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Intervista / conversazione

(468 risultati)

La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska

Pubblichiamo un estratto di La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, libro + dvd, scritto da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista del Film.       Ho conosciuto Wisława Szymborska in viaggio. Ci siamo incontrate a Palermo e in seguito abbiamo visitato splendidi angoli di Sicilia, colline toscane assolate, misteriose falesie in Irlanda, stradine strette a Amsterdam, piazzette a Bologna, Padova, Ravenna e in molte altre cittadine italiane. Ci siamo viste spesso anche a Cracovia, sua e mia città natale. Ricordo Szymborska come un’infaticabile cacciatrice di cose belle o insolite che si entusiasmava per ogni nuova scoperta. Quei viaggi assieme hanno cambiato sia me sia il mio modo di guardare il mondo, perché grazie a lei ho potuto vedere sotto un’altra luce molti luoghi che già conoscevo, e imparare a goderne in tutt’altro modo.   Wisława Szymborska amava il caffè nero, non troppo forte e con una gran quantità di acqua. “Caffè lungo”, insomma. Con il caffè, necessariamente, una sigaretta. Ma il caffè non si può bere così,...

Intervista a Virgilio Sieni

Camminare in una città, intercettarne le logiche e distrarle, stupirne l’abitudine percettiva, rifarla in un’altra forma, nella mente e negli occhi di chi la abita, coltivare la durata degli incontri. Bologna sembra essere fatta apposta per accogliere e moltiplicare la bellezza liberata dagli artisti che l’attraversano. Così, dopo il progetto speciale dedicato a Romeo Castellucci lo scorso anno, valso al Comune di Bologna e alla curatrice Piersandra Di Matteo un Premio Ubu, dopo il Festival Focus Jelinek, dopo essere stata abitata più di una settimana da Rafael Spregelburd e poi dalla Compagnia della Fortezza, è tempo di Virgilio Sieni. Nelle Pieghe del corpo_Bologna: per oltre un mese, dal 27 febbraio al 4 aprile, il danzatore e coreografo, direttore della Biennale Danza e della Compagnia Sieni Danza, tra i maestri della ricerca artistica attuale, attraverserà la città e i suoi teatri, dal Comunale, all’Arena del Sole, da Teatri di Vita, al Dom e a La Soffitta (ma non solo) con un intenso progetto, a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione, articolato in spettacoli – capolavori di repertorio come Solo...

Rainer W. Fassbinder: l'uomo e il bambino

Pochi, perfino tra i cinéphiles, sanno che a Roma vive una Fassbinder. Ha lavorato per tutta la vita in Vaticano, occupandosi di miniature medievali, dopo essersi laureata in Storia dell’arte a Friburgo. È la zia del grande regista tedesco, la zia “giovane”, l’ultima sorella del padre, Helmuth. Oggi Elisabeth ha novant’anni ed è nata anche lei in maggio, come il nipote. Una volta al mese va alla Casa internazionale delle Donne dove si riunisce con le sue amiche di lingua tedesca per un periodico scambio di opinioni su ciò che accade nel mondo: «Abbiamo anche festeggiato la caduta di Berlusconi con lo champagne», dice ridendo.     È qui che la raggiungo per sapere del suo rapporto con il genio della famiglia, Rainer Werner Fassbinder. Il quale, mi racconta, quando aveva 17 anni, chiese a tutti i parenti se potevano dargli qualcosa per girare il suo primo film: «Io non avevo un soldo, non potevo aiutarlo, ma la cosa grave fu che nessuno gli diede retta, nemmeno il padre lo finanziò. A quell’epoca il costo del materiale per fare un film era cento volte quello di oggi. Lui si offese molto».   Il mancato appoggio della famiglia, per fortuna, non fermò Fassbinder, che...

Riga 35. A cosa serve la filosofia?

Il 19 febbraio 2015 esce il nuovo volume della collana «Riga» (Marcos Y Marcos) dedicato a Michel Serres. Il volume, a cura di Gaspare Polizzi e Mario Porro, segue il complesso itinerario del filosofo francese, cronologico e tematico, rendendo conto della sua proposta filosofica. Un libro di filosofia e insieme un manuale per leggere il contemporaneo. Pubblichiamo qui, in anteprima, una conversazione tra Jean-Paul Enthoven e il filosofo francese.   Stato civile? Cinquant’anni, un volto d’impressionante dolcezza e capelli bianchi. Filosofo, autore di tredici libri in tredici anni, libri sonori e rigorosi come poemi, di cui Carpaccio, Zola, Jules Verne, Lucrezio, Musil, Balzac o La Fontaine sono il pretesto. Professore alla Sorbona dove, ogni sabato, dice cose singolari; dove, dopo tredici anni, non si ripete mai. Guascone greco-latino, robusto, grande appassionato di rugby, legge in modo assiduo Omero, Virgilio, Montaigne e i profeti d’Israele. Una tesi su Leibniz, articoli eruditi, una voce che viene dal Sud-Ovest, calorosa. Nessun discepolo (com’è giusto, non si ripete mai), ma lettori, studenti che formano tra loro una confraternita segreta e appassionata. Filosofo...

Coltivare lo sguardo interiore

È un orientamento pragmatico, quello di Martha Nussbaum. Non a caso le sue riflessioni hanno influenzato, oltre ai dibattiti intellettuali della contemporaneità, anche pratiche di governo e politiche internazionali. Docente di Law and Ethics presso l’Università di Chicago, la filosofa statunitense è divenuta celebre per aver ideato negli anni Ottanta, insieme al premio Nobel Amartya Sen, la teoria delle capabilities, giungendo a elaborare indicatori di disuguaglianza sociale per i programmi di sviluppo delle Nazioni Unite. Il paradigma delle capacità – che misura la ricchezza di uno stato non tramite il PIL pro capite, ma sulla base dell’effettiva accessibilità ai diritti e delle reali opportunità offerte ai cittadini – è solo un esempio del suo impegno a favore di una società progressista e multiculturale ma saldamente basata sull’universalismo etico. Accanto agli studi sulla giustizia globale e la dignità umana, Nussbaum ha condotto analisi sulle emozioni collettive e sui diritti delle donne, promuovendo un’originale forma di liberalismo femminista. Alla crisi dell...

Carissimi padri della Grande Guerra

Carissimi Padri... almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915): proprio come un almanacco, il nuovo progetto culturale avviato a Modena da Claudio Longhi, regista e studioso di teatro, si svilupperà lungo l'arco di un intero anno articolandosi in cene-spettacolo, incontri, proiezioni di film, letture, laboratori e atelier per culminare, come era stato per il precedente Ratto d'Europa (qui la recensione), in uno spettacolo vero e proprio che debutta al Teatro Storchi il prossimo dicembre. Insieme a un gruppo di lavoro ormai consolidato che assomiglia sempre di più a una compagnia stabile d’altri tempi, Longhi coinvolge ancora una volta l’intera città, questa volta nella esplorazione degli anni della belle époque, ovvero di quella stagione di apparente Grande Pace in cui storicamente si rintracciano le scaturigini della Grande Guerra; per sviluppare così una riflessione sui giorni presenti – tempo di una nuova Grande Pace – che ancora poggiano sulle macerie di quel conflitto, come resti spuri di quelli che Kraus ha definito Gli ultimi giorni dell'umanità.       Chi sono...

Rappresentare il non-rappresentabile

Mattia Cacciatori è un giovane fotoreporter che ha trascorso parte degli ultimi anni in Cisgiordania, a Ramallah, per documentare il conflitto israelo-palestinese. I suoi amici sono dunque abituati ad averlo lontano, a saperlo in giro per il mondo. L’8 luglio 2013 le prime pagine dei giornali accostarono, all’improvviso, le parole Mattia e Farnesina, io stesso mi ero quasi scordato che il mio amico fosse in Turchia per le rivolte di Gezi Park. Stavo seguendo, tra l’inerzia di Twitter, quelle giornate di Istanbul e quando la parola Mattia entrò nello schermo, in tutti gli schermi, mi trovai senza più nulla da dire e senza più nulla da pensare su quei giovani che vedevo manifestare e sulla questione turca in generale. D’un tratto l’unica immagine possibile di quella rivolta era formata da quell’insieme di parole che, lapidarie, su tutti i quotidiani italiani online e non, descrivevano l’arresto di Mattia da parte della polizia turca. Il flusso di notizie e immagini riguardanti le manifestazioni si era improvvisamente arrestato in una terza dimensione, la profondità della prossimità di Mattia alla mia...

Huang Rui, dalla Cina andata e ritorno

Huang Rui nasce a Pechino nel 1952. A seguito della Rivoluzione Culturale, viene inviato nella Mongolia Interna dove lavora come bracciante agricolo. Alla fine degli anni ‘70 ritorna a Pechino. Il governo cinese ha appena lanciato una nuova campagna, quella delle “Quattro Modernizzazioni”, enunciata da uno degli uomini più influenti del partito, Zhou Enlai. La sua formazione è da autodidatta. Solo dopo il 1976 inizia una sua attività pubblica come intellettuale e artista; nel 1978 co-pubblica assieme ai poeti Bei Dao e Mang Ke la rivista Jintian (“Oggi”), la più importante del periodo post-rivoluzionario. Sempre in questi anni l’artista fonda, insieme a Ma Desheng, Yan Li, Wang Keping, Yang Yiping, Ai Weiwei e altri ancora, il gruppo Xing Xing (“Le Stelle”). Si tratta della prima significativa esperienza di arte contemporanea in Cina. Con una serie di iniziative che hanno tutto il sapore di happening ante litteram, il gruppo crede nella possibilità di un’arte d’avanguardia indipendente dalle istituzioni, libera espressione dell’individuo. Nella prassi artistica, tale esigenza si...

Emozioni, lotte, vita, amore, perdita, tra qui e altrove

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?   english version   Si chiude in questi giorni la mostra The Divine Comedy: Heaven, Hell, Purgatory revisited by Contemporary African Artists presso lo SCAD Museum di Savannah. Inaugurato lo scorso 16 ottobre, l’evento è stato il secondo capitolo di un progetto itinerante che ha toccato in precedenza l’MMK di Francoforte e che si prepara ora a una nuova tappa presso un altro importante museo nel mondo. Una mostra che, attraverso l’interpretazione dell’opera di Dante da parte dei principali autori africani...

Emotions, struggles, life, love, loss, between here and elsewhere

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here the column's introduction: Why Africa?    italian version       The exhibition The Divine Comedy: Heaven, Hell, Purgatory revisited by Contemporary African Artists has just closed at the SCAD Museum of Savannah.  Inaugurated on October 16th 2014 it was the second chapter of the travelling project, which premiered earlier in the year at MMK Frankfurt and which is currently getting ready for a new appointment at one of the most important museums in the world.  An exhibition that calls...

Ogni lettore è Lìberos

La comunità del libro nata in Sardegna si prepara a replicare in tutta Italia con una campagna di equity crowdfunding: abbiamo chiesto a Francesca Casùla, co-fondatrice di Lìberos, di spiegarci come partecipare e sostenere il progetto.     A meno di due anni dalla vittoria al bando Che Fare, Lìberos ha lanciato una campagna di equity crowdfunding con l’obiettivo di esportare fuori dalla Sardegna un paradigma di comunità attorno alla filiera del libro che di fatto si è già affermato come modello di innovazione culturale in Italia. Come funziona la campagna? E perché è importante partecipare?   È importante precisare che Lìberos è un’associazione culturale, e tale rimane. Ad essere invece un’impresa culturale è la startup innovativa nata da alcuni soci dell’associazione per sviluppare il progetto in modo che crei vero sviluppo (leggi: occasioni di lavoro retribuito – ormai è necessario specificarlo – nel settore culturale): tenere in piedi un’intera filiera che comprende produttori (editori e scrittori) e commercianti (librai...

Gli arabi, Israele e il terrorismo

Nella situazione di tensione che si è creata nel Mediterraneo, come percepisci tu il problema dei rapporti tra i paesi della sponda nord del Mediterraneo e i paesi della sponda sud, tra paesi come l’Italia e paesi di cultura islamica come la Libia, ma anche come l’Egitto, come la Tunisia, come l’Algeria e che cosa ti sembra che si debba fare, pensare, scrivere, per evitare che si creino tensioni senza uscita come quelle che qualche volta si sono create? Non c’è anche una mancanza di conoscenza da parte nostra?   La conoscenza è certamente una buona cosa e la conoscenza che noi abbiamo del mondo arabo è scarsa, obiettivamente. Ma direi che è scarsa in parte per colpa nostra e in parte anche per colpa loro, perché veramente da secoli, dal mondo arabo e dall’Islam più un generale, è uscito pochissimo di buono. Sono utenti della civiltà tecnologica a cui non hanno contribuito, sono utenti del marxismo senza averlo rinnovato, insomma stanno in qualche modo ai margini della civiltà occidentale e di quella comunista. La mia impressione è piuttosto negativa, non mi fiderei di...

C'è una vita prima della morte?

C’è una vita prima della morte?, in corso di pubblicazione presso l’editore Erickson, raccoglie una lunga conversazione tra Riccardo Mazzeo, editor della casa editrice, saggista, autore con Zygmunt Bauman di Conversazioni sull’educazione (Erickson 2012), e Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista, noto in Italia per il volume L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli) e per L’elogio del conflitto (Feltrinelli). Benasayag, di origine argentina, è stato membro della resistenza contro i militari del suo paese; catturato e sottoposto a torture, fu salvato solo per la nazionalità francese della madre. Risiede in Francia, dove ha pubblicato numerosi volumi; l’ultimo, Organismes et artefacts (La Découverte), è dedicato alla necessaria convivenza con gli “ibridi”. Al dialogo partecipa in alcune parti anche Jean-Michel Besnier, filosofo, docente alla Sorbona; di lui è stato tradotto di recente L’uomo flessibile (Vita e Pensiero); Besnier si è occupato dei temi del “transumanesimo” ed è una delle voci più critiche rispetto al “nuovo uomo aumentato”...

Politics is so overrated. Michael Dobbs e lo storytelling

Guida – dice – una “purple Panda”. Perché nel traffico grigiofumo di Londra ama “poter uscire dalla House of Lords e individuarla in un lampo, senza possibilità di errore, tra le file di berline tutte identiche, nere e blu”. E lo ripete divertito, sottolineando sonoramente la casuale allitterazione, resa più gustosa dalla verve consonantica dell’accento “very british” e beandosi del vezzo, tipicamente aristocratico, di fare dell’understatement un assoluto segno di distinzione.   Ma l’aneddoto, raccolto insieme a questa intervista nel corso dell’ultimo International Communication Summit a Roma, non è una semplice trivialità. Michael Dobbs, il creatore di House of Cards, è un furbo, sveglissimo, gioviale lord inglese: a lungo braccio destro di Margaret Thatcher, alla fine degli anni Ottanta, insoddisfatto da letture troppo banali e sfidato dalla sua (ex) moglie a fare di meglio, si scola una bottiglia di vino e scrive il primo capitolo della saga di House of Cards, che diventerà prima una miniserie inglese, poi la serie cult di Netflix prodotta da David...

Cambiare la narrazione del mondo

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version   Credete che il cinema possa produrre un cambiamento reale? Uno spostamento di sguardo, di prospettiva? Noi di lettera27 siamo convinti che sia così. Crediamo nel cinema e nella sua potenza: ogni film ci fa fare esperienza di una realtà diversa o simile alla nostra ma attraverso altri occhi. Crediamo in quello che gli studiosi chiamano ‘meccanismo di immedesimazione’ e cioè che guardare un film vuol dire...

Changing the Narrative of the World

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Mai perdere la curiosità!

Pubblichiamo in occasione della nuova edizione de L’uomo e la morte di Edgar Morin, curata da Riccardo Mazzeo in uscita da Erickson,  la conversazione con il pensatore e filosofo francese che apre il volume.     Riccardo Mazzeo: Ci troviamo con Edgar Morin, nella sua casa di Parigi, per la nuova prefazione del suo libro L’uomo e la morte. Si tratta di un’opera che, quantunque abbia più di sessant’anni, è assolutamente giovane. In essa si parla dell’uomo di fronte al fenomeno della morte. Questo capolavoro non ha perso un briciolo della potenza che aveva quando venne pubblicato per la prima volta. Ha dell’incredibile che un’opera di tale ricchezza sia stata scritta da un giovanotto. In questo libro c’è qualcosa di cui si sente ogni giorno di più la mancanza adesso, ovvero la messa in gioco degli elementi costitutivi della molteplicità che rendono un essere umano veramente umano. Nel mostro mondo mondializzato e formattato si è vissuta, in un certo senso, una vera e propria perdita. Il mondo attuale non può essere esclusivamente razionale. A mio avviso, sebbene cerchi...

A cosa gioca Georges Perec

Ci si salva (talora) giocando   Nel 1969, al Moulin d’Andé, luogo d’incanto in Normandia attorno a cui si era raccolta spontaneamente a partire dal 1966 un’informale comunità di scrittori, pittori e cineasti, Georges Perec e Jacques Roubaud, insieme al matematico Pierre Lusson, redigono il primo manuale francese sul gioco del go.   Pubblicato in Francia nel 1969 il Breve trattato sulla sottile arte del go esce ora in Italia, edizioni Quodlibet, tradotto e curato da Martina Cardelli, con una postfazione di Tiziana Zita, giocatrice abile del gioco del go, e un’intervista a Georges Perec del 1980 (A cosa gioca, Georges Perec?).   I tre autori del Breve trattato non sono esperti del gioco, come sottolinea Tiziana Zita, e del resto Georges Perec, nell’intervista riportata, sottolinea come la condizione per diventare un giocatore dignitosamente mediocre del go sia quella di dedicarvi almeno due ore al giorno.   Moulin d'Andé (qui è anche stato girato Jules e Jim)   Questo piccolo trattato, insomma, “nato dalla passione e dalla goliardia di tre dilettanti”, è ricco di...

NowHere: residenze attive a Macao

A poco meno di un anno dal progetto ApparecchioPer, elaborato da Macao, S.a.L.E. Docks e Ex-Asilo Filangieri per il bando cheFare, a Macao prende vita NowHere, residenze attive che ibridano coabitazione, politica, ricerca e produzione dal basso. ApparecchioPer – volto alla composizione di una piattaforma condivisa di “mezzi” di produzione, ossia spazi, strumentazioni, conoscenze, risorse diverse – non si è certo esaurito con la chiusura del bando la scorsa primavera, tutt’altro; proprio per il suo essere strettamente legato a bisogni concreti che chiedono luoghi e situazioni adeguate alla messa in atto di ricerche indipendenti, si è sviluppato in diversi progetti, tra cui NowHere costituisce una delle più recenti sperimentazioni. Per farci raccontare meglio questo percorso Alberto Cossu ha intervistato Cristina Fiordimela e Tommaso Urselli, tra i responsabili del progetto #NowHere e della campagna di crowdfunding ad esso collegata.     Come siete arrivati al progetto di Nowhere? Quali sono i passaggi che vi hanno portato alla sua elaborazione?   NowHere residenze attive prende corpo dalla sperimentazione di...

Lehman Trilogy. Conversazione con Stefano Massini

Inizia nel 1844, con l’arrivo al porto di New York di un immigrato ebreo proveniente dalla Germania, figlio di un mercante di bestiame, e finisce con il rovinoso fallimento del 2008 della Lehman Brothers. Lehman Trilogy racconta in più di trecento pagine centossessanta anni di capitalismo americano, dalle coltivazioni di cotone alla costruzione delle ferrovie, dal petrolio all’automobile, all’industria cinematografica, a quella televisiva, in un periodo che dalla guerra di secessione, attraverso i due conflitti mondiali e il crollo di Wall Street del 1929, arriva ai giorni nostri. È un testo teatrale (pubblicato da Einaudi), ma l’andamento è quello di un racconto epico, di una grande saga familiare. È firmato da Stefano Massini, un autore che usa una bella scrittura per interpretare l’arte e la realtà. Suoi testi sono stati dedicati a Van Gogh, a Kafka ma anche a Anna Politkovskaja e al caso di Ilaria Alpi. Recente è 7 minuti, sulla discussione in un consiglio di fabbrica di operaie se accettare una proposta di ristrutturazione della nuova proprietà, solo apparentemente indolore. Lehman Trilogy, dopo...

Vecchi e giovani favolosi

«Ma è gobbo per tutto il film!» «Eh!» «Ma è ripugnante!» (Leggo a voce alta dal manuale universitario): «Si ritrovò, nel fiore della giovinezza, con una statura bassissima (sotto il metro e mezzo) con una doppia gobba anteriore e posteriore, con molteplici infermità e sgradevolezze fisiche… Si studia ancora il manuale, sì?» «No.» «Ah, e che studiate. Cioè, i Canti li hai riconosciuti.» «L’Infinito, la Ginestra. E c’era proprio la ginestra sullo schermo! Fin gialla!»   Per trovare conforto alla mia impressione tutto sommato (o meglio togliendo: l’inevitabile didascalismo, il fuorviante maledettismo, l’evitabilissima morbosità) non negativa sul film biografico del momento, chiamo il più grande studioso dell’autore in questione, filologo eminente e conversatore instancabile. «Professore, la disturbo?» «Gilda, hai seguito la vicenda dell’Infinito? Sai che era stato trovato un terzo autografo, dopo quello napoletano e quello di Visso, e che poi…» «Veramente...

Una sinfonia per una capitale

L’aria unica, favolosa di Roma negli anni cinquanta e sessanta, quando esplodevano il cinema, la vita dolce e quella intellettuale, secondo Franca Valeri. Perché Roma, l’eterna, non sarà mai un capitale, come sostiene Corrado Augias. Le periferie di Giancarlo De Cataldo e di altri, il dolore degli ospedali narrati da Valerio Magrelli e da Christian Raimo, storie di margini, storie di nuovi italiani, storie di morte o di sogni. Le memorie di San Lorenzo (Eleonora Danco), del ghetto (Anna Foa), di una gioventù a Borgo Pio (Giuseppe Manfridi), il ricordo di quel poeta del teatro che fu Victor Cavallo (Elena Stancanelli).   La generosità, il desiderio di cambiare le cose, nonostante tutto. Si svolgono in ventiquattro luoghi diversi di Roma, dal “Sacro Gra” al Trastevere di Lidia Ravera, da incroci anonimi dove è facile fare crash dopo uno sballo (come racconta Fausto Paravidino), alla lotta per la dignità, per il diritto alla vita e all’immaginazione di una donna immigrata tra la movida del Pigneto in uno squarcio poetico di Igiaba Scego, alle rive del Tevere di un espressionistico brano di Francesco...

A di Città: un progetto di Rigenerazione urbana

Accesso, partecipazione, rappresentazione non sono formule vuote con cui indicare la via maestra della democratizzazione della cultura, come fossero delle ricette magiche di sicuro effetto o un dogma assunto acriticamente che garantisca la salvezza della buona azione culturale. Eppure, è sempre più chiaro che la vita culturale di un territorio passa necessariamente da modalità che tengono conto dei pubblici e della cittadinanza, riconoscendoli come interlocutori attivi.   Nell'ultima edizione di cheFare abbiamo ricevuto un numero straordinario di progettualità forti e consapevoli legate alla rinascita di spazi urbani e rurali grazie a processi partecipativi di varia natura. La stessa effervescenza è evidenziata dal rapporto Symbola “Io sono cultura” sullo stato dell'economia della cultura in Italia, nel quale un intero capitolo è dedicato alle formule “dal basso” di rigenerazione urbana. E non è un caso se in questi mesi di grande attivismo nei circoli dell'innovazione culturale continuiamo a incontrare molti dei protagonisti di questa scena nascente: Spazio Grisù, il Teatro Verdi o...

La destra e lo spirito della rivolta

Tabacchini: Nonostante i recenti tentativi di pensare la dimensione politica della rivolta, sembra persistere una certa riluttanza a confrontarsi con il particolare ascendente che questa presenta all'interno della cultura di destra. Una cultura che, del resto, fatica a nascondere la propria permeabilità alle suggestoni del tempo: per fare un esempio, non si è certo dimostrata immune alla sua forza di suggestione un'associazione come CasaPound Italia, che in più occasioni ha manifestato accompagnata da striscioni recanti scritte quali «La generazione perduta tifa rivolta». Di fronte al moltiplicarsi di simili appelli, si preferisce spesso evitare ogni interrogazione liquidandoli frettolosamente come bizzarri tentativi di aggiornamento di un ben noto armamentario propagandistico, oppure imputando il ricorso alla rivolta a una sua insufficiente concettualizzazione. E tuttavia, simili espedienti rimangono sostanzialmente incapaci di cogliere i motivi che spingono, tanto a destra quanto a sinistra, in direzione di un'esaltazione – se non di una vera e propria mitopoiesi – della rivolta. Che sia invece possibile rinvenire, proprio...