Immagini

Tempo, figura, fotografia / La macchia umana

Pubblichiamo un'anticipazione del saggio di Stefano Chiodi contenuto nel terzo volume dell'Enciclopedia delle Arti Contemporanee, curata da Achille Bonito Oliva per l'editore Electa, con il coordinamento scientifico di Andrea Cortellessa, dal titolo Il tempo inclinato.Eadweard Muybridge, Woman descending steps turning around, da Animal LocomotionLa fotografia è uno tra gli agenti decisivi dell’irreversibile trasformazione dei modi di vedere e rappresentare il mondo visibile avvenuta in Occidente nel corso della seconda metà del XIX secolo. Il suo inventore, Joseph-Nicéphore Niépce, la definisce nel 1829 riproduzione spontanea d’immagini, e l’espressione segnala non solo l’avvento di un’epoca governata dal paradigma della riproducibilità e della “perdita d’aura” ma anche di una nuova...

New York, l’anima nella fotografia

Se vi è capitato, come al sottoscritto, di raccontare a chi incontravate che presto avreste visitato New York, o magari di essere rientrati da un viaggio recente nella città che non dorme mai, avrete una misura della frequenza straordinaria con cui le conversazioni in merito attingano al contenitore marchiato dall’etichetta “Cinema”. Non occorre una riflessione granché eccezionale per asserire che, del resto, il mondo cinematografico (e, negli ultimi anni, quello delle serie tv che, in molti casi, al cinema stanno rubando il mestiere) si sia dedicato con tanta dedizione a New York City da formare il nostro immaginario a essa relativo, in altre parole: quando andiamo a New York – leggi: Manhattan – ci aspettiamo di riscoprirci al centro...

Koons, la Madonna del futuro e la nobilitazione del kitsch

Da alcuni giorni, in piazza della Signoria a Firenze, accanto al David di Michelangelo, c'è una nuova monumentale scultura con superficie metallica specchiante, una rappresentazione del ratto di Proserpina. Dentro Palazzo Vecchio, nella sala dei Gigli, c'è invece un bianchissimo calco in gesso del Fauno Barberini, con una sfera blu, anch'essa con superficie specchiante, appoggiata su un ginocchio. Il Barberini Faun e Pluto and Proserpina sono le due opere di Jeff Koons scelte per la mostra Koons in Florence, organizzata dall'Associazione Mus.e, finanziata dall'antiquario Fabrizio Moretti e curata da Sergio Risaliti; la prima di una serie che intende mettere a confronto l'arte contemporanea con quella del grande Rinascimento. Entrambe le opere hanno un...

Fiston Mwanza Mujila, Tram 83

English Version   In uno stato africano chiamato Città-Paese, il Tram 83 raduna ogni notte un’eterogenea popolazione assetata d’alcol, di piaceri e di oblio: minatori, turisti “a scopo di lucro”, studenti in sciopero, venditori d’organi, bambini-soldato e una pletora di donne di ogni età, prostitute bambine, ragazze madri, cameriere, aiuto-cameriere, che si chiamano Bessie Smith, Marilyn Monroe e Simone de Beauvoir. Nelle loro lunghissime notti gli avventori del Tram 83 bevono fiumi di birra, ballano al ritmo della rumba africana, mangiano spiedini di cane, si appartano ai servizi misti, rubano, sono derubati, si prendono molte malattie e riversano nel bar bordello tutte le loro speranze, i vizi i desideri, i sogni, gli odi, le...

Fiston Mwanza Mujila, Tram 83

Versione italiana   In an African country called City-Country, every night Tram 83 gathers a heterogeneous mass of people thirsty for alcohol, pleasures and oblivion: minors, tourists “for profit”, students on strike, organ sellers, child soldiers, and a multitude of women of all ages: child prostitutes, single mothers, waitresses, assistant waitresses, all named Bessie Smith, Marilyn Monroe and Simone de Beauvoir. In their endless nights, passengers of Tram 83 drink plenty of beer, dance to the rhythm of African rumba, eat kebab, go off into unisex toilets, rob and are robbed, catch a number of diseases, and pour all their hopes, vices, desires, dreams, hatred, and frustrations into the brothel bar. Among the regulars are adventurer Requiem and intellectual Lucien. The...

Sulla Grande Madre

Da sempre il tema della maternità oscilla tra i territori dell’arte, della mitologia e della religione. La madre è infatti un archetipo antico la cui rappresentazione e culto in area occidentale, da Iside a Cerere e Demetra, Diana e Artemide, da Maria fino a “sora nostra matre terra”, è stata associata alla terra e ai suoi frutti, alla caccia, alla guerra, alla nascita e alla morte. Tra i molti permane in fondo anche quello antichissimo della Grande Madre, protettrice della passione sessuale e della fertilità femminile, che si è diversamente evoluto. La Madre è stata assunta dunque nei secoli come una figura ambivalente, alla cui forza creativa si aggiungeva quella distruttiva; una potenza nutrice e al tempo stesso divoratrice, un’immagine devozionale da adorare e temere.   Dalla...

Boris Mikhailov: Ukraine

Avanzando verso la folla che si ammassa in fila scomposta in via Rosine 18 ci si accorge subito che ci sono i numeri delle grandi occasioni. È la serata di inaugurazione di Camera-Centro Italiano per la Fotografia che apre con la grande mostra retrospettiva dedicata al fotografo ucraino Boris Mikhailov. La scelta di questa prima esposizione non è banale, anzi è piuttosto coraggiosa. Nelle piazze di Torino campeggiano i manifesti pubblicitari in cui un’immagine dell’autore invita i torinesi all’esposizione con una grassa e irriverente pernacchia. Se è vero che Mikhailov è ormai considerato un maestro, forse il più grande fotografo vivente del vecchio blocco sovietico, è anche vero che è un autore ancora per lo pi...

Farsi un selfie davanti alla morte

La morte è la grande alleata della fotografia. Ai bordi di ogni inquadratura trema invisibile la fine di quell'istante catturato, svuotato di ogni consistenza materiale, sopravvissuto solo come immagine. Ogni fotografia è anzi un lembo superstite, ciò che rimane di un tempo, di un'azione, di un oggetto, e soprattutto di una persona. Lo sappiamo guardando le foto in bianco e nero dei nostri parenti, ma a ben vedere le stesse migliaia di immagini che ci accompagnano nella quotidianità, quasi tutte tese a dimostrare un esasperato essere nel mondo, mostreranno a chi le guarderà fra un centinaio di anni un'enorme quantità di persone morte.   Questa testarda vitalità dell'immagine fotografica, di qualcosa che è gi...

Arte contemporanea in Nigeria

Proseguiamo la collaborazione con Another Africa con il terzo articolo tratto da Tracing Emerging Artistic Practice, dedicato questa volta alla scena artistica della Nigeria.  Buona lettura.   lettera27 English Version         Houghton Kinsman     Le connessioni tra la produzione artistica locale e l’arte della diaspora   Nota come il “gigante africano”, la Nigeria ha un’alta densità di popolazione e un’economia in crescita, grazie ai giacimenti di petrolio. Il paese vanta anche una lunga e ricca storia culturale, con una tradizione artistica moderna rappresentata, tra gli altri, dall’opera pionieristica di Aina Onabolu, e una scena contemporanea che risale ai primi anni Cinquanta....

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in Nigeria

We are continuing our collaboration with Another Africa with the third article from their Tracing Emerging Artistic Practice series dedicated to the artistic scene of  Nigeria.  Enjoy.   lettera27 Versione italiana         Houghton Kinsman     Exploring the nexus of Nigeria’s local and diasporic artistic production   Often referred to by some as the “Giant of Africa”, Nigeria has long been home to a large population and an expansive, oil-rich economy. It is also a country that has a deep, diverse and rich cultural history. One that includes a modern art scene pioneered by Aina Onabolu, amongst others, and a contemporary art scene that dates back to the early 1950s. Furthermore, surrounded by countries like...

Visita allo studio di Nunzio Battaglia

A un primo sguardo lo studio di Nunzio Battaglia sembra dominato dall’accumulo e in fondo dalla casualità, ma subito ci si accorge di zone coerenti e alla fine si scopre che, anzi, l’artista ha disposto tutto in funzione di un percorso che ha in mente e che vuole farti seguire proprio in questo modo. Anche i suoi discorsi funzionano allo stesso modo: frasi interrotte, accenni, ammicchi, gesti che sostituiscono finali di frasi che lascia sospese perché sia tu a completarle dimostrando di essere entrato nell’argomento. E del resto ci tiene molto a far capire non tanto, direi, ciò che pensa, ma ciò che “vede”, in un senso, come spero di riuscire a dire, particolare ma completo, pluridimensionale del termine.     ph....

Codice Italia. Un'Italia a compartimenti stagni

Marx e l’Italia. Che cos’hanno in comune il filosofo tedesco e la Nazione a forma di stivale? È ragionevole cercarne le tracce nella contemporaneità artistica? E qual è il modo opportuno di farlo? Molti avranno già avuto modo di leggere che il tema scelto da Okwui Enwezor – direttore della Haus der Kunst di Monaco di Baviera e, tra i numerosi incarichi, già direttore artistico di Documenta 11 (1998-2002) – per la 56a edizione della Biennale d’Arte di Venezia All the World’s Futures è proprio Marx. In particolare il suo Capitale. “Rimontare Marx”, ha scritto Marie Rebecchi su doppiozero, sottolineando l’importanza del programma di eventi previsti all’interno dell’Arena, rispetto...

Visioni di un mondo interiore

Ho conosciuto Nicol Vizioli sei anni fa, mentre progettavo una mostra collettiva di giovani artisti all’interno di un festival indipendente. A quell’epoca il dialogo tra la natura e la figura umana erano al centro del suo lavoro fotografico. Ancora giovane, già mostrava una certa coerenza nella composizione dell’immagine e una disinvoltura nell'uso della tecnica. La vividezza delle figure, la luce e la profondità furono gli aspetti che mi colpirono. Subito dopo quell’estate Nicol è partita per Londra–dove ancora oggi vive – con una borsa di studio per un master in fashion photography.   Nicol, sono ormai alcuni anni che io e te ci siamo incontrate e ricordo che hai sempre avuto ben chiara una cosa: che avresti lavorato...

La comunicazione visiva, per il cambiamento

English Version     All’ultima Biennale Dak’Art, nel 2014, abbiamo incontrato questa giovane donna dallo sguardo fermo e determinato, il modo di fare sicuro e un’energia contagiosa, che ti fa venire voglia di abbandonare quello che stai facendo per metterti a marciare in nome della sua causa. Si chiama Aida Muluneh. Ha un sorriso irresistibile. Fotografa di talento, attivista culturale, donna d’affari, madre, è soprattutto uno straordinario essere umano. Ogni giorno, ad Addis Abeba, la sua città natale, fa qualcosa di molto importante: riunisce intorno a sé una comunità, stimola i giovani talenti creativi, li ispira con il suo lavoro e, mattone su mattone, cerca di costruire una nuova immagine dell’Etiopia attraverso la cultura, l’arte e l’educazione. L’opera presentata da Aida...

Visual Communication for Change

Versione italiana     At the last Dak’Art Biennale in 2014 we met this young woman with a steady determined strong gaze, a confident way to carry herself, with the energy that contaminates you and makes you want to leave everything you are doing and march in the name of her cause. Her name is Aida Muluneh.  And she has a most charming smile.  A talented photographer, a cultural activist, a business woman, a mother and above all, an amazing human being.  Every day in her native Addis Ababa she is doing something very important, gathering a community around her, stimulating young creative talents,  inspiring them with her work and brick by brick trying to build a new image of Ethiopia through culture, art and education.    Aida’s artwork from The...

Grete Stern: sogni, fotografie e altre storie

Nel 1871, il 13 maggio, Arthur Rimbaud scriveva al suo professore George Izambard “JE est un autre” e lo ribadiva due giorni dopo all’amico Paul Demeny: “io è un altro. (…) Io assisto allo schiudersi del mio pensiero: io lo guardo, l’ascolto (…) il primo studio dell’uomo che voglia essere poeta è la propria conoscenza, intera; egli cerca la sua anima, l’indaga, la scruta, l’apprende”. E poco dopo aggiungeva: “Quando sarà spezzata l’infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé e grazie a sé, e l’uomo – finora abominevole – le avrà concesso il suo congedo, sarà poeta anche lei! La donna troverà l’ignoto! (...

La luce di Giotto

La mostra Giotto, l’Italia, a cura di Serena Romano e Pietro Petraroia, allestita a Palazzo Reale a Milano (fino al 10 gennaio 2016), è semplicemente bellissima. Costituisce l’occasione unica per vedere assieme quattordici opere di Giotto (anche se lo stupendo Polittico di Santa Reparata, come sostenne Giovanni Previtali, andrebbe attribuito a “un parente di Giotto”). Perfetto è l’allestimento di Mario Bellini che colloca i dipinti su semplici altari di ferro ossidato scuro e li illumina, finalmente, nel modo più consono ad apprezzarne appieno i colori che si stagliano sull’oro. Le sale sono buie: solo i cinque maestosi polittici e gli altri dipinti brillano come se fossero immersi in isole di luce.  Così esposti i lavori di Giotto emozionano e quasi stordiscono e, allo stesso...

Natura e paesaggio

Assumere un punto di vista è atto che pertiene naturalmente allo sguardo e che, insieme, ne rompe l’ordinario funzionamento. A fare della fotografia un’uscita dall’ordinario anche più straordinaria è la dichiarazione del punto di vista assunto, la proiezione dopo la sua introiezione, il risultato che essa persegue e che ne consegue: la fotografia è un punto di vista reso noto al mondo, genera un’immagine performativa, capace con il semplice fatto di essere visibile di creare un mondo, quello della visione, singola e singolare e proprio per questo così potente. Per dirla con Didi-Huberman, con certa fotografia avviene che sia l’immagine stessa a prendere posizione.[1]   È il caso delle fotografie raccolte nell...

No One Told Me: A Gap

Versione italiana     Looking back over the 20th century, it seems that the predominant story concerning the continent of Africa is an imagined one. From explorers to missionaries, from colonizers to reporters, the record of Africa (and by record, I mean the way that Western minds are accustomed to charting history: books, journals, newspapers, archives, etc.) was written, photographed, and performed by outsiders. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) captured this historic monopoly on defining the “Dark Continent” in their video montage, My African Mind (2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, screenshot from the video, 6’11’’. Courtesy Bofa Da Cara   But today we are enlightened, right? We—...

Nessuno me lo aveva detto. Un vuoto

English Version     Voltandosi a considerare il XX secolo sembra che la storia predominante riguardo al continente africano sia una storia immaginata. Dagli esploratori ai missionari, dai colonizzatori ai giornalisti, la documentazione sull’Africa (e per documentazione intendo il modo in cui il pensiero occidentale è solito registrare la storia: libri, diari, giornali, archivi ecc.) è stata scritta, fotografata e interpretata da osservatori esterni. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) ha mostrato, questo storico monopolio nel definire il “Continente nero” nel montaggio video My African Mind (“La mia mente Africana”, 2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, still da video, 6’11’...

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

Celebrating di Veronica Vituzzi   La fine di una civiltà porta sempre con sé un cumulo di macerie, cadaveri, rovine semi carbonizzate di un'epoca colma di corpi e oggetti. Dopo il Diluvio, retrospettiva sul lavoro di David LaChapelle in mostra fino al 13 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, cattura in immagini il crollo fantasticato della nostra cultura ipermediatica e lo racconta secondo quello che a prima vista potrebbe essere considerato il canone estetico più diffuso del nostro tempo, ovvero quello di una società dello spettacolo estremamente fotoritoccata. La trasposizione nel contesto del presente di un'icona o un topos narrativo sedimentati nella coscienza culturale è un evento necessario per estrapolare dal passato quei...

Una scultura che non è una. Anish Kapoor e il sesso

Punto cieco   A pochi mesi dall’affaire Paul McCarthy, con il suo anal plug eretto al centro dell’elegante Place Vendôme (vedi Jeff Koons è un aspirapolvere), Anish Kapoor – estraneo allo spirito di provocazione che segna la carriera di McCarthy – espone a Versailles. Dirty Corner è una scultura d’acciaio, un tunnel rosso ruggine lungo 60 metri, protetto da enormi blocchi di pietra di 25 tonnellate. Già presentata alla Fabbrica del Vapore di Milano nel 2011, è ora installata nei giardini regali. In un’intervista rilasciata prima dell’apertura al Journal du dimanche, Kapoor ha dichiarato trattarsi della “vagina della Regina che prende il potere” e che mira a “bouleverser l’équilibre” e “inviter le chaos”, insomma la vendetta di Marie-Antoinette.     Paul McCarthy, Tree,...