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Psichiatria

(145 risultati)

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (2) / Manicomio. "In noi la follia esiste ed è presente"

Attorno alla metà degli anni sessanta, nel pozzo nero della desolazione manicomiale, soffia, leggero, un sentimento d’attesa. È un respiro sommesso, un sibilo appena percepibile, ma diventerà presto una corrente impetuosa. L’Italia riprende fiato dopo la corsa forsennata del decennio del “miracolo economico”. Questo “paese oscuro a se stesso” finalmente si guarda, o prova a farlo. La società italiana, scrive Guido Piovene a conclusione del suo Viaggio in Italia poco oltre la metà degli anni cinquanta, è “la più mobile, la più fluida, la più distruttrice d’Europa; assomiglia a quelle acque che corrono rapidamente senza però riuscire a smuovere una coltre spessa e dura di foglie impastate di limo che le copre e le fa apparire immobili”.  Chi ha il coraggio di ribaltare quel manto di melma, troverà che l’organismo vigoroso della nuova modernità italiana nasconde piaghe purulente.    Fra il 1965 e il 1966, Angelo Del Boca, che diventerà poi un impietoso analista dell’Italia coloniale e del mito degli “italiani brava gente”, compie un viaggio in cinque ospedali psichiatrici fra Torino e Roma. Quello che trova è un corpo in avanzata putrefazione. Manicomi come lager è il...

1944 - 2020 / Mario Galzigna: spirito libero

È scomparso, il 26 ottobre scorso, in mattinata, Mario Galzigna: traduttore e curatore d’opera, fu anche filosofo, scienziato sociale, epistemologo clinico, storico della psichiatria. È a lui che dobbiamo la traduzione integrale della Storia della follia di Michel Foucault, di cui fu grande studioso collaborando anche con Feltrinelli nella cura e traduzione di numerose lezioni postume al Collège de France. Lui, il mio amico Mario, ha tradotto quel monumentale saggio, il più importante del Novecento. Un’opera culturale di enorme rilievo: fece, di quel testo, un palinsesto, introdusse ogni ripensamento, ogni annotazione, ogni variazione che Foucault aveva apportato. E, proprio come Foucault, fu instancabile traduttore, soprattutto dei testi di coloro che considerava i propri maestri: Binswanger, Nietzsche, e altri autori contemporanei.   Nel caso di Galzigna però essere traduttori significa molto: rendere la melodia di un testo in un altro testo di lingua diversa, lavorare nell’ombra. Tradurre gli dava la sensazione di comprendere l’autore dal di dentro, di immedesimarsi con il soggetto enunciante. Traduzione e studio procedevano intrecciati, tradurre consentiva a Mario...

Virus / Seconda ondata: l’angoscia

La seconda ondata è quella dell’angoscia. Lo è proprio perché non ci coglie impreparati. Era, infatti, attesa. Per essa ci si era attrezzati, come i francesi avevano fatto dopo la prima guerra mondiale, erigendo ai loro confini una sofisticata linea difensiva (la cosiddetta linea Maginot). Quella linea, come è noto, fu poi aggirata con irrisoria facilità dall’esercito tedesco all’inizio del secondo conflitto. Il suo crollo è diventato paradigmatico, assumendo un senso supplementare, un senso, direi, “metafisico”, che è quello che più concerne la situazione emotiva che stiamo vivendo. Il fallimento della ciclopica impresa difensiva è divenuto segno della discrasia che sempre sussiste tra l’attesa angosciata di un evento e il suo insorgere reale. Per quanto metodica, sofisticata e lungimirante possa essere l’attesa, tra di essa e l’evento pare esservi la stessa incommensurabilità che sussiste tra la diagonale e il lato del quadrato. Nessun numero intero o frazione di numero intero è in grado di portare quel rapporto ad espressione. L’angoscia è allora la Stimmung, la “tonalità affettiva”, generata dalla scoperta che c’è qualcosa di massimamente reale che però eccede l’ambito del...

Death Education / Covid-19: il tabù della morte

Sabato 12 settembre, alle 9,30, un centinaio di persone si è dato appuntamento su una piattaforma online per dialogare insieme per quattro ore – con la tecnica dell’Open Space Technology – a partire dalla domanda “Di cosa abbiamo bisogno per commemorare i nostri cari morti durante l’epidemia di Covid-19?”. La tecnica dell’Open Space Technology, nata 35 anni fa da un’intuizione di Harrison Owen, prevede che i partecipanti possano lavorare come meglio credono, discutendo riguardo a temi proposti sul momento e secondo le modalità di lavoro ritenute più utili e produttive. Escluse quindi le lezioni frontali e il linguaggio accademico, cento persone di età e di estrazione sociale e culturale differente hanno condiviso liberamente le proprie esperienze e opinioni sul lutto al tempo del Covid-19, introducendo istanze di riflessione sotto la guida di un gruppo di facilitatori (tra cui il sottoscritto).   Pertanto, operatori sanitari, volontari, esponenti di associazioni e persone comuni in lutto durante la pandemia, provenienti da tutta Italia, hanno occupato in un primo momento uno spazio online comune per definire le caratteristiche dei lavori da svolgere, dividendosi in un secondo...

collana 180 / Franco Basaglia: la follia come esperienza umana

Ho riletto il libro di Mario Colucci e di Pierangelo Di Vittorio, che avevo letto nella sua prima edizione, e ne condivido ancora oggi le considerazioni sulla vita e sull’opera di Franco Basaglia, che sono ricondotte non solo alle loro fondazioni  sociali, ma anche culturali e filosofiche, che si intrecciano le une alle altre. Un libro che si legge, o si rilegge, con grande interesse, e che ricostruisce avvenimenti lontani che nulla hanno perduto della loro febbrile attualità.     Il libro ci ricorda che la rivoluzione basagliana si è avviata lungo i sentieri conoscitivi e metodologici della fenomenologia, che egli da disciplina teorica ha convertito in disciplina incarnata nei modi concreti di fare psichiatria.    La fenomenologia   Rileggendo questo libro, non posso fare a meno di ripensare alla fenomenologia, come a una corrente filosofica che, anche in Italia, è stata a fondamento di bellissimi lavori sulla dimensione umana della psichiatria che non hanno nondimeno cambiato il modo di fare psichiatria nei manicomi. Anche ai direttori di formazione fenomenologica sono mancati la volontà e il coraggio di tenere aperte le porte dei...

29 agosto 1980 - 29 agosto 2020 / Franco Basaglia. “E mi no firmo”

Massimo: Alcune cose le sappiamo. uno dei primissimi giorni succede che l’ispettore capo dell’ospedale psichiatrico di Gorizia – una figura importante, si chiama Michele Pecorari – porta al nuovo direttore il registro delle contenzioni. È il librone su cui vengono scritti i nomi di chi la notte prima è stato legato al letto. Il direttore deve vistarlo, apponendovi una semplice firma. Si è sempre fatto così. Prassi vuole che adesso tocchi a Basaglia. L’ispettore gli consegna il libro e gli porge con molta deferenza la stilografica. lui toglie il cappuccio e si blocca. Passa un attimo, chi è presente nella stanza dirà poi che è sembrato un tempo lunghissimo. Un attimo e Basaglia, semplicemente, rimette la stilografica nel cappuccio. Alza lo sguardo e dice nitidamente: «E mi no firmo». Un gesto di rifiuto. Ci viene in soccorso un dettaglio biografico. Sembra una semplice nota di colore, ma in questa storia c’entra molto. Qualche anno prima, nel 1953, Franco Basaglia si è sposato con Franca Ongaro – c’entra molto anche lei in questa storia, e non solo perché è nel manicomio di Gorizia come volontaria nei reparti. Testimone dello sposo è stato il grande amico nonché ex collega di...

Critcal Autism Studies / L'autismo oltre lo sguardo medico

Lo sguardo medico sulle condotte morali sorge a inizio Ottocento, il caso Victor, bambino selvaggio dell’Aveyron, è paradigmatico. Catturato nei boschi, si diceva allevato dai lupi, probabilmente fu abbandonato dalla famiglia perché autistico. Victor, per molto tempo, fu considerato un bambino-lupo. C’è un film di François Truffaut, del 1970, in cui lo stesso Truffaut interpreta la figura del medico che cerca di rieducare il giovane Victor, ospitandolo per un tempo a casa sua per curarlo. Missione nobile, quanto improba: il limite di Victor era l’incapacità di riconoscere che le cose appartengono a categorie; per lui “libro” è quel libro che ha davanti agli occhi, in quella posizione. Victor rientrerà nell’asilo per sordomuti dal quale il medico intendeva liberarlo e morirà dimenticato, sepolto in una fossa comune.  Nessuno allora si occupò della peculiare condizione (il)logica del pensiero di Victor, filosofo immanentista, muto. Con la medicina morale, a inizio Ottocento, nasce un movimento, variamente definito nei termini di pedopsichiatria, o psichiatria infantile, che si occupa dell’insorgere di “malattie mentali” tra i bambini. A quell’epoca l’autismo non esisteva e...

Vita e morte / Felix Guattari: militante rivoluzionario

Felix Guattari, per molti è stato soprattutto la metà di una coppia. E di una coppia che amava presentarsi come la riedizione in formato “filosofico” di una celebre coppia cinematografica. Si dice Stanlio e subito viene in mente Olio; allo stesso modo, il nome Guattari evoca immediatamente, quasi per una sorta di automatismo, quello di Gilles Deleuze, il grande filosofo francese, con il quale Guattari stringe un sodalizio duraturo e fecondo che solo la improvvisa morte di Felix, la notte tra il 28 e il 29 Agosto 1992, interrompe. Dal 1969, anno del loro primo incontro, al 1991, anno di pubblicazione di Che cos’è la filosofia, loro ultimo libro comune, la “strana coppia” Deleuze-Guattari è stata una protagonista indiscussa della scena culturale. E non solo di quella francese. La cosiddetta “schizoanalisi” ha immediatamente avuto una ribalta internazionale. Il suo impatto va ben oltre i confini disciplinari delle scienze umane.    Essere la metà di una coppia, ha però anche delle conseguenze negative, soprattutto se l’altra metà è costituita da una figura così rilevante e, direi, anche ingombrante come quella di Gilles Deleuze. La coppia era e resta insomma una coppia...

Psichiatria evoluzionistica / Buone ragioni per stare male

Per capire che cos’è la psichiatria evoluzionistica bisogna prima comprendere cos’è la biologia evoluzionistica, ossia la disciplina scientifica che studia la storia degli organismi viventi basandosi sui principi generali dell’adattamento all’ambiente. La biologia evoluzionistica ci dice che a plasmarci così come siamo è stata la selezione naturale. Da qui la medicina ha inizialmente tratto l’errata conclusione che anche le malattie possono essere il risultato della selezione naturale. In realtà non sono le malattie ad avere spiegazioni evolutive, bensì le caratteristiche che ci rendono vulnerabili alle malattie.  La domanda che pone la medicina tradizionale è: Perché ci ammaliamo? E ancora: Una volta stabilito il motivo per cui ci ammaliamo, in che modo possiamo guarire? La domanda della medicina evoluzionistica è invece: Perché la selezione naturale ha lasciato nei nostri organismi dei tratti che ci rendono vulnerabili alle malattie?   Da quest’ultimo quesito trae origine la psichiatria evoluzionistica. Se è vero che le persone affette da una disfunzione congenita che non permette loro di provare dolore muoiono nei primi anni della vita adulta, allora significa che il...

#5 / Perché Freud è ancora necessario

Un sintomo che non guarisce Sergio Benvenuto   Foucault scrisse: "il marxismo sta nel pensiero del XIX secolo come un pesce sta nell’acqua; e cessa di respirare in qualsiasi altro luogo”. Anche Freud stava come un pesce nell’acqua del XX secolo, e non respira più nel XXI? Freud e psicoanalisi restano temi più che mai controversi nella nostra epoca: chi considera Freud un ciarlatano – “la psicoanalisi è spalmarsi miti greci sui genitali” (Nabokov) – e chi gli dedica un culto acritico di massimo genio della modernità. Credo che l’importante di Freud non siano le teorie “freudiane” – l’Edipo, l’eziologia sessuale, la scena primaria, ecc. – ma il setting analitico, una certa relazione tra due persone, uno speciale “gioco linguistico” che la nostra epoca ha inventato e di cui le è molto difficile disfarsi. Dopo Freud abbiamo avuto tante altre ‘chiavi’ psicoanalitiche, e non-psicoanalitiche, ma lui ha fatto il colpo gobbo: il “terzo orecchio” con cui si ascoltano le persone. Non importa che cosa si ascolti con il terzo orecchio – ogni scuola sente cose diverse – l’importante è che faccia capolino l’orecchio in più. Che ci sia un ascolto speciale. Fin quando esisterà il bisogno di...

Novara 20-22 settembre 2019 / Fernand Deligny, I ragazzi hanno orecchie

Gioele Dix chiuderà il nostro Scarabocchi. Il mio primo festival e sarà con noi domenica 22 settembre alle 18.30 in Sala Arengo.   La parte più originale e sorprendente di I ragazzi hanno orecchie è nelle ultime venti pagine. Conviene spalancare il libro per godersele a pieno. Su ciascuna delle pagine di destra, su fondo grigio scuro, ci sono dei disegni infantili, poco più che scarabocchi, rudimentali tratti bianchi di forme varie. A fronte, sono stampati i testi che li commentano, brevi componimenti a cavallo fra poesia e filastrocca, venati di sottile ironia. L’educatore Fernand Deligny li ha inventati ispirandosi ai segni lasciati sulla lavagna dai suoi ragazzi. In uno, per esempio, compaiono tre righe verticali tagliate da brevi lineette orizzontali: con un pizzico di fantasia diventano lische di pesce che vanno a passeggio per la città fra lo stupore generale. In un altro, c’è un cerchietto dentro un rettangolo: basta un attimo ed ecco che si trasforma nel buco per il calamaio di un banco, è di uno scolaro che non ha imparato a scrivere, ma sa come salpare verso l’Oceano Atlantico. Il mio preferito è fatto soltanto da due curve sinuose, come minuscole esse, quasi...

Legge 180/78 / ... E tu slegalo subito

Dopo la morte, il 13 agosto scorso, di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni, ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, trovata carbonizzata per un incendio divampato nel reparto, forse partito dalla sua stanza, i promotori della Campagna Nazionale ..e tu slegalo subito, per l’abolizione della contenzione, inviano una lettera aperta all’assessore al Welfare della Regione Lombardia, al Direttore Generale dell’ATS Bergamo e al Direttore Dipartimento Salute Mentale Bergamo.   La contenzione meccanica, cioè il legare, l’immobilizzare attraverso mezzi meccanici, le persone in cura, per impedire il movimento volontario, diritto  umano primario, è pratica diffusa nella maggior parte dei Dipartimenti di Salute mentale italiani. In particolare è utilizzata nei Servizi psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), che accolgono le persone in crisi, ma anche in alcune residenze/comunità terapeutiche, in cliniche private convenzionate, in alcune residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza (REMS). Ma è utilizzata anche nelle RSA/strutture protette per anziani, negli istituti che assistono persone con disabilità. La contenzione meccanica...

Complessità / La psicoterapia all’epoca delle semplificazioni

Nell’epoca di twitter, ovvero delle grandi semplificazioni demagogiche, parlare di complessità appare quasi una provocazione. E in effetti può essere letto come provocatorio il titolo del libro Complessità e psicoterapia, curato da due psicoterapeuti, Pietro Barbetta e Umberta Telfener (Raffaello Cortina, 307 pagine). Il volume raccoglie i contributi di vari operatori che orbitano attorno al Centro Milanese di Terapia della Famiglia, che applica un metodo chiamato anche sistemico-relazionale, oggi molto diffuso in Italia.               Sin dagli anni 60 alcuni psicologi – tra cui Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, a cui i due curatori del volume rendono omaggio nel sottotitolo – iniziarono in Italia la psicoterapia familiare, basata sulla teoria dei sistemi complessi ispirata ai lavori di H. von Foerster e G. Bateson, applicata alla psicoterapia da P. Watzlavick e da altri. Questa teoria riprendeva modelli ispirati alla cibernetica e alla teoria della comunicazione. La scommessa di base era che sullo sfondo di ogni cosiddetta psicopatologia ci sia un certo funzionamento del “sistema” di relazioni sociali a cui il...

Amore, approvazione, indifferenza / Narciso nel bus

Ho sognato di essere a tavola con un gran numero di narcisisti. Nella situazione conviviale per un momento questi individui avevano deposto le loro armi e si contentavano di essere come i comuni mortali. Ma erano molto maldestri nel fare i normali, risultavano imbranati in tutto: uno raccontava barzellette in continuazione e nessuno mai rideva, non sapevano di cosa parlare tra di loro, erano sgraziati, maleducati, mangiavano goffamente, ed erano insofferenti, nervosi, tutti volevano andarsene. Io stavo in un angolo e alla fine, mentre uscivano, ho chiesto a uno di loro di dirmi chi fossero gli altri e lui mi ha risposto, un po’ stupito, dicendomi “Ma guardi che a tavola ero seduto da solo”. Non è certo mia intenzione occuparmi del narcisismo, del Narciso patologico, per quello c’è la psicanalisi e la psichiatria di varia scuola. A me interessa piuttosto segnalare quanto pesante e faticosa sia una relazione umana quando nella polifonia psichica di una persona il narcisismo diventa il suono prevalente o addirittura dominante. È il Narciso nel bus che mi crea problema, il suo modo di stare nella normalità altrui con un atteggiamento di sprezzatura, di supponenza, una sicumera a...

La biblioteca di Atlantide / Paul Roazen, Fratello animale

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Fondando la psicoanalisi all’inizio del XX secolo, Sigmund Freud aveva proposto il mito di Edipo, l’uccisione del Padre, come uno dei complessi fondamentali della cultura occidentale. Nella sua biografia c’è un episodio che sembra smentire quel mito e anche rovesciarlo: il Padre uccide il Figlio. Una storia semisconosciuta che riguarda un suo allievo, forse il migliore: Viktor Tausk. Tausk si suicidò a 50 anni nel 1919, e di lui non resta quasi traccia nelle biografie di Freud. Il suo maestro l’ha cancellato nonostante l’avesse apprezzato e sostenuto per dieci anni sino a pagargli gli studi in medicina e farne uno dei membri di rilievo della sua Società di psicoanalisi di Vienna. Tausk, dal canto suo, l’aveva ricompensato divenendo il suo paladino nella contesa con Adler...

La scuola di Francoforte 2 / Jervis: introduzione a "La personalità autoritaria"

Nella Germania degli anni Venti, all’indomani della pesante sconfitta subita nella prima Guerra Mondiale, negli anni della crisi politica ed economica, si è prodotta un’inedita ridefinizione delle prospettive critiche e degli approcci metodologici e cognitivi ai diversi campi del sapere. Si è iniziato ad esempio a osservare la letteratura dalla prospettiva sociologica, la filosofia da quella economica, la sociologia dalla specola della psicoanalisi e la storia dell’arte da quella della fisiologia umana.  Il progetto della scuola di Francoforte si definisce in questo clima culturale di profonde trasformazioni, soprattutto a partire dalla direzione di Max Horkheimer, ossia dal 1931. Con la pubblicazione dal 1932 della Zeitschrift für Sozialforschung la Rivista per la ricerca sociale l’istituto divenne un luogo di ricerche interdisciplinari a cui parteciparono a vario titolo figure come Theodor W. Adorno (1903-1969), Walter Benjamin (1892-1940), Erich Fromm (1900-1980), Siegfried Kracauer (1889-1966), Leo Löwenthal(1900-1993) e Herbert Marcuse (1898-1979). Doppiozero presenterà alcune sequenze di questa ricerca, a partire dalla questione di quale sia il ruolo della...

Coltivare la vita / Un teatro con radici piantate nell’esistenza

Uno spettacolo da pazzi   Genova, Teatro delle Tosse, la sera del 16 marzo 2019. Va in scena l’ultima replica di Sintomatologia dell’esistenza, un DSM per medici e poeti. Non ci sono attori famosi nel cast né il regista è di fama internazionale, eppure la sala (capienza 500 posti) è strapiena. A recitare insieme alla protagonista-regista Anna Solaro e ai suoi collaboratori sono circa trenta pazienti psichiatrici, tra i quali solo due sono ex attori professionisti. Loro recitano se stessi, cioè sono i “pazienti” che arrivano uno dopo l’altro per la seduta con la “dottoressa” (Anna Solaro), alla quale parleranno dei loro “sintomi”, che in realtà sono storie molto poetiche. Al termine della seduta, prima di andare via, ciascun paziente fissa l’appuntamento successivo, per tutti invariabilmente mercoledì alle 10.30 (che in realtà è l’orario del laboratorio teatrale). Ogni scena ha qualcosa di sorprendente ed esilarante, è condita di tanti giochi di parole che ci fanno scappare allegre risate. Il pubblico non tarda a capire quanto questi “pazienti” siano più umani delle etichette (“sintomo” o “malattia”) con cui la società e la medicina spesso li identificano, e scoprono che se c’...

Boris Cyrulnik / Sopravvivere al male: Psicoterapia di Dio

È possibile vivere certe esperienze senza esserne devastati? Un bambino traumatizzato dalla violenza vista o subita diventerà a sua volta un carnefice o può sperare in un futuro diverso? Chi ha attraversato l'inferno, può uscirne ancora umano e se ce la fa, a quali risorse interiori si è aggrappato e da dove gli è venuta la forza mancata a un altro? Boris Cyrulnik, psichiatra e psicanalista francese, a sette anni perse i genitori per mano dei nazisti e sopravvisse rocambolescamente fino alla fine della guerra; riuscì a scriverne solo decenni dopo, nel 2012, in La vita dopo Auschwitz. Riflettendo da adulto e da scienziato su come fosse stato possibile che quell'esperienza, pur avendolo segnato profondamente e per sempre, non gli avesse tolto né la fiducia nel mondo né la gioia di vivere, applicò alla psicologia il concetto di resilienza, mutuandolo dalla fisica meccanica che indica in tal modo la capacità di un metallo di resistere agli urti senza spezzarsi. Cyrulnik lo usò per riferirsi alla capacità umana di sopportare ed evolvere in modo positivo nonostante le difficoltà, piccole o immani, cui la vita ci sottopone (cfr. Costruire la resilienza). Ora nel suo nuovo saggio,...

Atelier dell’Errore / Piccola Liturgia Errante

Jack London, l’enfant terribile della letteratura americana, diventa uno dei più noti scrittori a ventiquattro anni, dopo aver tentato la fortuna in mille modi, come pirata di ostriche nella baia di San Francisco, cercatore d’oro nel Klondike o cacciatore di foche nel Pacifico. Un’esperienza determinante nella sua formazione fu il periodo di vagabondaggio, quando ancora teenager si unì ai numerosi gruppi di adolescenti senza famiglia che vagavano come piccole bande di diseredati in giro per gli Stati Uniti. Nel libro autobiografico The Road London racconta di alcune cose fondamentali per la sua carriera letteraria apprese in quel suo vagabondare senza meta: oltre alla lingua viva, espressiva, potente parlata dai suoi compagni di ventura, una lingua certo non libresca né di maniera, London imparò l’importanza di saper raccontare storie. Per essere capaci di procurarsi il cibo necessario per sopravvivere bisognava essere bravi narratori. “Dall’abilità di raccontare storie dipende la riuscita di un mendicante” scrive London; devono essere storie verosimili, non necessariamente vere, storie spesso inventate al momento, in risposta a situazioni impreviste, guardando in faccia il...

Per l’anniversario della legge Basaglia / Teatri della mente

Era il 13 maggio 1978, pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, quando venne approvata la legge 180, la Legge Basaglia. Per la prima volta al mondo saliva in primo piano la salute dei pazienti psichiatrici e si ribaltava la disposizione del 1904 secondo la quale doveva essere rinchiuso d’obbligo chi era “pericoloso a sé e agli altri e di pubblico scandalo” per passare a un provvedimento che considerava il ricovero necessario soltanto se non vi erano altre possibilità di cura. È il primo passo verso la chiusura dei manicomi, anche se di fatto solo con il "Progetto Obiettivo" e la razionalizzazione di nuove strutture di assistenza si andò verso il completamento della previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali. Il percorso è durato decenni: gli ultimi ospedali psichiatrici furono chiusi in Sicilia nel 2007, e gli ospedali psichiatrici giudiziari nel 2015. La legge, di grande attualità, puntava a ridare dignità alla persona facendole riacquisire la libertà, partendo dall'abolizione di misure terribilmente coercitive: purtroppo, dopo più di quarant’anni, alcune strutture applicano ancora tecniche più detentive che riabilitative.   Il percorso...

Cosa significa essere umani / Uno, nessuno, centomila

Ma non eravamo uno, unitario, stabile e immodificabile? No, pare che ci siamo moltiplicati? Ma dov’è, o meglio dove sono, allora? Ma chi, di cosa parli? Di me, di te, di cosa vuoi che parli. Beh! Te, me, non è poi così facile stabilire dove finisci tu e comincio io. E il contesto, poi dove lo metti? E dove metti quello che siamo e facciamo senza esserne coscienti? Mi confondi e non ti seguo, mi inquieti! Smettila! Vedi, basterebbe che ti chiedessi da dove viene la tua inquietudine: da te, da me che ti parlo di queste cose, dal tuo inconscio. E dov’è l’inconscio? Non è mai stato possibile localizzarlo o localizzarli, perché di questi tempi c’è chi dice che ne abbiamo più di uno. Eh! Ma questo è un problema. E poi di cosa è fatto o sono fatti? Niente di materiale, pare. Accidenti, sempre più difficile. Come si fa a parlare di qualcosa di invisibile? Ma è vicino, lontano, dentro noi, fuori? Troppe domande in una volta sola. Ne basterebbe una per creare confusione, figurarsi così. Eh, sì; già per noi esseri umani è difficile fare i conti con l’invisibile, con l’immateriale e con tutto quello che è lontano. Siamo evoluti come specie umana avendo dovuto vivere o sopravvivere con una...

Storia e scienza del dialogo interiore / Le voci dentro

Immaginate di essere seduti in metropolitana all'ora di punta, tra molte persone pigiate l'una contro l'altra. Qualcuno legge, qualcuno ascolta musica o parla al telefono; i più guardano da qualche parte senza fare niente di particolare, con gli occhi un po' vitrei di chi sta pensando ai fatti suoi. Improvvisamente vi mettete a ridere con una risata leggera, non troppo forte, ma sufficiente ad attirare gli sguardi dei vostri vicini per un momento. Nessuno si stupisce, anche se non c'è nulla attorno a voi che sembri giustificare il vostro atteggiamento. Come mai la vostra risata, solitaria e immotivata, non suscita meraviglia né altro? Perché le persone attorno a voi capiscono subito che dovete aver pensato a qualcosa di divertente e siccome si tratta di un'esperienza comune, tutti interpretano correttamente la vostra reazione.   Nel saggio Le voci dentro. Storia e scienza del dialogo interiore (Raffaello Cortina Editore), lo psicologo Charles Fernyhough, docente alla Durham University e direttore di un progetto di ricerca sulle voci interiori, comincia con questo esempio un'indagine sulla natura, l'origine e lo scopo di quell'attività universale che è il pensare. Partendo...

Un mistero nuovo vi canta nelle ossa / Asperger: la sorte di un nome

Scriveva Nietzsche in La gaia scienza che “comprendere […] che sono indicibilmente più importanti i nomi dati alle cose di quel che esse sono”, era la cosa che gli era “costata sempre e [gli] costa[va] ancora il più grande sforzo”. Il nome conta.  Un tempo accadeva che alti prelati e mistici lasciassero il mondo in odore di santità, per poi essere esumati, processati come eretici e quindi arsi sul rogo. Qualcosa di simile è accaduto di recente a Hans Asperger. Nel maggio del 2013 viene pubblicata la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, e il board dell’Associazione degli psichiatri americani decide di accorpare la sindrome di Asperger, accolta nella quarta edizione del DSM nel 1994, allo spettro autistico, come sua fascia alta, senza compromissione cognitiva. La parabola della fortuna della sindrome era in piena ascesa, aveva ormai travalicato i confini della diagnostica psichiatrica per trasformarsi in un fenomeno culturale globale interessantissimo, ma che sembrava destinato ormai a esaurirsi, a essere riassorbito nella categoria madre dell’autismo.     La sindrome di Asperger era scomparsa per il discorso psichiatrico che l’...

Folle e delitti / La “saponificatrice di Correggio”

Alta m. 1,50 o qualche centimetro di più al massimo, detta Nardina o Norina, quarantaseienne nel 1941, nata a Montella, in provincia di Avellino. Madre di quattro figli, sposata con un altro meridionale, un lucano, un uomo onesto e serio, impiegato dello Stato. In possesso di un’istruzione elementare, di fama poco buona, di carattere eccitabile.    Il personaggio di Leonarda Cianciulli riverbera in mille riflessi attraverso le pagine del bel saggio a lei dedicato da Barbara Bracco. La saponificatrice di Correggio. Una favola nera, Il Mulino, 2018, è firmato da una contemporaneista e fonda una prospettiva nuova, ad ampio raggio, su un’esimia vicenda giudiziaria nazionale. Il racconto segue in ordine cronologico l’istruttoria a carico di Leonarda Cianciulli. Si dipana scandagliando in modo capillare le indagini, la perizia psichiatrica compilata da Filippo Saporito, e poi s’immerge negli atti processuali e negli articoli di cronaca sulle udienze – da qui vengono i frammenti di un’immagine, riportati sopra, che stanno accanto a molti altri, spesso tra loro contraddittori, non di rado goffi e sciocchi, perlopiù di una violenza raggelante, tanto lineari all’epoca quanto (...

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