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Psichiatria

(164 risultati)

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (13) / Bambini in manicomio

Qui è l’orrore. Ben oltre quello che possiamo immaginare. Un bubbone putrescente tenuto nascosto nel sottosuolo della nostra storia. Troppo a lungo.  Parlo dei “manicomi dei bambini”, discarica di vite difficili, o rifiutate. La loro esistenza si è protratta fino ai primi anni settanta, quando le mura dell’istituzione manicomiale hanno cominciato a sgretolarsi.  Il frenetico sviluppo del paese nel corso degli anni cinquanta, si era spento da tempo, ma da quelle terre estreme non è mai passato. Lì tutto è rimasto fermo, la violenza esercitata uguale nel tempo. E uguali nel tempo il disagio e la sofferenza. Adriano Sansa, giudice al Tribunale dei minori di Torino a metà degli anni sessanta, ha raccontato l’“enorme turbamento” entrando a Villa Azzurra, il “manicomio dei bambini” di Torino: “C’era un silenzio assoluto, questi bambini erano dei piccoli adulti tristi”. “Reparto 10, 36 bambini e ragazzi – si legge in La fabbrica della follia, racconto del manicomio e delle sue vite – completamente abbandonati in uno stato di totale inerzia. Non sono integrati in alcun modo, né è prevista alcuna attività di gruppo o ricreativa. Vi sono ragazzi ricoverati da diversi anni che non...

Una nuova nomina / Trieste e l’eredità di Basaglia

Il lungo addio   Trieste è sottosopra. La notizia è che il nuovo direttore della psichiatria triestina è figura destinata a segnare una netta discontinuità rispetto alla storia del luogo. Storia prestigiosa, legata alla presenza di Franco Basaglia, alle battaglie che lo avevano visto protagonista negli anni sessanta e settanta. Legata alla chiusura dei manicomi da lui fortemente propugnata e realizzata, e alla creazione di un modello di gestione della salute mentale modernissimo. A quarant'anni di distanza, viene giudicato da vari osservatori internazionali tra i migliori al mondo.    Storia prestigiosa ma a quanto pare in via di dismissione. È l’ultimo atto di un lungo addio. Il recente concorso per il rinnovo della direzione di uno dei servizi chiave della psichiatria triestina, a cui erano iscritti una decina di candidati, ha visto perdente, tra gli altri, uno psichiatra triestino cresciuto all'interno di quel modello e impegnato da trent’anni nella sua difesa e nel suo rinnovamento, Mario Colucci, una figura di clinico e di ricercatore di levatura indiscussa. E ha visto vincitore uno psichiatra, Pierfranco Trincas, legato a tutt'altro modello, quello oggi...

Un libro di Vittorio Lingiardi / Io Narciso

Se, come sostenne Jung, nessuno resta fuori dall’Ombra del suo tempo, allora siamo tutti in qualche modo narcisisti. Per questo è interessante “esplorare la zona di confine tra un carattere con tratti narcisistici, più o meno marcati, e una patologia narcisistica” vera e propria, come si propone di fare Vittorio Lingiardi nel suo Arcipelago N. variazioni sul narcisismo, da poco uscito per Einaudi (pp. 124, euro 12). Un compito tutt’altro che semplice se si tiene conto che – come spiega lo psicoanalista Sidney F. Pulver, opportunamente citato dall’autore – “ci sono almeno due punti su cui tutti concordano: uno è che il concetto di narcisismo è uno dei più importanti contributi della psicoanalisi, l’altro è che è uno dei più confusi” (p.33). Si tratta in effetti di una categoria non solo clinica ma, dal fortunatissimo La cultura del narcisismo di Cristopher Lasch in poi (Bompiani, 1979), anche sociologica, più elastica e discussa del nostro tempo: una specie di diagnosi passepartout – pari solo a quella altrettanto duttile e adattabile di borderline – che non a caso alcuni psicoterapeuti hanno proposto, senza successo, di rimuovere dall’elenco delle patologie psicologiche (p. 43)...

Unità operativa Cotugno di Napoli / Appunti da un reparto Covid

La pandemia legata al covid-19 ha posto innumerevoli, complesse e gravi sfide al sistema sanitario italiano e ha richiesto massicce modifiche che hanno coinvolto tutti i livelli dell’assistenza sanitaria. In tale situazione di grave criticità, è stata fortemente evidenziata la necessità della presa in carico anche degli aspetti psicologici, emotivi e relazionali sia dei pazienti sia degli operatori sanitari. Per la prima volta nel nostro paese è stata riconosciuta, anche da ampi settori dell’opinione pubblica, l’importanza della salute psicologica come parte essenziale della qualità di vita, in qualsiasi età e in tutte le fasi del ciclo esistenziale. Sta finalmente emergendo la necessità dell’unitarietà dei percorsi di cura, che non devono essere più centrati esclusivamente sulla malattia, ma sulla persona, con i suoi bisogni soggettivi, il suo vissuto emotivo, le sue relazioni.  Il mio vertice osservativo è particolare, in quanto responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera che include il Cotugno di Napoli (uno dei 3 ospedali infettivologici in Italia, insieme al Sacco di Milano e allo Spallanzani a Roma), divenuto Covid Center, con circa...

Diario clinico 8 / Il senso di una fine

Mi hanno regalato un alveare, ho l’attestato di adozione, le api sono irraggiungibili, come ora un po’ tutto, ma posso sentire il loro ronzio a distanza, e potrò gustare il miele etico che mi arriverà in un vasetto. Un sapore dall’“effetto madeleine”. Forse è proprio questo che desiderava Beatrice, con il suo dono ha voluto simboleggiare la fine del percorso, un lunghissimo zigzagare tra le performance della ribalta, dove “le luci sono sempre accese”, e lo stress logorante, da ape operaia, dell’avanzare degli anni.    Uscire con una cassetta degli attrezzi: per sostenere la fatica di essere se stessi, tutti i giorni. Questo è l’augurio di fine analisi. Che non esista una guarigione una volta per tutte, l’anziano Freud ne era già convinto. Vent’anni dopo il duemila la malattia è l’universale senso di disagio e di inadeguatezza, la talking cure è sempre più un lusso di tempo e di denaro, un esercizio autobiografico, pratica esperienziale.    “Come finisce un’analisi? Non è un happy end con ballo di Majorettes che tra l’altro, quando si esibiscono, hanno la pelle d’oca, perché sa, quando le Majorettes avanzano, fa sempre freddo. La prima immagine che mi viene è...

Immagini simboliche / La metafora viva dell’alchimia

Ernst Cassirer lo aveva colto perfettamente: l’essere umano non è un animale razionale ma un animale simbolico; per noi, cioè, non è in alcun modo possibile accedere al reale senza l’intermediazione del simbolico che ne organizza l’esperienza. Ma che succede se proprio la più peculiare delle nostre caratteristiche si atrofizza, sino a farci temere di vivere in un mondo caratterizzato da un analfabetismo simbolico figlio di una sempre più diffusa e pericolosa tendenza alla letteralizzazione? Si tratta di una condizione più volte denunciata da James Hillman che invocava come antidoto il recupero della visione alchemica, nella quale Jung riconosceva una protopsicologia del profondo.      Ecco perché il libro Jung e la metafora viva dell’alchima, curato da Simona Massa Ope, Arrigo Rossi e Marta Tibaldi, e con contributi anche di Stefano Carta, Clementina Pavoni e Nicole Janigro, uscito di recente per Moretti & Vitali (pp. 265, euro 20) appare quanto mai utile e attuale. Questa antica pratica, trasversale a tutte le culture, invita infatti l’essere umano a confrontarsi simbolicamente con ogni realtà, allo scopo di “trasformare il metallo vile della propria...

Diario clinico 7 / Il senso di abbandono

“Che dire, non sono concentrata, continuo a pensare all’andamento del virus, sono stufa di parlarne e di sentirne parlare, ma è la prima volta che sento di appartenere a una collettività. Ho paura di vaccinarmi, lo faccio per senso del dovere nei confronti degli altri”. Si parla del più e del meno, chissà se si potrà andare in vacanza, chissà se con il nuovo governo cambierà qualcosa. Sono conversazioni non analitiche, così le chiama Ogden, che partono da un film, uno spettacolo, un libro, la politica. Ricordo a Luisa un suo sogno recente: litigava con il padre che assumeva una posizione negazionista, una posizione che hanno anche diverse sue amiche. La tonalità cambia, la voce si abbassa, le associazioni aprono a un’altra dimensione, diventa un parlare come sognare.   Nell’ora d’analisi non si sa mai quale sarà l’argomento, nell’imprevedibilità sta la vitalità. Quel non sapere, non poter predire: quell’effetto sorpresa nel quale credono Bion e Fachinelli. Come negli adattamenti del setting imposti, quest’anno, da quanto sta avvenendo nel mondo esterno. I ruoli si sono spesso rovesciati. Il terapeuta si fa trovare puntuale davanti allo schermo, non è detto che il compagno d’...

Soggettivazione interminabile / Recalcati, conversione all'infanzia

Conosciamo tutti il ritornello. La nostra è una società di eterni adolescenti, addirittura di eterni bambini. L’età adulta resta confinata all’orizzonte, inafferrabile e ormai indesiderabile. Peter Pan è il santo patrono di nuove generazioni di sdraiati.    Naturalmente chi parla degli sdraiati immagina di starsene in piedi, ben dritto, in mezzo a un paesaggio molle, nebbioso, orizzontale. Dimostra una certa fierezza per questa sua stazione eretta. Eppure non è anche questo sogno di essere grandi e di grandezza, un sogno da bambini o forse il sogno da bambini per eccellenza?   Massimo Recalcati ha pubblicato due libri, recentemente, contemporaneamente. Sono due libri molto diversi ma molto solidali. Si saldano intorno al tema dell’infanzia, appunto. Consentono di leggerlo in tutt’altro modo. Disegnano una specie di filosofia dell’infanzia perenne, di psicoanalisi dell’infanzia perenne. E poi si saldano intorno al tema della conversione, intorno alla parola conversione.    Ora, si sa che l’infanzia è materia da psicoanalisti, si sa che Freud ne fa l’età decisiva di quello che sarà una vita. Certi primi incontri lasciano il segno, il fantasma di un soggetto...

Diario clinico 6 / “Come faccio a essere felice?”

La signora Adele arriva con i jeans e una camicetta a fiori, ha una sua eleganza naturale, una spallina che scende, un lembo di pelle sono un’evocazione del tempo passato, della possibilità dell’amore. Sì, perché cinque anni fa ha avuto un’operazione importante, le hanno tolto tutto, il più del tutto. Ci conosciamo da qualche anno, lei ha appena compiuto i settanta. Ma non è la malattia, il suo cancro, il centro delle sue ansie attuali, nemmeno la figlia che qualche preoccupazione in passato l’ha data. Nemmeno il futuro al quale si prepara immaginando come le persone care, le persone amate, hanno affrontato la morte. A partire da un genitore perso quando era ragazzina. A dodici anni ad assisterlo in ospedale andava lei, ma al funerale non l’avevano portata.    Intorno c’era la Milano “che dispare”, quella di Gadda, della raccolta punti, delle case di ringhiera, quando le ragazze sognavano un futuro da stenodattilografa. La signora Adele mi fa venire in mente La ragazza Carla, la protagonista diciassettenne del racconto in versi di Elio Pagliarani. La protagonista vive in una modesta casa della periferia di Milano, con la sorella e la madre vedova che fa la pantofolaia....

Diario clinico 5 / È più forte di me

È più forte di me: una delle espressioni che sento più spesso. So che dovrei, potrei, mi farebbe bene. Ma non ci riesco. C’è la parte con la quale andiamo in giro, ci esibiamo, la presentiamo in pubblico, con la quale ci identifichiamo. Con lei siamo egosintonici. Quella che ci danna, quella che spesso è l’unica che conta, il nostro sintomo, quella che ci ha spinto a intraprendere un percorso imprevedibile come quello analitico è l’altra, è la nostra parte numero 2. Irregolare, emotiva, inaffidabile, illogica. Un po’ ci vergogniamo, ma non l’abbandoniamo. Oggi come sempre “L’Io non è padrone a casa propria”. Affermare che il sentire è la nostra bussola, uno strumento che guida il nostro orientamento, ricordare che Jung considera il sentimento una funzione razionale, chissà se aiuta. In Ricordi, sogni, riflessioni racconta di aver convissuto per l’esistenza intera con due parti. Quando ha temuto di impazzire, ha cercato di avvicinarle, di farle dialogare per stanarle dalla loro postura conflittuale. Trovare un’armonia in questo parlamento interiore, provare a sostituire il modello della opposizione o-o con un più comprensivo e-e, può essere l’obiettivo di una vita. E, come oggi...

Un libro di Sergio Benvenuto / La ballata del mangiatore di cervella

Questo libro, che per gradi si articola come una summa delle posizioni principali di Lacan, di ciò che fa la differenza nel suo pensiero psicoanalitico ma anche filosofico sulla vita e la soggettività, ha per oggetto le due analisi di un giovane, il cui problema è l'impossibilità di scrivere un qualunque testo senza considerarlo come il risultato di un plagio di idee altrui. A differenza di altri pazienti importanti della psicoanalisi, non si è mai saputo nulla sulla sua identità. Sergio Benvenuto, noto psicoanalista e saggista, che conosce in profondità sia Freud che Lacan, lo battezza "Professor Brain" in quanto è uno studioso e per via della sua predilezione per un piatto a base di cervella, che servono in certi ristorantini etnici le cui vetrine incontra sulla sua strada e guarda con piacere ogni volta che esce dalla seduta, stando alla lettura del giornale clinico di Ernst Kris, psicoanalista austriaco riparato a Londra nel 1938 e poi a New York nel 1940 per sfuggire al nazismo. Secondo la ricostruzione di Lacan, la scena delle vetrine avverrebbe a New York. Il fatto è che l'analisi con Kris, che è la seconda e si interrompe con lo scoppio della guerra nel 1939, nella...

Cannibali e anoressiche / La solitudine della madre

Vivarium è un fantathriller psicologico, una perturbante allegoria, un incubo surreale la cui visione mi è stata proposta dalla quattordicenne di casa. Si tratta del lungometraggio d’esordio del regista irlandese Lorcan Finnegan, che ne ha scritto soggetto e sceneggiatura. Presentato al Festival di Cannes del 2019, il film è ambientato in un loop di infinite villette verde pastello, sotto un cielo fittizio punteggiato da identiche nubi seriali. Una giovane coppia in cerca di casa viene condotta in questo labirinto di casette disabitate da un singolare agente immobiliare che improvvisamente sparisce. I due cercano di uscire dalla trappola ma girano in tondo, non c’è segnale di servizio telefonico e la benzina finisce. Nessuno può uscire da quel sogno fittizio, ma loro non lo sanno ancora e così si fermano a dormire nel panopticon numero 9, il villino loro assegnato, pensando sia solo per una notte. Con sorpresa, la mattina seguente, trovano del cibo davanti alla porta, in una scatola anonima, in confezioni asettiche sottovuoto che preservano da tutto, anche dal gusto. Il secondo giorno, nel pacco che si materializza non si sa come, trovano un neonato con il biglietto “Crescetelo e...

Diario clinico 4 / Sogni al confine

Sono sul letto, come fosse una boa, in mezzo al maremoto che sta investendo la casa. Sono in un carcere, in un clima di terrore e paura, nel cortile si susseguono fucilazioni. Sono al bar, intorno è tutto cemento, non abbiamo sentito bene, viene detta una cosa tipo abbiamo perso la libertà. Sono in autostrada, sto andando al paese dove abitano i miei, i chilometri sono pochi, ma ho la sensazione che non li raggiungerò mai, dappertutto ci sono posti di blocco. Sono in strada, rincorro i miei gatti, sono usciti dal giardino, ho il timore di non riuscire a proteggerli. La discussione è accesa, siamo un gruppo, siamo tanti. Bacio appassionatamente la mia ex fidanzata, abbraccio spassionatamente tutti quelli che incontro. Sono tutti sogni, immagini che alla luce del giorno evaporano e svaniscono, prima che la giornata si faccia forza. Eppure, la loro compagnia è decisiva per la vita psichica di ognuno di noi. Il sogno riflette il campo mentale in cui viviamo, equilibra il punto di vista della dimensione diurna, ci mette in contatto e in comunicazione con il nostro Straniero, l’Altro che incontriamo di notte. È stato così anche durante questo particolarissimo anno.     Durante...

Una nuova rivista / Evento, trauma, storia

Una storia che voglia andare nel profondo della comprensione psichica degli avvenimenti forse non può accontentarsi di concentrare la propria attenzione soltanto su ciò che è fattualmente successo, ma deve anche cercare in ciò che è stato desiderato, voluto, benché non sia accaduto nel tempo deputato. Ciò non per fare l’inutile avvocatura dei sé e dei ma, bensì per comprendere come, a volte, proprio ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato, può emergere successivamente dal suo spazio negativo e contribuire a produrre, après coup, fatti storici positivi di grande portata. Molti sarebbero gli esempi in tal senso. Ne farò alcuni. Si pensi alla “pugnalata alle spalle” con cui il nazionalismo tedesco, subito dopo la fine della prima guerra mondiale, preparò la strada a quella che avrebbe dovuto essere la rivincita della seconda. Si pensi anche a un paese vincitore del primo conflitto mondiale, quale fu l’Italia, e alla “vittoria mutilata” che forte influenza ebbe nel nutrire e incanalare il risentimento sociale del belpaese, derivato dalla delusione seguita alle aspettative dall’esito vittorioso. L’enfasi propagandistica arrivò perfino a istituzionalizzare la figura del mutilato...

Il dissenso come gesto etico / Geel, la città dei matti

Il libro di Renzo Villa – Geel la città dei matti, uscito per Carocci – è un’opera straordinaria. Riapre la riflessione su pratiche sociali che durano da centinaia d’anni. Si tratta della vicenda di una città belga che dà ospitalità ai matti – qualsiasi cosa voglia dire ciò in occidente, dai tempi dell’Aiace omerico, fino agli ultra-moderni antipsicotici atipici.    L’autore è studioso di storia della psichiatria, antropologia criminale, ma anche di iconografia fiamminga, e questo libro sembra ricoprire un crinale inedito, una sovrapposizione tra queste competenze. Uno studio interdisciplinare in un’epoca, la nostra, in cui prevale la sorda disciplina. Villa rende il testo vivo e appassionante, il suo stile letterario è estraneo alle regole del mercato, agli ammiccamenti della scrittura necessari al successo. Nello stesso tempo Villa smaschera quel “disciplinarismo” della moderna medicina psichiatrica che, nel tempo, ha provato in vari modi a squalificare l’esperienza di Geel in nome di una supposta scientificità disciplinare, di fatto oppressiva.   Villa racconta in modo chiaro singolare le vicende di questa città che coltiva il culto di Santa Dimpna, principessa...

Diario clinico / Personalità "come se"

Mentre adattiamo il nostro stato d’animo al colore deciso dal grafico della pandemia, la ricerca della postura, quale mente e quale corpo, è il compito del giorno. Aprire o chiudere. Aprirsi o chiudersi. Scendere in strada dimentichi, come se niente fosse, oppure perfezionare il nostro personale sistema di sicurezza spostando tutto on line. Nella grammatica dei sentimenti si introduce la mestizia, e la possibilità dell’Allegro sfuma in velocità più moderate, mentre temiamo di sbiadire in una nota sola. Si può anche sognare di gridare tutti insieme: io sono un autarchico, ma non è facile capire – siamo migliorati, siamo peggiorati, ci siamo trasformati o cristallizzati, chissà, nella routine da eterno presente, di vite iperconnesse fisicamente separate, in un mondo diviso in zone dove il paesaggio della psiche diventa l’infinito in cui si rischia di sprofondare.  L’esterno appare differente da come solitamente lo si è esperito, mentre dentro casa la rappresentazione visuale si espande. Lo schermo ci conduce in terre finora inesplorate. Come se stessimo contemporaneamente osservando e partecipando a una partita a tennis che non ha né racchette né palline. Così capita in uno...

Genitori e figli / "Gli spostati" loro malgrado

Non tutte le forme del “male di vivere” prolungato, interiorizzate, che impediscono o rendono arduo il condurre un’esistenza accettabile, e che sopravvengono anche senza alcun rilevante disturbo cerebrale, e che sin da Freud chiamiamo psiconevrosi, e diciamo psicogene, sono uguali. Alcune sembrano radicarsi in orientamenti individuali talmente lontani che è difficilissimo rintracciarne l’inizio, quasi fossero la vera natura (o una seconda natura) del singolo. Ma ci sono molte forme di tal genere che sembra siano state – o siano – imposte al singolo suo malgrado, da altri. Sono quelle di cui si occupa Carla Stroppa, psicoanalista junghiana, nel suo ultimo libro, scritto con stile robusto e accattivante, direi “letterario”, in cui il suo coinvolgimento profondo è evidente dalla prima all’ultima riga, senza che per questo venga meno il rigore del ragionamento: Gli spostati. Vivere senza amore (Moretti & Vitali, 2020, pagg. 210, E. 20). Infatti gli “spostati” – quelli che gli inglesi chiamano outsider, i “fuori posto” – sono individui che in base all’analisi dell’autrice io intenderei come “participio passato”, ossia sono individui che “sono stati spostati”. Da chi, ce lo dice il...

Ivo Lizzola / Oltre la pena

Ivo Lizzola ha pubblicato in tempi recenti un testo per Castelvecchi Oltre la pena. È un testo ostinato e insistente, queste le sue principali qualità. Non smette di ripetere ciò che non si vuole sentire: che le delinquenze più importanti stanno diventando di nuovo – o forse lo sono sempre state – quelle che stanno sotto gli occhi di ognuno, che si mostrano indisturbate sotto le rispettabili apparenze dei modelli economici e sociali dominanti. “Maledetti voi che ve ne state, con le mogli nei letti di lana, schernitori di noi carne umana” direbbe un poeta. Lo stile del testo è infatti poetico, evocativo. Non si accontenta di fare una diagnosi della situazione contemporanea in relazione ai diritti, alle offese e alle pene; anzi critica i tentativi psicologici di inquadrare la questione in termini diagnostici, rivendica invece un approccio educativo improntato all’incontro e alla relazione, al di là di ogni offesa, di ogni torto perpetrato o subito. Non credo però che Lizzola si riferisca a tutti gli psicologi. Per esempio: sta per uscire, per Mimesis, un libro di Arianna Barazzetti, psicologa e  antropologa, che lavora nella sua stessa università. Si intitolerà Complessità...

Lo schermo della psiche / Al cinema con lo psicanalista

Cinema e psicoanalisi, come ci ricorda Vittorio Lingiardi nel suo Al cinema con lo psicoanalista (Cortina editore, 2020, pp. 203, euro 15) nascono insieme: “nel 1895, mentre i fratelli Lumière proiettano al pubblico del Gran Café del Boulevard des Capucines le loro scena di vita quotidiana, Sigmund Freud pubblica gli Studi sull’isteria e Il progetto di una psicologia”.   E sebbene all’inizio sia Freud a restare “completamente ammaliato” dal flusso di immagini che usciva da quella che allora, come tutti, chiamava la “lanterna magica”, con il passare del tempo, fu piuttosto il cinema a subire il fascino della psicoanalisi, specie di quella junghiana benché nella vastissima produzione di Jung, a quanto mi risulta, non si trovi mai alcun esplicito riferimento alla settima arte. Tuttavia il suo approccio al linguaggio dei sogni, più simbolico e meno semiotico rispetto a quello di Freud, è stato considerato da molti registi cinematografici più adatto a rendere l’essenza del cinema, non a caso definito a lungo “la fabbrica dei sogni”. La ragione, secondo Federico Fellini, è che “Freud vuole spiegare ciò che siamo, mentre Jung è un compagno di viaggio, uno scienziato veggente (…) ci...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (2) / Manicomio. "In noi la follia esiste ed è presente"

Attorno alla metà degli anni sessanta, nel pozzo nero della desolazione manicomiale, soffia, leggero, un sentimento d’attesa. È un respiro sommesso, un sibilo appena percepibile, ma diventerà presto una corrente impetuosa. L’Italia riprende fiato dopo la corsa forsennata del decennio del “miracolo economico”. Questo “paese oscuro a se stesso” finalmente si guarda, o prova a farlo. La società italiana, scrive Guido Piovene a conclusione del suo Viaggio in Italia poco oltre la metà degli anni cinquanta, è “la più mobile, la più fluida, la più distruttrice d’Europa; assomiglia a quelle acque che corrono rapidamente senza però riuscire a smuovere una coltre spessa e dura di foglie impastate di limo che le copre e le fa apparire immobili”.  Chi ha il coraggio di ribaltare quel manto di melma, troverà che l’organismo vigoroso della nuova modernità italiana nasconde piaghe purulente.    Fra il 1965 e il 1966, Angelo Del Boca, che diventerà poi un impietoso analista dell’Italia coloniale e del mito degli “italiani brava gente”, compie un viaggio in cinque ospedali psichiatrici fra Torino e Roma. Quello che trova è un corpo in avanzata putrefazione. Manicomi come lager è il...

1944 - 2020 / Mario Galzigna: spirito libero

È scomparso, il 26 ottobre scorso, in mattinata, Mario Galzigna: traduttore e curatore d’opera, fu anche filosofo, scienziato sociale, epistemologo clinico, storico della psichiatria. È a lui che dobbiamo la traduzione integrale della Storia della follia di Michel Foucault, di cui fu grande studioso collaborando anche con Feltrinelli nella cura e traduzione di numerose lezioni postume al Collège de France. Lui, il mio amico Mario, ha tradotto quel monumentale saggio, il più importante del Novecento. Un’opera culturale di enorme rilievo: fece, di quel testo, un palinsesto, introdusse ogni ripensamento, ogni annotazione, ogni variazione che Foucault aveva apportato. E, proprio come Foucault, fu instancabile traduttore, soprattutto dei testi di coloro che considerava i propri maestri: Binswanger, Nietzsche, e altri autori contemporanei.   Nel caso di Galzigna però essere traduttori significa molto: rendere la melodia di un testo in un altro testo di lingua diversa, lavorare nell’ombra. Tradurre gli dava la sensazione di comprendere l’autore dal di dentro, di immedesimarsi con il soggetto enunciante. Traduzione e studio procedevano intrecciati, tradurre consentiva a Mario...

Virus / Seconda ondata: l’angoscia

La seconda ondata è quella dell’angoscia. Lo è proprio perché non ci coglie impreparati. Era, infatti, attesa. Per essa ci si era attrezzati, come i francesi avevano fatto dopo la prima guerra mondiale, erigendo ai loro confini una sofisticata linea difensiva (la cosiddetta linea Maginot). Quella linea, come è noto, fu poi aggirata con irrisoria facilità dall’esercito tedesco all’inizio del secondo conflitto. Il suo crollo è diventato paradigmatico, assumendo un senso supplementare, un senso, direi, “metafisico”, che è quello che più concerne la situazione emotiva che stiamo vivendo. Il fallimento della ciclopica impresa difensiva è divenuto segno della discrasia che sempre sussiste tra l’attesa angosciata di un evento e il suo insorgere reale. Per quanto metodica, sofisticata e lungimirante possa essere l’attesa, tra di essa e l’evento pare esservi la stessa incommensurabilità che sussiste tra la diagonale e il lato del quadrato. Nessun numero intero o frazione di numero intero è in grado di portare quel rapporto ad espressione. L’angoscia è allora la Stimmung, la “tonalità affettiva”, generata dalla scoperta che c’è qualcosa di massimamente reale che però eccede l’ambito del...

Death Education / Covid-19: il tabù della morte

Sabato 12 settembre, alle 9,30, un centinaio di persone si è dato appuntamento su una piattaforma online per dialogare insieme per quattro ore – con la tecnica dell’Open Space Technology – a partire dalla domanda “Di cosa abbiamo bisogno per commemorare i nostri cari morti durante l’epidemia di Covid-19?”. La tecnica dell’Open Space Technology, nata 35 anni fa da un’intuizione di Harrison Owen, prevede che i partecipanti possano lavorare come meglio credono, discutendo riguardo a temi proposti sul momento e secondo le modalità di lavoro ritenute più utili e produttive. Escluse quindi le lezioni frontali e il linguaggio accademico, cento persone di età e di estrazione sociale e culturale differente hanno condiviso liberamente le proprie esperienze e opinioni sul lutto al tempo del Covid-19, introducendo istanze di riflessione sotto la guida di un gruppo di facilitatori (tra cui il sottoscritto).   Pertanto, operatori sanitari, volontari, esponenti di associazioni e persone comuni in lutto durante la pandemia, provenienti da tutta Italia, hanno occupato in un primo momento uno spazio online comune per definire le caratteristiche dei lavori da svolgere, dividendosi in un secondo...

collana 180 / Franco Basaglia: la follia come esperienza umana

Ho riletto il libro di Mario Colucci e di Pierangelo Di Vittorio, che avevo letto nella sua prima edizione, e ne condivido ancora oggi le considerazioni sulla vita e sull’opera di Franco Basaglia, che sono ricondotte non solo alle loro fondazioni  sociali, ma anche culturali e filosofiche, che si intrecciano le une alle altre. Un libro che si legge, o si rilegge, con grande interesse, e che ricostruisce avvenimenti lontani che nulla hanno perduto della loro febbrile attualità.     Il libro ci ricorda che la rivoluzione basagliana si è avviata lungo i sentieri conoscitivi e metodologici della fenomenologia, che egli da disciplina teorica ha convertito in disciplina incarnata nei modi concreti di fare psichiatria.    La fenomenologia   Rileggendo questo libro, non posso fare a meno di ripensare alla fenomenologia, come a una corrente filosofica che, anche in Italia, è stata a fondamento di bellissimi lavori sulla dimensione umana della psichiatria che non hanno nondimeno cambiato il modo di fare psichiatria nei manicomi. Anche ai direttori di formazione fenomenologica sono mancati la volontà e il coraggio di tenere aperte le porte dei...