L'Italia oltre le metropoli

26 Maggio 2026

Per “Italia di mezzo” si intende quella parte di territorio nazionale che non riguarda le aree metropolitane né quelle interne. Essa interessa circa il 60% dello Stivale, dove vive più della metà della popolazione italiana e che può essere suddiviso in tre sottoclassi: Città medie o capoluoghi non metropolitani, le frange attorno alla metropoli e un continuum urbano rurale. Questa proposta di suddivisione dell’Italia viene dal gruppo di ricerca DAStU del Politecnico di Milano che ha come responsabili Arturo Lanzani, Antonio Longo e Cristina Renzoni e che ha al suo attivo un primo libro “teorico” e di campionature territoriali, L’Italia di mezzo. Prospettive per la provincia in transizione, a cura di Arturo Lanzani (Donzelli, 2025), ma che entra ora nel vivo con sette “ritratti” usciti pressoché contemporaneamente. Conviene elencarli: La provincia aggiunta. La Ciociaria, il Nord del Sud di Chiara Nifosi, Federico De Angelis, Paolo Beria, con un saggio fotografico di Filippo Romano; Le pecore e l’autostrada. Paesaggi contemporanei della Bassa bergamasca di Emanuele Garda e Antonio Longo, con un saggio fotografico di Fausta Riva; Una campagna radicale. Grosseto e la Maremma, laboratorio del Novecento di Simone Rusci e Mario Voltini, con un saggio fotografico di Michele Nastasi; La Bassa padana tra campagna, città medie e fiume Po di Sara Caramaschi e Cristiana Mattioli, con un saggio fotografico di Andrea Simi; La città collaterale. Dall’invenzione della Costa Smeralda a quella di Olbia di Ettore Donadoni, Davide Simoni e Valentina Rossella Zucca, con un saggio fotografico di Cédric Dasesson; La pianura irrigua. La Lomellina tra marginalità e risorse latenti di Sara Caramaschi, Alessandro Coppola e Francesco Vigotti, con un saggio fotografico di Tomaso Clavarino; La città lago. L’arcipelago urbano del Cusio di Arturo Lanzani e Cristina Renzoni, con un saggio fotografico di Paolo Mazzo. Già questo elenco segnala, a parte la buona lena con cui è partita l’iniziativa, la partizione del territorio che non corrisponde più ai confini amministrativi di province o regioni, ma che lo riaggrega secondo esigenze più funzionali: o rivalutando “regioni storiche” (Lomellina, Ciociaria, Maremma), oppure seguendo dorsali geografiche o infrastrutturali (fiumi e autostrade), o ancora nuove aggregazioni policentriche (Cusio) o paesaggi artificiali che si sovrappongono ad aree naturali (Costa Smeralda). Già questo approccio produce una nuova lettura del territorio rispetto alle classiche collane di Einaudi, Laterza, Touring Club, UTET e altre ancora, che che dividevano il territorio secondo il classico schema regionale o, secondo la lezione di Carlo Cattaneo, per storia di singole città e le aree che vi insistono. Da non specialista mi sembra evidente che la lezione di Eugenio Turri (La megalopoli padana), o di Lucio Gambi, per l’approccio multidisciplinare che qui si ritrova nelle bibliografie, abbia dato i suoi buoni frutti (ma qui siamo spesso alla terza generazione di studiosi: agli allievi degli allievi). Non so se sia stato presente al gruppo di lavoro l’eredità di Carlo Doglio, urbanista ‘olivettiano’ sui generis, che aveva un approccio militante all’urbanistica, nel quale la pianificazione territoriale si traduceva in proposta politica (La fionda sicula, con Leonardo Urbani). Evidente anche il tratto comune delle immagini che appartiene a un’epoca che nasce dopo il Viaggio in Italia (1984) di Luigi Ghirri and friends, e segue l’era Alinari/Gabinetto Fotografico Nazionale e la successiva del Touring Club. È una fotografia più di interpretazione, che si sofferma sui dettagli, e introdotta dalle parole dei fotografi (che un tempo non ne avevano facoltà).

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A me pare, ripercorrendo i diversi volumi, che a unirli, a parte la struttura comune – sono organizzati per mappe, temi, storie, sguardi, voci), ci sia una tensione progettuale che dovrebbe sfociare in una proposta alla politica, ai decisori. Ma oggi chi decide? Qual è il rapporto tra Stato centrale e i singoli territori? Da dove vengono i finanziamenti e come sono spesi (è tempo di fare un bilancio del PNRR che sarà, inevitabilmente, in chiaroscuro)? Quello che si apprezza, percorrendo i singoli contributi, è la chiarezza della scrittura che mette a suo agio anche i non specialisti, la longue durée con cui è affrontata ogni storia, l’auscultazione del territorio per casi, voci ed esempi che elimina ogni possibile astrazione, e ancora di più la volontà interpretativa che può diventare in alcuni casi forzatura, ma che offre argomenti per discutere, per capire a che punto siamo. Ci sono aree di urbanizzazione disordinata (la Ciociaria o il Cusio), di vuoti colmabili solo dall’immigrazione extraeuropea (la Lomellina), di mescolanza di città e campagna lavorata con ritmi e modelli industriali (la Bassa padana) e così via. È difficile ridurre l’Italia a unità coerenti: ogni territorio ha un proprio patrimonio di tradizioni linguistiche, gastronomiche, storico-artistiche, differenze morfologiche, sviluppo storico (la Costa Smeralda è un’invenzione semantica che risale al 1962), e così via. Sono cose che sappiamo, ma di cui bisogna sempre tener conto. Quali sono i tratti comuni di queste aree? Il consumo di suolo riguarda quasi tutte le aree interessate. È tempo di mettere mano alle ruspe e distruggere il tanto (mal) costruito, che risale agli anni del boom economico e ai successivi, oggi abbandonato e reliquia di un passato indistinto. Lo spopolamento non riguarda solo le aree interne ma tante parti dell’Italia di mezzo perché i territori limitrofi alle città svolgono sempre più funzione di dormitorio (buona parte della Ciociaria, ad esempio), dati i costi sempre crescenti della vita cittadina che impediscono lo sviluppo di comunità coerenti mentre sono a rischio servizi di base come scuole, ospedali, trasporti. In questo caso è necessario ripensare alle condizioni in cui il fenomeno migratorio interessa queste aree, anche per compensare lo scarso dinamismo demografico (fenomeno nazionale). Sarebbe opportuno che nei prossimi volumi le comunità migranti avessero una trattazione più di dettaglio.

“Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”, ammoniva Luigi Einaudi, autore di entusiasmanti reportage (gli scioperi dei tessili nel Biellese o dei portuali genovesi), che divenivano accurate ricostruzioni del tessuto sociale ed economico di un’area), pubblicati su «Critica sociale» agli albori del XX secolo.

Il principio è sempre quello. Va quindi accolto con grande favore il lavoro degli urbanisti del Politecnico milanese in un momento in cui più nessuno fa inchieste sul territorio, né possono bastare alcuni buoni film o romanzi per capire che cosa sta diventando l’Italia del XXI secolo. Aspettiamo i prossimi volumi, ma intanto cominciamo a discutere quelli finora usciti.

In copertina, fotografia di Josh Hild.

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