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Psichiatria

(182 risultati)

Intervista con Gian Antonio Gilli / La rivolta del piede sul corpo

Gian Antonio Gilli, professore ordinario di sociologia, ha lavorato per oltre vent’anni nel Centro ricerche sociologiche della Società Olivetti, dagli anni del taylorismo trionfante a quelli della ‘ricomposizione delle mansioni’, – gli anni in cui le aziende manifatturiere, costrette dall’evoluzione tecnologica e merceologica, si sforzavano (e l’Olivetti era all’avanguardia) di riscrivere la divisione del lavoro di fabbrica. Contemporaneamente, a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, Gilli ha collaborato alla prima esperienza di Gorizia, condotta da Franco Basaglia per il superamento dell’ospedale psichiatrico.    Negli anni successivi la ricerca di Gilli si è sviluppata sul tema delle origini. Partendo da conflitto fra technai e società nell’esperienza greca, si è poi articolata in due direzioni. La prima riguarda l’esperienza religiosa nelle sue manifestazioni più fisiche e materiali, ampliando ‘religioso’ a qualunque attività iso-rituale da cui un soggetto ricava gratificazione e ispirazione. È questa la prospettiva del suo ultimo saggio, Locus sui-Religioni di luogo (Mimesis 2021), di cui qui principalmente ci occupiamo. La seconda direzione...

La malattia della civiltà (2) / Guerre contro il futuro: Jung

“Egregio Collega, nonostante io sia un oppositore assoluto della guerra e a parole e per iscritto non faccia alcun mistero della mia opinione, tuttavia non sono nella condizione di sobbarcarmi un lavoro pratico di propaganda”. In questa lettera, indirizzata al Dott. Brupbacher e inviata da Zurigo il 30 settembre 1932, Carl G. Jung esprime il suo profondo rifiuto della violenza, ma insieme la sua collocazione personale di cittadino della “neutrale” Svizzera – è del 1928 il suo testo La “riga” svizzera nello “spettro” europeo. E dalla lettura di Ricordi sogni riflessioni di C.G. Jung (raccolti ed editi da Aniela Jaffé) emerge la quasi totale mancanza di quelle cesure e di quelle interruzioni dell’esistenza dovute alle due guerre che segnano invece molte delle biografie di protagonisti contemporanei allo psichiatra di Basilea.    Nel 1917-1918 Jung è ufficiale medico a Chateau-d’Oex, in un campo di internamento inglese, ma qualche anno prima la guerra gli era apparsa in sogno. Nell’ottobre del 1913, mentre sta andando in treno a Sciaffusa, ha la visione dell’Europa devastata da una spaventosa inondazione. Il mese successivo, durante lo stesso tragitto, la visione riappare (...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (20) / Fate la storia senza di me

Sono anni, poco oltre la metà dei Sessanta, in cui non si va tanto per il sottile. Anni sbrigativi e impietosi. Per difendersi dal dinamismo dei tempi, le “istituzioni” tendono a trincerarsi in se stesse. Il linguaggio con cui si esprimono, plumbeo e perentorio, appare oramai esaurito. Quasi irreale. “Pericoloso per sé e per gli altri” è l’etichetta appiccicata addosso ad Alberto Bonvicini. E ne orienteranno la vita. Albertino è un bimbo di nove anni, ospite di un orfanatrofio, che, nell’ottobre del 1967, per gioco o per errore, inghiotte una biglia di vetro. Con questa biglia comincia il suo personale viaggio nelle “istituzioni totali”, a partire dal manicomio di Collegno, dove viene rinchiuso per 40 giorni insieme agli adulti. Cosa avrà visto Albertino in quei 40 giorni? Cosa avrà sentito? E cosa gli resterà addosso? Il “viaggio” non finisce a Collegno. Sarà lungo e tortuoso. Si snoderà per carceri e ospedali, conoscerà speranze e fallimenti. E desiderio di vita. Sempre.   Dopo Collegno, “Villa Azzurra”, la struttura diretta dallo psichiatra torinese Giorgio Coda, soprannominato l’“elettricista” in virtù della sua spiccata predilezione per l’uso dell’elettrochoc,...

Un’automitobiografia sui muri del manicomio / Nannetti e la polvere delle parole

Nannetti. La polvere delle parole (ExOrma, 2022) è il romanzo che Paolo Miorandi, psicoterapeuta e scrittore, intreccia intorno alla figura di Oreste Ferdinando Nannetti, recluso nell’ospedale psichiatrico di Volterra. Miorandi descrive la sua storia nella forma di un romanzo rapsodico, sospeso, digressivo, dagli echi sebaldiani, che ora è narrato dalla voce del matto, ora da quella dell’infermiere che lo custodisce, ora dall’autore che riflette sui temi della follia, della scrittura, del tempo. Fin dall’inizio, il libro ci persuade e ci disorienta per quella sua atmosfera di viaggio inabissato nel presente e nel passato, durante il quale tante voci arrivano a parlarci, a perderci, a ritrovarci. Scrive Miorandi: «….Nannetti, tu sempre a scrivere; non faceva nient’altro, non giocava a bocce, non una partita a carte o a dama, ammesso che fosse stato in grado di farla, non si avvicinava neanche più agli altri ricoverati, può ben capire che questo suo continuare a scrivere sembrasse strano, come dire, più strano che agitarsi, urlare, biascicare senza sosta parole incomprensibili o ridere a raffica, comportamenti che uno si aspetta in posti come questo, ma scrivere sul muro del...

Un libro Pietro Barbetta e Gabriella Scaduto / Psiche e violenza

Ci sono fenomeni antropici che costringono a interrogarsi sulla psiche umana: comprenderli appare spesso difficile, talvolta risulta profondamente inquietante, ma non di meno necessario se non si vuole cadere nella facile tentazione di sbarazzarcene frettolosamente etichettandoli come “disumani” – il che costituisce una chiara contraddizione in termini dato che è di comportamenti umani che parliamo e che, per dirla con Publio Terenzio Afro, "humani nihil a me alienum puto", neppure le sue più efferate nefandezze.   L’indagine di alcuni di questi fenomeni costituisce una delle due direttrici attorno alle quali si snoda il volume collettaneo Diritti umani e intervento psicologico, a cura di Pietro Barbetta e Gabriella Scaduto, con prefazione di Fausto Pocar e postfazione di Luigi Zoja, edito da Giunti (2021, pp. 220, euro 22); l’altra l’analisi delle ricadute psicopatologiche, e più in generale sul disagio esistenziale, di chi ne è stato vittima. Il testo ricostruisce e indaga esperienze tra loro anche molto diverse quali il fenomeno dei disaparecidos argentini, le pratiche e i luoghi di tortura, i genocidi – con particolare attenzione a quello armeno –, le persecuzioni...

Una lettera da Trieste / I disegni di Sigmund Freud

All’amico e compagno di scuola Eduard Silberstein – che nelle lettere chiama Berganza, mentre per sé riserva il nome di Cipion, pseudonimi tratti dalla novella di Miguel de Cervantes, El coloquio de los perros – il ventenne Freud descrive la vita che ha iniziato a condurre a Trieste, dove una borsa di ricerca l’ha condotto alla locale Stazione Zoologica dell’Università di Vienna. In una lettera datata 5 aprile 1876 accenna agli spettacoli teatrali – in cartellone ci sono Francesca da Rimini e Otello – ma racconta soprattutto della “fauna” della città e del suo lavoro al servizio di quella che chiama “la scienza ammazza-bestie”. Sulla lettera manoscritta di otto pagine il giovane scienziato Freud schizza una serie di disegnini a corredo delle sue descrizioni. Si tratta di un vero e proprio caleidoscopio, spesso ironico, della vita di un ricercatore ventenne. Laddove i disegni hanno qualcosa di infantile, come di qualcuno che, non sapendo disegnare, si ostinasse comunque a farlo. (Qualche anno più tardi, nell’Interpretazione dei sogni, Freud racconterà di un collega che lo canzonò vedendo una delle tavole disegnate da lui stesso, riuscita in maniera così “misera”).    ...

Un caso classico controverso / Ellen West e i suoi psichiatri

Esce per Quodlibet un testo di Antonella Moscati: Ellen West. Una vita indegna di essere vissuta. L’autrice scrive di una scrittrice, divenuta nota solo come “paziente”. Scrive, con competenza storica, ma non manca, all’inizio del libro, la presenza del soggetto scrivente.  Ellen West è considerata dall’universo clinico contemporaneo come il prototipo della “paziente anoressica”, si parla di una sorta di proto-anoressia antecedente di almeno quarant’anni all’esplosione di questo sintomo negli anni Settanta. Binswanger è uno dei massimi punti di riferimento per quel ramo della psichiatria definita in vario modo nella nostra lingua come: antropo-analisi, psichiatria fenomenologica o analisi esistenziale. A oltre vent’anni dalla morte, nel 1945 – Ellen West si suicida nel 1921 – Ludwig Binswanger scrive di lei come paziente: Il caso Ellen West (Der Fall Ellen West). Recentemente, lo storico Albrecht Hirschmüller, a seguito di nuove rilevazioni storiche, rileva che il testo di Binswanger suscita perplessità presso gli storici e gli addetti ai lavori “non allineati” all’analitica dell’Essere (Daseinsanalyse), almeno nella versione binswangerian/heideggeriana. Ci sono in esso varie...

La pandemia come criptosuicidio / Il virus per andarsene

Se il disagio mentale è uno dei possibili piani dell’edificio umano, se ne diventa una parte integrante, va da sé che questo valga in tutte le circostanze evenemenziali, pandemia compresa. Si è molto ragionato sulle conseguenze del lockdown e sulle nuove regole comportamentali che abbiamo dovuto accettare, come cause di sofferenza psichica. E tuttavia la sofferenza psichica stenta ancora a essere riconosciuta come emergenza. La recente bocciatura del governo di un ampliamento degli aiuti per le cure rivolte al sostegno psicologico delle persone in difficoltà ne è una triste conferma, sulla quale lo psichiatra Vittorio Lingiardi ha efficacemente concluso: “Se la pandemia doveva insegnarci qualcosa, era la centralità della psiche. Psyché significa respiro. E se la psiche respira, ha bisogno di ossigeno. Particelle vitali per fronteggiare quelle virali. Anche un bonus da 50 milioni può essere una particella vitale. Non solo sul piano concreto, anche sul piano simbolico. Che, come quello psichico, non si vede e non si tocca: e dunque “non ha bisogno di soldi”. Ma qualcuno sa vivere senza psiche e senza simboli?” (Repubblica, 13.01.2022)   Ma c’è un’altra riflessione,...

Confessioni di una schizofrenica / Un Marziano nella mia mente

Capita. Può capitare a tutti di svegliarsi una mattina e di assistere, sconvolti e increduli, alla propria trasformazione. Non in un grande insetto come accade al giovane Gregor Samsa, ma nella cavia di un esperimento per studiare la specie umana. Un uomo coperto di squame violacee seduto sul vostro letto vi dà l’annuncio: sarà la vostra mente l’oggetto dell’indagine. Il viaggio nell’autre monde sta per iniziare, in compagnia di Sharp e Hinton, Sophisticated e Wimp, Dorraine e Nicky, tipi strambi, ragazzini e uomini anziani. Sono solo alcuni degli Operatori che entrano nella vostra testa spalancata come in un terreno di gioco dove scontrarsi e sfidarsi, nascondersi e provocarsi per vincere ai punti. Mentre voi vi sentite già un mostro, un fantoccio sbudellato. “La sola cosa che vi può aiutare a quel punto è il demone al comando: la vostra stessa mente inconscia” (p.16).   Ancora oggi non si sa chi sia Barbara O’ Brien, l’autrice di Operatori e cose. Confessioni di una schizofrenica (trad. di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, postfazione di Michael Maccoby, Adelphi). La sua identità rimane sconosciuta, ma il suo testo, che possiede la chiarezza di un resoconto diagnostico e la...

Lettere dai manicomi / Artaud: sono nato dal mio dolore

Due nuovi libri ci riportano alla corrosiva e non dimenticabile voce di Antonin Artaud: L’ombelico dei limbi. Seguito dalla Corrispondenza con Jacques Rivière (I fiocchi, MC edizioni, Milano, 2021), e Sono nato dal mio dolore. Lettere dai manicomi 1937-1946 (Edizioni Medusa, Milano, 2021) entrambi curati da Pasquale di Palmo. Artaud nasce a Marsiglia nel 1896. Inventore di teorie teatrali (Il teatro e il suo doppio), viaggiatore (Messico e Irlanda), oppiomane, scrittore di prose surrealiste (L’arte e la morte, Il pesanervi), romanzi visionari (Eliogabalo), poesie (Poesie della crudeltà), attore teatrale e cinematografico (La passione di Giovanna d’Arco, La leggenda di Liliom, L’opera da tre soldi, Napoléon, La coquille et le clergyman). Teorico del teatro, partecipa al gruppo surrealista dal 1924 al 1926. È amico di Jean Paulhan, André Breton, Jean Dubuffet, Alberto Giacometti, André Masson. Tra i libri principali tradotti in italiano: Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Il teatro e il suo doppio, L’ombelico dei limbi, Il pesanervi, Eliogabalo o l’anarchico incoronato, Artaud le mômo. Van Gogh: il suicidato dalla società, Per farla finita con il giudizio di Dio, Succubi e...

Un libro di Moreno Montanari / L'umano nel profondo è invincibile

Che la vita sia un incessante affanno lo si capisce abbastanza presto. Lasciamo stare i grandi traumi e le situazioni estreme, pensiamo alle “normali” vicende dell’esistenza: la nostra infanzia, l’adolescenza, le frustrazioni sentimentali, le fatiche economiche, ecc. ecc. Che bello se i diversi aspetti della vita fossero una tavolozza di colori con i quali poter (ri-)disegnare la nostra esistenza (Le correzioni, le ha chiamate Jonathan Franzen) dando alle sue diverse “stazioni” una tonalità a piacimento più intensa o più tenue, e disporre sulla tela i vari eventi ma dando loro dimensioni e collocazioni strane, inusuali: che so, le fatiche economiche io le disegnerei come un pallone a cui dei bambini vocianti e sorridenti danno dei gran bei calci. Forse così facendo quell’affanno non sarebbe più così incessante; con la mia rielaborazione sarei in qualche modo in grado di risistemare e risignificare la mia vita, almeno un po’ e sia pure in forma immaginaria. L’immaginario, si sa, ha una sua potenza rielaborativa, e può certamente in parte anche cancellare lo stridore della sofferenza. È questa, secondo me, la suggestione più intensa che si raccoglie nell’ultimo libro di Moreno...

Emergenze attuali / Trauma: un'analista alla finestra

Trauma   L’etimologia della parola trauma risale al greco e indica una ferita, rottura o lacerazione determinata da una causa violenta. In ambito psicologico, il concetto di trauma si riferisce a un danno della psiche, conseguente a una o più esperienze ed eventi minacciosi, imprevedibili, inevitabili e insostenibili, fonte di intense reazioni emotive. Non è tanto l’intensità dell’evento a generare il trauma, quanto l’impotenza, quando il soggetto si sente sopraffatto e non è in grado di reagire o di difendersi con le sue risorse abituali.  La riflessione sul trauma è stata presente nella storia della psichiatria e della psicologia dinamica fin dalla fine dell’800. Presso la clinica Salpetrière di Parigi, studiosi come Jean-Martin Charcot e Pierre Janet svilupparono ricerche sulla correlazione tra disturbi mentali ed esperienze traumatiche. Nello stesso periodo Sigmund Freud, nei suoi primi studi sull’isteria, riconduceva i sintomi delle sue pazienti a esperienze traumatiche di natura sessuale vissute nel passato. L’emozione di intensità eccessiva doveva essere  allontanata dalla sfera della coscienza, rimossa e relegata nell’inconscio, e con essa le...

Paura della vita? / No Vax: contaminazione e purezza

Giovanni è un salutista. Da anni adotta una dieta vegetariana che associa a pratiche psicofisiche. Da quando è in pensione trascorre lunghi periodi in montagna a contatto con la natura. Quando ci parliamo, per lo più al telefono, mi racconta delle sue passeggiate per i boschi, nella natura incontaminata dove cerca di vivere. L’altro giorno, quando ci siamo sentiti dopo alcuni mesi di silenzio, mi ha detto che lui non si è vaccinato e che non pensa di farlo: “Tanto vedo ben poche persone e indosso sempre la mascherina quando vado a fare la spesa e trascorro molto tempo all’aperto”. Giovanni non è il solo. Anche Fausta, che è diventata da qualche anno vegana, dopo essere stata una praticante delle diete macrobiotiche, ha le medesime convinzioni. Parlando con lei al bar, rigorosamente all’aperto, mi ha manifestato la sua convinzione che i vaccini non siano necessari dal momento che segue pratiche alimentari e di vita che le permettono di non contrarre il Covid. Ne è sicura, per quanto poi applichi misure di protezione di sé. Sia Giovanni che Fausta non si definiscono “No Vax” in senso stretto e non si sognano neppure di partecipare alle manifestazioni che in alcune città italiane –...

Riflessioni e ricordi di un grande clinico / Otto Kernberg, a cosa serve la psicoterapia?

Otto Kernberg è considerato il più importante psicoanalista vivente, per cui ogni suo nuovo libro viene guardato con interesse da tutti gli specialisti del settore. Questa intervista condotta da Manfred Lütz ha però un carattere volutamente divulgativo: basti vedere le note a piè di pagina, che spiegano al lettore chi sono figure molto conosciute quali ad esempio Melanie Klein o Martin Buber, o cosa vuole dire un termine quale kibbutz. Il titolo stesso – Dottor Kernberg, a cosa serve la psicoterapia? – lo connota come un libro rivolto a un pubblico vasto che non si è mai posto certe domande, e per il quale vuole essere anche appealing; e questa immagine viene rafforzata dalla copertina patinata (di dubbio gusto, ma può essere vista anche come spiritosa), in cui figurano i due protagonisti che ridono, posti l’uno (Kernberg) come analista e l’altro (Lütz) come paziente coricato sul lettino davanti a lui (nell’edizione originale tedesca invece è stata fatta una scelta più morigerata: vi si vedono i due autori l’uno di fianco all’altro che discutono, e le loro facce sono serissime).   Se questa quindi è l’immagine che l’editore italiano ha voluto dare al libro, molti operatori...

Il Bergson di Federico Leoni / L’organo della stupidità

E se l’intelligenza fosse l’organo della stupidità? Se ci fosse bisogno di giustificare la filosofia, mostrandone non solo l’utilità, ma, direi, la necessità, basterebbe fare riferimento a questa domanda che solo un filosofo parlando da filosofo può sensatamente porre, giacché in qualsiasi altro contesto apparirebbe poco più di un mot d’esprit. La ritroviamo al centro del saggio che Federico Leoni dedica a Henri Bergson (Henri Bergson. Segni di vita, Feltrinelli, Milano 2021). Coerentemente con lo spirito della collana Eredi che lo ospita (ideata da Massimo Recalcati), il Bergson di Leoni non è un capitolo di un manuale di storia della filosofia. Bergson è piuttosto un “intercessore” in senso deleuziano, vale dire una sorta di Stalker tarkovskiano che funge da guida nel territorio accidentato del pensiero in atto: “Non è mai del tutto chiaro, scrive Leoni, dove ci porterà la sua chiarezza così ordinata e spoglia. Nessuna enunciazione filosofica novecentesca è stata così enigmatica, cangiante, imprendibile” (p. 12). Che sia una vecchia foto d’epoca a inaugurare il saggio è sintomatico del carattere ad un tempo archeologico e sperimentale dell’esplorazione filosofica condotta da...

Il caso Potenzoni / Un uomo vago

Nell’anamnesi di persone mentalmente disturbate esiste sempre la possibilità di una fuga concreta, di una sparizione dalla vita quotidiana. A volte succede per periodi brevi, a causa di un’amnesia dissociativa; a volte per intervalli più lunghi, se subentrano disturbi degenerativi. In certi casi la persona viene ritrovata, smarrita e confusa, in luoghi pubblici come stazioni, metrò, supermercati, e internata in qualche struttura psichiatrica; non sono infrequenti fughe psicogene dove il fuggitivo segue ossessivamente le figure del suo delirio e si ritrova in posti che ha solo immaginato e che simboleggiano un sogno utopico di libertà; oppure, in alcuni disturbi dell’identità, perde i suoi documenti, cercando in modo paradossale un io alternativo. Sparire non è un atto volontario, ma un momento di disorganizzazione dell’io, di affondamento nei propri fantasmi, di sconnessione dal mondo ragionevole. Le domande con cui ci si interroga su quell’atto di fuga – perché è accaduto, come è accaduto, quale sia il suo senso – non hanno e forse non avranno mai una risposta risolutiva.    Il caso Potenzoni (Einaudi, 2021), scritto insieme a Francesco Potenzoni da Federica Sciarelli,...

Le storie che curano / James Hillman, il peso dell’anima

In Le storie che curano, ripubblicato ora da Raffaello Cortina con una nuova Prefazione di Luigi Zoja, Hillman, in modo coerente con tutto il suo impianto filosofico e clinico, ripone la psicoterapia con le sue pratiche e ritualità dentro uno stile narrativo correlato a un’attività più estetica e poetica che scientifica.    L’efficacia terapeutica passa attraverso i fili sottili della narrazione con le storie immaginative che ci raccontiamo e riraccontiamo all’infinito. Zoja nella Prefazione scrive che “l’analisi aiuta il paziente non perché restituisca alla sua vita un ordine interpretativo, ma perché le dà un ordine narrativo”. Per Hillman leggere Jung, Freud, Adler per la loro immaginazione, dove appunto si situa il potere terapeutico delle loro cure, può portare lo scrittore a riporre fiducia nell’efficacia terapeutica delle sue narrazioni. Per guarire l’anima dalla sua condizione prosaica dobbiamo avvicinarla al fare poetico (poiesis), una condizione di fondamentale importanza non tanto per fuggire la realtà ma per poterla immaginare diversamente soprattutto attraverso vite non vissute. La terapia diventa quindi la forma massima di riscatto di quel mondo immaginale...

Un libro di Simon Baron-Cohen / Autismo e creatività

Chiunque andrebbe giudicato per quello che può fare, non per quello che non può fare. O per dirla meglio, come sicuramente faceva Albert Einstein: “Tutti sono geni, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi su un albero, si passerà la vita credendo che sia stupido”. Simon Baron-Cohen insegna Piscologia e Psichiatria all’Università di Cambridge, dove dirige anche il Centro di ricerca sull’autismo, e a I geni della creatività ha dedicato uno studio e un volume pubblicato in originale lo scorso anno e tradotto da Raffaello Cortina da pochi mesi, con ciò confermando la tempestività e il sicuro interesse della collana “Scienza e Idee”, fondata dal mai abbastanza compianto Giulio Giorello.   La tesi che Baron-Cohen prova a dimostrare, come l’autismo guida l’invenzione umana, compare già nel sottotitolo in copertina (come era già nel testo originale, How Autism Drives Human Invention) ed essendo l’autore uno dei massimi esperti a livello mondiale della condizione autistica, è una tesi che va considerata con grande attenzione e, certamente, il libro merita di essere letto e conosciuto. Non ultimo, giacché è corredato da due utili appendici. Nella prima, rispondendo...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (13) / Bambini in manicomio

Qui è l’orrore. Ben oltre quello che possiamo immaginare. Un bubbone putrescente tenuto nascosto nel sottosuolo della nostra storia. Troppo a lungo.  Parlo dei “manicomi dei bambini”, discarica di vite difficili, o rifiutate. La loro esistenza si è protratta fino ai primi anni settanta, quando le mura dell’istituzione manicomiale hanno cominciato a sgretolarsi.  Il frenetico sviluppo del paese nel corso degli anni cinquanta, si era spento da tempo, ma da quelle terre estreme non è mai passato. Lì tutto è rimasto fermo, la violenza esercitata uguale nel tempo. E uguali nel tempo il disagio e la sofferenza. Adriano Sansa, giudice al Tribunale dei minori di Torino a metà degli anni sessanta, ha raccontato l’“enorme turbamento” entrando a Villa Azzurra, il “manicomio dei bambini” di Torino: “C’era un silenzio assoluto, questi bambini erano dei piccoli adulti tristi”. “Reparto 10, 36 bambini e ragazzi – si legge in La fabbrica della follia, racconto del manicomio e delle sue vite – completamente abbandonati in uno stato di totale inerzia. Non sono integrati in alcun modo, né è prevista alcuna attività di gruppo o ricreativa. Vi sono ragazzi ricoverati da diversi anni che non...

Una nuova nomina / Trieste e l’eredità di Basaglia

Il lungo addio   Trieste è sottosopra. La notizia è che il nuovo direttore della psichiatria triestina è figura destinata a segnare una netta discontinuità rispetto alla storia del luogo. Storia prestigiosa, legata alla presenza di Franco Basaglia, alle battaglie che lo avevano visto protagonista negli anni sessanta e settanta. Legata alla chiusura dei manicomi da lui fortemente propugnata e realizzata, e alla creazione di un modello di gestione della salute mentale modernissimo. A quarant'anni di distanza, viene giudicato da vari osservatori internazionali tra i migliori al mondo.    Storia prestigiosa ma a quanto pare in via di dismissione. È l’ultimo atto di un lungo addio. Il recente concorso per il rinnovo della direzione di uno dei servizi chiave della psichiatria triestina, a cui erano iscritti una decina di candidati, ha visto perdente, tra gli altri, uno psichiatra triestino cresciuto all'interno di quel modello e impegnato da trent’anni nella sua difesa e nel suo rinnovamento, Mario Colucci, una figura di clinico e di ricercatore di levatura indiscussa. E ha visto vincitore uno psichiatra, Pierfranco Trincas, legato a tutt'altro modello, quello oggi...

Un libro di Vittorio Lingiardi / Io Narciso

Se, come sostenne Jung, nessuno resta fuori dall’Ombra del suo tempo, allora siamo tutti in qualche modo narcisisti. Per questo è interessante “esplorare la zona di confine tra un carattere con tratti narcisistici, più o meno marcati, e una patologia narcisistica” vera e propria, come si propone di fare Vittorio Lingiardi nel suo Arcipelago N. variazioni sul narcisismo, da poco uscito per Einaudi (pp. 124, euro 12). Un compito tutt’altro che semplice se si tiene conto che – come spiega lo psicoanalista Sidney F. Pulver, opportunamente citato dall’autore – “ci sono almeno due punti su cui tutti concordano: uno è che il concetto di narcisismo è uno dei più importanti contributi della psicoanalisi, l’altro è che è uno dei più confusi” (p.33). Si tratta in effetti di una categoria non solo clinica ma, dal fortunatissimo La cultura del narcisismo di Cristopher Lasch in poi (Bompiani, 1979), anche sociologica, più elastica e discussa del nostro tempo: una specie di diagnosi passepartout – pari solo a quella altrettanto duttile e adattabile di borderline – che non a caso alcuni psicoterapeuti hanno proposto, senza successo, di rimuovere dall’elenco delle patologie psicologiche (p. 43)...

Unità operativa Cotugno di Napoli / Appunti da un reparto Covid

La pandemia legata al covid-19 ha posto innumerevoli, complesse e gravi sfide al sistema sanitario italiano e ha richiesto massicce modifiche che hanno coinvolto tutti i livelli dell’assistenza sanitaria. In tale situazione di grave criticità, è stata fortemente evidenziata la necessità della presa in carico anche degli aspetti psicologici, emotivi e relazionali sia dei pazienti sia degli operatori sanitari. Per la prima volta nel nostro paese è stata riconosciuta, anche da ampi settori dell’opinione pubblica, l’importanza della salute psicologica come parte essenziale della qualità di vita, in qualsiasi età e in tutte le fasi del ciclo esistenziale. Sta finalmente emergendo la necessità dell’unitarietà dei percorsi di cura, che non devono essere più centrati esclusivamente sulla malattia, ma sulla persona, con i suoi bisogni soggettivi, il suo vissuto emotivo, le sue relazioni.  Il mio vertice osservativo è particolare, in quanto responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera che include il Cotugno di Napoli (uno dei 3 ospedali infettivologici in Italia, insieme al Sacco di Milano e allo Spallanzani a Roma), divenuto Covid Center, con circa...

Diario clinico 8 / Il senso di una fine

Mi hanno regalato un alveare, ho l’attestato di adozione, le api sono irraggiungibili, come ora un po’ tutto, ma posso sentire il loro ronzio a distanza, e potrò gustare il miele etico che mi arriverà in un vasetto. Un sapore dall’“effetto madeleine”. Forse è proprio questo che desiderava Beatrice, con il suo dono ha voluto simboleggiare la fine del percorso, un lunghissimo zigzagare tra le performance della ribalta, dove “le luci sono sempre accese”, e lo stress logorante, da ape operaia, dell’avanzare degli anni.    Uscire con una cassetta degli attrezzi: per sostenere la fatica di essere se stessi, tutti i giorni. Questo è l’augurio di fine analisi. Che non esista una guarigione una volta per tutte, l’anziano Freud ne era già convinto. Vent’anni dopo il duemila la malattia è l’universale senso di disagio e di inadeguatezza, la talking cure è sempre più un lusso di tempo e di denaro, un esercizio autobiografico, pratica esperienziale.    “Come finisce un’analisi? Non è un happy end con ballo di Majorettes che tra l’altro, quando si esibiscono, hanno la pelle d’oca, perché sa, quando le Majorettes avanzano, fa sempre freddo. La prima immagine che mi viene è...

Immagini simboliche / La metafora viva dell’alchimia

Ernst Cassirer lo aveva colto perfettamente: l’essere umano non è un animale razionale ma un animale simbolico; per noi, cioè, non è in alcun modo possibile accedere al reale senza l’intermediazione del simbolico che ne organizza l’esperienza. Ma che succede se proprio la più peculiare delle nostre caratteristiche si atrofizza, sino a farci temere di vivere in un mondo caratterizzato da un analfabetismo simbolico figlio di una sempre più diffusa e pericolosa tendenza alla letteralizzazione? Si tratta di una condizione più volte denunciata da James Hillman che invocava come antidoto il recupero della visione alchemica, nella quale Jung riconosceva una protopsicologia del profondo.      Ecco perché il libro Jung e la metafora viva dell’alchima, curato da Simona Massa Ope, Arrigo Rossi e Marta Tibaldi, e con contributi anche di Stefano Carta, Clementina Pavoni e Nicole Janigro, uscito di recente per Moretti & Vitali (pp. 265, euro 20) appare quanto mai utile e attuale. Questa antica pratica, trasversale a tutte le culture, invita infatti l’essere umano a confrontarsi simbolicamente con ogni realtà, allo scopo di “trasformare il metallo vile della propria...