibile. Ma una pandemia si gestisce su più fronti, non solo su quello delle prime linee (ospedali e medici, peraltro lasciati soli) e degli sforzi singoli. Nelle prime ore, questo aggirarsi circospetti sembra da ricondurre alla tana appena riaperta, al letargo finito, alla paura di incontrare gli zombie, al mondo post-apocalisse. Io lo vivo come un enorme peso che ci hanno caricato sulle spalle, uno ad uno, con l'obbligo di mascherina,...

Nel cerchio del dolore / Igiaba Scego, La linea del colore

Non è facile rubricare il nuovo libro della scrittrice Igiaba Scego come oggetto narrativo, così come appare insensato definire in modo netto il tratto creolo e meticcio di incrocio culturale che caratterizza la biografia culturale dell'autrice, italiana afrodiscendente con tratti somali, romani, ma anche veneziani e appartenenze di molti altri posti ancora. In La linea del colore si incrociano le traiettorie dei suoi lavori precedenti: la biografia politica e paradigmatica di La mia casa è dove sono, la fiction storica di Adua, il reportage urbano di Roma negata (con le foto di Rino Bianchi), lo scavo nel rimosso coloniale nella memoria pubblica e nel tessuto artistico e culturale.  Nella produzione di Scego trovano inoltre posto l'amore per la cultura musicale e la letteratura per l'infanzia (sua la rubrica di recensioni per «Internazionale»), la promozione di una diversa nozione di appartenza e la riflessione sulla rappresentazioni della diversità – ha curato l’antologia di racconti di scrittrici afroitaliane Future – a delineare un atelier di espressività ad alto tasso di impegno pedagogico e sensibilità sociale.     Gemma originale della scrittura post-...

Ognuno di noi / Appunti sulla crisi

Le idee riproposte da Naomi Klein in un articolo dell’8 maggio su Intercept, dove avverte che quello che abbiamo di fronte con questa pandemia è la grande opportunità che hanno i giganti della tecnologia di subentrare allo stato, diventando erogatori di sistemi sanitari, mediatori del sistema educativo, occupando di fatto il luogo tra società e risorse che è delle istituzioni, hanno le loro radici in un pensiero che si è sviluppato in gran parte nella cultura francese e italiana degli ultimi cinquant’anni. Naomi Klein cita lo stato di eccezione ma si potrebbe dire che oltre ad Agamben ci sono nel suo articolo Deleuze e Guattari, Negri e Hardt, Foucault, in una critica del capitalismo che si è sviluppata in Europa a partire dal ‘68.  Le conclusioni di Naomi Klein sono devastanti, perché è vero che la battaglia che si combatte a forza di mascherine, ventilatori e vaccini, non è che uno scaldarsi i muscoli da parte dei giganti del Big-Pharma, pronti a sbarazzarsi dei competitori, delle regole del gioco, per un dominio assoluto del mercato mondiale della salute. Così come le tecnologie che abbiamo tutti adottato per insegnare a distanza e per lavorare, hanno di fatto introdotto...

“Non t’avvicinare alle persone” / L’ultimo giorno di Roma

Il 9 ottobre 1828, Goethe scrive a Eckermann: “Sì, posso dire che solamente a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo”.  Essere un uomo per Goethe è un’idea che si incarna nel sentimento della felicità, o meglio nella possibilità, che è propria della razza umana, di provare un sentimento complesso, ineffabile e palpitante come la felicità. È Roma a condurre Goethe sulle cime più nobili ed elevate della felicità. Secondo Peter Handke “le poesie di Goethe parlano soltanto a chi in quel momento è disponibile alla felicità”. Dunque per Handke la poesia di Goethe si ridurrebbe a un dialogo tra felici. Perciò il rapporto tra il poeta romantico e Roma dev’essere stato possibile solo perché Roma è una città felice.      A me tuttavia Roma non è mai sembrata una città felice, nella misura in cui essa non mi ha mai fatto sentire goethianamente uomo, ossia non mi ha mai fatto sentire non dico felice, ma neppure disponibile alla felicità. Se a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere uomo, l’ho sentito nello stato d’animo di assoluta infinitesimalità, nella scomposizione della mia natura umana, nella dissezione di ogni minima avanguardia che, dentro di me,...

Straniamento e tempo / Il teatro del virus

La condizione del lockdown è stata una condizione strana. Non lo è di meno quella che è appena iniziata, nella quale siamo costretti a “parodiare” la vita “di prima”: sono infatti gli stessi gesti “di prima” quelli che dobbiamo fare uscendo di casa, come prendere la metro per andare a lavorare oppure bere un caffè, ma lo dobbiamo fare in modo circospetto, rivolgendo ad essi un’attenzione supplementare, quasi li dovessimo recitare piuttosto che effettuare. Se vogliamo essere responsabili, dobbiamo infatti porre attenzione ai gesti più ordinari. Dobbiamo, per così dire, guardarli mentre li facciamo. È come se dovessimo riapprendere a eseguire in modo riflesso delle azioni che prima procedevano spedite, automaticamente, nel sonno della coscienza vigile, la quale era rivolta a tutt’altro.   Mirava all’obbiettivo da realizzare, qualunque esso fosse, ad esempio, il lavoro che ci è stato assegnato e che ci identifica nella nostra identità sociale, e trascurava la microfisica dei gesti su cui esso si “impalca”. Si andava al lavoro senza dover far mente locale al fatto che per andarci bisognasse respirare, camminare, attraversare degli spazi fisici, incontrare degli altri esseri umani...

Riposo e lavoro / Una stanchezza senza fine?

L’ha detto bene Silvia Ballestra nel suo diario milanese del Lockdown: “all’improvviso questa immane stanchezza”. Lei l’attribuisce alla primavera incipiente che, uscendo di casa dopo due mesi di segregazione, scopre all’improvviso. Stare segregati rende stanchi? Una delle cose che più colpisce alla fine di questo lungo periodo di confino è proprio la stanchezza. Forse per via delle tante cose da fare: pulire la casa, fare la spesa, cercare le mascherine, telefonare a parenti e amici, guardare i social, e poi stare sempre insieme con moglie, marito, figli, compagna, compagno, eccetera. Così che all’improvviso si capisce che, nonostante il tanto tempo a disposizione, abbiamo combinato ben poco. I volumi allineati sulla libreria, che attendevano da anni, le opere in molteplici tomi, sono ancora lì, al massimo qualche pagina o capitolo, poi più nulla. Naturalmente c’è anche chi ha letto tanto, come un amico cui telefono a cadenza settimanale per sapere come sta, dato che se ne sta tutto solo in appartamento di città abitato di recente.   Le telefonate sono anche un elenco dei libri letti da lui da cima a fondo. Ma, anche se non me lo dice, pure lui si deve essere stancato;...

Diario 6 / Tutti i giorni sono tempo di bilancio

Prima settimana di parziale riapertura e già è tempo di bilanci. In realtà tutti i giorni è stato tempo di bilanci: due mesi e mezzo di bilanci appesi ai numeri.  Numeri che si sono rivelati non del tutto affidabili ma, pazienza, su qualcosa devi pure basarti. “È solo la punta dell'iceberg,” ci hanno ripetuto. E l'iceberg, minaccioso, sembrava essere proprio lì, fuori dalla finestra, pronto a speronarci.   Nei primi giorni della settimana si scatena di nuovo una polemica: sono stati beccati, fotografati e ripresi in video, dei giovani sui Navigli che bevevano delle birrette. Giovani, birrette, mascherine calate (ti credo, per bere): apriti cielo! Si ri-scatena l'inferno. Il sindaco si ri-incazza, il resto d'Italia geme che tutti stanno chiusi per colpa della Lombardia e i soliti stronzi lombardi se ne sbattono e sbevazzano. Riparte tutta la polemica, come in un format che settimana dopo settimana trova nuovi accusati (ma gli accusatori sono sempre, più o meno, gli stessi). Insomma, si rivedono scene già viste da cui sembra che non si impari mai: da una parte cittadini messi sul banco degli imputati, dall'altra amministratori che non sanno che pesci pigliare ma che in...

V / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Elena Pulcini, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   Abbiamo subìto uno shock che ci ha destituiti dalle nostre certezze e dai nostri privilegi consegnandoci a una condizione di vulnerabilità radicale: radicale perché il vulnus, la ferita inflitta sulla parte di noi più esposta e fragile, cioè il nostro corpo, si è allargata al nostro intero stile di vita costringendoci a un momento di arresto, a disfarci rapidamente di tutti gli “ornamenti”, come direbbe Georg Simmel, di tutto il superfluo con cui da consumisti seriali abbiamo agghindato le nostre vite, per concentrarci sullo stretto necessario. Lo shock allora, con tutto il suo inevitabile carico di paura, è stato salutare: perché la paura, se reagisce a un vero pericolo, funziona come la...

Vampiro virus / Pipistrelli e epidemie vecchie e nuove

In tempi di pandemia, all’inizio dello scorso marzo, alcune specie selvatiche come il pangolino o alcuni serpenti, inizialmente indicate come “responsabili” della genesi del nuovo coronavirus sono state ufficialmente “scagionate” dai media. Le notizie più aggiornate hanno puntato l’indice contro i pipistrelli, già ritenuti probabili “serbatoi” del coronavirus della SARS diffusosi tra il 2002 e il 2003. Il pipistrello non è davvero nuovo a questo genere di accuse. Al di là delle valide motivazioni che vengono addotte per spiegare le ragioni che lo renderebbero “unico” come causa o vettore dello sviluppo di virus, sul piano culturale l’associazione del pipistrello con le epidemie ha una lunga storia in Occidente. In particolare, il pipistrello, in quanto più classica delle metamorfosi animali del vampiro, si ricollega direttamente al nesso esistente tra pestilenze ed epidemie vampiriche in Europa tra Sei e Settecento. Gli argomenti scientifici che analizzano il ruolo dei pipistrelli in questa nuova piaga contemporanea sono stati, almeno in parte, già analizzati e documentati. Nelle ultime settimane un interessante volume divulgativo, Spillover di David Quammen (Adelphi 2014), ha...

Sacro e acrescita / Serge Latouche, Come reincantare il mondo

In quanti modi e da quante voci dobbiamo ancora sentirci dire che stiamo percorrendo una strada sbagliata che non porterà a niente di buono? I profeti, specie quelli che annunciano sventura se non si cambia rotta, hanno fatto tutti una brutta fine. È molto più piacevole seguire le sirene del buon umore che con i loro canti fascinosi e confortanti ci distraggono e ci trattengono ad ascoltarle, dimentichi della nave, del mare burrascoso, di dove volevamo andare. Cassandra non piace a nessuno, però dice la verità. Come i bambini, ottusi e ignavi, di cui si è detto "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto" (Lc 7, 32), ascoltiamo scienziati, filosofi, papi che ci chiedono di aprire gli occhi, di cambiare mentalità, di fare scelte diverse da quelle che abbiamo fatto finora, più generose, innovative, audaci. Ma restiamo chiusi e fermi in un immobilismo inspiegabile e incosciente, per caparbia volontà di non cambiare o, forse più spesso, per rassegnazione. È curioso vedere quanto siamo creativi nell'inventare di tutto, e quanto invece sembra ci manchi la fantasia nel mettere in atto dei cambiamenti per un sistema che scricchiola...

No, non è finita / Pandemia e riaperture negli Stati Uniti

No, non è finita. Mentre gli Stati Uniti corrono alla riapertura, è facile convincersi del contrario. Ma l’onda d’urto della pandemia non si è esaurita – soprattutto non al Sud. Due mesi e quasi duemila morti dopo, qui in Louisiana il virus accenna però ad allentare la morsa. Balzati alla ribalta nazionale come uno degli hotspot più preoccupanti del paese, con un bizzarro colpo di scena ci siamo dunque tornati da primi della classe.  In un incontro alla Casa Bianca, uno dei tanti che scandiscono queste settimane, il presidente Trump ci ha additato ad esempio all’intero paese. Siamo “un grande successo” nella gestione dell’epidemia – gente con cui è un “onore” lavorare.  Non siamo più lo stato dove il virus cresce con maggiore rapidità – un primato di cui ci siamo liberati con sollievo. Mentre scrivo, ai primi di maggio, la fiammata di contagi che ha massacrato New Orleans si è assestata a livelli più contenuti. A Shreveport, dove abito, i casi iniziano a imboccare la china discendente. L’epidemia ora imperversa a nordest, nella desolazione rurale che da Ruston e Monroe lambisce il confine con il Mississippi.      La poverissima Louisiana che rallenta la...

Schuman, de Rougemont, Foucault: verità e complessità / 9 maggio 1950. L’Europa necessaria

Sono passati settant’anni, dal 9 maggio 1950. In quella data, l’allora Ministro degli esteri francese Robert Schuman, in una dichiarazione scarna e incisiva, proponeva ai tedeschi di porre l’insieme delle rispettive produzioni del carbone e dell’acciaio sotto un’autorità comune, aperta ad altri Paesi dell’Occidente europeo. Con la CECA parte il primo tassello dell’unificazione europea. I sei Paesi che la fondano, si danno appuntamento a Roma il 1957, per ampliarla con un progetto più ambizioso: la Comunità Economica Europea (CEE). A distanza di poco più di sessant’anni, essa annovera ventisette Paesi e, dal Trattato di Maastricht del 1992, si chiama Unione Europea.  Immagino già non pochi storcere il naso o farsi sopraffare dalla delusione per lo scarto tra l’ideale e il reale, tra le fulgide visioni di allora e la realtà di oggi, all’idea di leggere un articolo sull’anniversario della Dichiarazione Schuman e sul futuro dell’Europa. Ma, non demordo, e spero che anche questi lettori abbiano ancora la pazienza e la curiosità di continuare a leggere. Certo, come dare loro torto, se solo proviamo a rivangare il triste momento, allo scoppio dell’epidemia in Europa, in cui uno...

Paradossi e rigore / Regole regole regole

Questa primavera resterà impressa nella memoria come la ‘stagione delle regole’. Regole per lavarsi le mani (come, quando, quanto). Per mantenere le distanze. Per salutarsi. Per correre nei parchi, per visitare i parenti, per viaggiare. A queste regole comuni, ciascuno ne ha aggiunte di personali: disinfettare la spesa, i vestiti, le mascherine, togliere le scarpe, fare solo la spesa online.   Le regole sono indispensabili, non solo durante le emergenze ma anche nella vita di tutti i giorni. Possono essere pesanti ma, stranamente, ci rendono la vita più leggera. Le regole ci dicono chi siamo: seguire le regole in modo acritico è segno di scarsa autonomia e capacità di scelta. Rispettare troppe regole in modo ossessivo può manifestare addirittura un disagio mentale. Ma all’estremo opposto, l’assenza di regole rende le persone inaffidabili, e la convivenza sociale impossibile.   Tutta la vita in un certo senso è un equilibrio delicato fra regole e libertà. Libertà significa esplorare, sperimentare, scoprire che cosa ci piace e non ci piace, per poi scegliere ciò che è meglio per noi o per tutti. Le regole limitano la libertà imponendo comportamenti automatici: ‘se A allora...