Il comune senso dello youtuber

YouTube nasce nel 2005 come sharing site, un contenitore su cui chiunque poteva (più o meno) liberamente caricare contenuti audio/video. La piattaforma prevedeva poi la possibilità di organizzarli e indicizzarli secondo criteri editoriali, per renderli accessibili al pubblico. Nella fase iniziale si trattava per la maggior parte di prodotti già noti e di duplicati: spezzoni di musica, film o tv. La tag-line iniziale recitava “Your Digital Video Repository”, per poi diventare, dopo l’acquisto da parte di Google, “Broadcast Yourself”.

 

 

 

La vera e propria rivoluzione culturale di YouTube riguarda il suo impiego come piattaforma di contenuti mediali inediti, realizzati da utenti, anche se l’esplicito scopo finale aziendale è in realtà tentare di mettersi in concorrenza con Netflix e con tutti gli altri fornitori di contenuti pronti di qui a breve ad entrare sul mercato.

È sulla scia di altre modalità già in uso da parte di gruppi di giovani utenti della Rete (si pensi alle micro-celebrità descritte nel libro Camgirls di Theresa M. Senft del 2008) che nasce lo youtuber: un signorino/signorina Nessuno che con una webcam e un microfono produce entertainment. Attira il pubblico nel proprio mondo quotidiano con contenuti divertenti, grotteschi, spesso puramente trash, facendo magari esibizione di virtuosismi assurdi. Commenta, chiacchiera, spiega, oppure fa vlogging: descrive attraverso il video, che solitamente mostra una tipica camera da letto da teenager, semplicemente “cosa sta facendo”, cioè la propria quotidianità. I dieci milioni di visualizzazioni del video La mattina di Sofì, del canale Me contro Te, tra i più visitati al momento, ci dicono che questo processo del guardare dentro le finestre, simile al passare in treno davanti a una casa, risulta molto attraente. 

 

 

Un osservare i mondi quotidiani altrui che è anche un osservarsi. Il tutto attraverso montaggi in stile amatoriale composti da parole, immagini, effetti sonori, musica, scritte in sovraimpressione. La coerenza tematica nei contenuti del singolo canale, al pari di un canale televisivo come Real Time o Fox Crime, contribuisce a conferire allo youtuber la propria identità. Spesso lui/lei adopera soprannomi o nickname, commenta le immagini con la propria voce oppure appare direttamente in video, rivolgendosi al proprio pubblico di solito con un “Ciao ragazzi” o un “Ciao a tutti”. Propone una relazione diretta con lo spettatore, sovente richiedendo di aggiungere like o iscrizioni al canale, ricercando una partecipazione attiva e una complicità per aumentare la propria notorietà, rimarcando a più riprese la dimensione paritaria. 

 

 

La totale mancanza di una mediazione professionale, come quella che tradizionalmente controllava i media, ha fatto esplodere un universo di modalità creative, tipiche del Do It Yourself della Rete. Per la prima volta anche bambini e adolescenti risultano allo stesso tempo essere fruitori e produttori di contenuti, congeniali al loro mondo. Il dominatore assoluto della scena a livello mondiale risulta essere il genere gaming, nel quale player di videogames (il più celebre in Italia è Favij) appaiono in prima persona giocando in diretta, spiegando dettagli, mostrando trucchi, e replicando di fatto le dinamiche di gioco del pubblico stesso. A seguire, per rilevanza, troviamo il genere comico rivisto secondo l’accezione youtuber: iPantellas spiegano “Come superare un'interrogazione”, “Come rimorchiare ogni ragazza”, oppure realizzano parodie di brani di successo. Divertimento, comicità, ironia, parodia visti attraverso lo sguardo web-social contemporaneo, sono i motivi di maggiore richiamo che si ritrovano negli youtuber e nella Rete in generale (pensiamo alla diffusione delle gif). 

 

La peculiarità “nativa” di YouTube nasce qui: un qualsiasi utente, indipendentemente dal suo status (competenza, età, genere) acquisisce un potere discorsivo, realizzando contenuti che nei media tradizionali sarebbero apparsi per la maggior parte inadatti, improbabili, assurdi, o privi di interesse. I consigli di uno youtuber possiedono un ascendente con il quale un adulto non può competere. L’interazione con il pubblico segue canoni sperimentati già dai tempi della neo-televisione (Scrivete… scrivete… telefonate… telefonate), e poi dalla reality tv (telecamere che documentano la “casa”). 

 

 

Al posto dello studio professionale c’è però una stanza qualsiasi, dotata di arredamento candidamente normale, mentre lo youtuber si rivolge ai “ragazzi” come farebbe con un proprio coetaneo. 

 

 

La logica paritaria tra produzione e consumo genera una forma di comunanza e di identificazione già vista in passato, a partire dalle prime celebrità della musica pop (dai Beatles in poi, tutte le boy e girl-band hanno condiviso i mondi con il proprio pubblico). Con YouTube la mediazione è ridotta al minimo e la condivisione assume una forma molto più spinta anche per l’età spesso pre-adolescenziale del pubblico. Non si tratta però di replicare vecchie formule mediali in versione digitale-infantile: non sono semplicemente bambini che giocano a “fare i media” come un tempo giocavano a fare il medico con l’Allegro Chirurgo, o a fare il cuoco con il Dolce Forno

 

 

YouTube ha consentito lo sviluppo di un linguaggio peculiare che consente di creare oggetti mediali che si possono realizzare solo su quella piattaforma: linguaggi nativi che tendono a produrre tipologie inedite di ricombinazione. Il formato di YouTube è efficace così com’è: immagini e suoni, entrambi indispensabili, da vedere su smartphone. Musica, montaggio, interazione “diretta” simulata con lo spettatore, apparizione in video in prima persona, sono tra gli ingredienti determinanti. 

 

Viene inoltre riaffermata la natura originaria di YouTube come luogo della replica e della rimediazione. Un medium che si realizza attraverso un ampio uso di altri media, siano essi videogiochi, serie tv, film, canzoni, videoclip, social media. A questo si aggiungono formule peculiari del web e ampiamente diffuse, come ad esempio quella del tutorial, del “come si fa” (come si fa lo slime, come si fa il vetro con lo zucchero, come fare tatuaggi finti). Il tutorial a sua volta viene ibridato con generi più tipici dell’entertainment mediale. Ad esempio, una tipica composizione dell’ibrido di genere YouTube è comicità+tutorial+musica, che conduce a risultati diversi a seconda che si spinga sull’una o sull’altra componente. 

Gli youtuber di ambito musicale presentano solitamente un profilo diverso dall’adolescente-tipo casalingo assalito dalla sindrome della condivisione, e presentano un background piuttosto competente, adattato ad una logica di comicità. Prendiamo un celebre caso internazionale: AcesToAces, youtuber dedito a realizzare tutorial su vari generi e tecnicalità musicali. In un video di grande successo, egli spiega come realizzare un brano rap in tre minuti, attraverso una rapidissima, dettagliata – e assieme ironica – descrizione del processo, ivi comprese le basi musicali, il testo, e la selezione di immagini utili a montare il videoclip. Un simile esempio italiano è quello di Mark The Hammer: un musicista professionista che a tempo perso realizza “tutorial ironici” il cui obiettivo è quello di smontare i numerosi cliché che albergano nelle produzioni musicali: sia sezionando i generi in voga (reggaeton oppure EDM House) sia i singoli artisti (Young Signorino o Maneskin) esibendo un talento analitico non comune. In “Come creare un brano trap senza alcun talento” ci spiega ad esempio come l’essere stonati sia un buon requisito per avere successo, manipolando la voce con il noto “intonatore” digitale, detto Auto-Tune. Oppure ci spiega che per esibire quella provenienza “di strada” congeniale al genere trap, è sufficiente prelevare alcune battute enfatiche da serie tv come Gomorra o Romanzo Criminale e inserirle nel testo di una canzone. 

La composizione del panorama YouTube è di fatto globale e transnazionale: le tipologie che si trovano in Italia sono molto simili a quelle di altri paesi europei o extra-europei. Seguendo i canonici generi mediali, risulta difficile tracciare linee di confine rigide nel mondo degli youtuber: l’essenziale è accedere ad uno status di celebrità digitale. Giunti a quel punto, si possono poi virare le proprie specificità e da comico diventare musicista o qualsiasi altra cosa. Anche il più classico youtuber da cameretta – che accende microfono e webcam per fare affermazioni assurde e sparare sentenze sul mondo circostante – una volta famoso può decidere di pubblicare canzoni o libri. 

 

La caratteristica che sembra attraversare questo universo, difficilmente comprensibile per i nati prima degli anni novanta, risiede in una pulsione performativa ed esibizionistica, e al contempo in una propensione alla burla e alla presa in giro che raramente assurge però allo status di ironia consapevole. Soprattutto, i bersagli sembrano essere totalmente auto-referenziali, confinati all’interno dello stesso web-mondo che a sua volta produce gli youtuber. D’altra parte, per utenti mediali compulsivi quali sono le giovani generazioni, è proprio l’autoreferenzialità a conferire senso a tutto ciò. In essa ritrovano quei punti di riferimento familiari che provengono dall’intera cultura digitale. Un territorio senza confini che, partendo dalle consolle di videogames, comprende gli smartphone, i social, le app, secondo un unico ecosistema antropologico che pervade le vite quotidiane. In modo del tutto naturale, è lo stesso territorio, poi, che genera le proprie stesse traduzioni e rappresentazioni che a loro volta entrano in circolo. 

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