Mart: corpo e sport al museo

19 Gennaio 2026

All'ultimo piano del Mart di Rovereto, in una successione di ampie stanze museali, l’arte racconta e celebra lo sport in una mostra intitolata "Sport. Le sfide del corpo", curata da Antonio Calbi e Daniela Ferrari (fino al 22 marzo 2026).

Come l’indice di un libro, il percorso è organizzato in una sequenza di capitoli che corrispondono a otto sezioni tematiche – Le origini, Corpo a corpo, In squadra, Oltre il limite, Nell'acqua, Corpi volanti/corpi danzanti, Correre, Al freddo all’interno delle quali assistiamo ad accostamenti cronologici audaci (più di due millenni di storia) e all’intreccio di diversi linguaggi artistici.

Giocando per analogie e sincronismi tra musei della medesima città (Rovereto), il Mitag – Museo Storico italiano della Guerra – ha realizzato una serie podcast per Raiplaysound, scritta e diretta da Martina Melilli e Botafuego dal titolo Cose di fronte, dove si è scelto di restituire la voce di alcuni oggetti esposti al museo rendendoli capaci – in un esperimento narrativo affascinante – di raccontare con tono storico, narrativo, "autobiografico" la propria storia e la propria memoria.

Con partecipazione simile, dunque, ci si immagini ora di trovare la voce frammentata e narrante di alcune opere d'arte esposte.

Benvenuto "La sfida si annida all'apice d'esordio"

Subito dopo un ampio corridoio d'entrata, dove i pannelli esplicativi hanno cominciato a indicare le intenzioni dell'allestimento, dentro una teca di vetro, aperto nelle sue prime pagine delicate e ingiallite, si solleva il raro libro di Girolamo Mercuriale, il De arte gymnastica (di cui ho scritto qui), autografato dal proprietario con tanto di data e luogo: biblioteca di Borgo Valsugana, provincia di Trento.

Il libro del 1500, in tutta la sua eleganza, sussurra il suo benvenuto, si staglia alle porte d'ingresso come un monito: attraverseremo costantemente un ponte tra l'arte antica, capace di indagare il mondo atletico con profondità, eleganza e sapienza, e la produzione artistica moderna e contemporanea più rivolta allo squarcio emotivo: ai profili, ai costumi, alla comunicazione e anche alle contraddizioni esemplari del grande universo sportivo.

Le origini "La sfida scorre nella reciprocità dell'emulare"

Nella prima stanza, tra corpi bianchissimi di statue di marmo, i celebri atleti fotografati da Mimmo Jodice ci fissano di lato. Sono creature immobilizzate da linee nette: gomiti ad angolo retto, clavicole sottili, spalle ferme. Allo stesso tempo però, immortalate in fotogrammi, tornano viventi nella loro granulosa porosità soffusa, nel movimentato procedere, scattare, toccare. Una lingua sconosciuta li attraversa; un grigioscuro solleva una sorta di allerta. Un'ombra teatrale, originaria, aumenta l'enigma del loro doppio.

k
Antonio Canova, "Damosseno", 1794-1806, Museo Gypsotheca, Antonio Canova Possagno TV, inv. 55, Ph Lino Zanesco.

Corpo a corpo "La sfida si fa obliqua restando dirimpetto"

Davanti a un'esplicita serie di tre dipinti di Giovanni Testori, dove spiccano la materia ruvida, lavica, increspata, in una sequenza bruciante in cui un giovane pugile viene ritratto in tre pose differenti, un altro atleta in bronzo di Marino Marini, Pugile come riporta il titolo, è seduto nel suo mezzo busto, sorveglia il tempo corroso dei colori volgendo loro le spalle.

Oltre il limite "La sfida sfuma il contorno di ogni margine"

Le fotografie di Fabrizio Ferri, così moderne e così statuarie, celebrano il corpo estetico del salto, dello scatto, dell'istante che perdura e del limite che si sfalda. Il sole, l'ombra, la sabbia, tutto suggerisce che il corpo è forzato in un ambiente ostile. Un corpo che tenta di brillare dentro la sua sfida, dunque. Renato Guttuso, nella medesima sala, sembra contraddire ed equilibrare questa estetica precisa, puntuale: il segno del corpo è un inchiostro che si sbreccia, inclassificabile, inquantificabile, è una linea viva che apre l'istante al suo contrario, al suo sbagliato garbuglio, al suo tremare.

Nell'acqua "La sfida apre il frammento della via"

In una sala semi buia una fila di televisori, l'uno accanto all'altro a mezza altezza, costituisce una linea di visione orizzontale: in ciascuno schermo, come guardassimo di lato un video semi-sommerso sul pelo dell'acqua, osserviamo la corsia di una piscina. Dall'estremità di destra parte a un certo momento un nuotatore: lento e costante comincia a muoversi in orizzontale, compare gradualmente nei segmenti delle tv, seguendo il suo corso, la sua quieta nuotata, come se si trattasse di una calligrafia che si muove in unico dispositivo allargato.

Corpi volanti/corpi danzanti "La sfida è bilanciare il peso"

La stampa sulla parete della sala è enorme. È una fotografia di Isabella Balena del 2018 che ritrae alla Piscina del Foro Italico, progettata e mosaicata negli anni '30, alcuni giovani nuotatori in procinto di entrare in vasca e sullo sfondo le grandi figure di atleti e tuffatori nei mosaici dello stile fascista. Un contrasto sublime e fuori dal tempo che si propaga con un'altra presenza ancestrale in sala: la scultura longilinea e tagliente di Thayaht dal titolo Tuffo (Il tuffatore) del 1932, che come un compasso, una stele conficcata in un suolo d'abisso, bilancia il volo e la danza, la durezza della storia con il riposo sospirato dell'attimo presente.

"Sport. Le sfide del corpo".

Al Mart di Rovereto lo sport esce forse dal tempo, crepita e gioca con noi, imbandisce un percorso tra la storia che misuriamo e quella che ci sorpassa. Ci sfida. Sfida la nostra presenza, i nostri corpi su questa terra.

Eleganze che dialogano tra tempi disgiunti donano alla sfida del corpo un nuovo perimetro: fare dello sport una possibilità affettiva, una geometria estetica, poliedrica ed empatica; trasformarlo in una docile, ecologica affermazione di cura.

In copertina, Fabrizio Ferri, Untitled #4 (SERIE ERA), dicembre 1995, Courtesy l'artista, credits Fabrizio Ferri.

Da quest’anno tutte le donazioni a favore di doppiozero sono deducibili o detraibili. SOSTIENI DOPPIOZERO (e clicca qui per saperne di più).