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Stephen Frears. Philomena

Philomena nel 1952 è una giovane donna, che conosce il piacere e mette al mondo un bambino. Quarant’anni dopo è una donna anziana, che legge romanzetti rosa, mangia dolciumi, guarda programmi d’intrattenimento alla televisione e vuole scoprire che fine ha fatto suo figlio. Perché il piccolo Anthony le è stato sottratto molti anni prima, dato in adozione a una coppia straniera dalle suore di Roscrea, un convento dove le ragazze madri come Philomena venivano rinchiuse per nascondere la pancia colpevole.

 

 

Siamo in Irlanda e sul peccato non si scherza. A ironizzare sul peccato ci pensa lo scettico Martin, ex giornalista dell'establishment di Blair, che accetta dopo una certa titubanza iniziale, di aiutare Philomena nella ricerca. Insieme volano in America e la verità su Anthony – Michael viene a galla: è stato un avvocato di alto livello, vicino a Regan e a Bush. È stato, appunto. Ma il vero caso da risolvere non è negli Stati Uniti, è in Irlanda, a Roscrea, dove, sotto i folti arbusti del giardino, la nuova leva di suore del convento custodisce devotamente il segreto delle consorelle che le hanno precedute.

 

 

L’esito di Philomena non sancisce nessuna rivoluzionaria uscita dal mondo cattolico della protagonista: non trionfa l’agnosticismo (anche un po’ adolescenziale) di Martin che si chiede come possano coesistere bontà e onnipotenza di Dio e il male nel mondo. Non trionfa neppure la bieca logica commerciale del giornalismo strappa lacrime. Trionfa piuttosto un cattolicesimo “buono”, che all’oscuro senso del peccato oppone la forza del perdono e all’obnubilamento fideistico oppone il coraggio della verità.

 

 

Ancora una volta Stephen Frears gira un film accattivante e immediato, che, senza essere troppo didascalico, non manca di veicolare messaggi positivi. Peccato che induga in qualche stereotipo: le suore cattivissime, i giornalisti cinici con l’ossessione dello scoop, la bontà sconfinata delle persone semplici.

 

 

Anche la dinamica della strana coppia Martin Philomena ripercorre il copione dei poli opposti, che, superata la diffidenza iniziale, tra battibecchi e graduali riconoscimenti di stima, diventano una squadra complice e infallibile.

 

 

Se tutto ciò è molto Hollywood, la bravura degli attori protagonisti, Judi Dench e Steve Coogan e il fatto che il film sia tratto da un libro che racconta una storia vera, attenua i cliché e lo rende credibile. Magari non per palati sofisticati, ma certamente un buona pellicola, ottima per Natale.

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31 Dicembre 2013
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